“Roma deve imparare a vivere …”

Riceviamo da Giancarlo Puppo questa nota “riguardo alle dichiarazioni dell’Arch. Richard Meier sul Corriere della Sera, in data 15 di Agosto 2007” che condividiamo, parola per parola … e che dimostra come la critica internazionale, sull’argomento, sia tutt’altro che disattenta …
gli stessi recenti articoli del New York Times “in difesa di Roma” la dicono lunga sulla questione …

“Ammirevoli le parole di Meier: “Roma deve imparare a vivere nel XXI secolo” e gli siamo tanto grati: finalmente c’è qualcuno che ci illumina e ci insegna come dovremmo vivere a Roma. Siamo assolutamente d’accordo con lui, anche perché se si vivesse a Roma nel secolo XXI, lui non avrebbe avuto la libertà di fare quanto ha fatto. Per esempio, se si tentasse nel suo paese, in un sito storico come Keet-Seel o Betatakin, (città precolombiane nell’Arizona) di fare quello che ha fatto a Roma, sarebbe cancellato dall’albo degli architetti, poi eventualmente querelato se insistesse… Lo scandalo dell’Ara Pacis è diventato internazionale dal momento che il New York Times, nell’editoriale del 25 Settembre 2006, critica in modo assai competente e severo non soltanto questo progetto, ma anche suoi altri. Negli Stati Uniti, chiaramente molti non gradiscono il progetto di Meier. L’assennata, dettagliata critica merita la lettura, specialmente di Meier. È un’analisi che smaschera accuratamente la sua insensibilità e cecità urbana. Questa indifferenza è palese quando nel Corriere parla esclusivamente dell’interno dell’Ara Pacis, e lo giustifica come se fosse un ambito astratto in un sito dello spazio siderale. Dimenticando però, che l’edificio è prepotentemente inserito in una particolarissima città. Il ruolo del Comune di Roma è stato dissennato. La priorità assoluta era riassettare il grande monumento preesistente, il Mausoleo di Augusto, tenendo conto che L’Ara non era in origine lì e dunque poteva essere ubicata ovunque nel grande spazio. Questo avrebbe, per cominciare, aperto la piazza al Tevere, negato già tante volte. Roma è una città silenziosa, ha bisogno di mistero, non di “inondazioni di luce”, specialmente per un monumento romano associato ad un mausoleo. La responsabilità comunque non è soltanto di Meier, ma tanta del comune di Roma per gli spazi smisurati e le scelte insensate. Un buon comune sa le sue necessità o sa riconoscerle. Un buon professionista, sa segnalarle, opporsi agli spazi sproporzionati ed alle necessità inesistenti: accessi immensi, un teatro, una libreria, come se a Roma mancassero servizi, o fosse stato il solo posto per metterli. Un piccolo involucro sarebbe stato più adeguato per il monumento, anziché lasciarlo perduto in uno spazio abbagliante, senza raccoglimento. Neppure in sé stesso l’edificio è corretto. Grandi superfici vetrate mal orientate e mal protette sembrano un esercizio da principiante; è imbarazzante far notare che i frangisole ad Est ed Ovest vanno istallati verticali, non fissi né orizzontali, che così debbono essere soltanto verso Sud. I costruttori romani già lo sapevano, e così li fecero a Pompei ed Ercolano. Un muro esterno, per ultimo, vieta visibilità a San Rocco e San Girolamo dei Croati le cui facciate restano segate, mentre il Mausoleo, situato a livello inferiore, sembra un luogo di discarica. Il ruolo del Comune continua ad essere dissennato, quando auspica la convivenza dell’Ara Pacis con la superficialità della moda in una mostra che offende il monumento illustre, simbolico oggi più che mai, alla Pace. “Roma deve imparare”, è anche vero, ma non certamente da un architetto che nella sua arroganza crede che può fare quello che non si permisero né il Buonarroti, o il Bramante né il Borromini. Sarebbe bene che imparasse anche lui dai colleghi che, stranieri come lui, vennero a Roma per arricchirla: per esempio Apollodoro o Borromini. Certo, quelli non avevano avuto il Premio Pritzker.”

Giancarlo Puppo , 2-IX-07

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4 Responses to “Roma deve imparare a vivere …”

  1. sergio 1943 ha detto:

    Caro Puppo, nei miei lontani anni di studio in Facoltà sono stato formato, impastato, imprintato dalle lezioni dei Quaroni, degli Zevi, Roisecco, Perugini, Saverio Muratori (anche se allora non era politicamente corretto seguirne il corso!) e tanti altri maestri: Chiarini, Musmeci….,mi accorgo che se comincio a nominarli tutti non la finisco più. Poi ho avuto la fortuna di lavorare nello Studio Passarelli e poi mi sono formato sugli articoli di Antonio Cederna e sui libri del miglior Benevolo e di Italo Insolera. Mai avrei pensato che tanta messe di conoscenza posta a disposizione dell’Urbe da questa generazione di intellettuali venisse depauperata dalle amministrazioni di centro-sinistra di cui possiamo salvare soltanto la saggezza di Argan, la passione di Petroselli e la fantasia di Nicolini. Ho raccontato tante volte questa storia a mia figlia, anche lei laureata a Valle Giulia, lì dove, come uno scemo, ho seguito l’andazzo dei tempi lottando nel famigerato ’68 contro i “baroni”. Li hanno soppiantati gli epigoni di quei giorni e di questi epigoni mia figlia ha, differentemente da quelli che posso avere io dei miei professori, i peggiori ricordi. Magari ci fossero ancora quei Baroni! Avrebbero fatto pelo e contropelo a chi ha aperto, senza nessuna reazione, le porte di Roma ai barbari. Chi ha sostituito quei professionisti, che nel dopoguerra hanno dato un volto nuovo e moderno (per quanto é stato loro concesso di fare in questa città, dal monumento alle Fosse Ardeatine, all’edificio di via Campania e via continuando ad elencare), si é accontentato, a prezzo del silenzio, del piatto di lenticchie del recupero del Mattatoio e dei Mercati Generali mentre altri estranei potevano manomettere ciò che necessitava di più congrui interventi urbani. Tante altre cose si potrebbero dire sulle delusioni di questi ultimi anni, sul travisamento e sul rigetto di tanti programmi che nel rispetto del nostro bene più prezioso, la nostra storia, potevano aggiungere una città più degna alla città più bella. Invece, come le antiche consolari, nuove linee metro sono puntate sul centro storico e nuovi nuclei abitativi in nuove periferie, senza qualità e avulse dal circuito più propriamente urbano, si addensano intorno alle nuove cattedrali costituite da sempre più pletorici Centri Commerciali dove le masse di quelli che una volta erano i cittadini si muovono a scatti come gli abitanti del profetico film, “Metropolis”, di Fritz Lang, subornati da sempre più insistenti richiami pubblicitari e il cui senso estetico viene educato dalle catene di marchi internazionali come d’altronde é un marchio internazionale Meier (non per niente il suo contenitore dell’Ara Pacis é tanto simile a quello che ha costruito a Barcellona, neanche fosse un Emporio Armani!)

  2. isabella guarini ha detto:

    La nota di Giancarlo Puppo chiarisce in via definitiva i motivi per cui non appare riuscito l’intervento meieriano dell’Ara Pacis. Gli argomenti posti sono inerenti all’ interpretazione dell’architettura romana, non già fatta di luci diffuse e trasparenze ma di avvolgimenti murari, di forti spessori, di raggi luminosi che piovono dall’alto o di lato, come lame fendenti il buio racchiuso nelle terme, nelle basiliche, nelle domus. A questo si aggiunga il rapporto con il livello urbano e del paesaggio naturale. Come ho detto in altre occasioni, non è da mettere in discussione la specificità dell’ opera di Richard Meier, ma è da ritenersi non appropriata la scelta della committenza capitolina che avrebbe dovuto porre a base dell’incarico l’interpretazione di ciò che l’architettura romana possa significare e tramandare nello scenario del XXI secolo, come hanno fatto i maestri del movimento moderno.

  3. pasquale cerullo ha detto:

    E aggiungerei, sebbene già incluso nelle parole di Isabella, il continuum romano.

  4. marco ferri ha detto:

    Richard Meier è un “firmatore” cioè un architetto che mette la firma. Non esiste una sua architettura che sia rapportata con il luogo in cui si trova, none siste mai uno studio dell’esistente, ma esistono le sue astronavi bianche buone per fare ville sulle colline dei monti Applachi ma assolutamente orribili a Roma, Ulm Barcellona a Francoforte. Uno dei peggiori architetti del mondo cerca di creare poesia in un luogo storico e pregno di storia dell’umanità. Non tenta nemmeno di provarci, non gli interessa, deve fare atterrare la sua astronave, non sapendo nemmeno chi era Augusto.

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