Skyscraper … e … Skyline … all’amatriciana …

grattacielonapoli

Riceviamo da Isabella Guarini e volentieri pubblichiamo queste sue riflessioni sul “paesaggio” urbano italiano: …

“Caro  prof. Muratore, ho apprezzato la sua storia del grattacielo, sintetica ed efficace. Ciò che più condivido senza riserva alcuna è la considerazione che se si dovessero realizzare i grattacieli progettati per Roma, “stagliandosi sulla campagna romana, snaturerebbero, per sempre e in forme irreversibili, il più che prezioso profilo capitolino.” Penso che non sia  possibile disconoscere che, nella storia, l’architettura romana sia  contraddistinta dalle linee orizzontali, formate dalla ripetizione del modulo arco-volta, con cui si  sono costruiti  ponti e acquedotti,  che alacremente si inseguono nelle pianure tra colline, solcando irreversibilmente il nostro paesaggio. Il Gotico ha tirato l’arco romano in su, il Rinascimento di nuovo giù, il Barocco ancora giù, a ribasso, fino alla scomparsa dell’arco nel trilite armato, sovrapponibile verticalmente, verso l’alto,  sempre più in alto dalla linea di terra per grattare il cielo. La linea orizzontale posta in verticale rappresenta la fine della nostra storia, romana,  ma occidentale e mediterranea. Lo dice Vesevus al grattacielo, costruito negli anni sessanta nel centro storico di Napoli, che taglia  il paesaggio più noto d’Italia. Ma, ora,  le lame  della modernità affettatrice sono affilate e avanzano nella calda e porosa campagna romana come  lancieri di ghiaccio senza tregua!”

I. G.

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11 risposte a Skyscraper … e … Skyline … all’amatriciana …

  1. Pilia Emmanuele ha detto:

    Di certo ci sono situazioni in cui un intervento di tale portata non sono certo immuni da completi dissestamenti di un intera area. A volte però certe preoccupazioni sono esagerate. Il caso napoletano, dove vi è un centro storico in balia di qualsivoglia moto di interessi, è eclatante, così come quello romano, dove tutto attorno alla città storica si costruiscono poco più che enormi baracche. Se devo essere sincero, preferisco che vi sia un grande, immenso segno moderno e progettualmente pensato, piuttosto che tanti, comunque grandi, segni autistici.

  2. gabrielemari ha detto:

    Io a volte non vi capisco…
    Sono un paio di giorni che il bersaglio preferito del blog è la tipologia a torre, ma più indietro, a proposito del progetto di Piano all’Eur, valeva il contrario: vecchia torre sì, nuovo Piano no.
    Alla luce di questo io non riesco a prendere seriamente certe affermazioni così assolute come “la linea verticale rappresenta la fine della nostra cultura”…

    Anche perché i grattacieli devasteranno la campagna, ma le lottizzazioni a base di villette di marzapane con finti archi e finte tegole non sono da meno, a mio avviso.

    Saluti.

  3. Isabella Guarini,
    perfetto, ha appena dichiarato una grande verità, l’architettura evolve, peccato che in Italia manca il contemporaneo perché gli architetti timidi, nostalgici, poco empatici temono il disastro.
    Il grattacielo è un altro paradosso ‘muratoriano’ perché a Roma la cupola di San Pietro o il Colosseo quando sono stati costruiti dovevano essere imponenti, giganteschi dei fuori scala che rovinavano lo skyline del passato e non erano certo costruiti da ARCHIPOPolari ma da ARCHISTAR che potevano e sapevano farlo.
    Anch’io amo le piccole cose, ma non temo la contemporaneità e gli architetti intelligenti, temo solo la retorica di parte e antievolutiva. Cioè chi è pensa di avere ragione ostinandosi con le proprie idee evitando di processarli.
    Le nostre città stanno esplodendo perché non dialogano con il proprio tempo, forse è venuto il momento di farle costruire alle nuove generazioni, non crede?
    Dimenticavo, mi ha fatto venire fame in un recente post per fortuna vivo in un angolo, dove la cucina respira odori semplici e puri, non surgelati.
    Un caro saluto,
    Salvatore D’Agostino

  4. Pietro Pagliardini ha detto:

    Salvatore, a parte il fatto che non ho digerito quel rozzo metodo di accomunarci tutti sotto un’idiota etichetta politica, mi dici cosa c’entra un grattacielo con una cupola? La cupola è la rappresentazione simbolica della volta celeste, la cupola è fatta per accogliere e comprendere, il grattacielo isola e divide chi vi risiede, è solo un simbolo della tecno-scienza e del potere economico indifferente al mondo esterno, alla città e alla gente.
    Ha una profonda e intrinseca logica anti-urbana concentrando su di sè attività e funzioni che sottraggono energia, in ogni senso, alla città stessa. E’ strumento di totale alienazione dagli altri e da sè stessi.
    Quanto alla logica anti-evolutiva, bah, che ti devo dire, si vede che te sei così lungimirante e preveggente da sapere che l’evoluzione “naturale” dell’abitare umano va verso i grattacieli. Io credo più semplicemente che sia questione di egemonia culturale, economica e propagandistica cui penso ci si possa opporre, come ad ogni altra forma di egemonia.
    Il fatto vero è che tu credi nell’Architetto che decide per tutti, vedi tutto attraverso le lenti deformate dell’Architetto e non ti viene minimamente da pensare che l’architetto è solo uno, e non il migliore, degli attori in scena.
    Poi c’è il pubblico che decide o meglio che dovrebbe decidere.
    Fai che riesca a prendere il potere di decidere davvero e poi lo vedi che direzione prende la tua evoluzione.
    Saluti
    Pietro

  5. maurizio zappalà ha detto:

    Dinnanzi al Guggenheim di Bilbao, sul Puente “blanco” de Zubizuri
    di Calatrava pensavo ad una dichiarazione di Frank Gehry in risposta a chi
    gli domandava come potrebbe innestarsi in una città fatta di millenarie stratificazioni di architettura come Roma una grande opera contemporanea.
    Gehry : « Credo che sia possibile farlo, ma bisogna essere prudenti. Prima
    di tutto occorre studiare, come faccio sempre, il contesto : storia, cultura,
    perfino le tradizioni giuridiche, cercando di capire quanto più possibile. Poi
    si può cominciare. Con l’atteggiamento che si ha quando si incontra una
    persona : bisogna essere gentili, rispettosi, amichevoli ». E studiosi di storia.
    L’acqua e la carpa della nonna, le scaglie di squame e la copertura di
    titanio e tanta acqua attorno in aggiunta a quella del fiume, la sala del pesce,
    quella principale. Neppure per un attimo si è dimenticato Gehry che una
    città è la sua storia, che l’urbanistica è la storia della città e non l’elenco delle
    disposizioni legislative in materia di edilizia che trasformerebbero un Le
    Corbusier, un Jeannerette, in un don Lollò pirandelliano, comico nelle regioni
    dell’arte, tragico nelle regioni del territorio e del maritorio, con il calepino
    e la laurea in urbanistica incorniciata nello studio. E la storia
    della città è un sapere vivo e strutturato, non un sapere dilettantesco del
    primo venuto. Gehry a Bilbao si ricordò della carpa della nonna, si ricordò
    che una città di mare è un pesce a cui non si può fare mancare l’acqua, l’architettura del waterfront!
    Cari “muratoriani”, “muratorini”, “pietrini” (nel senso di Pagliardini e dei Sanpietrini ) vi manca la capacità di progettare il futuro anzi il presente! Per cui non si può discutere di architettura contemporanea con voi!Vi mancano le scuole! come dicono a Liverpool!Siete e siete stati la causa del nostro arretramento estetico a livello intenazionale! Mentre Mies poeticamente dava lezione di stile, con il suo purtroppo “abusato” less is more, voi cercavate nel manifesto di Muratori quale tipologia spalmare nel territorio!Per voi l’architettura è autoreferenziale! Legati come siete ad un “canovaccio” che se ne inpipa del contesto dove si progetta!…e della vostra torre Velasca fatene buon uso!DEMOLITELA!

  6. Pietro,
    era un commento ironico alla rozza etichettatura politica del post, come è stato colto da BIZ —> http://www.archiwatch.it/2008/11/17/wow-umanisti-che-resistono.html
    Grazie per la lezione sul significato semantico della cupola (aggiungo un suggerimento di lettura su questo tema: a cura di Claudia Conforti, Lo specchio del cielo, Electa, 1997), ma non credo che io abbia fatto confusione tipologica, spostavo l’analisi architettonica sui grattacieli.
    Le tesi sulla rovina dello skyline delle città italiane mi sembrano deboli.
    Qualcuno sostiene che i blog sono un fenomeno Mainstream, per i cultori della lingua italiana una rovina del linguaggio, per me i blog sono una possibilità di espressione, magari, sghemba, fallace, puerile, ma comunque una ricchezza della nostra cultura. Un’evoluzione del linguaggio. Parafrasando questa mia affermazione mi piacerebbe rintracciare la nuova architettura in Italia che purtroppo giace sepolta da una burocratica cultura ‘identitaria’ poco empatica e senza coraggio.
    Grazie per il ritratto dei miei pensieri, hai il piglio artistico, ma io non mi ci riconosco. Punti di vista e parole da blog niente di più.
    Rispetto le tue idee, ma non condivido le battaglie. Non mi piace la dialettica ‘contro’ ma il senso dialogico dell’incontro.
    Infine questa è una minaccia: “Fai che riesca a prendere il potere di decidere davvero e poi lo vedi che direzione prende la tua evoluzione”. Se è si è un delirio.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  7. Pietro Pagliardini ha detto:

    Uno spettro si aggira per l’Europa….

    Saluti
    Pietro

  8. Cristiano Cossu ha detto:

    Ma la carpa non è un pesce d’acqua dolce? Ora ho capito perchè Gehry si è sbagliato a Bilbao…
    saluti
    cristiano

  9. maurizio zappalà ha detto:

    La notte è buia;i naufraghi e i meticci, soli abitanti della contemporaneità (gli altri sono rintanati topi stanziali con la zampetta alzata ad insegnarci come si sta correttamente al mondo),non amano l’identità, robba da documento di riconiscimento!Noi siamo alla deriva e nell’acqua dolce o salata crediamo ,gli altri fanno solo “spirito di patate”!

  10. Pietro Pagliardini ha detto:

    Maurizio, a te, naufrago e meticcio, unico alla ricerca del nuovo (pur conoscendo già la verità tanto da disprezzare il pensiero altrui), novello Ulisse davanti alle colonne d’Ercole, Prometeo che porti il fuoco a noi, topi stanziali chiusi nelle nostre tane e timorosi, e gretti, non ti ha mai preso il dubbio, quel dubbio che assale e tormenta le anime grandi, di prenderti un pò troppo sul sero?
    Saluti
    Pietro

  11. maurizio zappalà ha detto:

    E pensa, Pietro che il dubbio me lo faccia venire lui? Quello che non racconto non è mai avvenuto!Facile dialogare con il “passato”! Non lo narro!Niente retorica.Dai, Pietro, fatti un Jack e la vita ti sorriderà e finalmente ti si apriranno “Le porte della percezione”.
    Così ti sembro meno serio?

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