Grattatappi …

Professore buonasera,
Mi permetto di trasmetterle, per la sua collezione, una foto di un bel esemplare di «grattacielo-cavatappi »,  scovato  durante un mio recente viaggio a Shanghai.
I cinesi stanno cercando ora una bottiglia adeguata.
Cordiali saluti
Michele Granata

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L’amico del giaguaro …

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GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO… post 8…

Nel 1904 a Stocksund, Lars Israel Wahlman (1870-1952) costruisce per
la propria famiglia una casa nello “stile” tipico vernacolare
svedese.
Wahlman, autore tra l’altro dell’imponente chiesa di Engelbrecht a
Stoccolma, è stato uno dei principali portavoce in patria della
corrente inglese Art and Craft e della valorizzazione, nello specifico
in edilizia, dell’artigianato di contro alla produzione industriale,
recuperando i caratteri dell’architettura tradizionale, argomento sul
quale ha scritto e tenuto corsi al Regio Istituto di Tecnologia prima
come assistente e poi come professore avendo tra i suoi allievi proprio
Erik Gunnar Asplund.

La tradizione in Villa Tallon ci appare nella sua versione più
rustica ed espressiva, quella a tronchi sovrapposti, a “panconi” per
dirla con Vincenzo Fasolo nel suo tentativo di trovare sempre un
corrispettivo italiano a termini tecnici stranieri.  Il Blockhaus,
rispetto al sistema a intelaiatura e alla variante di quest’ultimo a
“blinde”, è quello che consente numerose occasioni decorative non solo
per le caratteristiche di superficie ma anche per la presenza delle
nodalità all’intersezione dei piani evidenziabili ulteriormente con un
colore diverso, fino ad arrivare alle finestre a nastro, che hanno
origine proprio con questa tecnologia con cui si possono realizzare
“architravi” da parete a parete, i cui vetri sono da Wahlman piombati
con carinissimi disegni a cuoricino.

Ma tutta la fatica dell’architetto per essere “vernacolare” non lo fa
essere autentico. Resta irrisolto il contrasto con l’impianto
architettonico e spaziale che non è derivato da quello della casa
contadina ma da quello moderno del villino urbano con rigorosa
suddivisione dei piani tra zona giorno al rialzato e zona notte al
primo e con il raddoppio dei percorsi, uno destinato alla famiglia
padronale e il secondo, con scala sul retro della cucina, per il
personale di servizio. La vernacolarità è banalizzata a “stile”, cioè a
qualcosa di appiccicato e indifferente alla sostanza architettonica.

Tra Villa Tallon e Villa Stennäs ci sono tre decenni, la nascita
delle avanguardie e una visione non romantica della tecnologia ad opera
di Konrad Wachsmann e del suo manuale del 1930 ricco di esempi moderni,
«Holzhausbau» che sta per “Costruire in legno” oppure “Case in
legno”.
Dei legami e delle distanze con Villa Tallon resta da dire che
Asplund ha intenzione di andare ad abitare a Villa Stennäs con la sua
seconda moglie Ingrid Katerine Kling che ha appena divorziato proprio
da Lars Israel Wahlman. Si sa: gli architetti amano avere vite
complicate.

Giancarlo Galassi :G

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Mai più senza: IL RACCATTACOMMENTI ! …

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SENZA ARCHITETTI … CASE NORMALI … IN UNA STRADA NORMALE … DI UN PAESE NORMALE …

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ARTE … SCIENZA … STRUTTURA … POESIA … FILOSOFIA … ASTRONOMIA … UN PO’ DI FOLLIA …

ctonia commented on LA POTENZA DI MUSMECI …

“Fantastico il camminamento interno che mima la schiena d’asino dei ponti antichi…”

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C’E’ MURO E MURO …

ctonia commented on CARMASSI ROMANO? …

“Ma Pietro, io ti concedo tutto il mondo, basta però che non mi vieni a raccontare che nel buio della notte tutti i muri sono uguali, e che per te un muro in telaio tamponato è la stessa cosa di un muro a sacco: l’hai detto tu, che ci posso fare. Puoi dimostrare che è indifferente l’uso che ne fa Carmassi dell’uno o dell’altro? Aspetto con ansia i tuoi argomenti, che per ora si sono limitati ad un giudizio negativo sulla sua architettura: liberissimo, ovvio, ma è un altro piano.
I muri a sacco si fanno con il cls, da Roma antica in poi. Vogliamo riempirli di rifiuti solidi urbani? :)
L’immagine messa dal Prof. Muratore si, certamente mostra un edificio residenziale (forse Cisanello, non ricordo) in telaio di cemento armato poi rivestito in mattoni. Benissimo. Ma dovresti sapere che si tratta di un edificio per edilizia pubblica agevolata, quindi probabilmente l’economicità del sistema a telaio, anzi direi probabilmente la sua prefabbricazione e montaggio in cantiere, sicuramente sono stati argomenti molto più forti rispetto alla scelta “ideale” di Carmassi del muro pieno. Ma non c’è nessuna altra controindicazione, come tu credi, che ne impedisca l’uso ai fini della residenza: vediti se vuoi questo bel libretto carmassiano nel quale si illustrano ottimi esempi di tesi di laurea dedicate proprio a questo tema:

COSTRUIRE UN MURO (2). Idee di città di Massimo Carmassi.

Aggiungo poi che per me, e vedendo le cose in senso architettonico, tutto l’edificio “è” un muro, in quanto proprio questo ruolo compositivo è quello che lo sostanzia e lo identifica al livello della composizione architettonica e delle scelte formali: costruire le residenze dentro un grande muro. So che questi argomenti vi scivolano addosso, ma che ci posso fare, sono il sale dell’architettura.
baci
c

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“Da Le Corbusier allo chalet” …

Pietro Pagliardini commented on CARMASSI ROMANO? …

“Ma ctonia, concedimi il beneficio di non considerarmi così ignorante da avere bisogno di una lezione sulla differenza tra una struttura a muratura portante e una puntuale! Il mio assimilare il muro a sacco con la strutta in c.a. rivestita si riferiva, spero chiaramente, al fatto che per l’uso che ne fa Carmassi è sostanzialmente indifferente. E l’immagine che il professore ha messo in testa al mio commento, cioè le case popolari di Pisa te lo dimostra. Guarda quel disegno e dimmi se non ho ragione. Che cos’è: un edificio con telaio in c.a. e rivestimento in mattoni. Punto. Tu lo giustifichi come un atteggiamento flessibile, e va bene (io lo giustifico come impossibilità o meglio irrazionalità nel fare civili abitazioni con muri a sacco), ma questo dimostra solo che è difficile trovare una coerenza tra il sistema strutturale e la tipologia e quindi quando Carmassi fa un muro a sacco (con il cls!!!!) compie solo un’operazione d’immagine al pari di quelle che tu tanto deprechi, un’operazione stilistica priva di alcun significato tipologico, dato che la stessa immagine del muro a sacco la ottiene anche…..con il telaio in c.a., facendo banalmente un muro a cassetta di spessore maggiore. Quella parete esterna simula un muro portante. Simula, e aggiungo che per me va bene.
Quanto al preferire la muratura portante, sono con te, naturalmente quando è possibile. E’ decisamente più facile la costruzione, più adatta a piccole imprese, sismicamente in regola, fino a tre piani, ma purtroppo presenta diversi problemi normativi non risolti: i muri esterni, per legge nazionale, non costituiscono volume del tutto, ma quelli interni, di spina e trasversali, che sono ovviamente necessari, purtroppo sì, e nessuno butta via volume, o superficie. Quindi per adesso, se non facciamo cambiare le norme, considerando superficie (e volume) solo quella al netto dei muri portanti, non è che sia una tecnica incentivante, anzi è proprio scoraggiante. Per le case singole invece ci si può fare.
Sul legno, mi dispiace, ma usalo te. Non sto a ripetere che non siamo nelle Alpi e che la lobby bolzanina, cioè tedesca, mi ha rotto veramente le scatole. Adesso, purtroppo, qualche cliente lo chiede, e così c’è la legge del contrappasso: da Le Corbusier allo chalet. Lo senti che anche i nomi non suonano italiano?

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PER ENTRARE IN EUROPA …

Visita a Palazzo dell’Agricoltura omaggio al suo ministro Cavour

 

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LA TESTA CONTRO IL MURO (romano) …

Per approfondire e
confrontarmi con il ragionamento di Cristiano Cossu (che condivido e
che mi capita di fare spesso proprio negli stessi termini) e per
precisare il mio punto di vista incredibilmente postato postato allo
stesso minuto che invece da’ ragione a Pietro, è che c’è una differenza
enorme tra come costruivano i romani e come purtroppo siamo costretti a
costruire noi (quei pochi almeno che costruiscono come Loos o
Carmassi).

Basta vedere cosa succede nella Casa degli Augustali grazie
a immagini tratte dal sito sugli scavi di Ercolano.
Transenne,
murature piene, archi tamponati, solai che funzionano tecnologicamente
come una volta con zone di calcestruzzo a perdere ma sono realizzati
come un solaio… che dire: l’architettura più si studia più è complessa
e bellissima, basta avere gli strumenti per leggerla. Certamente non ha
mai gridato, per darsi una volontà d’Arte, una cosa sola per volta come
tanta architettura moderna.
Meglio: stava così zitta che diceva tutto,
“la pietra antica non emette suono  o parla come il mondo e come il
sole, parole troppo grandi per un uomo”.

Oggi, prima di tracciare una
riga sul foglio, ci costringiamo, letteralmente “ci costringiamo”, a
metterci nei panni dei Romani, cioè a interpretare la romanità con
filtro di Piranesi, Choisy, Fasolo, Milani, Bonatz etc. Quanti
architetti si sono ispirati ad acquedotti per costruire nella periferia
di Roma come se bastasse a ritrovare il genius loci…

Con la modernità
(con Kant, se proprio vogliamo trovare un caposaldo, e con il diritto
tutto moderno non solo di sapere ma di sapere come sappiamo) abbiamo
perso la nostra innocenza ed è con duro studio che si può a malapena
sperare di simularla.  Ma più si studia più la corteccia cerebrale
s’ispessisce e si perde di flessibilità e freschezza (duro paradosso
con cui fare i conti vero? ma non c’è alternativa).

Abbiamo perso la
spontaneità felice di usare una tecnica costruttiva, transenna oppure
muraria, in maniera non espressiva e bisogna essere fortunati o ben
bravi, bravi al cubo (vedi Asplund ad es.), quando “ci-caliamo-nei-
panni-di” per non metterci a fare il finto acquedotto la cui immagine
spiazzante (perciò fortemente artistica)  è così forte che annulla ogni
giustificazione possibile di voler chiudere logicamente con archi un
partito su piloni, il che non rende “coerente” ma ridicola la sostanza
architettonica.

Ecco il perché dei periodici e salutari ritorni dei
migliori architetti del Moderno all’innocenza dell’architettura rurale
e quindi il titolo della nuova rubrica dedicata a Pagano che questo
blog ospita tanto per illudermi di diminuire il grado zero delle
chiacchere. E, a mio parere, non valgono i ritorni alle cornicette
barocche post post: in certe cose (non in tutto), ad esempio nei
dettagli (anzi nei non-dettagli), più che Pirani e Magni, ha più da
dire l’edilizia contemporanea abusiva di necessità.

Giancarlo Galassi
:G

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