T’è piaciuto ‘sto morfema?

E allora beccate pure questo …
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| questo… | questo… |
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| e questo |
Per la gioia dei lagunari della brigata Purini …
O non l’avete ancora capita? … la “lezione” dei precoci Maestri …
“Prima” del Kubo inquieto (il villino liberty di Ravenna …) già la “maniera” nostrana …

Quando i quadratini facevano rima con …







quando si dice accanimento terapeutico…comunque visti i toni, non ho altro da aggiungere
Ahi!… Ahi!! … non c’è traccia di traliccio: a questi morfemi manca il manico. Farebbero anche più male, altrimenti…
Fuor da ogni ironia, da queste immagini emerge una rigidità inquietante (questa si inquieta), e quella figurina umana tradisce un “falso” di scala che restituisce l’edificio a una dimensione (fisica) meno monumentale di quel che sembra. Stessa identica (e brutta) sensazione che ho avuto guardando l’edificio in mattoni di Kolhoff alla Potsdamer Platz.
Probabilmente il complesso, però, soddisfa bene le esigenze funzionali delle attività che vi si svolgono. Non conoscendolo, lo spero. L’immagine, vista qui da Roma, non è esaltante.
Saluti e sorrisi distensivi,
Vittorio
Grazie Giorgio, che con queste ironiche bacchettate nei confronti dei professoroni tromboni, infondi un pò di coraggio a quegli anonimi piccolini architettini di provincia che giornalmente cercano di ridare un pò di dignità al nostro tanto amato e “sudato” mestiere…. un caloroso abbraccio. Claudio
Non sono troppo sicuro dell’opportunismo tempistico, comunque…
“Il morfema è l’impronta identitaria della città nella quale la forma urbis viene astratta e sintetizzata. Questa entità concettuale comprime un numero molto elevato di informazioni in una espressione segnica capace di mediare la molteplice e contraddittoria fenomenologia della città contemporanea” . (F. Purini)
Quando le parole si scontrano con l’architettura… con il “costruito”!
Nessun libro, nessuna tesi, nessuna circumlocuzione intellettualista, niente potrà mai convincermi che questa sia una buon’architettura, un’ architettura attenta e contemporanea. Opere come queste, figlie di anni di “auto convincimento”, teorizzazioni autoreferenziate e astrazioni, devono riportarci con i piedi per terra a capire quanto fiumi ininterrotti di parole ledono alla “vera” architettura!
Al signorotto che cercherà di convincervi delle sue idee con parole, e che terminerà il suo discorso dalle mille citazioni, con la frase “lo hai letto il libro…?”, impariamo a rispondere “lo hai visto l’edificio…?”.
Questo mio sfogo, che spero non provochi irrequietezza nei nuovi “maestri”, è rivolto a tutti gli studenti che come me usufruiscono di questo blog. Iniziamo a vivere nel dubbio che qualcuno possa cercare di buggerarci.
Grazie e buon lavoro a tutti.
delegato_0
Che dire…NULLA DI PIU’ TRISTEMENTE VERO, PURTROPPO…torniamo a parlare di accanimento terapeutico, nel giustificare la rigidità con i sofismi…