Da Valadier … agli Stalker … dal Pincio al Casilino … è tutto un gran casino …

Sergio Marzetti ci manda questo generoso affresco romano …

“Quanto sei bella Roma quanno é sera!” Se…! ‘Na vorta! Quanno er principe Borghese regalava ar Comune la villa de famija co’ annessi e connessi! Statue, fontane, laghetti, siepi de bosso, aiole, viali che venivamo da tutta la città, tanto più piccola allora, ad ammiralla e godessela. Mo’ é ‘n pò marconcia ma fà sempre la sua discreta figura. Ar Pincio ce portavano a vede’ Purcinella e a fa’ lezioni de storia colli bbusti dell’ommini ‘llustri e mo’, siccome er Valadie’ nun poteva esse’ lassato ‘n pace, lo sventramo. Artrettanto belle e discrete erano Villa Celimontana, Villa degli Scipioni, villa Sciarra co li pavoni, amorevolmente curate dar Governatorato e dalli cittadini (mo’ le papere de li laghetti se le magnano l’affamati!). Artre ville erano tabbù! Villa Doria-Pamphili, Villa Ada, Villa Torlonia, l’unica fortunatamente ancora tabbù! Poi so’ arivati gli splendidi anni della democrazia partecipata ed é stato tutto ‘n frega frega. So’ bastate du’ notti perchè a Villa Doria- Pamphlili, divenuta pubblica, venissero rubbati a mazzate i bassorilievi delli sarcofagi e in una settimana le partitelle a pallone distruggessero li parterre d’erba. Villa Celimontana era divenuta un serf-servis de’ marmi e freggi, via Appia se riempì de copie de bassorilievi tanti erano stati quelli arubbati. Quanno ce se cominciò a chiede’ chi fossero li ladri se scoprì anche le Brigate Rosse rifornivano er mercato clandestino vennenno capocce e bbusti. La città cresceva, cresceva e ar sor La Regina nun parve vero de blocca’ le indicazioni der P.G.R. der ‘62 co’ l’innicazione de costrui’ lo SDO all’aeroporto de Centocelle e volle destinallo a Parco Archeologgico. Cazzo! Quasi ducento ettari de verde per Tuscolano, l’Appio e er Casilino! Aoh! c’erano du ville ‘mperiali anniscoste sotto tera da sarvaguarda’. Vabbe! Azzeramo la granne idea de sposta’ li ministeri sull’Asse Attrezzato! Cedemo all’Aeronautica bbona parte dell’area! C’avremo ‘n pormone verde che manco er Central Parche! Aricorcazzo! Tutti li margini dell’area erano occupati da sfasciacarozze, campi nomadi, campi giudizziari, campi de carcio, rimesse de’ roulotte. Sor Rutelli, ortre la cazzata dell’Ara Pacis, se ‘’nventò che primma de realizza’ er Parco lo doveva circonna’ co’ ‘n’immensa cancellata. Tanto je stavano ad ariva’ ‘n sacco de’ sordi per Giubbileo e quarcosa ce doveva fa’. Accussì mo’ sfasci, zingari, rimesse e campi de pallone so’ protetti da una cancellata che in alcuni tratti é stata smantellata dall’imbriachi che de notte ce vanno a sbatte’ co’ la machina e dall’artra parte dalli zingari che, se je serve ‘n pezzo de fero, ce l’hanno li a portata de mano. Intanto li cittadini der Tuscolano e de Centocelle sbavavano a guarda’ quer ben de DDio. Chi cazzo c’annava? ce stavano le mute dei cani randagi delli campi nomadi, nun c’avevi ‘n posto dove piscia’, dove prenne ‘n caffè co l’amichi. C’era stato ‘n concorso ed eravamo andati ar Palazzo de l’Esposizione a vede’ li proggetti: Che meravija de disegni! Laghetti, viali, ‘gni ben de DDio! Cazzo! questi ce considerano come li fortunati che abbitano a via Veneto, alli Parioli! Cor cazzo! Dar 1978 abbito ar quartiere de Quaroni sulla Casilina e’gni ggiorno che vado a lavora’ passo davanti a montagne de ferraja che’gni tanto pijano foco come er foco s’arza da li campi quanno li zingari c’hanno rame bastante, rubbato da le linee elettriche e da li discendenti pluviali, pe’ realizza’ co’ lo squajo er reddito. Quarcosa a parole se move sempre! Costeno tanto poco le parole! Ripuliremo l’area che diverrà er Parco de li nostri sogni! L’abbitanti de Centocelle hanno anche progettato ed esposero in un locale de Piazza de li Gerani un ponte pedonale ‘n legno pe’ supera’ indenni la Casilina. Ero stato a fa’ er turista a Madridde e sulla strada pe’ l’aeroporto avevo ammirato i lavori che li spagnoli, poverini tanto più aretrati de noi penzavamo!, stavano facenno pe’ realizza er Parche Juan Carlos Primero: vialetti ancora imberbi, piante ancora piccoline ma sculture e artri segni mostravano esaurientemente le linee der proggetto. Invece qui che cazzo succede? Gnente! Li sfasci stanno sempre là e quarcuno, nun avenno ‘n cazzo da fa’, ignaro de ogni regola, cor che se dà ‘na bella lezzione de senso civico a quelli che dovrebbero diventa’ li novi cittadini, costruisce ‘n mezzo all’abbusi ‘n’artro abbuso come je pare e piace e, siccome l’autori so’ come ‘na partita de ggiro o, mejo, come l’attori dell’eterna Commedia all’itajiana, l’Autorità pubblica, quella stessa da cui c’aspettamo che realizzi le promesse der nostro parco, invece de murtalli, li chiama alla Biennale a mostrà’ ‘na baracca abbusiva! Aoh! A sto punto é mejo che alla Biennale ce porteno “l’elegante” manufatto, visto in un documentario televisivo, che ‘no zingaro der campo der Casilino 900 s’è costruito co li sordi che ha realizzato cor commercio dell’auto usate (sic). Armeno scopriremo “in corpore vili” quali sono li gusti e le reali aspirazioni abbitative di un’etnia che abbiamo il dovere di ascoltare e non il diritto de trasmette’ loro le nostre velleità architettoniche.
“….li stornelli , le serenate nun canti più! Er progresso t’ha fatta granne ma ’sta città nun é quella che se godeva tant’anni fa….”

Che dire? …
questa è Roma …
di ieri …
di oggi …
di domani …

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11 risposte a Da Valadier … agli Stalker … dal Pincio al Casilino … è tutto un gran casino …

  1. marco ha detto:

    “affresco” semplicemete banale e superficiale…
    ma…?
    Poveri noi…

  2. sergio 1943 ha detto:

    Scusi, Marco, se il mio intervento ha fatto digrignare di sdegno la sua algida sensibilità. Il mio intervento non meritava tanta attenzione; voleva soltanto esprimere in maniera ironica (e l’uso del dialetto lo confermava) le offese e le ferite che un semplice cittadino romano ha dovuto sopportare in vita sua, assorbendole come tante chiodate inferte nelle sue carni. La sua reazione mi fà pensare che lei o non é romano e non ama questa città, o vive segregato in un suo mondo astioso e superbo, o che la sua algida sensibilità, invece di albergare nel suo cuore e nella sua mente, alberga sotto le sue scarpe. In questo caso le consiglio di stare attento quando, chiuso nei suoi foschi pensieri, se ne va a zonzo: le nostre strade, ulteriore segno di una civiltà mai raggiunta, sono lastricate di cacca di cane!

  3. marco ha detto:

    Lei si commenta da solo… ribadisco banale

  4. sergio1943 ha detto:

    lei si conferma da solo…ribadisco anale

  5. marco ha detto:

    Mi dispiace per lei, signor sergio 1943, le confesso che mi fa tristezza vedere delle persone così arrabbiate con il mondo e poco propense all’analisi delle cose.
    Poi faccia come vuole, si irriti pure, è un suo problema. Comunque si chieda il perchè di tutto il “male” che la circonda, delle “chiodate” che la infliggono, degli orribili quartieri quaroniani, aymoniani… e per cortesia, vuole essere un consiglio… non faccia alla maniera italiana… cioè dar sempre la colpa agli altri per tutto quel che succede.

  6. sergio 1943 ha detto:

    Vabbe’, sor marco (coincidenza: mi’ madre, donna de cchiesa, me voleva chiama’ come l’evangelista, mi’ padre, omo fieramente communista, se impose dannome un nome russo) se semo diveriti abbastanza. Io volenno scrive, si pparva licet, una semplice “pasquinata”, lei risponnennome cor ditino arzato. Lei de Roma e de li nostri usi nun sa ‘n cazzo artrimenti saprebbe che le pasquinate nun nascono da le incazzature contro ll’urbi e ll’orbi, che sarebbero robba de poco spessore, robba da rissa de ostaria, ma da lo sdegno, che, sarv’ognuno, pe’ ‘n romano nun po’ esse universale ma sempre co ‘n bersajjio ben preciso se nno te lo sbatti, da lo sdegno, dicevo, de vede’ che, hicche et nunche, in questa martoriata tera dove er dorce “sì” sona, o riuscimo a schifa’ le bbone idee e se ne ‘nventamo de pessime. Mentre io mi sdegno pe’ le cose che me ‘ndignano lei, argido come er cornetto che compravo alla nipotina ar mare, analizzi, analizzi pure, spacchi pure er capello ‘n quattro. Intanto er monno ce scapperà da sotto li piedi perchè chi po’ ce l’avra’ tirato via come ‘ tappeto e le tracce che lasseremo saranno soltanto delle strisce bbavose de lumaca. Ma ppoi, che ce frega! A la fine saremo tutti morti!
    Bbona estate e a non più risentilla!

  7. manlio barbetti ha detto:

    complimenti a Sergio Marzetti che è riuscito ad inserire anche tocchi di poesia, come la citazione del teatrino dei burattini al Pincio. Come fare a rivedere villa Borghese e le altre ville così come erano? Impossibile. Anche con un governatore
    simile a quelli che funzionavano al tempo del fascismo.Io, al tempo del governatore, sono finito a via dei Sabelli ( dove era il Tribunale dei minorenni) per avere scritto qualche parola sul piedistallo di una statua al Pincio. Ma c’erano allora le “guardie verdi”. Adesso, dopo anni dall’inizio dei lavori per il parcheggio, non si riesce ancora a vedere pubblicato un progetto adeguato, cioè completato da disegni capaci di farci vedere come saranno le cose a lavori finiti. Sarà ancora possibile,p.e., avere il gazebo per i concerti? Per ora abbiamo l’ACEA che insidia la valle dei platani.

  8. sergio 1943 ha detto:

    Caro Manlio, si figuri se possa solamente avere nostalgia del governatore e di chi lo nominò. Dico soltanto, in maniera banale e superficiale, che ancora me la ricordo la Roma cui avevano messo mano archeologi, architetti, giardinieri fin dai tempi di Nathan. C’erano state anche le demolizioni, certo, le deportazioni in borgata…Che possiamo dire, storicizzando banalmente e superficialmente il nostro passato? “E’ stato il Novecento, bellezza!”? Io, per la deformazione indottami dagli anni passati a Valle Giulia, mi ritengo solamente (come si può dire in maniera politicamente corretta? Lasciamo stare “architetto”! Su questo blog oramai ci si lancia il feroce epiteto: Lei é un architetto! come se si volesse dire: Lei é ‘n fijo de ‘na mignotta! o, se ci si vuole esprimere in forbito italiano: Lei é un mafioso! o, complimentandosi a vicenda: Lei é un incompetente!) un tecnico, un operatore estetico e, così come un medico, pardon!, un operatore della salute, notando il mio pallore e le mie occhiaie, mi dice: Lei non sta mica tanto bene!, posso dire, guardando la mia città: Lei non sta mica tanto in salute! Poi capita di viaggiare per il vasto mondo e vedi che non é necessario essere un dittatoriale governatore perchè chi si assume la responsabilità di guidare un organismo urbano affermi la sua dedizione al benessere dei cittadini. Ti poni i tuoi perchè offrendo le briciole ai passeri nel Parco del Buon Ritiro, osservando che le anatre nuotano sempre a Central Park, ascoltando l’allegra marcetta di una banda a Saint James Park, gustando una fetta di Sacher seduto nella Gloriette di Schonbrunn, guardando i bambini che giocano con le barchette alle Tueleries. Certo! Non sei un ingenuo! Sai che per ogni dove, ben nascoste, ci saranno periferie e angiporti. Proprio perchè non sei un ingenuo sai che anche questo fà parte ineliminabile della patologia del vivere. Il fatto é che a casa tua vedi soltanto patologie! Analizzi, analizzi e non sai dare una risposta esauriente alle tue domande se non quella, banale e superficiale, che noi tutti, governanti o governati, docenti e discenti, vuoi per la nostra idolatria verso vuote ideologie, vuoi per il nostro “particulare”, vuoi per il rifiuto del duro e onesto lavoro, non siamo stati all’altezza, depauperando allegramente e sconsideratamente il nostro retaggio.

  9. marco ha detto:

    vabbè… allora me tocca da scoprì l’artarini… sor sergio… io nun solo so Romano… ma so più romano de tutti li romani… so nato ar gemelli… ho vissuto n’pò da tutti li pizzi e pure davanti alle case der sor quaroni, ar pigneto, a tor pignattara…so passato pure da li pizzi de prati… ho piato de striscio er centro poi a pisana… e mo m’aritrovo verso bravetta… da li pizzi der vecchio residence roma… “Chi se ne frega!” direte voi… giusto, ma le dico questo… pe falle capì che roma n’pò a conosco. vabbè… Pure a me me sta a core sta città… e pe lei vorrebbe quarcosa de mejo… Comunque ognuno la pensi come je pare… io c’ho l’idee mie.
    In fine, sor Sergio… je vojo consija na canzone… certo co pasquino e le pasquinate c’entra poco…ma le dovrebbe da piacè… “mamma roma”, dei recycle, cantata da remo remotti.

  10. Cristiano Cossu ha detto:

    Grande Remo! …abbiamo disegnato diverse tesi ascoltando a ripetizione quel brano… (110 e lode con pubblicazione, ovviamente :-)))
    saluti
    cristiano

  11. sergio 1943 ha detto:

    Mah, sor marco! e cche nun lo conoscevo Remo Remotti! Sarà che lei é ‘n romano de millanta generazzioni oramai arivato a conclusione, uno che Roma l’ha girata tutta, sarà pe’ ‘ste raggioni che je piace tanto ‘sto canto pasoliniano de dolore. Io so’ ‘n marchisciano d’origgine, romano solo de prima e quer canto, pur potente, m’ha commosso ma nun m’ha coinvorto. Mi’ madre e mi’ padre arivarono a Roma ner ’40 e loro, che venivano da ‘na frazzione de Fermo dove ancora se teneva l’urinale ner commodino, inorridirono quanno, volenno vive’ ner core de Roma, s’aritruvarono in una casa de via der Governo Vecchio, che adesso costerà mijjardi, dove er cacatore stava fianco a fianco cor lavello de la cucina. Scapparono, quei due marchisciani, come se drento quella casa ce stesse er morto e se posizzionarono fortunatamente a San Giovanni, ner ber quartiere ‘ncentrato, seconno la lezzione der Saint Just, su Piazza Re de Roma (possin’ammazzalli! Rutelli e compagnucci so’ riusciti a ‘ruvina’ puro ‘sta piazza cor Monumento a li Sette Falli!). Case sane, case iggieniche, case libberty, case der novo stile moderno, ‘n pò de barocchetto che nun guastava, du’ o tre parchi ne li dintorni, quattro passi ‘n più e te aritruvavi a fà ‘r bagno ne la marana de la Caffarella, la magnifica Basilica der Galilei co’ li luminosi interni der Borromini, gente operosa e onesta, mi’ padre meccanico ch’aggiustava li motori, mi’ zzio “Armi e caccia”, er falegname sotto casa che cominciava de mattina a fà ronza’ la sega, zzio Romolo fruttarolo ar mercato de via Cerveteri, quello che poi se spostò ne la nova sede de via Magnagrecia, opera de Riccardo Morandi, lo zzio Romolo, communista, che venne preso e portato a via Tasso, je strapparono le unghie e lo gonfiarono de botte, tanto che l’amichi che l’incontravano nun lo riconoscevano e je chiedevano:”Ma chi sei? Romolo?”. Questa é la Roma che m’ha formato, che m’ha ‘ndotto ad ama’ l’architettura. Poi uno pò puro canta’ l’inferno, anzi li canti più belli so’ proprio quelli che canteno le disgrazzie: ‘gni disgrazzia è ispirazzione pe’ ‘n canto mentre la felicità pò so ispira’ “T’amo, o pio bove!”. Lo sapeva “Romolo” Balzani, l’hanno portato avanti “er discorzo “Remo” Remotti, Franco Califano, Renato Zero. L’architetto bbono pija da tutto ma nun pe’ questo me debbo augura’ che Valle Giulia, visti li risultati a inzegna’ Composizzione, Storia e Costruzzioni, pe’ pijja centodieci e lode deve diventa’ er Conservatorio de la Musica Popolare.
    P.S. Ma poi Remo ch’ha trovato ‘n Perù? Quello che lui come artista cercava (questa é la tabbe de chi se dichiara artista) nun l’avra’ trovata manco se annava ‘n culo a la luna! Quarcun artro é rimasto a Roma e ha trovato puro lui l’ispirazione de quarche idea sbattenno la testa ar muro de casa sua!

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