DOPO IL GOLF …

Simone commented on PRIMA DEL CROLLO

“Caro Professore,
a proposito di Socialismo, o socialismo, ieri a pranzo stavo guardando di nuovo Daverio (lo guardo troppo, lo so, ma con due figli piccoli non ho altro tempo nè altre risorse da dedicare alla cultura) e anche ieri il nostro parlava di architettura, raccontado la storia della Scuola dell’Arte de l’Avana progettata da Vittorio Garatti, che doveva sorgere al posto del Golf Club odiato simbolo della debosciata borghesia pre-rivoluzionaria.
Mi hanno colpito diverse cose. La prima è che il progetto complessivo mi ha dato una bella sensazione, con quelle cupole materne e quell’acqua che doveva scrosciare dappertutto come in una moderna Alhambra del proletariato. Poi c’è l’indubbio fascino del rudere: i padiglioni incompiuti riassorbiti dopo appena quarant’anni dalla natura, una specie di Angkhor in calcestruzzo e mattoni. Se ha una mezzoretta di tempo, ecco tutta la puntata (sono ovviamente curioso di conoscere il suo parere):

http://www.ilcapitale.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-40554a1a-1fcb-4a40-aa0b-1d8049611e35.html?homepage

Sorvolerò invece sull’arzillo Garatti che a spese del canone RAI va a scaldarsi gli ossi a Cuba e a rimirare le ballerine cubane insieme a Daverio…ovviamente solo per dimostrare come forma e funzione in questo caso si sposino perfettamente…

Vittorio Garatti

 Vittorio Garatti Roberto Gottardi architetti …

 

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VERDE ORIZZONTALE …

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Dai “derivati” … ai “piani strategici” …

t e m p i & m o d i

 cfr. Carlo Ratti e Ricky Burdett, Ascolta il tuo cuore città, Il Sole 24 Ore di oggi p.34

mai titolo più inappropriato …

 

 

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Renzo Piano … è arrivata l’etica a l’Aquila …

Sullo sfondo del terremoto di tre anni fa e del capoluogo fantasma, un auditorium di 200 posti, 750mila euro di progetto esecutivo (per ora…), un bello slogan soporifero “Con la musica per l’Aquila”, e uno sventramento nel cuore del Parco del Castello di cui vedete una foto in allegato, inviatami oggi dall’infuriato regista Luca Cococcetta che l’ha scattata ieri mattina, 17 marzo 2012.

Naturalmente, chi si oppone a parole, prima di tutto alza le mani: “Per carità il progetto è bello”; “Per carità, il santo padre Piano è fuori discussione”. Semmai ci voleva più partecipazione. Semmai la colpa è degli altri politici che hanno fatto passare la delibera senza sottoporla al Consiglio Comunale (ah, allora…). Semmai…. a dire la forza del grimaldello mediatico che si arroga il titolo di “cultura”. Ma è cultura, Renzo Piano? E non mi riferisco alle sue lauree, ma alla sua posizione in questa faccenda. Si può ancora parlare di cultura, quando le lauree, o il presunto genio, servono da testimonial alla barbarie? Si può separare la cultura dalla vita, come una delle tante funzioni produttivistiche della società del capitale mafia, e continuare a definirla tale, e non piuttosto un barattolo vuoto?

Qui una serie di articoli: http://www.ilcapoluogo.com/content/search?SearchText=renzo+piano

Il Capoluogo.it, Quotidiano on-line con news della

Gli amici che volessero approfondire la faccenda credo possano contare sull’appoggio di Italia Nostra e le sue sezioni locali. Difficile pensare di poter fare qualcosa, ma arrendersi sarebbe partecipare allo scempio.

Cordiali saluti,

Stefano Serafini

 

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L’ORENDO BUZZICONE “VERDE” …

Le contestazioni dei lavori di piazza Sant’Emerenziana

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«Lei non scrive un’opera d’arte perché è pigra! Se non fosse pigra l’avrebbe già scritta.» …

«Lei non scrive un’opera d’arte perché è pigra! Se non fosse pigra l’avrebbe già
scritta.»
 Non so su quale argomento avrei dovuto scriverla, ma
sicuramente lui pensava che se non fossi stata pigra avrei di certo
saputo trovare l’argomento giusto.
 Erano i giorni in cui si stava
“limando” Lettera a una professoressa: pagina per pagina, parola per
parola. Perché doveva essere perfetta… “quasi” perfetta. E in quei
giorni aveva preso di mira l’idea che per fare un’opera d’arte ci
volesse un genio. Non ci credeva.
 Il genio individuale era
un’invenzione borghese! Lo ripeteva mattina e sera. Ero entrata in
camera sua per salutarlo e coglieva l’occasione per ribadire per
l’ennesima volta la sua teoria. E proprio perché non mi considerava un
genio mi diceva che se avessi voluto avrei potuto scrivere un’opera
d’arte.
 Io invece non ci credevo che sarei stata capace, con un po’
di pazienza, di mettere insieme un capolavoro e così non avevo voglia
nemmeno di provare. Ma, siccome lui insisteva a dire che invece non
avevo voglia perché ero pigra, alla fine conclusi: «Ho capito! Arriverò
stanca morta nel girone dei pigri!».
 Gli piacque moltissimo. Smise di
apostrofarmi per riflettere su quel che avevo detto.
 Gli avevo dato
“una bella definizione della pigrizia”!
 Così disse, soddisfatto, e
così si chiuse la nostra discussione e potei andarmene tranquillamente
a darmi da fare da poter arrivare stanca morta in quel famoso girone.

da: Adele Corradi, Non so se don Lorenzo, Feltrinelli, Milano Febbraio 2012; pp. 107-109

Infine, dopo quarant’anni, la professoressa
Corradi ha trovato modo e tempo di scrivere la sua opera d’arte, un
piccolo capolavoro proprio perché non scritto da un’artista. Letto in
una sola volta senza che il sonno l’avesse vinta tanta l’attenzione che
stimola e tiene attaccati alle pagine.  Come perle al filo dei ricordi
Adele Corradi racconta aneddoti che ci fanno stare in compagnia di quel
prete difficile e scontroso perché sapeva scegliere per poter amare
meglio quello che valeva e non c’è tempo per amare tutti e amare tutti
è sempre una buona scusa per non amare nessuno e sentirsi a posto con
la coscienza.  Non si tratta di una agiografia, sono solo i ricordi che
sono sopravvissuti agli anni e sono rimasti perché hanno segnato un
cambiamento nella vita e nel pensiero dell’autrice. Ciascuno è per noi
un piccolo insegnamento e nodo di riflessioni. E don Milani,  ancora
una volta, è un maestro.

Vada come vada,

Giancarlo Galassi

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PSYCOVILLAGE … AL CHIARO DI LUNA …

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POVERO LUDOVICO … IN CHE MANI …

MAXXI – Fondazione Adriano Olivetti

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