bagno di folla ...

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“STRAZIANTE” … House for Susan Lawrence Dana, Springfield, Illinois, 1900 su google maps …

Schermata 2014-06-01 a 22.57.06

Da Studio Vagnarelli: …

http://goo.gl/maps/005KM
“House for Susan Lawrence Dana, Springfield, Illinois, 1900.
il contesto è straziante (specialmente visto dall’alto),
la casa è bellissima.
L’imposta della grondaia in rame è unica,
con quel risvolto alla giapponese …”
Massimo
Schermata 2014-06-01 a 23.00.56

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CHRISTO SI E’ FERMATO ALLA MORETTA …

Moretta5-U430203008012316GC-373x244@Corriere-Print-Roma-kZt-U43020314031463mqH-1224x916@Corriere-Web-RomaPiazza della Moretta, saranno interrati i resti archeologici

Immagini relative a christo scultore

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NON E’ TUTTO ORO … QUELLO CHE LUCCICA …

mondiali_2022_il_sunday_times_tangenti_per_candidatura_qata-0-0-404281Mondiali Qatar 2022, giallo tangenti
“Un fiume di dollari a esponenti Fifa”

Il Sunday Times mette sotto accusa Bin Hammam

stadi-QatarQatar 2022, gli stadi: le foto dei progetti – Calcioblog

Schermata 2014-06-01 a 20.03.50

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LA GRANDE DEROGA …

Schermata 2014-06-01 a 19.52.24Expo, il rapporto shock

“Appalti senza controlli
per mezzo miliardo”
Video “Così evitati i controlli”
Video Viaggio nei cantieri Expo

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EXPO … PORTOGHESI … LUNA PARK ITALIA … “un percorso espressivo che si radica in una condizione storica ormai lontana nel tempo” …

expoSergio Brenna su: EXPO … ITALIA … UN PADIGLIONE … UN PO’ COGLIONE …

Expo 2015: ecco come sarà il padiglione Italia

“Così lo ha commentato Portoghesi su Il Fatto Quotidiano del 24.4.14. Una volta tanto non si può che dargli pienamente ragione.”

Sergio Brenna

Expo, il padiglione Italia nato vecchio

di Paolo Portoghesi – Fatto Quotidiano 24.4.2014

“In una cornice solenne al Quirinale è stato esposto il progetto del “Padiglione Italia” dell’Expo 2015 di Milano, l’unico destinato a sopravvivere dopo la conclusione dell’Expo. Nel piano urbanistico già noto, ispirato alla semplicità, sembrava che all’architettura venisse riservato non il ruolo spettacolare e caduco, tipico di molte Expo precedenti, ma il ruolo non meno importante di aiutare a capire il messaggio specifico della mostra dedicata al problema planetario del cibo.
La giuria ha invece ceduto alla tentazione di puntare su quella tendenza dell’architettura che, da una ventina d’anni, ci offre spettacoli sconcertanti a metà tra l’horror e il divertimento.
Gli ingredienti di questa ricetta alquanto consumata sono sempre gli stessi: spettacolarizzazione, lambiccate giustificazioni metaforiche, riduzione dell’architettura
a espressione individuale e autoreferenzialità del linguaggio. Mi congratulo con i giovani autori, ma credo sia giusto avvertirli che così si iscrivono, con un ritardo di parecchi
anni, alla lista degli aspiranti “archi-star”, un percorso espressivo che si radica in una
condizione storica ormai lontana nel tempo.
Finalmente, dirà qualcuno, un progetto “post-moderno”, proiettato verso il futuro. Ma il
punto è proprio qui: può essere questo l’orientamento verso il futuro? Un orientamento ancora rivolto alla vivisezione, alla de-costruzione, alla ricerca della novità fine a se stessa o finalizzata, come una droga, ad allontanarci dalla realtà per illuderci che la salvezza sta nel virtuale? Può essere “orientamento verso il futuro” puntare su questa architettura ormai ampiamente sperimentata: o non era piuttosto, questo tipo di ricerca, adatta al periodo di illusorio benessere di fine secolo, del quale stiamo scontando gli errori?
L’edificio si presenta come un blocco prismatico, attraversato obliquamente da uno spacco. Verso terra si adagia con un profilo sbilenco che si solleva, qua e là, con delle stampelle, adagiandosi come certi pachidermi costretti dal loro peso a camminare raso terra per il grasso ridondante. Il volume è ricoperto con una fitta trama di
profilati metallici che da struttura si trasformano in superflua decorazione, dilatando il
volume con un lambiccato doppio involucro. All’interno si apre uno spazio centrale avvolto nello stesso tessuto metallico che incombe sullo spazio della piazzetta, trasformandola in una caverna che assomiglia percorsi da incubo che si vedono nei Luna Park.
La metafora chiave, secondo i progettisti, è quella del “vivaio”, l’Italia come vivaio di ingegni (non importa se poi costretti a “germogliare” all’estero), “vivaio di idee, proposte, soluzioni per tutto il Paese e che il Paese offre alla comunità internazionale”.
Forse la comunità internazionale si sarebbe aspettata qualcosa di diverso da una minestra riscaldata.
Si afferma altresì che il padiglione “è stato progettato come una comunità intorno alla sua piazza ed è ispirato all’albero della vita e rappresenta una foresta urbana”. Quindi il progetto non si offre alla comunità: è la comunità plasmata dall’architetto. Che tra un vivaio e una foresta ci sia qualche piccola differenza e che una comunità sia fatta di uomini e non di barre metalliche non è un problema; l’importante era rappresentare
l’albero della vita. L’albero è una realtà fisica ben precisa: assorbe energia vitale
dalla terra e dal cielo, ha un tronco, rami e foglie che permettono la sintesi clorofilliana.
Klee ha studiato, quando insegnava al Bauhaus, la natura matematica dell’albero come
unità. Wright ci ha parlato della’“ alberità” come regola precisa, Makovecz a Siviglia ci ha fatto capire che un albero senza radici non è un vero albero.
L’albero dell’Expo, oltre a non avere radici, al posto di rami ha un confuso intrico di barre metalliche ispirate per essere a la page ai disegni di Libeskind, ma lontanissime da ogni idea di organicità.
UN COMPLIMENTO peraltro va fatto ai progettisti per essere riusciti, in un progetto il meno italiano possibile, a darci una fedele immagine non dico dell’Italia (non sono così pessimista) ma di come l’Italia è vista nel mondo, un paese in decomposizione, con una classe politica senza scrupoli in cui sembra impossibile diminuire la spesa pubblica, eliminare gli sprechi e le sperequazioni sociali. È lecito sperare che l’architettura esca da questa smania di cambiare tutto senza cambiare niente, rendendosi sempre più
inutile per risolvere i grandi problemi del malessere urbano, della distruzione del paesaggio, della giusta ripartizione delle risorse?
I sintomi ci sono e vengono da ogni parte del mondo, dal Giappone, patria di Shigheru
Ban e di Fujimori, ma anche dall’Europa, dall’India, dall’Africa, dove giovani architetti,
spesso europei, si sono impegnati in un lavoro prezioso che utilizza le conquiste della modernità per un progetto integrale di architettura povera ma attraversata dalla vita. Se il conflitto uomo-natura non si trasforma nella nuova alleanza annunciata da molti uomini di scienza, la nostra civiltà è destinata all’autodistruzione. Per questo le scelte degli architetti non possono essere solo scelte di gusto o di tendenza. Dietro il messaggio della architettura sta la risposta a un quesito epocale.
Ci si illude che cambiando solo le forme, le mode, le superfici, le tecnologie si possa evitare il disastro, ma forse quello che bisogna cambiare è lo stile di vita
dominato dal mercato dal consumismo e dalla competizione, basato sulla illusione che la crescita infinita è possibile.
Quanto ho detto fin qui è un punto di vista personale e non auspica provvedimenti o proibizioni. Faccio i miei auguri agli architetti, alle imprese costruttrici e ai milanesi perché riescano a finire in tempo e a utilizzare, a festa finita, questo complicato marchingegno dimostrando così la loro abilità”

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“NIENTE DA VENDERE” … EXPOLIS … ALLA BIENNALE …

Schermata 2014-06-01 a 19.29.10“ciao a tutti!
vi mando un link di cose in progress abbastanza divertenti..
un progetto che ridicolizza expo e grandi opere grandi nell’esser truffaldine, un progetto che portiamo avanti a milano da qualche anno, ma ci sono anche libri, conferenze, passeggiate, mostre, ragionamenti con niente da vendere e tutto da condividere che accompagnano una presa di posizione ultrapolitica contro la galera, i cie, e il conformismo che pure e’ una bella galera..
http://expolis2014.wordpress.com/

dal 5 sono a venezia dove spero di incontrarvi ma il 7 faccio una piccola lezione in <biennale sessions> una cosa per le facolta’, nella quale non posso fare altro che parlare bene di voi che siete tra le persone piu brillanti che ho avuto la fortuna di incontrare”

massimo

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UN PONTE PER IL BOSCO VERTICALE …

Schermata 2014-05-31 a 13.02.33Porta Nuova … quel ponte lanciato tra i grattacieli …

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UN PONTE PER CHI? … PER GLI STANDARD URBANISTICI …

Ponte della scienza e gazometro-2-593x443Torna in funzione? il Ponte della Scienza Al via tra un mese

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PINCIO … DAL PARCHEGGIO … AL BAZAR …

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Pincio senza vista: camion bar, bancarelle
e gazebo: ora l’affaccio non c’è più

Degrado record a Villa Borghese, dal bazar sulla terrazza Napoleone I alla sosta selvaggia su viale Washington

……………….

DAL PINCIO … SUL PINCIO …

 

e pensare che, una volta tanto, …

si era appena concluso …

un restauro a regola d’arte …

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