Per Roma … meno tecnica … più cultura …

Su “il manifesto” di oggi sotto il titolo
“Il parcheggio al centro della capitale non è «la grande soluzione» per la città”, Renato Nicolini scrive, tra l’altro: …

“Oggi ci s’interroga se Alemanno, a proposito del Pincio, considererà più impegnative le strizzate d’occhio ad Italia Nostra prima del ballottaggio, o gli interessi economici intrecciati alla «grande impresa» che stanno uscendo allo scoperto. Ha l’alibi di chi ha gridato ai conti in rosso, e dello sbandierato ammontare della penale. E soprattutto del fatto che il famigerato parcheggio non è una sua iniziativa, ma un’eredità della giunta Veltroni.
Nella mia lunga vita di assessore e consigliere comunale, ho avuto più di una volta la sensazione che l’approccio della «macchina comunale» al traffico romano non sia il più felice, pesante nelle soluzioni … quanto approssimativo nei dettagli …
A Roma sopravvivono tecniche consigliate dai peggiori manuali degli anni Cinquanta …
L’idea che, per diminuire le auto parcheggiate per strada, occorrono più parcheggi ne è un corollario. Mentre sinora tutte le esperienze hanno dimostrato che è vero il contrario …
Oppure – a Roma – restano inutilizzati (basta visitare il famoso parcheggio del Gianicolo, ragione di una furibonda controversia giubilare di Rutelli contro il «signor no» La Regina) o sottoutilizzati (come lo stesso parcheggio – d’autore, firmato Luigi Moretti; e teatro di un evento culturale come Contemporanea di Porta Pinciana) …
Aggiungo che considero un po’ velleitaria l’idea, alla base del progetto, che i residenti del Tridente compreranno tutti un box nel nuovo parcheggio, in modo di poterlo liberare integralmente dalle macchine. E se non tutti facessero così? È il mercato, bellezza!
Dire di no al parcheggio potrebbe avere il valore liberatorio di rompere con l’illusione di risolvere una polmonite con l’aspirina …
La capacità che abbiamo di comprendere il senso della città, della sua storia e dei suoi monumenti, non è altro che lo specchio della nostra capacità di essere moderni nell’intimo, che è altra cosa dalla sua esibizione spettacolare …
E riprendiamo la «grande idea» di Petroselli per Roma – il centro archeologico e storico luogo della cultura – in forme meno banalmente tecniciste che far dipendere dal parcheggio del Pincio la pedonalizzazione del Tridente.”

Per il testo completo cfr.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/26-Agosto-2008/art10.html

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10 risposte a Per Roma … meno tecnica … più cultura …

  1. pinello berti ha detto:

    Caro Renato,
    I “periferici” che invadevano il C.S. durante “Massenzio” parcheggiavano decine di miglia di mezzi intorno al Circo Massimo, Aventino e Fori Imperiali.
    Ancora si parcheggia lungo le rampe dell’autorimessa firmata Moretti e collaboratori, pur di risparmiare il pedaggio. Residenze taroccate, truccate, di convenienza, hanno invaso intere zone a tariffa oraria e permesso a miglia di evitare il con-tributo dovuto per la sosta in Prati, Celio, Trastevere…
    Posso citare a decine città che hanno, anche in Italia, ottenuto soddisfacenti risultati: contro inquinamento ed ottenuto qualità della vita del pedone, realizzando autorimesse di scambio presso le stazioni della metroplolitana che è tale anche se in superficie. Il nodo sta dunque sull’ubicazione e costo della sosta. Si pagano cifre di decine di migliaia di Euro per automobili, decine di Euro per pienarne i serbatoi, pedaggi autostradali, ma nessuno vuole pagare il biglietto della sosta a tempo anche se equa, e che permetterebbe a tutti di trovare, a rotazione il posto auto e / o motore.
    In San Marino si è scavato nelle viscere del monte titano in profondità per undici piani per rimesse per Bus, auto e motori, con ascensori gratuiti ed abbonamenti vantaggiosi mensili per i residenti e afferenti per lavoro nel C.S. Dove invece è totalmente gratis, ad orario per mezz’ora, i “bottegai” occupano ogni giorno il 70% dei posti, semplicemente ruotando il disco orario a tempo. Controlli e multe elevate dalla Polizia Civile: di cento Euro ottengono rimostranze impopolari e dunque: il sistema che non funziona è proprio il parcheggio orario gratuito.
    I Bus a Roma non “volano” e seguono i ritardi dovuti al traffico delle auto, specie a causa di quelle che accendono le frecce di posizione e sostano anche ore ed ore in doppia, tripla fila.
    Se è inaccessibile il suo C.S. e non soltanto, la città non permette gli scambi e la frequentazione, dunque non funziona, se non per chi, da visitatore, ha tutto il tempo di salire sui Bus panoramici per i turisti. I taxi sono troppo pochi e rallentati ed esosi quando non abusivi e dunque a rischio.
    L’ultima trovata, pubblicata sulla stampa estera, con derisione, sarà quella di replicare i monumenti romani … così dislocati in periferia: improbabili Disney-lands, ridurranno l’afflusso in città si scrive…
    Da quando è entrato in funzione la rimessa per Bus dentro il colle del Gianicolo,
    il traffico presso San Pietro è divenuto accettabile, specie durante l’udienze dei mercoledì e/o santificazioni o durante il mezzogiorno dell’angelus della domenica.
    Da 60 anni, ogni anno, il numero di veicoli circolanti in Roma aumenta e di questi, in orario di lavoro nei giorni feriali, una forte percentuale dei transitanti sono di chi cerca la sosta ed è disposto a sanzioni pur di risolvere le proprie esigenze. Multe, infinite scuse, trucchi, sì… ma costo di un equo e diffuso pedaggio no !!!

    cari saluti,
    pinello berti
    Capalbio, maremma toscana

  2. isabella guarini ha detto:

    I parcheggi centrali sono effettivamente una contraddizione, perché attirano le auto, senza far diminuire il traffico e l’inquinamento. Inoltre, l’alternativa del trasporto individuale vanifica tutti gli sforzi per la realizzazione di trasporti pubblici su gomma e su ferro. Nel centro di Napoli, invaso da numerosi cantieri per la realizzazione delle linee metropolitane e tranviarie, si sono realizzati parcheggi superficiali nelle principali piazze e strade, quelli blu gestiti dalla Napolipark, che sottraggono spazio sia allo scorrimento del traffico sia alla vivibilità. Dirò di più che gli stanziali furbastri, per risparmiare, occupano abusivamente anche gli spazi accanto alle strisce blu, perché, ormai, dove c’è cantiere c’è abuso. Si ha ,dunque, l’impressione che la realizzazione delle infrastrutture per la mobilità siano solo un pretesto per “costruire” una città fantomatica, di cui non si conosce il progetto generale. È una delle città invisibili di Calvino, nella quale si distrugge di notte quello che si costruisce di giorno. Così anche la tela di Penelope.

  3. franco di monaco ha detto:

    “…per pienarne i serbatoi…”
    coniugazione: io pieno, tu pieni, egli piena, noi pieniamo, voi pienate, essi pienano” Cos’è il nuovo dizionario Devoto Oli, Capalbio Edizioni?

  4. sergio 1943 ha detto:

    Tanto per aggiungere qualche considerazione di stampo puramente accademico, come potrebbe fare uno studente posto di fronte al tema: proponi un parcheggio per alleggerire il traffico e la sosta in Centro Storico.
    1°) Mi convincerei che dobbiamo pur dare una risposta agli automobilisti (ormai lo siamo tutti! Una nuova specie di centauri con le ruote al posto delle zampe!). Non vorrei che, rispondendomi come la mia nipotina che, ai miei “no al gelato!”, “no alle giostre!”, mi aveva bloccato esclamandomi “Ma io sono piccola! Qualcosa mi devi dare!”, mi esclamassero “Ma io la macchina ce l’ho! Una possibilità di sosta me la devi dare! Anche vicino al Centro Storico!”
    2°) Mi sovviene il progetto che Paolo Portoghesi presentò per la nuova sede dell’Auditorium. Logicamente non mi sembra il caso di entrare nel merito dell’elaborato ma la localizzazione nel cosiddetto Borghetto Flaminio mi sembrò allora quanto mai felice: a due passi da Piazza del Popolo da cui distava quanto il vecchio e distrutto Augusteo, ben servita dalla fermata “Flaminio” della Metro A e dalla stazione della Roma Nord.
    3°) Rifuggendo da altre ipotesi più devastanti (Pincio!), mi pongo il tema che espropriando (cosa quanto mai difficile a Roma!) le varie attività artigianali e ricollocandole in un nuovo contesto più appetibile per loro (Tor di Quinto?) si libera una vasta area tangente alle C.S. dove posso ipotizzare un parcheggio multipiano senza necessità di ampi scavi se non quelli per salvaguardare, se c’é ancora, il basolato della vecchia via Flaminia e le tracce dei sepolcri che sempre accompagnavano le consolari.
    4°) Apro un concorso d’architettura sul tema e mi convinco che una architettura francamente moderna, frutto delle migliori menti, in questo contesto, di fronte al novecentesco Ministero della Marina, opera eclettica del Magni, nipote, guarda caso del Valadier, sia una coraggiosa operazione, degna di portare nuovi linguaggi al confronto con l’Urbe.
    5°) Il nuovo edificio-parcheggio (ho sempre presente il parcheggio di Riccardo Morandi a via Magna Grecia), non più alto degli edifici dintorno, andrebbe inoltre a definire il cannocchiale visivo verso la Porta del Popolo come l’infilata degli edifici di via XX Settembre mirano direttamente sulla Michelangiolesca Porta Pia. Il cannocchiale dell’antica Alta Semita é sgualcito ora dallo slargo con cancellata dell’Ambasciata d’Inghilterra. Contro tale manomissione, si ricorderà, si oppose con forza Bruno Zevi, ma inutilmente (é destino che le proposte più oscene abbiano sempre una corsia preferenziale, a differenza delle idee più coerenti!) Con il parcheggio su via Flaminia noi faremmo il contrario, chiudendo il buco sotto Villa Borghese
    6°) Poi….e poi tante altre cose da risolvere, come una passeggiata pedonale di accesso al centro, una “Couléè Verte”, tra l’edificio-parcheggio e la base della collina sotto villa Strolh Fern, ecc. ecc. Vedete voi, giovani virgulti!

  5. pinello berti ha detto:

    Mr. DiMonaco,
    Tra le motivazioni per il premio nobel a Dario Fo, si legge: … per la ricerca e l’impiego contemporaneo di espressioni, fonemi, categorie dialettali di lingue altrimente destinate all’estinzione.
    “Pienare” = riempire, fare il pieno, la si sente esprimere tra le colline amene della maremma toscana.
    Anche nelle Romagne mi diverte sempre ascoltare: arcaismi, espressioni dialettali; sono molto più colorate spesso dell’italiano.
    In Val Varàita, pendici del Monviso, si parla la Lang D’oc = Occitanìa.
    Ma DiMonaco…apprezzerà di più il francese ?

    ossequi,
    pinello berti
    al largo dell’isola di Montecristo,
    Arcipelago toscano

  6. pinello berti ha detto:

    Caro Giorgio,
    Bene fa, Vittorio Gregotti, sulle pagine centrali R2 CULTURA de “la Repubblica” del sabato 30 agosto 2008 (pag. 53), a spiegare: ” In margine ad un articolo di Ilvo Diamanti” (apparso sul numero di domenica 24 agosto 2008) che:” le città hanno perduto la loro misura”, a causa, secondo noi, della ubriacatura degli operatori nella “web-art & arch.” Una “net-art & arch.” priva, al netto cioè della cono-scènza e co-sciènza collettive.
    Mi ha fatto molta impressione la ri-mostranza della “Gregotti international”, (qualche mese fa), quando: in risposta alla dis-approvazione della committenza, per una intera parte di nuova espansione di una città cinese, si è dovuto, giustamente, dire che: gli architetti italiani non fanno più postmodernismi e architettura in stili italici storicizzati, come erronemante si aspetta certa cultura distratta, febbricitante, del “paese di centro”; bensì manufati della
    contemporaneità i cui stilemi si sono imposti in Europa un secolo fa.
    Lo spazio tra gli edifici non rientra nella ideologìa e non risulta tra gli obiettivi dei programmisti dei programmi c.a.d.
    Non sarà neppure possibile che la realizzazione faticosa di singoli, acuti, manufatti d’autore, possa, perdurante la domanda e mercato iper-anarco-liberista, trasformare le aree ai margini delle con-urbazioni territoriali.
    In Italia lunga e stretta, se si elidono le alpi e le zone, ormai abbandonate appenniniche e le isole che hanno storia tutta loro; le terre delle pianure sono e saranno sempre più consumate da particolarismi italici, da risentite ed aggressive rivalse di rimesse di e-migranti, di “real estates” che da una parte fanno lobby per e a supporto della politica, (con eventi culturali e finte programmazioni e/o riequilibri territoriali) e appena al potere, per rientrare dalle spese, consumano le aree appetibili, intercluse, lungo nuove strade, porti, aero-porti, stazioni.
    Perchè non si demolisce e ri-costruisce sessant’anni di edifici sbagliati ed obsoleti per funzioni, omissione di “garages”, errori di escursioni termiche dei materiali impiegati ?
    Piani di ri-progettazione e non espansione ha bisogna la “saturnia tellus”!!!
    Un novello Augusto sembra che gli italiani lo abbiano chiamato… ora occorre un Virgilio e nuove “Bucoliche” per veterani della mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona, e pentiti varii che si vogliano dedicare alla edificazione.

    cari saluti,
    pinello berti
    isola del giglio, castello
    arcipelago toscano

  7. sergio1943 ha detto:

    Mia figlia mi ha impostato un programma per cui, quando entro in Internet, mi appare immantinente sullo schermo “Europaconcorsi” Faccio sempre un pò di zapping nel sito per conoscere le ultime novità: Questa mattina sono sobbalzato sulla sedia! La prima immagine che mi é apparsa é relativa al progetto di Gregotti Associati su “Campidoglio due – la casa dei cittadini!”. Ma, dico io, stiamoci attenti quando facciamo i rendering! Osservate! La veduta della nuova piazza da Nord mostra al centro un imponente FASCIO come neanche nei progetti dell’Era Fascista. Io, che pure ho votato alle ultima amministrative per la presente giunta, mi sarei ben guardato da dare il minimo appiglio alla critica più feroce che si dà al corpo degli architetti: quello di osannare sempre, a volte mettendolo anche in imbarazzo, il Principe di turno.

  8. Pietro ha detto:

    sergio1943, in effetti l’effetto fascio littorio dovuto alla prospettiva fortemente di scorcio c’è, però in base alle date ho l’impressione che il concorso sia stato svolto vigente la precedente Giunta, visto che l’esito di questo progetto è del 3 giugno 2008, almeno così c’è scritto in Europaconcorsi.
    Ora suppongo che tra tempi del progetto, riunione della commissione, emissione del giudizio, con tutti quei progetti finalisti un pò di tempo sia trascorso.
    Certo, si potrebbe pensare alla scommessa di un ammiccamento ma, insomma, lo so che a pensare male si fa peccato ma ci si indovina quasi sempre però, almeno in questo caso, mi sembra che lei sia stato un pò troppo malizioso.
    Resta valido il giudizio generale sugli architetti, e non solo, che hanno la tendenza ad essere un pò troppo vicini alla politica.
    Ma che vuol fare, un quadro si può fare anche senza committente, ma il progetto di architettura lo richiede fortemente e allora…..
    Semmai è questione di stile, di forma ma nella sostanza è quasi inevitabile la vicinanza con il potere.
    Col pubblico i puri non murano e, spesso, neanche insegnano.
    Saluti
    Pietro

  9. gabrielemari ha detto:

    Non c’è nessun fascio… Non è che intendi la ciminiera?

  10. sergio 1943 ha detto:

    Ma é logico, ragazzi, che stavo scherzando! Scherzavo sul fatto che i renderings, pane quotidiano per voi, creati come sono da una intelligenza artificiale, danno a volte dei risultati inattesi e comici come questo che ho citato. Forse erano più controllati i disegni quando, il secolo scorso, ai miei tempi, venivano fatti con la riga, con la squadra, chiodo e martello. Chiodo e martello! direte voi? Ebbene, ero un giovane praticante in un importante studio quando viene chiamato a collaborare un architetto, conosciuto per la sua bravura a disegnare prospettive. Lo studio era stato incaricato di progettare un albergo a Roma da una importante catena multinazionale. Era necessario consegnare una prospettiva, la più bella e rappresentativa, per soddisfare le aspettative del cliente. Ero curioso di vedere all’opera il famoso architetto, sperando di rubare qualche suo segreto. Arriva (tipo simpatico!), si pone davanti al vetusto e onusto tavolo da disegno, stende un foglio bianco, riflette un attimo poi prende un chiodo e, con una bella martellata, lo pianta al centro del tavolo. Avevo visto o rivisto da poco il film “La tunica” e quel chiodo piantato su quel caro amico di lavoro, mi ha fatto l’effetto del chiodo piantato sul palmo della mano di Cristo Salvatore! Poi, nei giorni a seguire, le linee che partivano da quel fuoco chiodato sono diventate magicamente le matrici di un disegno più bello del vero!

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