Biennale 08 … ti ricordi … una volta … l’Architettura? …

purinotti
vecchi e nuovi … “maestri” … sotto un diluvio … di …

Una Biennale così … fa, veramente, venire le madonne …
Tutta all’insegna del trionfo delle star già, più che abbondantemente, trionfanti a livello internazionale … e, per parlare dell’Italia, del tonfo di un’intera generazione di mezzo, tanto tronfia e saccente, quanto incapace, addirittura, di esprimersi …
Bravo Betsky … hai fatto un bel casino … peggio ancora di Ricky … che almeno un’idea, magari sbagliata e un po’ fregnona ce l’aveva, … ma te caro Aronne … che vai cercando … al di là … di dietro … all’architettura? …
proprio non si capisce … per quanta confusione metti in campo … per quante cazzatelle sei andato a raccatare, a spese nostre, in giro per l’universo mondo … che pare che l’umanità intera si sia rincoglionita di verdurine … frattalini … insalatine … rigatoni alla canadese … mozzarelle hi tech … ovettine strapazzate … minchiatelle all’olandese … fusilli alla californiana … polpettine all’irachena …
tutto un rimasticare sessanta e settanta …
scrivi: “Dobbiamo trovare l’architettura al di là del costruire. Possiamo trovarla in esperimenti puri nell’ambito della forma, della struttura e dello spazio …
Possiamo trovarla in visioni utopiche, distopiche o eterotopiche …
Possiamo trovarla in strutture temporanee o enigmatiche, mediante azioni che ci rendano proprietari dello spazio, oppure in semplici bozzoli. Ma dobbiamo trovarla.
Edifici o architettura. Gli edifici possono essere evitati
” …

Anche le mostre a cazzo di cane … però … possono, debbono, essere evitate …

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13 Responses to Biennale 08 … ti ricordi … una volta … l’Architettura? …

  1. luca ha detto:

    il giorno 13 mi trovavo alla biennale 08, come sono entrato all’arsenale ho capito subito che Aaron era andato un po’ troppo oltre l’edificio, talmente oltre che questa biennale di architettura assomiglia un po’ troppo alla biennale d’arte, se i prossimi direttori continueranno a operare come Aaron allora non avrà più senso chiamarle biennali…….

  2. massimo mazzone ha detto:

    certo che magari non innammora..in definitiva una mostra d’arte e per tanto, potrebbe anche essere un pò “a c di cane” ma a me non ha fatto male quanto next, metamorph o, città architettura società…l’ovvia celebrazione delle archistar è ormai obbligatoria, fa parte del conformismo curatoriale.. rivisitare le avanguardie storiche pure, fino agli anni ’60, da manuale. forse, se cercavano meglio, avrebbero trovato qualcosa di più magari frugando tra quelli che si occupano di architettura relazionale (che betsky chiama sperimentale in questo producendo un bell’equivoco!), tuttavia non c’era traccia di celebrazione tipo “le banche ci salveranno!” che poteva essere il titolo vero della mostra di ricky…. l’ecologia, la socialità, fare qualcosa pulito e benfatto, studiare una forma in ordine alla funzione invece che in ordine alla finzione potrebbe essere già una strada ma cosa cerca oggi il diretto(re) di turno? per me, è una mostra forse debole ma non una mostra oscena, come le ultime 3…massimo mazzone

  3. Cristiano Cossu ha detto:

    Concordo in pieno. La Biennale di Architettura, e quella di Arte, da anni non vale più i soldi del viaggio e del biglietto. Chissà, forse quella del Cinema…
    saluti
    cristiano

  4. Cristiano Cossu ha detto:

    Sarà un caso, ma mentre noi italici chiamiamo estenuati intellettuali a organizzare mostre sul nulla, nei paesi a noi vicini discutono e teorizzano forse altrettanto, ma riescono nel contempo a costruire bene, con una qualità tecnica e architettonica che noi non riusciamo più a ottenere… Un esempio a caso, francese, tratto dal sito dell’ottimo fotografo Duccio Malagamba:
    http://www.ducciomalagamba.com/proyectos.php?IdProyecto=433&Idioma=En

    Predichiamo male, razzoliamo peggio, che Iddio ci aiuti…
    saluti
    c

  5. Luca Tentellini ha detto:

    Avevo l’opportunità dell’ “accredito” dal Grande Capo del circo veneziano per intrufolarmi ai tre giorni di “vernice” ma ho rinunciato. Invece di mangiare a sbafo, fare l’untuoso con i “grandi maestri”, brigare pietosamente e fantozzianamente per rimediare un invito per il mio studio per l’anno venturo e sgomitare per rimediare un autografo da Gher o farmi l’autoscatto sul ponte di Calatrava sono rimasto rintanato a Roma. Stupido, mi dicevo, hai perso un’occasione per “farti vedere”. E invece…. è arrivato un contratto con una compagnia del Kuwait per realizzare un Resort a 5 stelle in Oman e, incredibile, una offerta per dirigere i lavori di uno di quegli strani grattacieli islamici di quaranta piani in Qatar (Dhoa) nuova sede della locale compagnia del Petrolio (sic!). Per la prima volta avevo non uno (che è già un miracolo) ma due lavori “importanti” e dovevo scegliere… invece di sbattermi come un matto per rimediare qualche incarico. Che tanto qui…a Roma..ci avevo le ragnatele sui plotter. A Roma non ti si fila nessuno se non sei un cocco della famosa “casta”. Ma se mandi il tuo “portfolio” in giro per il mondo e non sei proprio una mezza calzetta, senza raccomandazioni, appoggini, aiutini vari magari ti capita di scoprire che fuori dallo stivale ancora ti valutano per quello che sai fare e non ti chiedono: ” Ma a te chi ti manda?”

  6. paolo ha detto:

    Rieccomi, di tanto in tanto mi affaccio a questo intelligente blog, è vedo che non perdete la voglia di gridare che l’architetura è diventata, oramai, pura pornografia!

    Ma io,
    sono stanco di appararire come il solito presuntuoso che crede di essere nel giusto, di sapere ancora cosa sia architettura! quindi, in silenzio, ne attendo la definitiva e prossima morte!

    E dopo si vedrà … di tanto in tanto accade qualcosa che mi fa sperare … ai weiwei a bei jing! … che ne pensate?

  7. Davide Cavinato ha detto:

    No no, è proprio una mostra oscena. Non me ne voglia nessuno, ma è da Less Aesthetics More (PAT)Ethics che non si vedeva una simile teoria di stupidaggini. Le ultime tre saranno state anche condizionate da questo o quello sponsor, saranno state criticabili, ma almeno UN PO’ di architettura si è vista. Hai voglia a parlare di sfiducia nei confronti degli architetti e a fare congressi mondiali degli architetti per parlare di sostenibilità e architettura per tutti quando poi si propongono simili PORCATE. Non esagero se dico che avevo il pelo dritto dal nervoso, visitandola. Ringrazio Iddio che ero lì come addetto stampa per cui non ho pagato il biglietto…

  8. paolo ha detto:

    x lucatentellini

    congratulazioni!

    e quello che dico a tutti i giovani……..
    ma la mamma è sempre la mamma,
    il campanile è sempre il campanile
    e ci si rimane a far ragnatele…..!

    bravo ed in bocca al lupo!
    ad majora

  9. mara dolce ha detto:

    2008: biennale interessante dal punto di vista psichiatrico per i sintomi di disorientamento che si presentano a circa37 minuti dall’inizio della visita.
    Dai padiglioni ai km dell’arsenale, dal caldo umido afoso della canottiera all’impermeabile, tra una pozzanghera e un diluvio infernale sorgono presto alcuni interrogativi: in quale biennio di quale biennale d’arte mi sono infilato – dov’è l’uscita-che festa è quella di Domus che sembra di stare alle elementari con le pizzette e la cocacola (e meno male ci hanno fatto pure il laboratorio Domus Lab food)- a che serve nella biennale di architettura stò laboratorio Domuslabfood? che ci fanno Giammetta&Giammetta con le facce incazzate in posa tipo modelli (nani) di Armani non davanti a un profumo (meglio sarebbe stato) ma davanti a una cabala (sig!) che secondo loro è un progetto per Roma (interrotta) – che ci fanno alla Biennale gli “architetti romani” perchè proprio loro e non quelli di Brescia o di Catania o Milano- ancora con stà Roma interrotta a partire dal Nolli? Scusi qual’è il padiglione dell’architettura? Ci indicano quelli spagnolo e francese.
    Una cosa buona però c’è : la moquette e i quadrucci di architettura della Zaha Hadid, ci conforta pensare che lo svarione per l’architettura possa essere solo temporaneo, speriamo che presto riprenda in mano i gessetti.

  10. Alfonso Giancotti ha detto:

    Se la vera architettura è quella non corrotta dalla costruzione e chi meglio di Zaha Hadid, Ghery, Herzog & De Meuron, Fuksas possono testimoniarlo proporrei a Berlusconi, Del Vecchio, Ferrero, Benetton, Montezemolo, … di parlarci a pineo titolo di come i soldi non fanno la felicità!

    …povera Italia

  11. Alessandro Camiz ha detto:

    Purtroppo,
    dico putroppo, il discorso contemporaneo verte sempre di più sugli architetti e sempre di meno sull’architettura. Non che il discorso sul passato tenda a trattare la storia dell’architettura piuttosto che la storia degli architetti, ma nella contemporaneità questa deriva provoca i danni peggiori.
    Parliamo di architettura: il progetto di Hadid per Seoul è abbastanza banale, fuori scala, e forse anche un pò demodè ormai. Il progetto di Bestky (progetto culturale ndr) credo sia stato in parte frainteso. Gregotti lo attacca senza mezzi termini sulla Repubblica, ma parla di architettura o di architetti ? Betsky fa un ragionamento sull’architettura, la Biennale ospita esemplificazioni del suo ragionamento. “L’architettura è un modo di rappresentare, dare forma e forse anche offrire alternative critiche all’ambiente umano”. Questo io lo condivido !

  12. Davide Cavinato ha detto:

    Gregotti ha criticato Betsky? Per una volta quoto Gregotti!

  13. barbara cucchiarati ha detto:

    Non sono ancora andata a Venezia, stavo raccogliendo un po di informazioni per decidere se ne vale o meno la pena.
    Durante la mia ricerca sono capitata in questo blog.
    Mi ha davvero incuriosito con quanto accanimento screditate questa Biennale.
    Non sono del tutto concorde con le vostre affermazioni.
    Ritengo che una Biennale dovrebbe essere un Manifesto di nuove possibili visioni e in quanto tale, avere uno spirito provocatorio, capace di scuotere le oppinioni.
    E direi che il signor Betsky è riuscito perfettamente in questo intento!
    Inoltre vorrei soffermarvi a riflettere sul titolo, che di per sè è la vera provocazione: oltre l’edificio.
    Oltre l’edificio è un invito a rimettere in gioco la Teoria architettonica che al giorno d’oggi è vecchia e obsoleta, se non del tutto inesistente.
    Oltre l’edificio è uno stimolo per concepire il progetto in modi differenti, guardando all’intero processo che sta dietro al manufatto (l’edificio).
    Il progetto processo vede il coinvolgimento di differenti attori, differenti materie e materiali: l’architetto contemporaneo deve saper rimettersi in gioco diventendo manager.
    La sua abilità va oltre alla costruzione dell’edificio; l’architetto manager deve essere inanzitutto portatore di un’idea forte e deve essere in grado di difenderla per poi tradurla in forma.
    E’ proprio grazie al progetto-processo che si potrà restituire dignità ai nostri territori restituendo a noi stessi il senso della loro appartenenza.
    Se l’urbanistica contemporanea non ha saputo dare risposte esaurienti rispetto al futuro delle nostre città e dei nostri territori, forse solo nel’architettura e nel singolo progetto possiamo riporre delle speranze.
    In un’epoca in cui la città ha perso la sua forma e valenza specifica, piccoli episodi di buona architettura potrebbero essere senz’altro più significativi che pianificazioni utopiche e il progetto processo potrebbe rimettere ordine a tanto caos.
    Perciò se non vogliamo che il nostro futuro sia fatto da villette a schiera standarizzate , da capannoni ikea prefabbricati , forse dobbiamo ricrederci sulla funzione reale dell’architettura, di cui l’edificio non è che una piccola parte.

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