TAMARROMAXXI …

MAXXI PASTICCIO

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

UN PO’ COME PER I VINI …

“Nell’infuriar delle polemiche sulla sua nomina a presidente del MAXXI, ho spesso sentito Giovanna Melandri dichiarare di voler dare alla “sua creatura” finalmente un profilo “internazionale”. Ottimo proponimento. Ma cosa si intende per “internazionale”? Sempre più spesso s’intende una sorta di “stile unico” che vede primeggiare complesse installazioni, environment strabilianti, elefantiache operazioni site specific, oltre a una sorta di arte impersonale, di tipo pop-industriale . Un linguaggio che si basa su operazioni gigantesche, non di rado gigionesche, che necessitano, per essere realizzate, di investimenti non indifferenti, di aziende specializzate, di cordate ben oliate. Tipiche degli Usa e dell’Inghilterra.

Cose che qui da noi, in Italia, sono inusitate. Non a caso si cita la Tate Modern che ha fatto notizia con Jet da caccia appesi per la coda, vacche sezionate, intere pavimentazioni fratturate e accidentate in cui anche il visitatore finiva per inciampare e fratturarsi qualcosina di suo. Di solito, quando sento parlare di mostre dal profilo “internazionale”, vedo i nostri curatori del contemporaneo andare in fibrillazione per accodarsi, per gettarsi in inviti spericolati a artisti ultra affermati o cercare di imbastire delle pompose fiere del vorrei-ma-non-posso nostrale. Non penso sia questa la strada giusta.

Voglio dire che se si vuole essere davvero “internazionali” si dovrebbe scavare nella propria storia più immediata e dimenticata, si dovrebbe indagare nella propria contemporaneità e peculiarità per trarne elementi in grado di rappresentarci senza imitare, senza scimmiottare, senza appecoronarsi alle tendenze più accreditate.

Un po’ come per i vini. Tutti nel mondo, dal Cile al Sud Africa alla Nuova Zelanda, quando vogliono scalare i mercati internazionali si buttano sulle tipologie più collaudate. Che palle tutti questi Syrah, tutti questi Cabernet-Sauvignon, tutti questi Chardonnay! Tutti più o meno raffinati, eleganti, perfetti. Ma uguali. Vini fatti con la carta carbone. Omologati.

Viceversa l’Italia si distingue proprio per la produzione di vitigni autoctoni, particolari, particellari, ultra territoriali, incapaci a volte di competere in perfezione con certi prodotti impeccabili (per costruzione e marketing) ma certo eccellenti in quanto a diversificazione dei sapori da colle a colle, da podere a podere, da vigna a vigna. Vini che costituiscono una risorsa impareggiabile, una sorpresa rispetto al gusto internazionalmente codificato.

Ecco, anche nell’arte ci vuole la stessa capacità di sorpresa, di spiazzamento, di continuo rinnovamento. Mi auguro quindi che il MAXXI decida finalmente di esplorare anche il genius loci. E non inseguire solo il già fatto e già sperimentato altrove. Ogni imitazione è una limitazione, anzi, come diceva il futurista Enrico Prampolini, ogni imitazione è plagio.

Solo avendo il “coraggio” di sostenere l’originalità delle proprie radici, solo offrendo al mondo anche artisti defilati perché schiacciati da immense macchine organizzative e promozionali, solo così si può affermare di essere davvero “internazionali”.

…………………..
perfettamente d’accordo …
Pubblicato in Architettura | 2 commenti

ROMA DI SEMPRE …

Remo Remotti – Mamma Roma Addio!

salvatore digennaro commented on ROMAXXITAMARRA …

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

TOGLIERE DI MEZZO “IL VECCHIONE” …

Area Falck: Gip, Bertoli disse di “togliere di mezzo il vecchione

Il “sistema Sesto” si allarga: preso il collettore di tangenti

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

TI DOVRESTI ADEGUARE …

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

“LA GENTE SI SENTE INADEGUATA” … ma va …

amaro commented on IL CEMENTO “ARMATO” … come forma simbolica …

“embè, qui è d’uopo ricordare Alberto Sordi … per il muro di Mauro da Volterra: vacanze d’arte intelligenti del 1978, un millennio di cemento fa. Besoserali,”

Eldorado

XXXVIII Biennale di Venezia Dalla natura all’arte, dall’arte alla natura. Natura praticata, sezione italiana

” Scheda di partecipazione di Mauro Staccioli alla Biennale di Venezia, Milano, 20 maggio 1978: «Titolo: “MURO” – Anno di esecuzione: 1978 – Tecnica: LATERIZI + CEMENTO – Dimensioni: 800x120x800 Eventuali dichiarazioni dell’artista: Il lavoro sarà eseguito interamente sul posto come già concordato col presidente della Biennale e con il curatore prof. Crispolti. Firma: Mauro Staccioli».
Dopo “Le vacanze intelligenti” diretto ed interpretato da Alberto Sordi, la Biennale del 1978, è divenuta un emblema della difficoltà di incontro tra l’arte contemporanea e le persone. Davanti all’opera, trovandola difficile e misteriosa, pensata per i soli ‘addetti ai lavori’, la gente si sente inadeguata, fuori posto.
L’arte contemporanea involontariamente assurge a simbolo di una cultura d’élite, e subisce un ostracismo a priori. Il fatto è paradossale: l’opera d’arte cessando di comunicare, diventa ostacolo a se stessa.
Questo è il genere di riflessioni che ha suscitato il Muro di Staccioli: l’opera incarna il paradosso, fino a provocare una inevitabile riflessione sull’incomunicabilità tra i due mondi. Il senso preciso del Muro è raccolto da Sordi, la scena ha un voce in sottofondo, di una guida che spiega la scultura ai visitatori, ma i due protagonisti appaiono distratti, sembrano rifiutare la durezza del messaggio implicito”
Mauro Staccioli, in “Data”, Milano, n. 32, estate 1978.

” Il muro quadrangolare di cemento (cm. 800x120x800), costruito all’ingresso della Biennale di fronte al viale di accesso al Padiglione Italiano, con la sua posizione centrale impone a chi entra una deviazione dal percorso consueto; raccogliendo lo specchio prospettico del viale principale, ne nega la percezione visiva, costringe a compiere la fatica necessaria al superamento di un ostacolo per godere della fruizione dell’oggetto di interesse ludico-culturale: la celebrazione dell’evento artistico. Nel percorso opposto […] impedisce il ritorno. Il lavoro progettato ed eseguito sul posto, con la sua presenza fisica e specificità plastica, è un intenzionale strumento di intervento critico nella contestualità ambientale: una provocazione e un’ipotesi per un diverso rapporto fruitivo con l’ambiente. La connotazione di segno fisico contestuale che la scultura assume si afferma come prodotto determinato dal rapporto con il luogo, da una sua lettura critica ”
M.L. Gelmini, Biennale 78, in Mauro Staccioli. All’origine del fare, Corraini Edizioni, Mantova, 2008

INQUINAMENTAMBIENTALE …

 ARTETRALEPALLE …

Stracciamolo! …

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

SONO UN ARTISTA ANCH’IO …

 

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

COMPROMESSO STORICO …

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

15 ritratti! Quanta commossa dedizione del poeta al suo maestro …

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

ROMAMAXXITAMARRA …

Pubblicato in Architettura | 1 commento