
«Io vengo da Primavalle
cor vespino color bordò
de prima me fa ‘na piotta
de seconda nun ce lo so».
Io fin qui, a dodici anni, ci arrivavo in bicicletta per cercare
qualche numero che mi mancava dei Fantastici Quattro tra i giornaletti
di King’s Fumetti Usati.
E me lo ricordo bene questo quartiere senza balconi sulla cui curiosa
fama c’era pure una filastrocca.
«Io vengo da Primavalle
cor vespino color bordò
se ‘ncontro ‘na regazzina
je rubbo la catenina
se ‘ncontro ‘na vecchietta
je scippo la borsetta».
Nella mia palazzina signorile, io, sissignori, avevo balconi larghi
addirittura un passo! giusto quel che serviva perché i miei potessero
sentirsi coppia moderna a sbalzo sul vuoto mentre innaffiavano la loro
coltivazione intensiva di gerani.
«Io vengo da Primavalle
cor vespino color bordò
de prima me fa ‘na piotta
de seconda me se cappotta
co’ la terza me s’engrippa
la quarta nun ce l’ha».
Torno qui dopo quarant’anni di domenica notte, sfollato senza pietà
da truppe armate di pennellessa che mi hanno invaso casa per rinnovo
locali. Ogni volta che chiudo il portabagagli nel portar su le valige
nell’alloggio del Lotto 26 in cui staremo per un po’, si leva l’allarme
di uno stormo di oche neanche fossi Brenno sotto il Campidoglio.
La sera dopo capisco che non si trattava di oche ma di uno stormo di
gabbiani coatti da guardia che ha nidificato sui terrazzi non
praticabili.
Gabbiani e zanzare ci sono, manca il mare, ma a sapersi accontentare,
come Shakespeare, mezz’estate già c’è.
:G