Il pollaio italiano è in subbuglio …
Grande incontro di galli da competizione sull’ultimo numero dell’Espresso …
Sfida all’ultima zampata tra Gregotti e Fuksas …
Nuvole sullo Zen …
Zen schiaccia Nuvola …
e giù bordate di insulti che neanche all’osteria …
Con l’eleganza che li contraddistingue: più contegnoso ma al limite dell’esaurimento nervoso il milanese, più sanguigno e assatanato il baltico-trasteverino, se le danno di santa ragione per la gioia di tutti noi ..
Bravi, bis … fateci vedere il sangue … altro che derby …
“In quegli anni le proposte dello Zen sono state guardate a livello europeo come un mutamento importante …” attacca Gregotti …
“Quale vita sociale si poteva produrre dallo schema urbanistico … che … determinava una configurazione di quartiere disegnata con l’angolo retto … ma per nulla umana?” rintuzza Fuksas …
“… oggi … l’architettura è sovente ridotta all’affastellamento di oggetti di design ingranditi …” incalza G.
“ … budelli con visione ad altezza d’uomo sulle saracinesche dei garage … vie senza uscita, luogo di degrado …” affonda F.
“ … ritrattistica … totalitaria … dell’ideologia del mercato e del consumo secondo ingenue metafore delle tecnologie, in un rimescolamento estetizzante dei linguaggi un tempo oppositivi delle grandi avanguardie …” porta a segno G. alludendo malizioso a F. che schiva il terribile diretto e va giù duro : … “ Le nuvole … sono leggere e possono dare emozioni. Il peso specifico dello Zen è insopportabile. Come … il peso specifico del piombo”.
Dopo un ricovero urgente al pronto soccorso per suture, ghiaccio e quant’altro … sembrerebbe doveroso anche quello presso la Protezione Animali … per un meritato periodo di riposo.
… e intanto le galline stanno a guardare …

GM 10.12.05




Quel che sanno le galline su generazioni a confronto
“Non ci è dato di sapere con certezza se…la nostra è una generazione benedetta oppure degna di commiserazione;…tuttavia sappiamo che non possiamo covare la grandezza dietro la stufa, sappiamo che la grandezza si cela sempre dietro qualcosa.”
H.Tessenow 1916
…..forse un commento appropriato ed alquanto “misurato” ….potrebbe essere,usando il motto della 7° Mostra Biennale di architettura,
” LESS AESTHETICS MORE ETHICS”…..sarebbe bene per “TUTTI” (nessuno escluso!) non dimenticarlo mai e per nessun motivo !!!!!
La chiave che conferma inevitabilmente lo 0-0 tra Gregotti e Fuksas: “Meno estetica, più semiotica”.
Scontro tra titani o tra l’orgoglio di chi non vuole ammettere che si può sbagliare a progettare oppure a criticare una fase urbanistica oramai del passato ? Anche l’architetto è un uomo e sentirsi al di sopra delle parti oppure fare del manualismo è un male per tutto il movimento.
Fra Fuksas e Gregotti non saprei “scegliere”. Di quest’ultimo apprezzo quantomeno il ricco retroterra culturale e disciplinare e rimpiango (figuratevi!) la sua sobria Casabella rispetto all’attuale di Dal Co, che sembra un grosso depliant di mobili minimal ben fotografati. Del primo apprezzo poco o nulla se non la vena romanesca del suo accento sfoderato durante i dibattiti in radio con altri colleghi: lo rende simpatico quasi come Remo Remotti, mentre Gregotti biascica un pò il suo parlare lombardo, e poi non ha una bella voce, diciamolo. Apprezzabili semmai le sue cravatte in lana, i completi spigati, a scapito del total black in salsa capitolina (con pancetta) dell’altro.
Di entrambi, invidio la fortuna professionale, le parcelle milionarie, lo status di grande architetto sancito da Repubblica e Fabio Fazio, la capacità di vincere i concorsi che non si meritano: al posto dello stomaco d’acciaio dentro la bacheca, a Roma doveva vincere, a mio parere, il Palazzo progettato da Massimo Carmassi (secondo classificato), stupenda e elegantissima variazione contemporanea sul tema del Danteum terragnesco, a sua volta distillato moderno della spazialità “muraria” del contesto romano.
Ecco, fra Fuksas e Gregotti, scelgo Carmassi, forse in questo momento il più importante architetto italiano.
Saluti
Leggo e non capisco.
A volte capita per distrazione, altre per l’incomprensibilità dei termini, altre ancora per l’intricato senso di cio’ che si dice.
Ci sono discorsi che andrebbero fatti e non vengono detti, discorsi banali che si ripetono con regolarità annoiando per i contenuti.
Io leggo l’articolo e non capisco la diatriba tra i soggetti.
Uno parla di motivi e concezioni zen, l’altro di nuvole, uno di concetti e uno di sostanza…
Io mi ricordo che all’università, quando si divagava e si dicevano idiozie il docente se ne accorgeva e le cose erano due, o ti mandava a casa o ti riportava sull’argomento.
Ecco… io guardo i progetti di Gregotti e penso alla Bicocca. Uno schifo, dove tutto cade a pezzi e il fallimento disegna un quartiere piu’ vicino al degrado che al rilancio, ma forse Gregotti non ha preso casa li e quindi parla guardando i disegni.
Guardo i progetti di Fukas e penso alle nuova fiera, che di nuvola ha poco, un progetto fuori scala (perchè piccolo e non enorme), per un lavoro apparentemente bello ma pensato per altri Paesi (Olanda, Belgio e Nuova Zelanda).
Guardo due architetti e vedo due progettisti che divagano e dicono idiozie e che invece di fare meno errori badano a parole da dirsi per contendersi una nuova copertina.
Ecco… per una volta potremmo fare noi i docenti di una cattedra di etica e mandare tutti e due a casa… ma senza possibilità di altri appelli.