Michelucci … capanne … angeli … sogni … architettura …

Riceviamo da Salvatore Risoli questa testimonianza michelucciana che ci conferma, ancora una volta, sulla qualità di un grande architetto e di un grande docente …

cose d’altri tempi? …

“Erano gli anni della pantera ed ero iscritto al primo anno della facoltà di architettura di Firenze.
Il direttivo dell’occupazione invitò Michelucci per una lezione di architettura.
L’aula 1V di Santa Verdiana era stracolma e nella 2 e 3V delle televisioni trasmettevano le immagini di Michelucci.
Ebbi la fortuna insieme a degli amici di essere nell’aula 1V e vedere e sentire Michelucci fu un fulmine a ciel sereno, stravolse la mia mente di matricola.

…La sua voce a volte alta, poi bassa, le pause, lo sguardo, gli occhi, il sorriso, le smorfie, l’infermiera al suo fianco, (una donna bellissima con capelli biondi) a cui rivolgeva la parola di tanto in tanto …

Iniziò dicendo:

Voglio raccontare un sogno

“Mentre m’incamminavo di buon mattino in un bosco umido per la pioggia della sera precedente, mi accorsi che le mie scarpe lasciavano una impronta sul terreno, a volte profonda, lievemente profonda e appena impressa.
Mi chiedevo il perché della differenza di pressione , dello spessore del terreno e dell’ombra del calco. Intanto pensavo al fatto che altre volte avevo attraversato il bosco ma non aveva suscitato in me tale curiosità.
Ad un tratto vidi da lontano qualcosa nascosta tra gli alberi.
Il desiderio di conoscere cosa fosse mi spinse in quella direzione e nell’avvicinarmi scorsi che era una piccola capanna.
All’inizio pensai che fosse disabitata e che non risultava interessante per cui era meglio allontanarsi.
Feci per andarmene ma lo sguardo si volse più volte verso quella direzione tanto da farmi tornare sui miei passi.
Incominciai ad avvicinarmi e ad un tratto scorsi tra le fenditure del legno un piccolo riflesso bianco.
Pensai che forse mi stavo sbagliando perché c’era qualcosa in quella piccola capanna, di sicuro non una persona visto le dimensioni ridotte.
Per scoprirlo dovevo avvicinarmi ancor di più intanto il luccichio non era sempre della stessa intensità.
Mi avvicinai tanto da vedere che il riflesso era causato da delle piume.
Pensai ad un uccello che cercava un modo per uscire, vidi che le piume erano bianche, mi avvicinai e vidi un’ala che si dibatteva, la curiosità fu tale da spingermi ad appoggiare il mio viso alla fenditura della capanna e vidi che era un’ala bianchissima di un bellissimo angelo che spostava gli oggetti all’interno della piccola capanna e ogni qual volta che ciò accadeva creava sempre nuovi spazi.”

Lo ricordo così.
saluti

S. R.

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