Pincio … vincolare cosa … vincolare come …

Riceviamo da Pietro Pagliardini questa attenta notazione sul “sistema” della tutela nel nostro paese …
“Nel mio precedente e frettoloso commento mi domandavo se qualcuno avesse notizie della Soprintendenza. La risposta l’ho trovata subito dopo pranzo nella mia consueta lettura de il Foglio di Giuliano Ferrara che sta conducendo una campagna contro il parcheggio, in un’intervista al Ministro Bondi.

Risulta che:
1) il vincolo, ovviamente, esiste;
2) che l’allora Soprintendente all’Archeologia Adriano La Regina nel 2004 vincolava il nulla-osta al “completamento delle indagini archeologiche”;
3) il nuovo Soprintendente Angelo Bottini nel 2006 “confermava il nulla-osta già espresso nel 2004 (da La Regina).
Da ciò si deduce che, trattandosi evidentemente di vincolo paesistico oltre che archeologico, evidentemente ciò che sta sotto terra conta più, per il Soprintendente, di ciò che sta sopra.

Io comprendo che, se nel progetto presentato si indica o si scrive o si sostiene che tutto ciò che esiste rimane intatto, il vincolo paesistico è formalmente rispettato però osservo che, come minimo, c’è una visione molto burocratica dei vincoli e del proprio ruolo, mentre le Soprintendenze, al pari dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, degli Ospedali, devono andare alla sostanza e non passare carte per verificarne la rispondenza formale. Qui ha perfettamente ragione il prof. Muratore che parla di “tutela di tutto l’insieme”.

Il Ministro Bondi, che sembra del tutto contrario al parcheggio, cerca di spersonalizzare e parla di un “errore di sistema”, facendo capire che lui interverrà personalmente, con gli strumenti di cui dispone.

Come la mettiamo con le Soprintendenze che sarebbero, secondo alcuni, un fattore di blocco allo “sviluppo” dei centri storici? Cosa diavolo deve essere sviluppato nei centri storici se non la distruzione degli stessi!

Forse ha ragione davvero Cacciari quando dice che si ferma tutto per un coccio ma ha dimenticato di dire che si chiudono gli occhi davanti al ponte di Calatrava, alla Teca di Meier, alla Pensilina di Isozaki e adesso al Parcheggio del Pincio.

Venezia, Roma, Firenze, guarda caso, le tre città simbolo di arte, bellezza e Italia nel mondo, quelle che ogni essere umano di qualsiasi nazione sogna di visitare una volta nella vita e che appartengono al nostro patrimonio artistico, storico, culturale, architettonico INDISPONIBILE per chiunque, possono essere svigliaccate per operazioni di “marketing” architettonico o per vile denaro. Già perchè nel Foglio è anche spiegato bene che il parcheggio è destinato al 50% ai residenti e al 50% agli alberghi, con un utile per il Comune e per l’operatore. Non sono pregiudizialmente contrario ai parcheggi interrati in centro, ma non ad ogni costo e ovunque.
Sì, il problema deve essere proprio di sistema, come dice il Ministro.
Saluti”

Pietro

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2 Responses to Pincio … vincolare cosa … vincolare come …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Concordo con Pietro sulla sostanza, ma vorrei distinguere, per evitare il solito calderone di accento salingarosiano in cui “tutti gli edifici contemporanei sono neri”, come le vacche di filosofica memoria.
    Il parcheggio dentro il Pincio è una cosa, Ara Pacis, Ponte di Calatrava e Pensilina di Isozaki un’altra diversissima. Il primo richiederebbe una valutazione non strettamente architettonico-progettuale, giacchè che sia ben progettato e ben funzionante come parcheggio, in astratto, non è certo il problema dirimente; gli altri, invece, richiedono proprio una valutazione nel merito architettonico: cioè se i progettisti hanno risposto adeguatamente alla committenza, alla città e alla loro disciplina, insomma se hanno fatto una buona architettura o meno. A mio parere, in tutti e tre i casi ci sarebbe molto da dire di architettonico, di estetico e via elencando, ma la “necessità” della costruzione commissionata non è in discussione con la stessa drammatica evidenza del parcheggio sventratore del Pincio.
    Per la precisione, come diceva quello…
    saluti
    cristiano

  2. Pietro ha detto:

    Cristiano, certamente che c’è una differenza tra il parcheggio al Pincio e gli altri casi che io citavo non, come tu dici, per fare un calderone salingarosiano ma perchè quelle sciocchezze che sono state compiute e quella che si vorrebbe perpetrare nella tua città, sono un vero e incalcolabile danno patrimoniale alla nazione che vede depauperato e svilito il suo patrimonio artistico e d’immagine nel mondo, dato che di progetti di Meier, di ponti di Calatrava, di progetti di Isozaki ne è pieno il globo (e anche di migliori di questi) ma di Canal Grande, di Piazza della Signoria e dintorni, di Ara Pacis ne trovi solo in quelle città.
    La differenza tra i due tipi di interventi non sta nella “necessità dei progetti” contro la “drammatica evidenza” del Pincio. Il ponte di Venezia, intanto, non era affatto una necessità, visto che collega il niente al niente.
    La differenza sta nel fatto che nei progetti “fuori terra” c’è la volontà precisa, cosciente, calcolata, intellettualmente e ideologicamente giustificata di confrontarsi con la storia, con la vanagloriosa intenzione di dichiarare la propria superiorità rispetto a quella; nel caso del Pincio c’è una scelta utilitaristica, giusta o sbagliata non saprei, che fa scempio di un patrimonio per meri interessi economici.
    A mio avviso è più grave il primo scempio perchè perpetrato proprio da coloro che dovrebbero, per livello culturale, buoni studi, intelligenza ed anche per la pessima ricaduta educativa e pedagogica, essere più rispettosi e consapevoli del patrimonio che vanno a svigliaccare.
    Nei casi come il Pincio il motore è la “pecunia” che, si sa, “non olet” e, secondo me, le responsabilità sono di chi governa che per debolezza, ignoranza o interesse, scegli te l’ordine e il mix, può consentire che tutto ciò accada (ma non è ancora detto).
    Saluti
    Pietro

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