didattica che occupa … preoccupa …
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Peccato che sono a Torino (ieri ho assistito al concerto del coro e orchestra del Regio tenuto sotto i portici del Teatro, emozione, tanta gente, bellissimo!, e manifestazioni in tutta la città) altrimenti stavo a Valle Giulia a seguire le lezioni no-stop. Lunedi a Roma ho visto studenti di Fontanella Borghese, seduti a terra che, con carta e matita disegnavano Palazzo Borghese e/o le architetture vicine. Menomale che si vede ancora chi fa disegnare dal vero, con mano, occhio, cervello e sentimento! Sperando che la tendenza duri anche dopo questo momento di reale protesta.
manuela speriamo che non copiassero anche per terra o c’è da preoccuparsi ulteriormente…
In televisione ho visto la facoltà di Valle Giulia occupata, ma gli studenti non si rendono conto che sono gli UTILI IDIOTI dei baroni dell’università? Nessuno ha occupato e protestato quando il senato accademico elesse Frati a rettore della sapienza, uno che all’università ha sistemato tutta la famiglia, sorelle fidanzate mogli cugini amici, è uscito anche un libro che ne parla: Roberto Perotti, L’Università truccata, edito da Einaudi…. senza i soldi che la finanziaria toglie alle università molti professori e presidi non sono più in grado di dar corso ai CAZZI loro, altro che diritto allo studio, ma ti sei visto intorno? in che condizioni è la facoltà con l’intonaco che cade a pezzi, tutta sporca, cicche di sigarette dappertutto!
che tristezza, come vi siete ridotti poveri studenti! il 68 era un movimento contro l’autoritarismo dei professori e dei tutori morali, adesso sembrate delle pecorelle ammaestrate. un sommesso ciao (non fa niente se non hai le palle per pubblicarlo, almeno l’hai letto)
io sono un po incazzato.
la didattica occupa la facoltà è una tautologia, in una “scuola” normale.quello che purtroppo valle giulia non è piu.
a fronte di una totale carenza didattica, in sei anni le iniziative degli studenti si sono contate sulle dita di una, al massimo due mani. perchè solo ora gli studenti -che pagano le tasse non solo per subire passivamente una lezione ex-cathedra- promuovono conferenze?convegni?corsi autogestiti? perchè solo ora i professori -posso ricordarne quattro cinque che mi abbiano veramente offerto qualcosa, in sei anni di permanenza in questa scuola- si dimostrano collaborativi e disponibili?
non dovrebbe essere la normalità una didattica che occupa attivamente la facoltà?
a vallegiulia pare che i baroni dettino le modalità di protesta e gli studenti prendano appunti. in effetti loro il ’68 l’hanno fatto, quindi sono dei gran maestri!
della loro lezione però non abbiamo imparato l’essenziale:
bisogna che tutto cambi affinchè tutto rimanga come è…peccato che ormai non devono neanche sforzarsi di “cambiare” le cose!
Di fatto giustificano i tagli: dimostrano che con un po’ di buona volontà e senza soldi è possibile organizzare corsi, riparare tapparelle, riempire la facoltà di attività fino a sera. Con che credibilità si chiedono più soldi per tornare a fare di meno?
La cosa brutta di questo momento è che si ragiona per sommi capi, senza i necessari “distiguo” fra ciò che è ridondante e ciò che effettivamente è materia necessaria, fra Istituti che, pur nella loro piccolezza o per la loro eccellenza usata da pochi (in quanto offrono corsi impegnativi con docenti rigorosi…ragion per cui vengono magari proprio per questo evitati) sono riferimenti culturali importanti, e corsi di richiamo e di moda.
Ho sentito dileggiare il corso di “Packaging”, l’ho sentito in qualche telegiornale, “(…) cattedre inutili, (…), Packaging, (…)” e ho guardato i sacchetti dove, per dovere verso me stessa, e con estrema sfiducia nell’AMA (azienda romana di smaltimento rifiuti), metto separata la carta, le plastiche, le scatolette di alluminio dei miei due amati gatti, i barattoli di vetro: montagne di involti, controinvolti, pellicole di plastica, giornali che per mettere la reclam dei computer implasticano le riviste…è uno slalom nella ridondanza di confezioni d’ogni tipo che si gioverebbero assai di reali studi su come si fa un imballo funzionale, igienico e rispettoso dell’ambiente. Per l’ambiente alla fine non si fa un cavolo, se ne parla solamente, oppure si risolvono i problemi con l’Esercito, si mette la mondezza sotto il famoso tappeto e si cogliona l’opinione pubblica. E si dileggia un aspetto, l’Involucro, che invece crea le montagne di rifiuti che intasano le nostre case e il nostro Paese.