A FUROR DI POPOLO …

Pietro Pagliardini commented on PERCHE’ NON PARLI? …

“Però ci sono aspetti di alcuni progetti di Natalini, come quello di Groningen, in cui deve essere valutata non solo l’architettura, ma anche l’impianto urbanistico. Il tutto frutto di un concorso. Che vi sia in quel progetto attenzione allo spazio urbano credo che non sia discutibile.
Quello della foto di quel complesso sull’acqua, chiaramente collocabile solo in Olanda o in un paese del Nord Europa (ci pensi da noi costruire sul Lago di Garda!), risente fortemente di questa strana, per noi, collocazione e non è proprio facile assumerla ad esempio. Qualcosa di analogo l’ha fatto Rob Krier con un intervento molto più grande ma di cui non ricordo il nome nè adesso ho il tempo per ricercarlo.
Io credo, banalmente, che Natalini, dopo avere vinto il concorso di Groningen a furor di popolo contro il parere espresso dai tecnici, abbia capito che c’è un tipo di architettura che “paga” perchè apprezzata dal pubblico, che però non può essere assimilato affatto a quello televisivo, perchè è quello dei cittadini.
Per quanto mi riguarda, e al solito scandalizzerò alcuni, mi sembra sia una risposta convincente e legittimante. E per esagerare dico anche che, allo stato dell’arte, è l’unica veramente legittimante che non richiede nemmeno una spiegazione da parte di Natalini, perchè la capiscono tutti coloro che abitano la città.
Ciao
Pietro

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“PONTI FICHI” …

Stefano Serafini commented on STAREMO A VEDERE …

“Credo che Calatrava sia innocente, come un costruttore di armi. Nel senso che lui è un designer, fa oggetti da rivista, richiesti da un mercato dell’immaginario che non basta mai a se stesso. Colpevole in senso pieno è la volontà politica di avvalersi di tali oggetti (come lo è quella di usare le armi per aggredire), con una logica antipubblica di spettacolarizzazione. I danni sono l’effetto collaterale di una scelta strutturalmente perversa, in linea con la generale perversione della politica che non risparmia nessuno, dal Vendola delle pale eoliche (perché oltre a far soldi fa “verde”) al Berlusconi di videocracy. Ma aveva già detto tutto Debord più di 40 anni fa.

Ora, un giudice controcorrente (per ragioni politiche? boh, che importa?) applica una razionalità giuridica sana ed elementare, che diventa occasione di riflessione sulla politica intera. Diciamolo chiaro, altro che ponte di Calatrava: se tale logica tornasse, l’intera classe politica dovrebbe subire il supplizio.

Come mondo architettonico si potrebbe riflettere tuttavia sul fatto che costruire ponti molto fichi che però spezzano le gambe di chi ci passa sopra, sfondano le sponde e crollano, e macinano milioni di euro da sottrarre agli ospedali e alle scuole, sia il segno che ci si è ridotti al peggiore servaggio della follia. Che si è dei nemici pubblici, indipendentemente dal dolo giuridico. Ma aveva già detto tutto Salingaros 10 anni fa.”

S.S.

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PERCHE’ NON PARLI? …

Giancarlo Galassi commented on QUALCHE ANNO DOPO …

«Negli ultimi anni, specialmente in Olanda, quando durante lunghissime discussioni pubbliche i miei progetti venivano accusati di essere progetti nostalgici,rispondevo che in italiano abbiamo un solo termine per dire nostalgia e che il termine nostalgia connota anche da noi un sentimento visto con sospetto. I tedeschi, che per quel che riguarda le idee e i sentimenti hanno un linguaggio molto più articolato del nostro, impiegano due termini per definire nostalgia: Heimweh e Sehnsucht. Il primo, analogamente all’italiano, è un desiderio di ritorno, di ritorno alla casa natale, è nostalgia del guardarsi indietro; il secondo è nostalgia di ciò che non è avvenuto, di cose non ancora apparse, è il tendere a qualcosa che pensiamo esistere e che ci attrae. Intendo nostalgia in questa doppia connotazione nelle due direzioni del tempo, così come intendo passione o desiderio, nella duplice accezione di aspirazione ideale a un mondo che intravedo poter essere e che attualmente non è, e insieme di sofferenza nel senso latino proprio di passio, patire, di dolorosa ricerca.»

Così Natalini e non sembra ci siano argomenti per negare la legittimità di una scelta poetica del genere. Il libro curato da Vittorio Savi sulla sua opera è uno dei libri di architettura che preferisco e che frequentemente, con un certo entusiasmo tra i distinguo, consiglio ai piedidolci.

Eppure cosa non convince fino in fondo?
Forse la postmodernità del suo lavoro che fa derivare le scelte dalla piega tutta ermeneutica del mi piace/non mi piace? dalla trappola sentimentale di quella nostalgia comunque sia spacciata?
Quel: “Prima facevo l’avanguardiere sulle rovine del Colosseo, poi mi sono stancato e adesso faccio il retroguardiere sulle rovine del moderno”?

Escluso come in tanti architetti contemporanei, per quanto qui camuffato da forme settecentesche (in altri lo è da forme in titanio tutte sbilenche), l’aspetto illuministico del fare, la necessaria razionalità delle scelte, escluso cioè il Moderno, si avverte la riduzione di fondo del problema umano, il deresponsabilizzarsi dall’affrontarlo “oggi”, che è il problema che ci interessa, a noi che in questa settantina di anni, non altre, abiteremo questo mondo, e su cui in altri tempi si sono interrogati e hanno risposto con la loro architettura i migliori maestri. La ‘mano felice’, il talento, diviene anche nel caso di Natalini, l’occasione purtroppo per non sentirsi in dovere di spiegare a noi, dopo che a se stesso, “Perché”.

“Chiunque può dare risposte; ma per fare domande ci vuole un genio” è il noto aforisma di Wilde. Quanto dovremo aspettare ancora, cara amata architettura natalina, per avere da te meno dimostrazioni di genialità e piuttosto una risposta? Perdio una risposta sola! Anche sbagliata, ma che sia finalmente una risposta. E’ possibile se si affronta il problema da tutti i punti di vista. La famosa risposta di Natalini con cui confrontare la mia. Altrimenti a che serve tanta fatica.

G.G.

 

Un’occasione per riflettere … Savi, … Rossi, … Natalini, …

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CO’ QUATTRO SERCI …

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STAREMO A VEDERE …

Da Stefano Serafini: …

“La Corte dei Conti del Veneto contesta a sei tecnici comunali e all’architetto spagnolo un danno erariale di circa 3,3 milioni di euro, nell’ambito del progetto che ha portato alla realizzazione del Ponte della Costituzione, noto anche come Quarto Ponte sul Canal Grande o Ponte di Calatrava dal nome del progettista.
La realizzazione dell’opera “ha comportato un oggettivo e sconsiderato aumento dei costi rispetto agli oneri inizialmente preventivati – di fatto, totalmente disattesi – e comporterà per il futuro un costante e spropositato esborso economico da parte dell’amministrazione, in quanto l’opera è affetta da una patologia cronica caratterizzata dalla necessità di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso ad interventi non riconducibili, in alcun modo, a interventi di ordinaria manutenzione”.
Con queste parole, riportate dal quotidiano La Nuova di Venezia e Mestre, il procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmine Scarano, informa l’architetto Santiago Calatrava Valls e sei dirigenti pubblici che si sono alternati nel ruolo di responsabile unico del procedimento, direttore dei lavori e direttore operativo, che nei loro confronti “sono emersi validi elementi per una citazione in giudizio per danno erariale dinanzi alla Corte”. Sarebbero dunque 3,467 milioni di euro, sugli 11,2 del costo finale del progetto, i soldi pubblici spesi a causa di errori di progettazione, corretti a fronte di cinque onerose varianti, e nella gestione della gara d’appalto caratterizzata da molte lacune.
Il costante monitoraggio sulla struttura nasce da un difetto di progettazione: il Ponte di Calatrava, progettato per collegare la sponda del Canal Grande, lato Piazzale Roma, con quella lato Ferrovia, è un arco ribassato che spinge con forza sulle rive: se il lasco supera i 4 centimetri, c’è rischio di collasso. Il problema venne alla luce in fase di progetto esecutivo nel 2001, quando l’ingegner Creazza suggerì a Calatrava di risolvere la questione tenendo in asse il ponte con un tirante subacqueo. Questo accorgimento, oltre a incrementare il costo dei lavori non risolse alla base il problema tecnico, tanto che fu necessario un monitoraggio costante del manufatto con l’esborso di 398.000 euro in tre anni per rimettere in asse il ponte con i martinetti idraulici.
Per giungere a tale conclusione la procura della Corte dei Conti ha indagato per sette anni e ora l’architetto e i tecnici avranno novanta giorni di tempo per preparare e consegnare le proprie memorie difensive, dopo di che sarà la Procura a decidere se rinviarli a giudizio o chiudere il procedimento.”

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QUALCHE ANNO DOPO …

Super studio

Natalini Architetti

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Che cosa sono le architetture ? …

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Per Archiwatch …

da Cosimo Scotucci:

“Cannoli siciliani in Canada …”

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IN ATTESA DELLE CICORIE …

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Lo apriamo o non lo apriamo ???? …

“Nuovo Mercato di Testaccio … lo apriamo o non lo apriamo ????
cordiali saluti professore”

Francesco d’Ambrosio

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