Niente di nuovo … sotto la mole … Eco-metropoli … post-consumista …

“Per un nuovo modello di sviluppo che si riconcili con la natura e la tuteli in una nuova alleanza.
Per una società post consumistica che rimetta al centro dell’attenzione i valori primari dell’umanità.
Per ridefinire i contorni della modernità affinché ristabilisca l’armonia con i cicli della natura.
Per un’architettura che si faccia interprete della natura, che difenda e valorizzi la biodiversità declinata a tutti i livelli: estetica, etica e politica …” questi in sintesi i contenuti del megacongresso architettonico conclusosi nei giorni scorsi a Torino …
Questo il messaggio contenuto nell’appello lanciato dal Manifesto del Congresso che raccoglie e sintetizza il dibattito sviluppato nei tre giorni dl Congresso …”

Ecco quindi il testo completo del Manifesto del XXIII Congresso Mondiale UIA Torino 2008:

DALLA CRISI DI MEGACITY E DEGLI ECOSISTEMI
VERSO ECO-METROPOLI E L’ERA POST-CONSUMISTA


“Non possiamo risolvere i problemi se non abbandoniamo il modo di pensare che li ha creati” (A. Einstein)

La crisi di megacity e degli ecosistemi: l’insostenibilità del paradigma meccanicista e del mito dello “sviluppo illimitato”.
Dal dopoguerra la terza rivoluzione industriale fondata sull’onnipotenza della tecnoscienza, l’energia atomica, l’automazione, l’informatica, ha ristrutturato l’intero ciclo produttivo in senso post-fordista, liberando l’umanità dal lavoro manuale. Questa rivoluzione ha spinto impetuosamente verso la globalizzazione, la società massificata, l’economia consumista e le megalopoli determinando la più grande espansione demografica, economica e urbana della storia. Tale crescita esponenziale è resa possibile da un modello di sviluppo che considera la Natura come una riserva illimitata. Ma la travolgente transizione dall’era tardo-industriale a quella postindustriale ha creato anche problemi ingovernabili. Essi giustificano l’invettiva di F. Ll.Wright: “la vecchia città capitalista non è più sicura. Significa assassinio di massa” in The living city (’58), modello organico di città alternativo a quello astratto della Ville Radieuse (L.C., ‘25). Oggi l’inaudito sviluppo post-industriale è giunto al punto da sconvolgere i cicli bioclimatici e l’ecosistema planetario. Questo ha rivelato l’insostenibilità del paradigma meccanicista su cui è fondato lo statuto funzionalista codificato dalla Carta di Atene (‘33). Tale insostenibilità si manifesta attraverso patologie sempre più allarmanti che non possono essere più rimosse, minimizzate o ignorate dalle istituzioni, riassumibili nei seguenti fenomeni:
1. L’esplosione della bomba demografica.
2. L’espansione permanente delle megacities e delle galassie megalopolitane.
3. L’onnipotente sviluppo post-industriale, la globalizzazione mercatista e il controllo planetario delle risorse.
4. La mutazione genetica post-fordista della produzione, della società, della metropoli.
5. La globalizzazione di infrastrutture, mercati e sistemi urbani in un’unica weltstadt “infinita e senza forma”.
6. L’”Impronta ecologica” della città planetaria oltre i limiti della Natura.
7. La distruzione progressiva del Patrimonio Storico e delle comunità tardo-antiche.
8. Il consumismo come acceleratore esponenziale della produzione: la sua metamorfosi da vizio a virtù.
9. L’apogeo e il tramonto dell’era dei combustibili fossili: il conflitto per il dominio mondiale delle energie.
10. La crescita vertiginosa di rifiuti, inquinamento e effetto serra: l’ecocidio planetario.
11. L’autoreferenzialità dell’architettura nella società consumistico spettacolare. Queste patologie sono giunte a un livello di pericolosità tale da minacciare la sopravvivenza del pianeta! Ormai le “cose” si ribellano alle “parole”, i problemi sfuggono alle tesi elaborate per governarle.
Intanto la sinergia tra tecnocrazia, economicismo e mercatismo ha continuato a ignorare l’ecocidio planetario in atto svelato e denunciato, dagli anni ‘70 in poi, dalla nuova visione sistemica del mondo. Essa ha evidenziato che il pianeta, in quanto ecosistema “vivente” in equilibrio autoregolato, non può più essere governato da tali principi e dalla politica del laisser-faire laisser-passer sempre più indifferenti alla gravità della crisi ambientale, energetica e metropolitana, pervenuta ad un punto di rottura. Oggi l’UIA, nel 60° anno dalla fondazione – in continuità con la Carta di Machu Picchu (’77) “revisione antilluministica della Carta diAtene” (B. Zevi) e con le Dichiarazioni del Messico (’78),Varsavia (’81), Chicago (‘93) – assume le sue responsabilità di fronte a tali sfide, contribuendo a elaborare strategie alternative, ad ampliare le competenze interdisciplinari, a formare su tali tesi gli architetti del futuro.
Questo, nella consapevolezza che: “non è perché le cose sono difficili che noi non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili” (L. A. Seneca).

II°
Non bisogna far violenza alla Natura, bisogna persuaderla” (Epicuro)

Verso ecometropolis e l’era post-consumista: la riscoperta del paradigma ecologico e della realtà dei “limiti dello sviluppo”.
I 250 anni della rivoluzione industriale sono stati dominati per i quattro quinti dal paradigma meccanicista (analitico-riduttivo) e dal mito dello “sviluppo illimitato” che hanno prodotto insieme all’affluent society, le patologie oggi incontrollabili. Ma nell’ultima fase post-industriale, si è aperta una nuova prospettiva, sebbene anticipata da profetiche intuizioni: il paradigma ecologico (sinteticoorganico) consapevole, viceversa, della realtà dei “limiti dello sviluppo” e orientato verso un’era post-consumista, una nuova frontiera ecometropolitana e un’architettura che viva in simbiosi con la Natura! Questo mutamento è in sintonia con le scienze che dal dopoguerra vanno oltre il paradigma meccanicista: la Cibernetica, la Teoria dei sistemi, della Gestalt, l’Ecologia, i Sistemi dinamici complessi, la Biologia olistica, la Scienza del Caos. Esso segna la transizione paradigmatica dal “diritto alla città” (H. Lefebvre, ‘68) al “diritto alla Natura”. Il paradigma ecologico, a rete, scoprendo le leggi che regolano il divenire dei fenomeni fisici e la crescita degli organismi viventi, si incarna nella visione olistica che consente la “pacificazione tra tecnosfera e ecosfera” (B. Commoner) indispensabile per la sopravvivenza del pianeta. Pertanto, se si vuole liberare la modernità dai “suoi disastrosi inconvenienti” provocati dallo statuto meccanicista ormai insostenibile, occorre con urgenza una strategia alternativa capace di perseguire:
1.1. Il disinnesco della bomba demografica.
1.2. Un habitat entropico: da garden-city, living city, arcology, verso la nuova frontiera eco-metropolitana.
1.3. La rifondazione del modello di sviluppo come sintesi di economia e ecologia.
1.4. Il riequilibrio eco-metropolitano dell’armatura urbana disimpegnata dai grandi corridoi transnazionali.
1.5. L’integrazione delle reti hard e soft in un cyberspace aperto, interattivo ma in simbiosi con la biosfera.
1.6. Una “Nuova alleanza” con la Natura: oltre il riduzionismo funzionalista.
1.7. La tutela del Patrimonio storico e degli abitanti, dei siti antropizzati e delle comunità tardo-antiche.
1.8. Dall’economia dello spreco alla sobrietà post-consumista: la liberazione della coscienza omologata dell’uomo-massa.
1.9. La città dell’era solare (Eliopolis) e delle energie rinnovabili: la riconversione dell’habitat planetario.
1.10. La nuova civiltà entropica del riciclaggio, del controllo dell’inquinamento e dell’effetto serra.
1.11. Un’architettura digitale come “protesi della Natura”, diritto alla biodiversità estetica, etica e politica. A chi obietterà che tale strategia è opinabile o utopica, si può replicare che, viceversa, essa è obbligata e realistica!
Questo per tre ragioni capitali: l’imminente fine dell’era dei combustibili fossili, che indurrà la riconversione ad altre energie del ciclo produttivo e della città planetaria; la minaccia dell’effetto serra alla sopravvivenza del pianeta, che esige una svolta strategica verso la “pacificazione tra tecnosfera e ecosfera”; il fallimento etico del consumismo nichilista responsabile, in nome del superfluo, della distruzione della Natura. Ma tali smisurati problemi sono irrisolvibili senza la rivoluzionaria transizione culturale dal paradigma meccanicista a quello bio-ecologico capace di rimodellare la modernità sui cicli della Natura.
Questo nella convinzione che: “l’essenza della civiltà non consiste nella moltiplicazione dei desideri, ma nella deliberata e volontaria rinuncia ad essi” (M. Gandhi). Intanto, i tempi per una svolta radicale si riducono sempre più e non la si può delegare a nessuno. Infatti: “di tutti gli organismi viventi sulla terra, solo noi esseri umani abbiamo la capacità di mutare consapevolmente il nostro agire. Se si deve fare pace col Pianeta, siamo noi a doverla fare” (B. Commoner).


Che dire? …
tra Seneca … Epicuro … Einstein … Gandhi … Lefebvre … e Commoner, …
ma anche tanti altri, evidentemente tralasciati per brevità di sintesi, …
sembra di essere tornati al sessantotto …
in fondo, sono passati soltanto quarant’anni …
utopia … fa ancora rima … con ideologia …
e con burocrazia, ma non certo con fantasia …
forse, …
se avessimo di nuovo vent’anni, …
potremmo cascarci ancora, …
ma ne abbiamo molti, molti di più …
siamo adulti e vaccinati, …
ma, … soprattutto, … scojonati …
e non ne possiamo più di essere presi per il culo …

P.S.
avete presente … il “presidente” … Sirica? …
ve lo immaginate …
nelle vesti di Gandhi? …

personalmente … abbiamo qualche difficoltà …

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4 risposte a Niente di nuovo … sotto la mole … Eco-metropoli … post-consumista …

  1. adelaideregazzoni ha detto:

    c’erano una volta le capanne,ma tra loro ce n’era una un po’ più grande :quella del capo-stregone: decideva per tutti, guidava le cacce, puniva, ma anche medicava e aiutava.
    Poi vennero le monocellule rettangolari e per risparmiare si sono fatte con un muro in comune e lungo le prime strade; nella parte più alta del piccolo insieme c’era la casa più grande di chi aveva più terre, di chi comandava a tutti, ma anche proteggeva tutti. Ma da solo non ce la faceva a occuparsi di tante incombenze e così vicino a lui,non più solo lui, è venuto piano piano un altro ” stregone” ( Dio mi perdoni ) che diceva come si doveva fare questo o quello e poi perdonava quelli un po’ cattivelli.
    Questi due ” padroni” volevano essere sempre a disposizione e così per farsi vedere da tutti pensarono bene di fare erigere una torre vicino alle loro case: il più potente la fece alta con delle finestrine piccole piccole da cui poteva vedere tutti senza essere visto; il più buono ci mise in cima una campanella ( lui disse per avvertire quando c’era il fuoco ) ma in realtà con la campanella chiamava tutti intorno a sé , e regalava pane e vino. E praticamente vivevano abbastanza bene sicuri gli uni di averli tutti dipendenti e gli altri di essere protetti.
    …poi sono passati tanti tanti anni … la gente è diventata tanta tanta e tanti erano i”padroni” . e le piccole torri sono diventate tante torri, alte alte, alte..ma dentro nessuno sa bene chi c’è. si sa che lì vanno in tanti a lavorare, e il lavoro è importante per tutti, e dà da mangiare a tutti, anche se non si vede niente che cresce e matura. E i padroni hanno pensato di fare le torri di vetro per fare vedere cosa c’è dentro, ma il vetro riflette il cielo e non si vede niente.
    Forse un giorno i grattacieli con le nuvole riflesse cominceranno a volare come nuvole e quelli rimasti giù a guardare ricominceranno a piantare le patate e torneranno le casine e la campanella per ricominciare a pregare.

  2. Pietro ha detto:

    Caro prof.
    stavolta c’è caduto lei nella trappola! Ha perso il tempo a leggersi tutta quella sbobba? Non ci posso credere, lei che, saggiamente, mi aveva rimproverato e consigliato di abbandonare le letture oscene in cui si parla del nostro (per forza) CNA di Sirica e C.! Io ho seguito il suo consiglio e anche lei, mi dia retta, segua il suo consiglio. Di questa stagione è molto meglio una bella rivista di gossip sotto l’ombrellone e d’inverno… è sempre meglio la stessa rivista di gossip davanti al camino.
    Saluti
    Pietro

  3. marco+pasian ha detto:

    Architetti, specie umana, animali molto capaci a vomitare visioni e linee guide, metologie e filosofie, carte idealistiche, ed altrettanto propensi a rinnegarsi, mistificarsi, modificarsi, con evidente attitudine all’autocelebrazione. Riuniti in associazioni possono causare seri danni all’ambiente.
    … nienti di nuovo…sotto la mole!!

  4. sergio bonanni ha detto:

    emblematica la snocciolatura delle Carte e delle Dichiarazioni, sembrano le deroghe a un regolamento edilizio. oltretutto mi sembra che buona parte dei ”punti” sino piu’ da G8 che da Architetti in congresso…..”Il disinnesco della bomba demografica”….che è? il prossimo che disegna una camera matrimoniale sarà radiato dall’albo? Signori, tornate nei ranghi!

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