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“OMERO GRIDO’ “…
“Cari muratorini, pausa caffè … vi allego il link del video “Omero gridò!”: http://youtu.be/-c7ALYAHqRE
Racconta una fiaba esposta da ieri al Museo Archeologico nazionale di Napoli: un vecchio uomo andava nel bosco, vide dell’acqua sorgiva che scendeva da una rupe, volle bere. Si appoggiò alla parete rocciosa e così smosse una pietra. Questa rotolò giù gridando disperatamente. L’uomo la raccolse spaventato, la guardò: era un volto antico, pietrificato. La scrutò ancora meglio: era il grande poeta Omero, che irato & girato gli domandò, quale pietra di paragone coll’oggi: “oh tu vecchio viandante dimmi: ma che caxxo state cumbinando in Italia, nun ve riconosco cchù???” Saluti archeologici,”
Eldorado
Pubblicato in Architettura
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“UN ALTRO MORTO DI FAME” …
Marco Giunta commented on QUANDO VALLE GIULIA …
“Gent.mo Sergio
Non posso confermare, essendo venute a mancare le fonti anni orsono; comunque, che l’immagine faccia riferimento ad un clima unico dovuto forse alle comuni ristrettezze del periodo (i miei nonni si trasferirono dalla Galleria di Arte Moderna, come sfollati, a vivere insieme al fascistissimo “professore” Gioacchino Volpe nella sua casa alle spalle dell’attuale ala Cosenza, nelle vie silenziose dove abitavano i gerarchi, prima di ritornare “a casa” per vivere da dietro il palco la stagione d’oro della GNAM sotto l’egida di Palma Bucarelli, sino alla metà degli anni’70).
Che la stagione stesse per volgere al termine lo capirono il giorno della “battaglia”, quando mio zio rimase per ore chiuso nel suo laboratorio di falegnameria posto in corrispondenza dell’intradosso della scalinata dell’edificio di Lutyens, domandandosi, nel crepitio dei sampietrini lanciati contro la porta, da comprimario (non appare per tale motivo neanche in una foto pur trovandosi nell’occhio del ciclone!) il perchè di tali avvenimenti, scrutando dal finestrino che dava verso la salita della facoltà i volti di tanti studenti che venivano invi(t)ati da non so quali docenti, presso di lui, per imparare a realizzare incastri, unioni di testa, tenoni e mortase, code di rondine, etc… Il giorno dopo, mi racconta ancor oggi, in pensione, nulla fu più come prima … e quasi più nessuno studente attraversò la soglia della falegnameria della British School at Rome, qualcosa era veramente cambiato!
Forse il motivo lo sto scoprendo con gli anni, dopo essere approdato a mia volta alla metà degli anni ’80, di nuovo ad Architettura, a Valle Giulia.
PS
Mio nonno è stato capo custode della GNAM dal 1933, autodidatta amante dell’arte (sino alle soglie del novecento però! Il chè lo conduceva ad un quotidiano battibecco con Palma Bucarelli, “che ha messo in cantina l’assetato di Arturo Martini e la Cleopatra di Canova!!! e vicino all’Ercole ci ha messo un incidente stradale!!! – e che si incavolava quando, da piccolo, durante il giro serale di controllo gli chiedevo se fosse lui quello fotografato di spalle ne “i visitatori” di Pistoletto ahahah)
Alla notizia che io volessi iscrivermi, dopo le scuole medie, al Liceo Artistico, si imbestialì proferendo la seguente sentenza:”Un altro morto di fame!”, ma d’altra parte buona parte della colpa era la sua.
Il secondo colpo glielo infersi quando decisi di iscrivermi alla Facoltà di Architettura, non proferì parola.
Aveva forse capito tutto?
m.g.
Pubblicato in Architettura
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EMBE’? …
Polo natatorio Ostia, 4 indagati “Raddoppiati i costi dell’opera”
G8, Anemone e Balducci a rischio processo Chiusa l’inchiesta sugli appalti della Maddalena
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1 commento
UN VERDE RAGGIANTE …
Stefano Salomoni commented on QUANDO VALLE GIULIA …
“Era il 2000.
Nel bel mezzo (si fa per dire) di una lezione di scienza delle costruzioni, uscimmo dall’aula per guardare, sorpresi, l’arrivo della Regina Elisabetta.
A Valle Giulia.
Che fino ad allora di “dominatori” ne avevamo già visti abbastanza, ma forse mai una sovrana.
Indossava un verde così raggiante che se fosse passata trentadue anni prima, i ben noti filmati in bianco e nero non avrebbero potuto porre alcuna resistenza.
La visita all’Accademia Britannica durò poco.
Poi accennò un saluto.
Fu una monarchia pomeridiana.
Noi, improvvisati sudditi associati al Common Wealth (inconsapevoli antesignani del Common Ground).
Poi le auto blu partirono e venne automaticamente ripristinata la Repubblica.
Senza referendum, ma comunque con qualche sforzo. Perlopiù, normale e di taglio.
“Prerogative piccoloborghesi, amici”.
Pubblicato in Architettura
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CARO ARCHITETTO …
“Caro professore
Le invio questa piccola cosa…è il testo di una canzone del bravo Daniele Silvestri…
…per quanto mi riguarda…stò facendo il progetto della mia casa…ed ho deciso che la inserirò come allegato alla relazione tecnica illustrativa da presentare in comune, insieme ad un paio di altre cosine…
Un caro saluto.”
Andrea Balletti
Mio caro architetto,
io le chiedo un progetto..
Perché il posto in cui vivo,
È da un po’ che mi va stretto..
Eh, non è lo spazio perché mi posso adattare
È che in questo posto, non c’è un posto per sognare..
Per sognare..
E non è mica un fatto marginale,
Non lo è..
L’ho già detto al perito
E anche lui l’ha capito
Che al di là del valore
Lo spazio migliore
È uno spazio non finito..
E poi un orizzonte largo con una prospettiva
che veda più lontano di questa eterna trattativa
Perché uno sguardo aperto..puntato sul futuro..
Che non si fermi certo appena trova un muro!
Appena trova…un muro
Mio caro ingegnere,
me lo fate un piacere?
A me serve una casa,
no..ma nemmeno una casa,
basterebbe un cantiere..
io comunque mi scuso..
se ho commesso un abuso,
ma lei mi insegna avvocato,
che se abuso c’è stato..
forse è di quello di chi mi ha illuso..
di avere un orizzonte largo, con una prospettiva,
che veda più lontano di questa eterna trattativa..
ah..uno sguardo aperto puntato sul futuro..
Che non si fermi certo appena trova un muro..
Appena trova un muro..
Non c’è niente di sicuro..
Non protegge per davvero..
Daniele Silvestri
Pubblicato in Architettura
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“ Tirar su le pietre dalla pianta dei sogni” …
“Ciao Giorgio,
nel mio quadernetto di appunti, con cui cerco di ragionare quotidianamente su quanto mi capita o mi faccio capitare di attraversare, ho segnato poche righe a qualche giorno di distanza dall’inaugurazione della mostra dei Disegni Romani. Inviarle a Franco ( Purini) mi è sembrato, così, un atto cortese per fargli conoscere pensieri e suggestioni che la sua mostra mi aveva provocato. Più che come” invitato” come architetto. Un atto privato che, ora, Franco mi chiede di farti conoscere per il tuo blog. Lo faccio molto volentieri non solo in nome di una lunga conoscenza e di qualche, in tutto questo tempo, piacevole frequentazione tra di noi; quanto perché penso che le parole, come i disegni, possano aiutarci a “ tirar su le pietre dalla pianta dei sogni” e che anche tu ai sogni non voglia rinunciare.
Ciao”
Antonello Sotgia
A proposito della mostra Disegni Romani
Se l’architettura serve a riconoscere i luoghi è il disegnare l’atto che ci permette di farlo.
Il disegnare, poggiando, sollevando, sfiorando il foglio con le mani fino ad inciderlo stringendo e trascinando la penna è atto non dissimile da chi, nomade, anche solo spiegando, aprendo posando uno straccio per terra, attraversando i territori, costruisce un luogo.
Non possiamo fare a meno dei luoghi. Reali o immaginari. E’ qui che portiamo e fermiamo i nostri corpi.
Nello spazio della metropoli sono stati proprio gli edifici a farsi corpi/individui di riferimento che, organizzati dalla disciplina urbanistica, svolgevano il loro compiti per cui erano stati pensati.
Nell’ oltremetropoli il progetto di far scomparire i luoghi trova, solo e proprio nel nostro corpo, l’ultima forma di resistenza al suo essere ridotto ad informazione; a completare il passaggio: dai processi di territorializzazione, propri della metropoli, alla de-territorializzazione.
L’ oltremetropoli non deve presentare nessun grumo, nessun ostacolo.
La mostra Disegni Romani coglie questo momento in almeno tre paradigmi.
Quello della selezione che, compiuta come non esaustivo sondaggio tra generazioni, pone a tutti la stessa domanda: in quale luogo ci si pensa e soprattutto quali debbano essere le forme costituenti dei luoghi.
Il secondo è indotto dalla modalità espositiva della quadreria: ripensarsi all’interno della propria storia fatta soprattutto da disegni “ altri” riconosciuti, in quest’occasione, come quelli che ti hanno permesso di posare i piedi per terra, di misurarti con la ricerca dei luoghi.
Il terzo parla alle possibili forme di resistenza ed alla battaglia contro la nostra riduzione ad essere informazione. Noi avevamo ragione ed è il motivo per cui siamo stati battuti. Ora il nemico sembra aver scelto di non fare prigionieri.
Dal primo gruppo/paradigma tracima in splendida eroica solitudine Piero Barucci.
Al secondo appartengono Purini, Fraticelli, Nicolini.
Al terzo i più giovani che hanno accettato di consegnarsi alla parola rinunciando alla potenza della costruzione.
a. sotgia roma 17 settembre 2012.
……………..
Grazie anche a Franco per la collaborazione …
Pubblicato in Architettura
1 commento
RINASCIMENTO ITALIANO …
Per un nuovo rinascimento italiano
“Caro Professore, credo che agli amici di Archiwatch possa interessare quanto scritto dal presidente di Valcucine, Gabriele Centazzo, nel suo appello per un nuovo Rinascimento italiano:http://www.rinascimento-italiano.it/
Ci sono molte belle idee, passione, intelligenza, tutte cose che da decenni non abbiamo più trovato nella cosiddetta “classe dirigente” italiana.
arrivederci”
Cristiano Cossu
Pubblicato in Architettura
3 commenti
















