“Campidoglio 2″ … danno i numeri … al lotto …

Da Michelangelo … a … Pinco Palla …
Finalmente noti i nomi dei 16 progettisti “selezionati” …
che verranno invitati a presentare il progetto preliminare …

leggiamo sul sito del Comune di Roma: …

“n.8 ammessi in base alla graduatoria stilata ai sensi dell’allegato f) del DPR 554/99
CAPITA PERCY THOMAS – SYMONDS LTD
SARTOGO Arch. Assoc.
STUDIO ALTIERI e Altri
ATI PROGER SPA – SISTRA 2000 – S.T.I.G.E.
POLITECNICA ING. E ARCH.
ROME DESIGN ASS.
STEVEN HOLL – IAN+ – SISTEMA 2000
SKIDMORE, Owings, Merrill LLP, Arch. Passeri, Micalizzi

n.8 ammessi a seguito del sorteggio pubblico effettuato in data 12/04/2007
5+1 AA e RUDY RICCIOTTI – RICCI e SPAINI
FRANCIS SOLER
GREGOTTI ASSOCIATI -DIERNA-STRICKNER-MUZIO
WILMOTTE e Ass. Pediconi,Magagnini,Ferraro
IPOSTUDIO ARCHITETTI ASSOCIATI – Arch. Andelini
PHILIPPE SAMYN and Partners
RECONSULT SPA
DAVID CHIPPERFIELD – A. Izzo e Partners

tra i trombati dalla commissione preliminare … e dalla sorte maligna …
risultano personaggi assai noti …
la cui esclusione appare, … a dir poco, … imbarazzante …
Eisemann,
Isozaki,
Niels,
Hadid,
Foster,
Architecture Studio,
Podreka,
Bellini, …

tanto per fare qualche nome …

evidentemente l’assessore Minelli … è più selettivo del Pritzker …

sarà poi interessante leggere, …
dietro l’asetticità delle sigle più e meno enigmatiche …
la reale “consistenza”, i singolari apparentamenti, dei diversi gruppi selezionati …
e siamo sicuri che le sorprese non mancheranno …

ma, comunque, alla fine della partita …
sarà senz’altro la “qualità” dell’architettura …
a dire l’ultima parola …

almeno così speriamo …
staremo a vedere …
siamo fiduciosi …

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14 risposte a “Campidoglio 2″ … danno i numeri … al lotto …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Fiduciosissimi siamo!
    Manifesto dell’architetto contemporaneo (per errore pubblicato in http://www.grandistazioni.it, la mission):

    Soddisfare bisogni
    Anticipare desideri
    Cogliere slanci
    Far vivere esperienze a 360 gradi
    Rendere i clienti protagonisti del nostro mondo
    Restituire al pubblico patrimoni di estremo valore culturale, sociale ed economico
    Creare nuovi poli di aggregazione, socializzazione, scambio
    Reinventare il ruolo del passeggero attraverso la piacevolezza del tempo trascorso in stazione

    saluti e w le ferrovie dello stato

  2. Marco ha detto:

    Andrò fuori tema rispetto al post, ma non di molto. A quando un podcast o un upload su youtube della conferenza di ieri a Valle Giulia? Ho intravisto una telecamerina digitale su treppiede… e molte persone non hanno avuto modo di venire. Fiducioso, aspetto!

  3. luciano zaulo ha detto:

    Gentile professore, leggendo quanto pubblicato sul sito comunale ho appreso che prima hanno fatto la selezione degli otto e poi, con il sorteggio, ripescato i più fortunati (due saranno anche chiamati a dimostrare la forza delle loro parcelle ovvero i famosi 5 milioni di euro incassati da committenti vari). Non le pare che così operando la giuria abbia già “ battezzato” come ripescati alcuni concorrenti esprimendo di fatto un giudizio. Non sarebbe stato meglio operare al contrario accettando completamente la cecità della fortuna e iniziare dal sorteggio visto che i 36 erano tutti abili e arruolati? Insomma, mi scusi l’espressione, Gregotti entra un po’ per “ culo” dopo essere stato bocciato. Sarebbe stato meglio procedere culo per culo e forse avremmo avuto il piacere di vedere all’opera alcuni dei concorrenti eccellenti a cui è capitato d’essere bocciati e non tirati a sorte dal…. bambino bendato.
    Non pensa visto che il concorso sarà palese che oltre conoscere l’esatta composizione dei gruppi, oggi ancora al riparo di società eccellenti quali la Reconsult di Rebecchini e la Proger (Caputi?), forse sarebbe il caso di conoscere la composizione di questa giuria (naturalmente di qualità come vuole il Sindaco) che, del tutto autonomamente, sceglie tenere fuori per esempio Nouvel, Eiseman, Foster (stando a quanto pubblica oggi la Repubblica. La stessa segnala Anselmi e Cellini, dove sono? chi li trova?) a vantaggio di studio Altieri(?), Rome Design, la nuova coppia Sartogo – Purini ( Moauro è della partita? ) ; premiando campagne acquisti oltreoceano o in Belgio da parte di intraprendenti espressioni del professionismo locale ( furbetti del concorsino?)

  4. carlo fayer ha detto:

    Campidolgio due: inadeguatezza del bando

    Il meccanismo scelto per la selezione dei progettisti è stato costruito in modo da non permettere di valutare la qualità della loro produzione. I soli criteri di affidabilità tecnica ed economica di un gruppo di progettazione non permettono di garantire le aspettative di qualità architettonica del risultato.

    In questo modo il Comune, rinunciando al ricorso ad una giuria di qualità, sceglie di non scegliere, di non esercitare una scelta effettiva sulla capacità di produrre qualità per la propria città. Questo comportamento oltre a mortificare le aspettative della città, umilia anche la fiducia di tutti quei progettisti, riconosciti di valore assoluto internazionale, che hanno risposto alla chiamata del comune credendo di poter partecipare alla crescita culturale del fare architettura in questa città.

    Un concorso internazionale di progettazione che deve garantire la qualità dell’architettura, che esclude tra gli altri Foster, Eisemann, Architecture Studio, Nouvel, Isozaki, Hadid, è un concorso che manca l’obbiettivo per cui era stato bandito.

    Per la realizzazione di un’importante opera di architettura come il Campidoglio due, sulla quale stiamo lavorando tutti da anni, si era ottenuto di fare un concorso internazionale di progettazione architettonica superando un discreto numero di resistenze e di criticità.

    Ma ad oggi il bando si dimostra inadeguato e insoddisfacente visto che arrivati alla preselezione vediamo esclusi da questo concorso gli architetti più famosi al mondo,

    due dei quali hanno vinto il Pritzker Prize (una sorta di nobel dell’architettura).

    Questa inadeguatezza nel redigere i bandi è una stortura tutta italiana dalla quale bisognerebbe affrancarsi al più presto.

    Il comune di Roma deve dotarsi di una struttura che abbia come missione solo quella di organizzare bene i concorsi e di giudicare con attenzione la qualità architettonica, cosi come succede nel resto dell’Europa.

    L’assessore Minelli attribuisce questo strano esito alla legge italiana che farebbe scegliere

    solo in base al sorteggio e ad un principio economico che avvantaggia gli studi di ingegneria

    rispetto agli studi di architettura. Questo dimostra l’errore che sta alla base del bando. Per cui ad esempio quelli che avrebbero progettato il traforo del Monte Bianco, avrebbero più diritto di chi invece ha ristrutturato il parlamento tedesco o di chi ha costruito la sede del parlamento europeo, ma la selezione non dovrebbe essere sulla qualità?

    Minelli ha dichiarato a Repubblica che la preselezione ha lasciato comunque in gara dei grandi nomi dell”architettura e molti giovani architetti.

    Il capitolo giovani architetti poi non andrebbe certo affrontato in questo modo.

    Per i giovani architetti andrebbe prevista e pianificata la possibilità di concorrere alla realizzazione e progettazione delle tante opere pubbliche o private di piccola o media importanza per la città, per consentire ai neo laureati di esprimersi e di dare a Roma una qualità architettonica diffusa.

    On. Carlo Antonio Fayer

    Consigliere comunale

    Vice presidente commissione urbanistica

    Capogruppo lista civica per Veltroni

    Al comune di Roma

  5. carola clemente ha detto:

    Forse non ci siamo accorti che con la definizione dei criteri di valutazione di questo concorso è stata scritta una nuova pagina nella storia del dibattito italiano sui concorsi.
    Legittimamente l’amministrazione ha deciso di applicare/innestare nella prima fase, i criteri di valutazione della procedura della licitazione privata sul corpo del concorso di progettazione.
    Sinceramente trovo mortificante che una amministrazione che cerca o che dice di investire anche sull’architettura – magari anche sulla buona architettura – per migliorare la qualità e la presentabilità internazionale di questa città, decida di rinunciare consapevolmente al diritto-dovere di avvalersi una giuria di qualità per affiancare il lavoro improbo dell’istruttoria tecnica di questa “procedura”. L’affidabilità tecnica ed economica di un team progettuale non è automatica garanzia di qualità dell’architettura che si può produrre. Oltretutto vista l’impostazione della selezione ci si poteva anche risparmiare di chiedere ai candidati di produrre i loro curricula non essendoci modo e voglia di dire chi fosse più o meno “bravo” o titolato, chi avesse prodotto opere più o meno riuscite.
    Trovo imbarazzante avere lasciato fuori dalla competizione, tra gli altri, due premi Pritzker e gli autori della sede del parlamento europeo.
    Bisogna riconoscere che la selezione operata con il feroce metodo della decimazione non ha individuato solo operosi consorzi tecnici, ma anche molti studi di primo piano, ma ugualmente non credo che non vi fosse altra via per operare una scelta consapevole. Certo scorrendo i comunicati stampa dei giorni successivi alla consegna delle istanze di partecipazione, si tratteggiava in filigrana un palmares di progettisti che realmente incuteva rispetto e lasciava sperare in una competizione di altissimo livello. Oggi gli stessi nomi che venivano presentati in quei giorni sono tutti, senza eccezioni, finiti fuori dalla competizione. Contrappasso perverso?
    Per contro non è neanche il concorso degli esordienti, dei giovani. La costruzione del bando non dava nessuna possibilità a studi di “giovani veri” di partecipare da soli senza associarsi a grandi strutture. Qui i giovani sono solo i pesciolini pilota delle grandi corazzate.
    Non scherziamo.
    In Italia ancora deve venire fuori il vero concorso dei giovani…oltretutto qui si richiedeva esperienza nella gestione di progetti complessi, affidabilità tecnica comprovata e non solo talento. Mi spiace deludere l’Assessore, ma se si legge bene nella composizione dei gruppi i giovani sono tutti sotto tutela, e qualcuno di questi non è più neanche troppo giovane.
    Spero solo che l’esito di questa procedura non ci riporti di nuovo al punto in cui, poco tempo fa, molti gruppi stranieri si rifiutavano di fare i concorsi italiani perché erano poco affidabili e mal pagati.
    A questo punto che vinca il migliore e soprattutto che il progetto si faccia, perché per recuperare credibilità dopo questo piccolo incidente diplomatico, si può solo rimediare realizzando il progetto di chi andrà a vincere, dimostrando al mondo che anche da noi con i concorsi si fanno belle e migliori le città. Sono ancora troppi i nostri concorsi senza esito tangibile.
    Chi sa se nel 1969 a Piano – che aveva 32 anni – e a Rogers – che ne aveva 36 – Jean Prouvé e gli altri della commissione verificarono il fatturato prima di scegliere il loro progetto tra le 681 proposte presentate per il centro Pompidou?
    Quella volta, avventatamente o con una illuminata discrezionalità, è stata scritta una bella pagina di storia dell’architettura. Oggi non sono sicura che maltrattare le archistar sia stata una bella pensata.
    Buon lavoro a tutti, perché dopo tutto questo è sempre uno dei lavori più belli del mondo.

  6. vgberti ha detto:

    Caro Muratore,

    Mi consenta di citare il sonetto di Giuseppe Gioachino B E L L I, per esprimere il mio pensiero, ” sintagma esplicativo ” – come direbbero i linguisti – su l’operato di cui parLa:

    ” Chi risica rosica ”

    Doppo ch’Adamo cominciò co Eva
    tutte le donne se sò fatte fotte;
    e tu le pij pe tante marmotte
    d’annalle a giudicà cor ” me pareva ! ”

    ………………………………………………….
    …………………………………………………….
    …………………………………………………….
    …………………………………………………….

    Roma,14 settembre 1830

  7. isabella guarini ha detto:

    Il modo con cui si selezionano i progettisti è sempre più astruso. Alcuni sono scelti in base a determinati requisiti, altri dalla dea bendata. Un confronto ad armi impari. Insomma, i concorsi sono sempre meno affidabili per i professionisti. C’è , forse, qualcuno che considera la partecipazioe ai concorsi non un impegno di risorse umane e materiali, ma una specie di tombolata a premi.

  8. isabella guarini ha detto:

    Ci troviamo in un epoca in cui chi raggiunge una determinata meta, tira su la scala per non far salire nessun altro. Così si è formato il sistema delle star con incarichi pubblici e per concorsi. L’osservazione di Carola C. è arguta: se non ci fosse stato un libero concorso per il Centro Pompidou, Piano non sarebbe Piano. Anche in era fascista si fecero concorsi con i quali furono lanciati architetti famosi anche dopo la caduta del regime. Competizioni, polemiche, tra architetti per ottenere la fiducia dei principi, fanno parte della storia umana e artistica di tutti i tempi. Che si dirà della nostra era quando si narrerà delle spettacolari architetture realizzate? Come verranno interpretate nel fururo le croniche di oggi? Ad esmpio: “Per il Beaubourg ha spogliato un edificio mostrandone i tubi d’areazione. A Madrid ha costruito un areoporto trasparente che sfrutta di giorno la luce del sole (!!). E anche ora ha vinto il “Nobel dell’architettura. R.G. non smette di stupire. Ricominciando da Ground Zero”
    da “Io D” del Corsera14/04/07
    P.S.I punti esclamativi tra parentesi sono miei per lo stupore di fronte alla luce del Sole.

  9. filippo de dominicis ha detto:

    Ho avuto la ventura di imbattermi in un personaggio come Philippe Samyn durante il mio anno “sabbatico” di erasmus, in quel di bruxelles…amava e conosceva Gustavo Giovannoni, Riccardo Morandi e Sergio Musmeci piu di molti nostri docenti…e durante il corso di “conception des structures” amava apostrofare il collega con il quale aveva vinto il concorso per il nuovo parlamento europeo, “le petit italien”…non gli ho mai chiesto per quale ragione…forse solo una questione fisica…

  10. federico calabrese ha detto:

    finalmente un concorso in cui non ci sono Hadid, Nouvel, Foster e co.!!!!

    prima gli date addosso alle archistar e ora si piagnucola che al loro posto ci sono altri a con_correre alla crescita culturale del fare architettura in quella città.

    stai a vedere che tra un progetto di variante della strada comunale, e un collaudo, Giacobazzi e co., ti fanno un progettone.

    cambiare le regole,.
    ci sono i modi per fare i concorsi con delle procedure piu’ trasparenti e coerenti?
    io credo di si.

    a barcellona si e’ appena concluso la preselezione per il progetto dell’ampliamento del campnou, che diventera’ lo stadio piu’ gande d’europa.
    un progetto complesso direi!
    leggetivi il bando!niente fatturato niente menate del genere, quello che conta e’ la qualita’ della architettura prodotta, e mostrata in poche tavole di sintesi del proprio lavoro.

    i ragruppamenti sono fatti da i soli architetti, che devono in fase preconcorsuale avvalersi(non obbligatoriamente) di consulenti,(societa’ di ingegneria, impiantisti, strutturisti e quant’altro), quello che marca la differenza, con l’italia e’ che questi ultimi possono partecipare con diversi gruppi di architetti.
    cio’ vuol dire che la committenza da per scontato(imponendolo con una dichiarazione) che chi vince il concorso, che sia Nouvel o Pincopallino, si debba necessariamente associare, con una societa’ di ingegneria per poter espletare l’incarico di grande complessita’. Quindi e’ chiaro che il rischio discriminazione si abbassa molto. Tutti scelgono quelle 4-5 societa’, che chiaramente nn dicono di no a nessuno, perche’ si alza la possibilita’ di risultare vincitore, e la preselezione viene fatta sulla qualita’ architettonica e non sul fatturato.
    si puo’ fare in italia?

    cmq steven holl Ian+, mi pare un bel duo!!! bravi

    forza barça.

  11. federico calabrese ha detto:

    dietro le sigle piu’ o meno enigmantiche, ecco che incominciano ad apparire i “nomi” degli architetti ………..e con grande sorpresa e stupore:
    Cellini+Anselmi
    Cucinella
    Behnisch padre e figlio.
    Aldo Aymonino

  12. Maurizio Conte ha detto:

    Concordo pienamente con Federico Calabrese. In Italia viviamo una condizione assurda(e quando mai!), giacché le società d’ingegneria spesso sono promanazioni delle grandi società di costruzione, confondendo progettisti e realizzatori, controllori e controllati, alla faccia dell’interesse collettivo dell’architettura e del senso di responsabilità che dovrebbe muovere un architetto. Il risultato è che spesso si assiste a forzose commistioni bastarde tra gruppi di progettazione molto diversi tra loro per accrescere i muscoli, con complicati condizionamenti e risultati per lo più deludenti.
    Liberiamo veramente le idee, diamo spazio agli architetti anche con meccanismi a doppio grado di giudizio: il primo per produrre con pochi e poco costosi grafici il progetto nella sua essenza, il secondo, a numero ristretto di selezionati, con la libertà di associarsi con qualsiasi competenza specialistica di strutture ed impianti al fine di sviluppare credibilmente la proposta originaria. L’importante è realizzare bene una bella opera che migliori la condizione del luogo.
    Solo in tal modo è possibile dare spazio a tutti e selezionare i bravi, a prescindere dall’età, giacché il problema della partecipazione esiste anche per i bravi architetti over 40 e 50 che non hanno budget sufficienti o maniglie adeguate.
    Naturalmente sono necessari trasparenza delle procedure, tempo e pazienza nella selezione, onestà intellettuale improntata all’interesse pubblico.

  13. isabella guarini ha detto:

    Tante sono le contraddizioni nei comportamenti contemporanei. Da un lato l’architettura si afferma con le firme dello star system, dall’altro star e starlette si nascondono dietro sibillini acronimi per partecipare ai concorsi. Rinnovare qualcosa in Italia, oggi, è impossibile, se non si restituisce senso alla formazione degli architetti, anche su basi eticche. Condivido ciò che dice M.Conte riguardo la commistione tra progettisti e imprese costruttrici, come dire tra controllori e controllati. È un vecchia polemica che, ricordo, scoppiò a Napoli nei confronti dei concessionari per le opre della ricostruzione post-terremoto. La lotta alle società d’ingegneria tutto fare, oggi, appare impossibile perchè ampiamente sostenute da direttive europee, per noi del sud, distanti mille anni luce.

  14. federico calabrese ha detto:

    DIRETTIVA 2004/18/CE del 31 marzo 2004
    relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi.
    L’aggiudicazione degli appalti negli Stati membri per conto dello Stato, degli enti pubblici territoriali e di altri organismi di diritto pubblico è subordinata al rispetto dei principi del trattato ed in particolare ai principi della libera circolazione delle merci, della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi, nonché ai principi che ne derivano, quali i principi di parità di trattamento, di non discriminazione, di riconoscimento reciproco, di proporzionalità e di trasparenza.

    Quindi da noi e’ impossibile?¿?¿!!!
    Peccato!!

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