Odore di crisi … e … nuovi guru …

C’è un certo, evidente, rigurgito “contro l’Architettura” e le sue “Stelle” …
che si sta diffondendo globalmente …

c’era da aspettarselo … e, forse, era anche ora …

sull’onda della crisi globale del credito …
grandi editori e grandi giornali sembra che stiano annusando il vento …

non saremo certo noi a rammaricarci della crisi dello Star System architettonico … sono anni che andiamo salmodiando in proposito, …
ma l’attuale ripescaggio di strani personaggi a metà strada tra il dandy e il guru, tra il profeta e il tirasòle …
non ci piace affatto …

Il tono apocalittico, visionario e, spesso, invasato di questi signori così diversi tra loro, eppure, a loro modo, convergenti …
da Tom Wolfe a Nikos Salingaros, da Franco La Cecla a Giorgio Santilli, a Camillo Langone …
tanto per fare qualche nome …
che hanno scoperto, oggi, cose vecchie quanto il mondo e che si fanno forti di una nuova metafisica che cavalca tra country e frattale, …
tra principi chiantigiani e fasci borgatari, …
tra Krier e Alexander, …
non ci convince e non ci piace affatto …
arroganza, … rozzezza, … confusione, …
integralismo, … approssimazione, … disinformazione, …
l’esatto simmetrico di quanto si vorrebbe demonizzare …
analisi poca … spocchia tanta …
per quanti anni ci dovremo sorbire la nuova solfa?
forse, … fino alla prossima crisi …

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6 Responses to Odore di crisi … e … nuovi guru …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Abito accanto ad un meraviglioso campanile medievale, e mi sveglio e mi addormento col suono delle sue campane. Non amo le attuali icone globali della categoria degli architetti, né mi sento affatto rappresentato dal loro lavoro, eppure quando leggo articoli come quello pubblicato l’altro giorno da Camillo Langone (“L’anticristo abita al 53° piano”, http://www.ilfoglio.it/soloqui/1048), provo il desiderio forse un po’ ingenuo di fare nuovamente appello alla capacità di distinguere, di capire le cose, alla necessità di non dipingere un quadro senza armonia, con soggetti neri su fondo nero.
    Apprezzo Langone come autore di pezzi di fulminante ironia e intelligenza, conditi da provocazioni intellettuali salutari, come infallibile critico enogastronomico e acuto osservatore di architetture liturgiche. Sorprendente, ai miei occhi, non è tanto il fatto che nel suo articolo contro i grattacieli si riecheggino pari pari i discutibili argomenti dello studioso di fisica e matematica applicate all’architettura, Nikos Salingaros, peraltro apprezzato anche dal grande filosofo Roger Scruton e da altri profani molto assennati, ma che nel suo pezzo si manifesti una non piccola coincidenza concettuale con gli strali antioccidentali (sub-specie architettonica) di un famigerato odiatore di grattacieli, il signor Mohamed Atta, dottore in architettura ad Amburgo con una tesi sul paesaggio tradizionale islamico e ora suppongo impegnato nel cogliere il verginale frutto del suo lavoro di pilota aeronautico una tantum.
    Le campane mi dicono che devo andare a dormire, la giornata è finita. Sento il solito motorino che a quest’ora sempre passa qui sotto e dopo un minuto scompare in lontananza. Peccato, penso, erano così belle le Torri Gemelle: dentro lavoravano Johnny, Bill, Anna, Sarah, Sam, George, Abdul, Liu-Ho, Giovanni, Mario, Erik, Gudrun… 2817 esseri umani polverizzati e nessun anticristo, nemmeno al 53° piano!

  2. valter scelsi ha detto:

    mah, evidentemente l’ipertrofica pubblicistica di settore ha finito per convincere un po’ tutti che si possa inzuppare il biscotto, anche sapientoni bolliti a corto di pretesti o para-esperti in esilio dalle proprie discipline di provenienza.

  3. sergio porta ha detto:

    L’argomento pare scivoloso. Non si capisce sennò questo flipper non di argomenti, ma di sinapsi cerebrali, di reazioni chimiche incontrollate, di scariche elettriche, di ricordi, di sensazioni estemporanee, di confidenze, di velati anatemi, di contrazioni emotive.

    La crisi globale del credito…
    dandy…
    tirasòle…
    country e frattale…
    e perfno Muhammed Atta…

    Si sta solo parlando di architettura e ci sono pareri divergenti: vogliamo esporre questi pareri? O vogliamo continuare in questo gioco un po’ perverso di lanciare accuse terrificanti tra le righe e tra le parole, senza mai esplicitare, senza scendere in campo apertamente…

    Tempo fa ci fu una polemica letteraria tra Baricco da una parte e Citati e Ferroni dall’altra. Baricco era parecchio incazzato per il fatto che i due esimi critici avessero stroncato lui e le sue ultime opere, ‘Questa storia’ e un adattamento e lettura pubblica dell’Iliade, non attraverso argomenti ma, letteralmente, tra parentesi, buttando lì, nel bel mezzo di altro, frasi come (Ferroni) “Che distanza abissale dalla stucchevole e ammiccante epica automobilistica dell’ultimo Baricco!”, oppure (Citati): “dimenticavo tutto: le noie, le mediocrità, gli errori della mia vita; dimenticavo perfino ‘l’Iliade’ di Baricco, e la vasta e incomprensibile ottusità dei volti di Roberto Calderoli e di Alfonso Pecoraro Scanio”.

    L’incazzatura derivava, ovviamente, non dal dissenso, ma dal suo modo. Scriveva Baricco: “Citati non ha mai recensito la mia ‘Iliade’, e Ferroni non ha mai recensito ‘Questa storia’. Il loro alto contributo critico sui miei due ultimi libri è racchiuso nelle due frasette che avete appena letto, seminate a infarcire articoli che non hanno niente a che vedere con me. È un modo di fare che conosco bene, e che è piuttosto diffuso, tra i mandarini. Si aggirano nel salotto letterario, incantando il loro uditorio con la raffinatezza delle loro chiacchiere, e poi, con un’aria un po’ infastidita, lasciano cadere lì che lo champagne che stanno bevendo sa di piedi. Risatine complici dell’uditorio, deliziato. Io sarei lo champagne”.

    Ecco. Ne approfitto intanto per portare qui assai tardivamente la mia più profonda solidarietà a Baricco. Lungi da me l’idea che voi siate dei mandarini. Ma non vorrei mai essere, io nemmeno, quello champagne. E neanche Nikos Salingaros, scommetto.

  4. Cristiano Cossu ha detto:

    >>>

    Per parte mia, mi sembra di aver argomentato, esplicitato da tempo, e di essere “sceso in campo” che nemmeno il Berlusconi dei tempi d’oro :-) … pure troppo per uno che vorrebbe avere buoni rapporti con tutti gli ordinari ICAR/14 d’Italia!
    Poi se qualcuno scomoda l’anticristo parlando di palazzi un pò alti, beh, l’architetto Atta ti ritorna in mente… in una forse surriscaldata logica “dente per dente” della dialettica…
    saluti tranquilli a Sergio
    ciao
    c

  5. Davide Cavinato ha detto:

    Ebbravo professor Muratore. Finalmente. Quannoccevòccevò…

  6. Salvatore ha detto:

    Prof Muratore,
    a volte le sue argomentazioni mi sembrano contraddittorie a tal punto che avevo pensato che prestasse il fianco a questa nuova corrente delle ‘regolette’ sull’architettura da centro storico.
    Apprezzo questo post, meno le sue filippiche contro alcuni aspetti dell’architettura contemporanea. Roma ha bisogno d’invertenti di architettura nel suo tessuto storico, non si risolvono i problemi spostandoli altrove (vedi caso Pincio da lei molto conosciuto), bisogna affrontare le complessità della città innescando la miccia della qualità diffusa cioè fare architettura e non lasciando il terreno fertile ai retorici architetti conservatori.
    Comunque le tesi di Franco La Cecla non si possono confondere con gli altri autori da lei citati, meritano un altro tipo di considerazioni.
    A presto Salvatore D’Agostino

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