Ricevo da Manuela Marchesi e la ringrazio per queste sue considerazioni …
che mi toccano particolarmente anche perché “Pierino” Canonica …
era amico di mio nonno (ambedue immigrati a Roma dal Nord …) …
alcuni diranno: “chi se ne frega” … ma per me, per la mia formazione, quello studio, quel chiostro, quel modello di vita sono stati … fondamentali …
“Ma cosa dire di quella faccia di tolla di Chicco Testa, che è bene dimenticarne il suo remotissimo passato verde? Non voglio associarlo all’Ambiente nemmeno per lapsus…
Tutta questa gente ubriacata dalla loro stessa immagine, dagli affari, da un globalizzato allineamento alla realtà delle altre capitali europee…e dal desiderio irrefrenabile di lasciare un segno del loro passaggio nella città, come i cani in passeggiata!
Preferisco i cani mille volte, anche perché basta un acquazzone e il loro “segno” torna nel ciclo della Natura.
Corrado Augias oggi, su Repubblica in cronaca nazionale pag.21, titola il suo pezzo “Una città ostaggio del suo passato”, facendo dei ritrovamenti archeologici il perno del suo ragionamento, e sorvolando del tutto l’aspetto ambientale inteso come tutela della salute dell’ambiente. Evidentemente Augias dimentica che anche la qualità dell’aria è un bene collettivo, e che cementare una collina significa cambiarne l’assetto geologico, statico, microclimatico, dando per scontato il danno artistico, paesistico e culturale a favore di una soluzione “moderna”, “internazionale”, capace di portare Roma fra le metropoli “degne di questo nome”.
Visioni malate di malcompreso progresso, viziate dal mito della tecnica-che-tutto-può, senza voler capire quali sono i problemi veri di questo momento in bilico tra utopia del moderno e realtà contemporanea.
Vorrei dire a Marco Barbetti che ho visto a Giardin del Lago i giardinieri andare su e giù per i prati intorno al lago con dei minuscoli trattorini, e lì non ho afferrato il senso di tanto dispendio di “forza e potenza”.
Il manto erboso è impiantato a rotoli di cui si scopre il retino dove l’erba si è seccata. E nessuno, o pochi, ricordano che sia Giardin del Lago che il Pincio sono alla stregua di “orti botanici” perché ospitano alberi e piante rare provenienti da tutto il mondo e impiantate in tempi assai passati, e anche questo è un valore.
Ma voglio offrire un piccolo dono per compensare la rabbia che mi monta spesso su certi argomenti.
“Museo Pietro Canonica” a Piazza di Siena lato corto vicino al Globe Theatre.
Andarci per entrare in un luogo restato quasi integro nel tempo. Il Castelletto fu studio e abitazione dello scultore Canonica, attivissimo dagli anni ‘20, partecipante a importanti concorsi nazionali quali per esempio quello per il grande fregio del Vittoriano.
Ritrattista di potenti, di nobiltà antiche e di grandi borghesie (stupendo il ritratto di Franca Florio), di regali fanciulli (i figli di re Umberto II° piccoli). Monumenti equestri, tombe Liberty e, va detto, pessimi suoi quadri…
Lo studio è rimasto così come era, l’ abitazione al piano di sopra è un repertorio del modo di vivere nei primi del secolo passato…
Da una finestra si vede dall’alto il deposito delle sculture tolte da Villa Borghese per sottrarle ai vandalismi. Ho visto i Tritoni che ornavano le due fontane di uno spiazzo appena entrando in Giardin del Lago, lato destro…
La visita vale la pena, vale la pena il giardino interno, un piccolo aranceto con un pozzo e fontanina al centro, fuori dai casini dell’esterno. Biglietto onesto di 3 E., se pò fà.
Però che la chicca non si divulghi oltre questo blog, altrimenti siamo fritti!”
M.M.




mistico!