Riceviamo da Pietro Pagliardini: …
“Gent.mo Prof. Giorgio Muratore
Prenda fiato, faccia iperventilazione e trovi il coraggio di leggere questo incipit di un foglio, dal titolo Archiworld magazine, mandato a tutti gli architetti dal Consiglio Nazionale Architetti ecc. ecc, scritto dal Presidente Arch. Raffaele Sirica.
Se, con la dovuta calma, volesse dedicare un po’ del suo tempo a spiegarmelo, anche sinteticamente come lei è capace, le sarei molto, molto grato.
Titolo dell’articolo:
Da Palermo a Torino
“con la Democrazia Urbana trasformiamo le periferie in ecocittà”
Democrazia urbana per la qualità: è stata questa la parola d’ordine del Congresso di Palermo, espressione con la quale noi architetti intendiamo la corretta programmazione delle opere, attraverso meccanismi di partecipazione, di cittadini e di utilizzatori.
Insomma quel processo che fa leva su opportune consultazioni nelle comunità, e sull’intreccio equilibrato tra architettura e urbanistica, per trasformazioni condivise. Con l’obiettivo di superare definitivamente “l’urbanistica vincolistica del dopoguerra”, tutta quantitativa, che ha prodotto anche il disastro dei condoni, attenti, però, a non ricadere in una sorta di “iperliberismo senza regole”, che pure è in auge in alcune realtà, laddove si affida acriticamente tutto ai privati, con possibili preoccupanti ricadute sulla collettività.
Mi fermo qui perché dopo segue un resoconto del Congresso di Palermo.
Credevo, fino ad oggi, di possedere intelligenza e cultura media ma io non ci ho capito niente.
Già il titolo: si lega la Democrazia Urbana – che non so cos’è ma, a lume di naso, potrebbe anche essere meglio di una malattia – alla trasformazione delle periferie in ecocittà. Qui mi perdo. Cos’è l’ecocittà? Immagino una città ecologica (era troppo poco una semplice città invece che una somma di case, che già mi sarebbe sembrato un bello sforzo?) ma perché attraverso la Democrazia Urbana? Forse nel senso che, attraverso la partecipazione i cittadini potrebbero chiedere più verde? Ma quello lo stanno già chiedendo da anni, talvolta anche in luoghi impropri, e ci vuole un Congresso degli Architetti per scoprirlo?
Io, nel mio blog, sono mono maniacale nel chiedere la partecipazione dei cittadini alle scelte importanti della città, ma qui mi ci ritrovo davvero pochino, perché mi sembra, senza ironia o offesa, un linguaggio rifondarolo, ma scritto con spirito molto politically-correct.
Ma il meglio deve venire.
Non infieriamo sull’italiano e veniamo ai contenuti: per fare trasformazioni condivise si farà leva su opportune consultazioni e su un equilibrato intreccio tra architettura e urbanistica. Una scelta sconvolgente, la definirei una verità. E l’obiettivo è quello di superare “l’urbanistica vincolistica del dopoguerra”. Se ho ben capito attraverso i cittadini si supererà l’urbanistica vincolistica (ma allora si mura di più o si fa più verde, mah!), però attenzione a non ricadere nell’iperliberismo, quindi attenzione a non cadere dalla padella nella brace, dall’ipervincolismo (che però ha prodotto condoni) all’iperliberismo senza regole.. Chiarissimo, concetto semplice, essenziale ma molto penetrante: in medio stat virtus.
Confesso candidamente che in questo incipit l’unica cosa che ho capito è che il Presidente del CNA ecc. ecc. è l’Arch. Raffaele Sirica, però lo sapevo già, quindi non mi è servito a molto archiworld magazine.
C’è una zanzara che mi gira intorno; shaff, shaff!
Pietro Pagliardini
P.S. Mi è arrivato, e quindi sarà arrivato a tutti gli architetti, l’avviso del Congresso Nazionale che si terrà a Torino. In questo si parla, con una certa dose di misura e modestia, di “evento epocale“.
Anche qui necessito di spiegazioni (chi meglio di un professore può darmele!) perché io credevo che l’attributo “epocale” fosse più adatto, che so, alla rivoluzione americana, o a quella francese, alla seconda guerra mondiale o alla caduta del muro di Berlino, mi potrei spingere fino all’11 settembre ma non immaginavo che si potesse attribuire ad un Congresso Mondiale di Architetti per il fatto che si svolgerà a Torino.
Temo di dover rivedere il mio giudizio su me stesso”.
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caro Pagliardini … ho preso fiato, ma … che dire? … qui ci vuole la maschera …
innanzitutto (evidentemente, sono un po’ distratto…), non pensavo nemmeno che Sirica fosse ancora al suo posto … la sua lettera me lo ha ricordato …
ho incontrato per la prima e forse unica volta Raffaele Sirica qualche anno fa in un pubblico dibattito … e ne rimasi subito colpito …
mi era capitato di prendere la parola appena dopo di lui e …
molto politicamente …
esordii dicendo che se quello era il nostro rappresentante più elevato …
per quanto mi riguardava …
era meglio strappare subito la tessera …
ricordo ancora la sua reazione …
(disse, tra l’altro, che “non gli era mai capitata una situazione del genere” …
e credo di avergli risposto che “c’è sempre una prima volta” …)
poi, però…
un po’ per dimenticanza …
un po’ per pigrizia …
un po’ per nostalgica affezione …
un po’ per quello che mi è costata in tutti questi anni …
quella tessera la conservo ancora … da qualche parte, …
ma anche il personaggio, … evidentemente, … è rimasto al suo posto ed è …
quello che tutti conosciamo …
a voler esser buoni … un “politico” …
e con questo ho detto tutto …
P.S. caro P. … mi raccomando … non riveda il giudizio su se stesso, …
ma … soprattutto … la smetta …
di leggere certa letteratura … certi documenti …
di frequentare, anche alla lontana, certe situazioni, certe figure …
ché fanno male alla salute …
io ho smesso nel sessantotto e fin qui … mi sono trovato benissimo …
è questione “ecologica” … chi li conosce … li evita …
anche diminuire la dose quotidiana di quotidiani e di rotocalchi non guasta affatto, anzi …
credo che siano più che sufficienti quelli che troviamo, usati, dal barbiere …




l’ho ricevuto anch’io ma, dopo aver letto la testata di questo “giornale” e quel titolo in grasseto blu (se non sbaglio) non ho avuto voglia ne di aprirlo ne di chiedermi la provenienza, giace ancora nella sua pellicola trasparente su un mobile dell’ikea insieme agli opuscoli di cucina in attesa delle pulizie settimanali.
Transmitting Architecture: Torino, abbiamo un problema…
(messaggio di alcuni non meglio specificati architetti, non riconosciuti dal software di autorizzazione dell’identità, alla base centrale di Torino)
Per il congresso interstellare degli architetti sono rimasto abbastanza allibito per una assurda dimenticanza: perchè fare un evento diretto principalmente agli studenti, e piazzarlo proprio in mezzo alle date degli esami? Non vorrei essere malizioso, ma mi sembra molto autocelebrativo senza una parte reagente di giovani…
io, tolta la pellicola, apero il pieghevole e vista la foto del Siricone, l’ho gettato nella differenzita bianca.
è interessante sapere ciascuno cosa ne ha fatto!