TEDESCO RUSTICO NAPOLETANO …


ELDORADO commented on Beati i puri di cuore perché vedranno dio … Post 2 …

AAA .. a proposito di puri di cuore …
consiglio per gli acquisti: correte, ac-correte, muratorini de Roma: ancora pochi giorni e poi chiude, … chiude a Roma-centro una bella mostra di Richard Dolker (e chi è?) a via della Stelletta 32 … io ci sono stato per l’inaugurazione … e poi oggi ho terminato una lunga riflessione sul tema….
Ne ho tagliato un pezzo, circa 100 grammi, per Voi, spero vi piaccia la mia cucina … per alimentare il dibattto sull’oggetto paesano, la mia passione:

“…… Richard Dolker confeziona così per primo a Vietri sul mare furbi cliché alla Mulino bianco; riduzioni culturali di tutti i generi e degeneri … fino al familismo dei segni vietresi odierni …; e questo perché tutto ciò che faceva ha avuto una straordinaria fortuna e fioritura.
Il tedesco Richard Dolker fissa negli anni venti del ‘900 il nuovo immaginario del luogo, … immettendo dolcemente nuovi soggetti e inediti motivi decorativi … crea una nuova tradizione, … crea nuova appartenenza …; poi si son fatte politiche identitarie, … velleitarie … difensive, offensive.
Dolker riscopre la forza e la bellezza del “paesano”, del rustico, … e per questa via reinventa il vernacolo vietrese moderno. La sua bella vernacolarità è sempre miracolosa e si mantiene sempre su un filo sottile; non è mai banalizzata a quello che sarà lo “stile vietrese”, cioè a qualcosa di appiccicato e decorativamente indifferente, questo è importante, alla sostanza architettonica del vaso, del piatto, della brocca, del corpo ceramico “cafone”, …. anzi.

Guardo questi pezzi in mostra e penso che Dolker fa ceramiche con cuore e passione progettuale …. con molto sesso dentro. La sua cifra è sempre furba, artistico – commercial – commerciabile; i suoi sono exempla … modelli, didattica estesa …. poi i lavoranti vietresi ci “giocano” su, … rendono il pezzo originario di Dolker “arte attenuata” & pratica decorata … gustosa, appetibile, moltiplicabile ..; in modo doroteo lo smussano di quella durezza di segno di provenienza nordica e lo fanno più morbido e appetibile ai più. Nel tentativo (riuscito) di fare “un prodotto giusto e commerciale”, come da titolo di un mio libello che fu.

Questo passaggio progettuale-operativo tra artista e artigiano è una cosa straordinaria; un risultato unico tra le città della ceramica italiana della tradizione da rinnovare nel primo ‘900: Albisola, in quegli stessi anni venti – trenta e seguenti, non ci riesce, non ci fu integrazione e sana con fusione: restano due culture, due livelli, due produzioni: la ceramica alta e difficile degli artisti e quella “bassa” e “facile” (se non facilona) del popolo; nemmeno Faenza ci riesce: resiste il collaudatissimo “garofano” e non si afferma una diffusa “nuova tradizione” commerciale ‘900; forse Deruta e la produzione della “Fabbrica Grande”, per qualche verso, centra l’obiettivo mixato … specie nella produzione massiva e diffusa degli anni cinquanta-sessanta del ‘900, …”

Basta, … taglio, … è troppo, il chinotto. Vi allego anche un paio di immagini.
Saluti rustici,

Eduardo Alamaro

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