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- Un ricordo di Patrizia Pizzinato di Simone Ombuen
- Portinerie Romane: Racconto di un progetto 2016-2018, oggi alle 18 al centro studi Giorgio Muratore
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- E’ appena uscito il volume di Mauro Sàito, “Passeggiate architettoniche”, dedicato a trenta itinerari in Basilicata alla scoperta delle architetture del ‘900.
- Il Centro Studi Giorgio Muratore ricorda con grande affetto Susanna Nobili, con le parole di Flavia Rossi.
- AUGURI DARIO! 10 Agosto..
- Pubblicazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983”.
Archivi
PER UN RESTAURO TOLLERANTE …
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AQUILA … UN OSCAR PER IL PRITZKER … DISGUSTOSI …

Il capo dello Stato contro la new town
Video Benigni show per l’auditorium di Piano
Renzo Piano a L’Aquila: il restauro tollerante, le pietre e le persone
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Capogrossi totale …
Mostra dell’ENAPI – Pavimento e pisatrelle di ceramica
“Uah!!, Capogrossi, … e di seguito, per me riflesso condizionato o congiuntivo: Vietri, anni cinquanta, ceramica Pinto, don Rafele, .. l’Enapi, … l’artindustria, gli artefici, l’arteficio … un tutt’uno nell’architettura e nella decorazione.
Alamarcord domenicale: la compianta Enapi (Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie) fu rottamata a seguito del passaggio delle tematiche dell’artigianato dallo Stato alle Regioni. Feci in tempo a conoscerli, a Roma, quelli dell’Enapi: c’era un gentilissima signora che si chiamava Paola Frattani, figlia d’arte. Pubblicò tutta la mia Scuola-laboratorio a Napoli-Traiano, la mia tesi di laurea, in un numero monografico del bollettino ENAPI, 1975, …. fu la mia prima pubblicazione … chissà che fine ha fatto quella rivista …; poi l’ente fu sciolto, l’archivio chissà che fine avrà fatto … forse venduto a Porta Portese, … forse sta in casa di qualche funzionario, o qualche lacerto starà prigioniero in cornice, in qualche triste corridoio. Archivio prezioso, una miniera di notizie sui tentativi di collegamento e di “supplenza” tra artisti, artefici, architetti, artigiani e industriosi d’Italia. Documento di un’epoca non disprezzabile.
Tra questi colelghi e collegatori, Giuseppe Capogrossi ….
In rete ho trovato ora, archiviato da “LombardiaBeniCulturali”, quanto vi invio: una foto della mostra dell’Enapi alla Triennale di Milano, 1954. Tutto giusto quanto sta scritto, ma bisognerebbe aggiungere che la ditta che tradusse in ceramica piastrellata il segno di Capogrossi fu la “Pinto” di Vietri, già dal 1950-51. Vari bozzetti sono stati pubblicati da Bignardi nel 1997, in occasione della mostra “Artinceramica” al Palazzo reale di Napoli (cat. Electa-napoli, pag. 31). Erano documenti noti, di un tentativo sfortunato di produzioni, troppo prematuro: don Giovanni Pinto mi diceva che di quei pavimenti “astratti-moderni” non ne fu venduto nemmeno uno!
Rimase tristemente in campionario, nemmeno una richiesta, poi fu eliminato.
Invece, anni fa, ospitato in un albergo con molte stelle a Gubbio, mi trovai in una Capogrossi totale: dalla moquette, al cuscino, all’asciugamano … fino alle bustine dei preservativi d’arte!!
Stop, ora devo scendere: devo andare ad Artecinema all’Augusteo (e la cupola del teatro è di Nervi, 1928)!
Saluti,”
Eldorado
………………..
P.S. …
mi sa che quello riprodotto …
più che un pavimento …
sia un piccolo vassoio …
una svista dell’archivista? …
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KILAMBA … ER PALAZZINARO CINESE … E LA SOLA AFRICANA …
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MEMORIE DELL’ULTIMA FILA …
sergio 43 commented on CAPOGROSSI UN MAESTRO ROMANO …
“Scorrendo, leggo della Roma cinquanta- sessanta, tanti bei nomi e luoghi e mi colpisce la vicinanza rievocata tra il citato Cinema Airone”megliotardichemai” di Libera e l’opera di Capogrossi. Allora mi chiedo con ansia; che cosa ne sarà stato del vasto dipinto di uno dei maestri della Scuola Romana che decorava il soffitto della scala che conduceva alla platea più in basso? Dei film che vi ho visto non ne ricordo un titolo ma di quel disegno ne ricordo la suggestione che suggeriva ogni volta in un diciassettenne che di Capogrossi non ne conosceva neanche l’esistenza. Allo stesso modo non aveva contezza di un certo Libera che però, figura neanche immaginata, gli trasmetteva, lui abituato al cinema parrocchiale, il senso vero di uno spazio pensato per le sue emozioni sotto la conchiglia della volta. Mi sentii importante quando portai per la prima volta, addirittura con i soldi per pagarle il biglietto, la compagna del Liceo in quegli spazi eleganti. Mi meritai un affettuoso petting. Eh! L’architettura e l’arte quando è bella sa essere galeotta e ispiratrice quanto un buon libro!
E’ tanto che non passo più per Via Lidia. Gli amici e gli amori sono spariti; lo spazio fantastico sarà diventato un polveroso magazzino, uno centro commerciale? Rimane soltanto il ricordo, il rimpianto e la speranza che quell’affresco, se non è stato distrutto, possa essere ancora strappato come si fa con i mosaici e gli affreschi antichi per salvaguardarli. Musealizzato allo Gnam o in altre più accorte e internazionali Gallerie o in giro per mostre che si annunciano straordinarie, sarebbe un bel regalo che una Roma irripetibile potrebbe dare a una Roma inqualificabile!”
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