Pincio … in che mani …

Francesca Di Castro scandalizzata dalle fregnacce lette su “la Repubblica” di domenica 7 settembre ci ricorda che: …

“Il “supertecnico” Maurizio Galletti, “che nel 2004, allora soprintendente ai Beni architettonici e per il paesaggio di Roma, diede l’autorizzazione per la spirale di sette piani nel cuore del Pincio”, in poche battute nella sua intervista apparsa ieri 7 settembre su La Repubblica, riesce a contraddirsi e a dichiarare assurdità  una di seguito all’altra.
– Dichiara: “Lo spostamento del parcheggio di alcuni o molti metri verso l’interno del Pincio così da evitare i resti archeologici trovati durante i recenti scavi, rischia di spostare la questione Pincio. Ma dalla padella alla brace.” Perchè? “ Perchè si andrebbe a finire in una zona in cui la progettazione dei giardini risale all’Ottocento, in un contesto cioè di rilevanza anche monumentale. E il no sarebbe obbligato.”
Sorge spontanea la domanda: “Ma scusi,  la progettazione del piazzale Napoleone I secondo lei di che epoca è? Non è dell’Ottocento e quindi di rilevanza monumentale?”
– Poi con un candore disarmante ammette che “il parere conclusivo, firmato nel 2005 dal direttore regionale del Lazio Luciano Marchetti, si basava sul fatto che dal nostro punto di vista, quello paesaggistico, il piazzale Napoleone I, che versava in un grave degrado, una volta richiuso sarebbe stato valorizzato dal parcheggio.”
Logico aprire un baratro di 30 metri per riqualificarne la superficie!! “…intanto in quel punto non ci sono alberi da tutelare.” A parte le povere 4 palme, ormai ridotte a sopravvivere su atolli di terra sospesi nel nulla, che comunque – secondo lo stesso “progetto definitivo parcheggio Pincio” del Dipartimento VII STA- avrebbero dovuto essere protette in ben altra maniera (muretti di contenimento in mattoni o traversine lignee, fasciature dei tronchi, irrorazioni), così come erano previste schermature “in pannelli lignei con caratteristiche di fonoassorbenza “ e ulteriori “schermature con materiali vegetali impiantati in contenitori sul lato esterno, con piante di Laurus nobilis irrigate a goccia” per mitigare l’impatto visivo.
– E per quanto riguarda l’aspetto archeologico? Galletti riferisce che “ i sondaggi non avevano rivelato nulla” e che “ la bibliografia sul Pincio non citava antiche presenze.”
Vorrei far notare che basta prendere una qualsiasi guida di Roma per venire a sapere che lì c’erano le ville degli Acilii e dei Pincii, che diedero il nome al colle, e che il Mausoleo dei Domizi era ancora visibile nel Medio Evo. Ma la cosa incredibile è che è proprio del 2004 la pubblicazione del testo  “La Casina Valadier. L’edificio e il suo sito”, presentato da Veltroni stesso, che riporta un approfondito studio archeologico e storico a conclusione dei lavori di restauro (e alla privatizzazione) della Casina nel quale è chiaramente e più volte ventilata l’ipotesi che la cisterna romana su cui è costruita la casina e il dedalo di canalizzazioni adiacenti fossero collegate con una Domus, così come lo stesso Lanciani – nei suoi Commentarii all’opera di Frontino-scrive, specificando che erano adibiti al rifornimento idrico della villa degli Acilii Glabriones  ( pag.39 e 56 ).
Come si poteva non sapere, non supporre, non sospettare?
– E infine alla domanda “Ma se sulle rampe d’accesso al Pincio progettate dal Valadier c’è un vincolo monumentale sin dal 1952, perchè diede il suo O.K?”
Risposta: “Il disegno del Valadier non veniva toccato, anche se, certo, quelle aperture  andavano realizzate in modo da non alterarlo”.
Senza parole.”

Commovente …
e pensare che c’è anche uno Stato che, mensilmente, gli elargisce uno stipendio …

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7 Responses to Pincio … in che mani …

  1. Manuela marchesi ha detto:

    Aggiungo dell’altro: ad alimentare la cisterna c’è una falda acquifera (e non l’ ACEA… ), per cui sfruculiare là sotto è a dire poco inopportuno.
    E a via Margutta sembra che durante la guerra venisse usato un passaggio d’epoca romana che usciva tra Pincio e Popolo come rifugio o come via di fuga sicura.
    E mi ricordo pure che secoli fa una mia amica archeologa, appena laureata, mi chiese notizie di quel passaggio perché sapeva che sotto al Pincio esisteva una complessa e stratificata situazione archeologica. Sottolineo che era fresca di studi, il che sta a dire come da sempre fosse nota la mole di importanti preesistenze.
    Per ultimo posso dire che non ne posso più di sentire stupidate da parte di chi pensa che una città si ammoderni copiando altre capitali ?
    Di recente a Piazza del Popolo, accanto a Canova, è stato tolto quell’insultante negozio di magliette della Roma e della Lazio, con ninnoli compresi. E menomale! Senonché al suo posto ora c’ è una gelateria della catena Don Chisciotte, muro a muro con Canova (andare per vedere, senza prendere il gelato, però…) Questo è il commercio a Roma, così si tirano su le sorti della città, e tutta la storia mi irrita e mi sconcerta.

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Oltre a quella dei magistrati, dovrebbe esistere anche la responsabilità civile e penale dei soprintendenti, o sbaglio? Ma forse esiste solo il “trasferimento”, fenomenale e italico cerchiobottismo per mandare il servitore dello stato a far danni in un’altra provincia dell’impero…
    saluti
    cristiano

  3. Manuela marchesi ha detto:

    Segnalo il “rendering” virtuale della sistemazione del Pincio, vista appena adesso sul sito di “repubblica” “Multimedia Roma la Repubblica.html”.
    Come si può vedere, è prevista la solita spianata abbagliante, le cancellate-barriera, aria di cementi e costrizioni… A bella posta c’è anche il paragone fra lo stato attuale (di cercato abbandono, con auto in sosta sui tornanti) con l’ asettica immagine di un Viale D’Annunzio libero e liscio che nemmeno il sederino di un pupo…
    Con l’esperienza della truffaldina resa prospettica fatta per l’ Ara Pacis, diffido assai di questi sogni imbonitori e ho sincera paura di questo sfrenato desiderio del “tutto pulito, Signora mia!”.
    Qualche tram in più, qualche netturbino in più, qualche giardiniere che sappia che fare, qualche autobotte che dia acqua ai viali e anche alle fetentissime strade del centro al posto di quelle macchinette alzapolvere che, per inciso, nemmeno si vedono più !!!

  4. gabrielemari ha detto:

    Manuela ho visto il filmato, però le tue considerazioni mi sono sembrate un po’ sopra le righe.
    I rendering sono tutti truffadini: nella realtà c’è sempre una macchina in doppia fila, una panchina sbombolettata dai graffitari o una lampada fulminata, ma in nessun render si vedono queste cose, non solo in questo del Pincio.
    Definisci lo stato attuale “di cercato abbandono”, ma io ho visto solo foto di come la rampa appare oggi, con le auto in sosta e nulla più. Per me è forzato il render senza auto (cosa che non sarà mai), non certo la foto della situazione attuale.
    La spianata abbagliante mi sembra ci sia già ora, non so se il parcheggio la renderà “più abbagliante”, e riguardo all’ “aria di cementi e costrizioni” non ho capito a quale parte del video ti riferissi.

    Per il resto sono d’accordo con te: più tram e più pulizia possono molto più che questo parcheggio.

  5. manuela marchesi ha detto:

    Caro Gabriele, la spianata abbagliante che ci ricordiamo tutti, quella prima dello scasso, era ghiaiosa e si posava sopra la terra. Era abagliante, si, ma era viva e per sua natura traspirante. La ghiaia poi, essendo composta da innumeri elòementi, non è uniforme per cui le microombre dei sassolini ammorbidiscono la crudezza del bianco-cemento. La prova c’è nel recinto della Casina Valadier, pavimentato a quadroni di cemento bianco, vedere per verificare.
    “Lo stato di cercato abbandono” lo si vede facendo un giro per il Pincio, dal Belvedere fino al cavalcavia sul Muro Torto, e allora vedrai che lungo la recinzione del cantiere, (che parte da Piazzale delle Canestre e arriva alla Terrazza), nella parte che costeggia il Muro Torto, sono disseminati a terra i busti che prima erano considerati la caratteristica del Pincio. Se ne evince che dei busti tanto decantati, assurti agli onori delle cronache per i vandali che ogni tanto gli staccavano il naso, non frega un cavolo a nessuno. E questo tanto per fare un esempio sotto gli occhi di tutti. Sai perché mi accaloro così? Perché questa sciatteria e questa incuria ( non sono solo i busti a languire ) sono la facile esca a sortite giornalistiche volte a fomentare il malcontento, dirigendolo poi a volere qualsiasi soluzione pur di sanare il disastro. In parole povere a creare il consenso al parcheggio… non so se sono stata chiara.
    Quanto ai rendering farlocchi, basta vedere la resa prospettica dell’Ara Pacis, quella che era affissa alla recinzione durante i lavori: avrai delle brutte sorprese perche troverai come sfondo, al posto dei palazzi di Morpurgo, una manipolazione della facciata di Palazzo Farnese, senza contare il copia-taglia-incolla della chiesa di fianco…Mi è stato detto che le prospettive sono state fatte a cura del Comune, manco a dire di Meier, e sono state artatamente contraffatte. A chi vuole mando le foto dei rendering e dello stato reale.
    Capisci ora la mia giustificata più che diffidenza riguardo gli arruffianamenti?

  6. gabrielemari ha detto:

    Ok, ho capito la storia della spianata abbagliante, pensavo di riferissi alla mancanza di alberi.
    Per il resto il discorso che fai lo capisco, solo che non lo avevo ritrovato nel video…
    Saluti.

  7. francesca di castro ha detto:

    Concordo con quanto ha riportato Manuela Marchesini lunedì scorso. Dalle mie ricerche su via Margutta (Via Margutta. Cinquecento anni di storia ed arte. Ed. Kappa 2006) risulta anche a me l’esistenza di un cunicolo antiaereo che si trovava dietro il n.54 della via, dove tra l’altro avevano trovato diversi reperti archeologici, come d’altra parte in vari punti delle pendici del Pincio verso la strada, reperti che testimoniano l’esistenza di tombe “a giardinetto” o “hortuli”, toponimo che avrebbe dato il nome al collis hortulorum, come sostenuto dal prof. Romolo A. Staccioli.
    A proposito della falda freatica del Pincio, inoltre, ho voluto fare un rapido conto di quanto il parcheggio possa interferire. Nel volume “La Casina Valadier. I’edificio e il suo sito” (Electa 2004) a pag.10 ho trovato una esauriente analisi dei caratteri geologici dei terreni della collina del Pincio. Dalla carta e dalla sezione si può vedere che dalla quota massima, che è di 52 mt s.l.m. nel punto più alto del colle (che non coincide con il piazzale) scendendo si incontrano circa 10 mt di materiale vulcanico definito “tufi antichi”, seguito da 12-15 metri di terreni fluviali del Paleotevere costituiti da sabbie e limo con depositi di ghiaia per altri 2-5 mt, per finire con un profondo strato di argille del Plio-Pleistocene. Ciò vuol dire che le acque meteoriche filtrando dagli strati tufacei e poi sabbiosi si raccolgono sullo strato argilloso creando una cospicua falda freatica che si trova a circa 23 mt s.l.m. Ora, considerando che il piazzale del Pincio è a quota 44 mt.circa, calcoliamo quanto inciderebbe il parcheggio sulla falda: togliamo i due metri di terra che il progetto prevede per ricoprire nuovamente il piazzale, poi togliamo circa 27 metri per i sette piani del parcheggio: otteniamo quota 15 s. l.m., senza aver tenuto conto dei pilastri delle fondamenta, per cui la falda verrebbe interessata e come dalla costruzione!
    Vorrei ricordare che in via Margutta esisteva una sorgente segnalata dal Cassio ancora nel 1756, e che nel Cinquecento quasi tutte le 60 casette che costituivano il Borghetto, primo nucleo di via Margutta, erano fornite di vasche e pozzi propri.

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