Facoltà di Architettura … un’altra “riforma” … Nooooo …

Sono alcuni giorni, settimane, mesi, anni, lustri, decenni che una pletora di cosiddetti addetti ai lavori si affanna a “riformare” le facoltà di Architettura …
oggi si avvicina l’ennesima, … ultima, … scadenza …
ne ho le palle e le caselle piene … di … leggi … leggine … circolari … documenti … documentini … veline … relazioni … schemi … schemini … tabelle … tabelline … moduli … test … che non servono sostanzialmente a … un accidente … intasano cestini più e meno virtuali … e fungono solo da palestra per patetiche esibizioni teorico-muscolari di meta-architetti … frustrati e rompicoglioni … super-esperti di cabale accademiche … incarichi, … commissioni, … poltrone, … cattedre, … strapuntini, … e superpippe in tutto il resto che conta …

invece di scrivere documenti kilometrici, inutili e illegibili (mica siamo nel sessantotto …) cari signori perché non vi rileggete l’ordine degli studi della Scuola di Architettura … alle origini, … siamo nel 1923, … cercate di capire tutti i danni che sono stati fatti nel frattempo … e poi magari andatevi a fare un bel giro, una bella passeggiata … il tempo è buono … la stagione, ormai, clemente … la città non è poi così male … approfittatene … ossigenatevi il cervello …

anche una Facoltà di Architettura …
potrebbe essere: … “una cosa semplice e fatta bene” …
tutto il resto è … burocrazia, … politica, … fregnacce, …
roba buona per passacarte … azzecagarbugli … e imbonitori … utili solo a rincoglionire, poi, anche i poveri incolpevoli studenti a suon di chiacchere inutili e dannose … deformandoli, giorno per giorno, … semestre per semestre, … anno per anno, … credito per credito, …

leggetevi quindi a voce alta … e vi consiglio pure di mandarlo a memoria … evitando il copia-incolla: …

1° anno: Analisi matematica I (introduzione al calcolo e geometria analitica); Geometria descrittiva; Storia dell’arte I; Storia e stili dell’architettura I; Elemementi costruttivi; Disegno di ornato e di figura; Disegno architettonico ed elementi di composizione I.

2° anno: Analisi matematica II (calcolo infinitesimale); Applicazioni della geometria descrittiva; Chimica generale ed applicata ai materiali da costruzione; Storia dell’arte II; Storia e stili dell’architettura II; Rilievo dei monumenti; Disegno architettonico ed elementi di composizioneII.

3° anno: Meccanica razionale; Fisica sperimentale e tecnica; Mineralogia e geologia applicate ai materiali da costruzione; Caratteri degli edifici; Decorazione pittorica; Plastica ornamentale; Composizione architettonica I.

4° anno: Scienza delle costruzioni; Impianti tecnici; Materie giuridiche ed economiche; Igiene delle abitazioni; Estimo ed esercizio professionale dell’architettura; Arredamento e decorazione interna; Composizione architettonica II.

5° anno: Tecnica delle costruzioni civili; Topografia e costruzioni stradali; Edilizia cittadina ed arte dei giardini; Restauro dei monumenti; Scenografia; Composizione architettonica III.

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18 risposte a Facoltà di Architettura … un’altra “riforma” … Nooooo …

  1. Roberta ha detto:

    Allora…a quanto vedo alcuni esami che ad oggi sono opzionali sono diventati fondamentali, ma non mi è ben chiara la parte progettuale, con “elementi di composizione” nei primi due anni…. in che cosa consiste?Da laureanda posso dire che l’apporto degli esami di progettazione nei primi due anni è stato fondamentale, formativo e l’unica cosa che davvero dava un’idea di quello che sarebbe stato il dopo, per cui se con il termine “elementi” si parla di cose teoriche o applicate su una scala molto ridotta…oppure si mascherano con l’incipit “elementi” esami mostruosi che poi valgono 4 crediti??…Non so, bello questo lato più “creativo” con arredamento e scenografia, ma è il caso?Considerato già l’apporto di grosso lavoro del resto?Non ci sono ben altri spinosi problemi nella nostra facoltà, con bagni dalle porte rotte, fotocopiatrici non funzionanti, mense per miliardari, mancanza totale di sussidi e un corpo docente che avrebbe bisogno di una bella ventata di freschezza??(Esclusi i presenti…si intende! ;)Saranno le solite lamentele forse, ma pure i problemi so sempre quelli!!Mah!Ai posteri l’ardua sentenza….e che sentenza!!

  2. paolo di caterina ha detto:

    … un giovane architetto (e per giovane intendo da 40 anni in giù) non conosce neanche le definizioni di alcune di queste fondamentali disipline!
    come al solito…. una proposta saggia!

  3. pietro pagliardini ha detto:

    Perbacco, professore, ma lei è un vero reazionario! Vuole tornare al 1923!
    Ma lo sa che ieri sera alla conferenza di Firenze del “cazzaro” insieme al cazzaro stesso c’era un architetto del Principe Carlo, Lucien Steil, peraltro veramente simpatico, che predicava proprio come lei?
    Il disegno e il rilievo dei monumenti, la decorazione, la storia dell’architettura, l’approfondito studio di matematica e geometria, ecc.
    Lui i suoi allievi li porta a Roma, come nell’800 e fa loro misurare gli edifici, si figuri. E poi, udite, udite, ha anche detto che non professa nessuno “stile” particolare, anche se personalmente propende per il classicismo, che i suoi studenti sono liberi di progettare come vogliono, nel rispetto delle regole e delle proporzioni, che apprezza moltissimo alcune architetture del razionalismo italiano e internazionale (di cui ha curato l’archivio, sempre per la fondazione del Principe), ed ha perfino una visione storica del problema, spiegando, e in fondo giustificando, alcune distruzioni fatte nel secondo dopoguerra e il diffuso impulso verso il “nuovo” come un bisogno inconscio di archiviare gli orrori della seconda guerra mondiale.

    Prof. lei rischia di essere inserito d’ufficio nel gruppo dei cazzari tradizionalisti e così d’ora innanzi dovrà insegnare come…… un carbonaro.

    Cordiali saluti
    Pietro

  4. Programma perfetto, unica variante: interazione di tutte le materie con gli strumenti informatici. Perché il mondo digitale è solamente uno strumento, come testimonia questo blog.

  5. andrea di loreto ha detto:

    Ma cos’è?
    Il programma di studio dei geometri ?!!

    E ce sta pure il disegno di ornato….
    ….ornato…. ….e delitto (è d’èlite)….

  6. Pilia Emmanuele ha detto:

    Non è che sia proprio l’eden degli architetti. A quanto pare sarebba una sorta di programma proposto per professionisti delle ciance senza alcuna professionalità… Un pò come iniziare a sfornare in serie migliaia di fuksas dell’ottocento…

  7. dade ha detto:

    beh…in fondo con piccole varianti sul tema (aggiornamenti di caratterere estetico linguistico) direi che si tratta delle discipline di sempre! anch’io nutro dubbi su quei “elementi di composizione I e II” e sul disegno dell’ornato…il quale potrebbe però essere semplicemente tradotto con un (già spesso praticato in varie facoltà) “disegno dal vero” (in fondo sempre buono soprattutto ai primi anni tanto x prendere confidenza con lo strumento…sapete la matita…). Allo stesso tempo magari affiancarli a corsi seri e semi professionali sull’uso dei software (sempre strumenti di rappresentazione!)…in definitiva più che un ritorno ad un accademico ’23 sarebbe il caso di rivedere i contenuti che stanno dietro ai già curiosi e fantasiosi nomi degli insegnamenti…e già che ci siamo di rivedere anche gli insegnanti, in fondo tanto x cominciare si potrebbe intervenire sull’età!!
    bhoo…è solo la mia…

  8. Francesco Mastro ha detto:

    Disegno di ornato e di figura ? Decorazione pittorica? Plastica ornamentale?ma tu guarda…. in tutto questo delirio decorativo si sono dimenticati le umili discipline urbanistiche e tecnologiche! ma quante belle nuove cattedre sono pronte per gli alberi genealogici dei senatùr di valle giulia…
    E poi con tutte queste materie teoriche….non è che c’è di mezzo qualche nuovo professore magari amico di giovinezza del signor preside?sembra che spesso li abbiano avvistati per i corridoi di valle giulia a tramare qualcosa…

  9. filippo de dominicis ha detto:

    molte discipline non saprebbe piu insegnarle nessuno. caratteri, storia e stili, arte dei giardini (ultimo superstite, romano greco…ho fatto giusto in tempo..)..per non parlare di disegno dal vero…credo che alcune cose non si sappia neanche piu cosa siano…caratteri?!stili?! stili esisteva perchè c’era fasolo. arte dei giardini, fariello…disegno dal vero, de fiore…

  10. Gavino Menaché ha detto:

    Programma strepitoso e, al di là di aggiornamenti nominalistici, auspicabilissimo. Al limite, taglierei ancora alcune materie, sostituendo certi insegnamenti con ulteriori discipline progettuali.
    Gavino

  11. Giuseppe Strappa ha detto:

    Caro Muratore,
    anche io ho le palle e le caselle piene di “leggi … leggine … circolari … documenti … documentini”. Però, diversamente da te, ritengo di non potermi permettere di “fare un bel giro, una bella passeggiata”, per due semplici ragioni:
    1. perché, in fondo, come docente, lo Stato mi paga anche per questo
    2. perché dalla “riforma” dipendono gli studi di alcune migliaia di studenti.
    Condivido l’idea (l’ho scritto molte volte) che dal ’23 ad oggi sono stati fatti molti danni. Ma sarebbe una pazzia riproporre i programmi di allora: formeremmo degli squilibrati fuori dal tempo. Di quella Scuola si può riproporre lo spirito, certo. Ma è facile solo nei blog. Prova tu ad applicare leggi e leggine, che sono la realtà con la quale dobbiamo fare i conti. Per poi vedersela con colleghi che non muovono un dito, ma sono pronti ad immolarsi per un credito, ad impallinare ogni proposta di cambiamento perché “nessuno mi ha consultato”. Del resto, se andiamo tutti a farci un bel giro (perchè le scadenze della 270 sono roba da ridere) che facciamo, chiudiamo le facoltà?
    Altro cosa. Non mi piace questo tuo modo di sparare nel mucchio, per cui sembra che chiunque lavori lo faccia per qualche motivo incoffessabile. Ti sembrerà strano, ma io non ho parenti, amanti o collaboratori di studio da sistemare. Quindi ti pregherei, quando parli di poltrone e cattedre, di fare nomi e cognomi. Così tra un “documentinono, uno schemino, una tabellina”, magari ci divertiamo anche un po’.
    Cordialmente,
    Giuseppe Strappa

  12. Nadia ha detto:

    sono una studentessa di architettura di napoli…iscritta al quarto anno,
    molta stanca e delusa da un piano di studi a dir poco ripetitivo ma non per questo scadente.
    non sono affatto d’accordo su questo pseudo piano, formerebbe dei disegnatori e non degli architetti.
    da quanto ho imparato credo che per diventare architetti bisogna saper progettare avendo un’ottima padronanza di materie tecnologiche e soprattutto una fondamentale ( per non dire vitale) conoscenza di scienza delle costruzioni…altrimenti che senso avrebbe se un qualsiasi ingegnere competente snaturasse il progetto?!
    e per quanto riguarda il corpo docenti credo che insegnare a fare architettura dovrebbero essere degli stessi architetti, non gente frustrata che non è in grado di trasmettere passione e conoscenze…putroppo c’è in giro gente che insegna senza esser mai stati su un cantiere…mah!
    ciò nonostante questo mestiere è il più bello del mondo
    saluti…

  13. isabella guarini ha detto:

    Non si tratta di un’altra riforma della Facoltà d’Architettura, ma di una controriforma per il ritorno alle origini. Mi sembra inevitabile!

  14. Sergio Cardone ha detto:

    Concordo con il Prof. Strappa circa l’impossibilità di conciliare una proposta (ovviamente provocatoria) con la realtà e con quanto il Ministero spiattella a ogni cambio di governo. E peraltro sono fermamente convinto che ogni cosa sia frutto del proprio tempo…anche un piano di studi…
    Tuttavia credo sia innegabile il meccanismo degli insegnamenti e dei relativi crediti da “piazzare”…come innegabile è il meccanismo delle valutazioni comparative (basta leggere qualche verbale per rendersi conto della presa per i fondelli…e il nuovo meccanismo di reclutamento mi lascia ancora più perplesso…probabilmente costerà molto di più e risolverà molto meno il problema…ma a parlare del reclutamento universitario si aprirebbe un abisso).
    A mio modesto parere sarebbe opportuno “sfoltire” i piani di studi (come quando i nostri docenti ci dicono di “ripulire” il disegno, la composizione)…meno esami da più crediti…meno corsi inutili…e soprattutto un adeguamento dei programmi…
    Sarebbe già un bel passo avanti, senza bisogno di tornare necessariamente al ’23.
    Che fare dei ricercatori in eccesso? Utilizzarli per quello che dovrebbero fare maggiormente, ciò che in Italia scarseggia vista la (s)considerazione del ministero: ricerca!
    Sergio Cardone

  15. andrea di loreto ha detto:

    Il programma di studi dei geometri forse è meglio di quello che si è sempre insegnato in facoltà.
    Periti edili, geometri, architetti, ingegneri edili, ingegneri civili e incivili,
    ci mancavano pure gli ingegneri-architetti…
    Ma non saranno troppi?
    Tutta questa gente per progettare edifici?
    In città come le nostre, in molti casi a crescita zero, ma che senso ha?
    Alla ricerca di chissà quale verità?
    Forse alla ricerca di una buona parcella?!

    Una curiosità:
    ma gli architetti cosa cercano quando fanno ricerca?
    I soldi del committente di turno?
    Forse il bello…
    …il bello di fare quello che vogliono!!?

    Chissà… …mistero buffo…

  16. manuela marchesi ha detto:

    Figura disegnata non sarebbe una materia fuori luogo per un impianto di studi che dell’abitar dell’uomo si occupa…né “disegno dal vero” è argomento da disdegnare perché attraverso questo si vede ciò che l’osservazione non mostra. Mi spiego: disegnare architettura dal vero permette di entrare “dentro” il senso della progettazione, o tantomeno consente di accorgersi di alcune cifre di progetto.
    Il computer è strumento di grande aiuto e versatilità, ma la capacità di usare la matita e la carta, o il muro se occorre, dà una libertà maggiore di spiegare e di capire nodi e questioni.
    Secondo me il disegno dal vero offre infiniti vantaggi che hanno la loro verifica proprio nella professione, anche se oggi questo discorso, in tempo di tecniche e grafica computerizzata, appare tantomeno curioso.
    Mi viene in mente un detto di mia nonna :”Chi non sa fare non sa comandare”
    che si applica benissimo a quello che ho esposto adesso. Saluti.

  17. memmo54 ha detto:

    L’ordinamento proposto è sicuramente meglio dell’attuale ma in particolarmodo andrebbero curate quelle disciplini storia, filosofia, geografia, antropologia, economia ecc. ecc. in grado di far comprendere al “giovinotto” :

    A) di quale area geografica egli fa parte. ( non è scontato.. pochi lo sanno )
    B) quale contesto storico-culturale è stato generato dall’area summenzionata
    C) quali sono le caratteristiche sedimentate (…non degli “ultimi cinque minut”.. )
    D) qual’è il “linguaggio” di detta area geografica e trasformazioni gli adattamenti ecc ecc.
    E) l’importanza di utilizzare un linguaggio comprensibile e compatibile con la propria area geografica e con il suo portato storico. (.. sempre non riferito agli “ultimi cinque minuti”.. )

    Una volta raggiunta questa coscienza, del futuro architetto se ne sarà fatto un responsabile membro della società nella quale potrà operare in sintonia e non di contrabbando come succede oggi.

    Ovviamente si potrebbero anche avviare corsi “..non è mai troppo tardi…” per tutti quegli architetti “già fatti” ma vaganti come anime in pena in cerca di “qualcosa”.

    Per coloro che invece sentissero impellenti ed irrefrenabili pulsioni alle novità eclatanti, alle sorprese, al “famolo strano”, potrebbero essere attivati corsi di “ bello” di “brutto” e di “così così” gestiti da noti stilisti.

    Costoro saranno sicuramente pronti, quando gli alieni sbarcheranno in massa, a rivoluzionare la disciplina ed allinearla alle necessità dei nuovi ospiti

    Fino a quel momento però…

  18. manuela marchesi ha detto:

    Memmo 54 ha una sana visione umanistica della questione. Cosa c’è di più “radicato” di un edificio? E cosa viene solitamente in secondo piano se non il panorama urbano inteso quale organismo che sta (qualsiasi sia il posto dove è collocato) dove già esiste un “genius loci” che ha vita propria?
    Lungi dal vernacolismo e dal mimetismo, quindi !
    Proprio per questo le discipline dette da Memmo sono strumenti di analisi e comprensione per poi mettersi al tavolo e fare. Quello che non ha fatto Meier con la disgraziata teca (speriamo bene, prof. Muratore…) e quello che fanno quando ritinteggiano i palazzi storici con quel colore calcinato che chiamo “color cacca di cicogna” anche per via della quantita occorrente alle grandi facciate (mi scuso…)

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