L’Angelo … della Storia …

Filippo de Dominicis, in riferimento ai numerosi commenti relativi alla recente Lectio eisenmaniana ci manda queste sue, quanto mai opportune, osservazioni:

“dai, basta co ste palle!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!eisenman ha fatto la storia dell’architettura cosi come benjamin baudrillard e deleuze hanno fatto la storia della filosofia…non capisco proprio di cosa stiamo parlando!e con quale supponenza?!?!

« C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera »

anche questo per qualcuno sarebbe continuo “sforzo di decifrazione dell’indecifrabile”?!?!!?eppure quanto aveva ragione?!?!?!”

grazie … Filippo …

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20 risposte a L’Angelo … della Storia …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Mah… Sia permesso almeno un lecito dubbio su chi ha fatto la storia dell’architettura (su quella filosofica non sono abbastanza preparato) e chi no. Eisenman, a mio parere, è più uno studioso delle implicazioni geometriche e pseudoproporzionali delle procedure di deformazione architettonica, che un architetto. Ad altissimi livelli, non lo nego; e infatti è un ottimo teorico e studioso della disciplina. Ma se penso ai suoi progetti non riesco a riconoscergli la grandezza che gli riconosci tu. Ricordo ancora la sua proposta per la chiesa di Tor Tre Teste, nel concorso ristretto vinto da Meier, come uno dei progetti più inconsistenti e di puro formalismo decostruttivista mai visti.
    Sulla citazione di Benjamin, come saprai, hanno “campato” per anni centinaia di docenti di architettura italiani e no, usandola come pezza d’appoggio per tutto e il contrario di tutto. Quindi, certo, se vuoi la puoi mettere anche tu nel calderone :-)
    saluti
    cristiano

  2. Davide Cavinato ha detto:

    Volevo intervenire sul post apposito, ma non ne ho avuto il tempo. Non potrei essere più d’accordo con Filippo De Dominicis. E direi che non c’è molto altro da aggiungere.

  3. memmo54 ha detto:

    Un conto è fare la storia sulle “rivistine” dedicate agli “architettini”, sulle pagine dei supplementi dedicate agli sfizi delle signore (… absit iniuria verbis..), un conto è fare la Storia con la “S” maiuscola….
    Carneade… chi era costui ?….

    Saluto

  4. Davide Cavinato ha detto:

    Dirò di più. Quando mi riferisco alla poca consapevolezza che viene dall’università, e della poca consapevolezza, o forse è meglio definirla sbrigativa faciloneria, della media degli addetti ai lavori, mi riferisco proprio a questo. Se leggessimo un po’ di più e ci baloccassimo di meno con baruffe e baruffette sul chi detiene la verità asssoluta, forse le cose andrebbero un po’ meglio.
    Senza offendere nessuno, beninteso. Se qualcuno poi si offende, pazienza. Gli passerà.
    Saluti

  5. vilma torselli ha detto:

    Bella la citazione del pezzo di Benjamin, molto suggestivo, per il resto non condivido nulla: dire che Eisenmann ha fatto la storia dell’architettura mi pare assolutamente prematuro, oltre che discutibile, ed affermare che Benjamin Baudrillard e Deleuze hanno fatto la storia della filosofia mi sembra una vera e propria panzana.

  6. Pietro Pagliardini ha detto:

    La supponenza è tutta di quegli architetti che suppongono che il loro lavoro sia così universale da riuscire a far digerire ad altri architetti, che abboccano, le palle!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! che si inventano per spiegare ciò che, se fosse così universale, non avrebbe bisogno di tante contorcimenti verbali, verbosi e decisamente pallosi.
    Quanto al passare alla storia dell’architettura ho l’impressione che qualcuno abbia perso la percezione del tempo storico che non si risolve in dieci riviste mensili e il dubbio sull’eventuale e non scontato giudizio storico, perchè c’è in ballo anche l’ipotesi “oblio”, rimarrà a me e a tutti noi perchè ci supererà.
    Constato, inoltre, che in questa discussione, molto produttiva per alimentare il mito, è sempre assente il giudizio sull’opera del sommo. Manca, in sostanza, l’oggetto, dal quale io mi astengo totalmente perchè non interessato; chi l’ha proposta, invece dà tutto per scontato, essendo appunto interessato al mito.
    A proposito…..Angelina Jolie ha avuto due gemelli ed è molto contenta e sono contenti anche i suoi fan-club. Tra l’altro l’Angelina ha girato anche qualche film.
    Saluti
    Pietro

  7. manuela marchesi ha detto:

    L’angelo ha ragione a voltare le spalle al futuro che, col frastuono del caos lo sta precipitando fra le sue macerie.
    Ma noi tutti, che angeli non siamo, ma siamo quelli che anche nei gesti quotidiani creiamo il futuro, noi abbiamo il dovere verso noi stessi di sapere a cosa stiamo andando incontro.
    La superficialità abituale con cui ci accostiamo all’informazione ci fa perdere di vista i nodi che ci stanno stringendo da tutte le parti.
    Si sta apparecchiando un nuovo conflitto contro chi, stavolta l’Iran, fa quello che altre nazioni fanno senza che l’Occidente abbia fremiti.
    In Sudan si vuole smontare un governo pessimo per appropriarsi, l’Occidente, delle ottime risorse di quel Paese, respingendo poi i disgraziati che arrivano, quando e se arrivano, a sbarcare sulle nostre opulente spiagge…
    Il clima sta facendo delle bizze di avvertimento se non di impazienza, mentre il mondo si refrigera con gelide arie condizionate che infuocano le già infuocate città.
    E noi che si fà? Copriamo gli spazi interstiziali degli edifici con cupole di vetro o altro materiale trasparente, dove nessuna anima creata si azzarderebbe a passare senza l’aiuto della “climatizzazione”…
    Togliamo alberi per fare posto a tavolini e servizi di ristorazione di pregio e, per pavimentazione, una bella spianata di cemento bianco, ma con vaghe pendenze di scolo acque (Casina Valadier al Pincio: piazzale dell’ingresso principale) O non li posiamo laddove ci starebbero come una manna (Rondone, ti capisco…).
    Ci si diverte persando che nuovi materiali e tecnologia “d’avanguardia” siano in grado di risolvere tutto, superando anche la necessaria prudenza nell’uso di ciò che ancora non ha passato l’esame del tempo.
    Vogliamo vivere passando da una bolla trasparente all’altra usando il respiratore per traversare la strada?
    O vogliamo capire che si potrebbero adottare antichi, e collaudati dall’uso, sistemi per evitare l’abuso di supporti tecnologici che ci stanno rovinando a tutti?
    Il coraggio sta in un nuovo approccio a materiali oggi detti “vecchi”, e penso al mattone, principalmente al mattone quello vero. La pietra no, perché lo scempio delle nostre montagne è già vasto e devastante…
    Non si tratta di essere “vecchi”, ma di essere attuali, almeno nel pensiero, perché purtroppo la pratica deve fare i conti con le ingorde leggi della speculazione.
    Ma almeno il pensiero, almeno la consapevolezza, almeno la circolazione delle idee…

  8. Cristiano Cossu ha detto:

    —Si sta apparecchiando un nuovo conflitto contro chi, stavolta l’Iran, fa quello che altre nazioni fanno senza che l’Occidente abbia fremiti.—
    Manuela, un conflitto sarebbe terribile, sono concorde, ma non mi risulta che nazioni nucleari come Francia, Usa, Russia o Cina o India minaccino ogni giorno la distruzione di Israele. Se fossi israeliano, credo che proverei a difendermi prima di scomparire dentro un fungo atomico.
    Sui mattoni e sul resto sono d’accordo…
    saluti
    cristiano

  9. filippo de dominicis ha detto:

    francamente il concetto di storia come fenomeno di conoscenza “morto”, non mi appartiene. appartiene a chi ancora parla di celebrazione del mito. qui non si vuole celebrare nessun mito, ma riconoscere un ruolo a chi lo ha, all’interno di un progetto storico. non ho idea di cosa significhi Storia, ma credo nella capacità di essere testimoni del presente, dell’attuale, del contemporaneo. in questo senso, capacità di fare la storia. e credo che per fare storia non si debba giudicare esteticamente il singolo oggetto, nè la singola pubblicazione: a loro modo, personaggi come lauger, francesco milizia, durand, hanno fatto la storia (e chissa se per memmo54 anche la Storia, visto che forse lui ragiona come loro…), senza lasciarci opere costruite…
    p.s.: poi pietro mi spiegherà un giorno come il suo concetto di contemporaneità possa fondarsi in maniera esclusiva sulle “dieci riviste mensili”…

  10. pi ha detto:

    Il tono è ormai così colto che non è proprio il caso di intromettersi, l’unica cosa che uno che non se ne intende può umilmente chiedere è questa: qualcuno di voi ha visto, per esempio, il condominio IBA costruito dove c’era il Check Point Charlie, magari a qualche anno dalla sua realizzazione? Oppure la fermata degli autobus ad Aquisgrana? Non pensate che l’essenza di questo mestiere alla fine risieda esclusivamente nella dura realtà della cosa in carne ed ossa? Comunque complimenti per le dottissime citazioni (baudrillard e deleuze), in fondo sono queste cose che distinguono gli architetti da tutto il resto.

  11. Pietro ha detto:

    Filippo, forse mi sono spiegato male io ma non volevo affatto fondare la contemporaneità (che francamente mi sembra significhi molto poco) su dieci riviste.
    Volevo solo sintetizzare, e non ci sono riuscito evidentemente, il fatto che non è con qualche pubblicazione sulle patinate riviste di moda architettonica e di moda (maschile e femminile) che un architetto passa alla storia.
    Quanto al fatto che Eisenman sia contemporaneo e faccia parte della contemporaneità è un fatto puramente temporale. Come è contemporaneo Krier, come sei contemporaneo te e come lo sono io e il prof. Muratore.
    Non comprendo, e lo dico senza alcuna ironia, la categoria “contemporaneità” come un giudizio, un valore, una dato di merito o di demerito.
    Come dice Lucien Steil, la modernità è solo “essere qui, ora”.
    Pietro

  12. Biz ha detto:

    E’ normale che, a proposito di Eisenmann, si sia finiti a parlare di Storia (con la maiuscola)
    Quello che percepisco di più, quando leggo Eisenmann è proprio il suo ragionare in funzione di una Storia; lo stesso concetto di “postmoderno” presuppone in sè questa Storia.
    Sono convinto che questa nozione di “Storia” sia essenzialmente un idolo, un moloch, da abbattere. Che non faccia altro che perpetrare sacrifici umani (a volte, non solo metaforici).
    Ci siamo noi, e le cose. Nel presente. Le cose che sono rimaste del passato sono oggi, qui, ora, presenti a noi.
    Così, noi dobbiamo fare cose non per la Storia, ma per noi, qui ora, presenti a noi. Solo la presenza, essere al presente, ti collega al passato, e al futuro.
    Non una nozione astratta di Storia.

  13. Biz ha detto:

    In questo senso, non sono affatto d’accordo, anche se potrebbe parere di no, con De Dominicis, quando dice “non ho idea di cosa significhi Storia, ma credo nella capacità di essere testimoni del presente, dell’attuale, del contemporaneo”.
    Perchè il dire “testimoni” significa appunto riferirsi ad una Storia come moloch, un dio muto cieco e sordo. Condiziona già il nostro essere presenti secondo un dover essere che si suppone essere già scritto altrove (ma appunto, non si sa dove e come : “non ho idea di cosa significhi Storia”)

  14. Cristiano Cossu ha detto:

    —Non comprendo, e lo dico senza alcuna ironia, la categoria “contemporaneità” come un giudizio, un valore, una dato di merito o di demerito.
    Come dice Lucien Steil, la modernità è solo “essere qui, ora”.—

    Questa te l’appoggio.
    saluti
    cristiano

  15. pasquale cerullo ha detto:

    Cristiano, Lucien Steil avrebbe così detto una grande stupidaggine, perché la modernità non è contemporaneità.

  16. vilma ha detto:

    Credo che il testo giusto sia, parzialmente, questo:…… La contemporaneità non é una qualità, non é uno stile, non é una religione, non é una saggezza, non é un’abilità, non é una estetica, non é una promessa, non é un ideale e neanche una delusione!
    Quello che é semplicemente la contemporaneità, é il fatto di essere qui, adesso!
    La contemporaneità qualifica soltanto il momento nel quale viviamo…

  17. alfredo ha detto:

    il concetto di FAMIGLIE SPIRITUALI di focillon :
    ….ogni uomo è innanzi tutto contemporaneo di sè stesso e della sua generazione, ma è anche contemporaneo del gruppo spirituale di cui fa parte. ancor più lo è l’artista, perchè questi avi e questi amici sono per lui non ricordo, ma presenza. stanno tutti innanzi a lui, vivi come non mai. ….

    dalla prefazione de “la costruzione logica dell’architettura ” di g. grassi.

    p.s. grazie per la stupenda “angoscia” di p. klee

  18. Pietro ha detto:

    Errata corrige: Pasquale Cerullo, la grande stupidaggine l’ho detta io, non Lucien Steil.
    La citazione esatta è quella di Vilma e come si vede non c’è confusione tra modernità e contemporaneità.
    Pietro

  19. Lucien Steil ha detto:

    ho scritto anche che la modernita no e il contrario di tradizione e che tradizione e che la modernita non e la stessa cosa che modernismo. intanto mi concentro adesso piuttosto su dei argumenti di sostenibilita e di ecologia.
    cordiali saluti
    lucien

  20. manuela marchesi ha detto:

    Le considerazioni di Lucien Steil sono attualissime perché dànno il senso reale della contemporaneità che vive il suo tempo e non i sogni di mettee a tutti i costi una pietra miliare da qualche parte: “il mio grattacielo è il più grande”, “La mia nuvola è la più creativa”, “Le mie curve architettoniche sono più curve di tutte le curve”… e si potrebbe continuare a lungo.
    E bene fa Lucien Steil a concentrarsi su sostenibilità e ecologia, considerando che in fondo la Terra è una soltanto, e l’architettura è uno strumento che può cambiare la mentalità della gente.
    Basta pensare all’uso che ne ha fatto il regime fascista e altri totalitarismi per rendersene conto.
    Preciso che non mi riferisco agli architetti del ventennio e degli altri “ventennii”, (molti i maestri e le teste pensanti), ma al messaggio che veniva dato specialmente con le opere pubbliche. Quindi c’è anche da chiedersi, progettando, quale società si sta progettando.

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