Franz Prati telai urbani MANDALIA

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Musia, nuovo spazio per l’arte contemporanea a Roma

La Mostra a cura di Enrico Crispolti e una inedita video installazione di Studio Azzurro inaugurano Musia, il nuovo spazio per l’arte contemporanea ideato dal collezionista Ovidio Jacorossi. Circa 1.000 metri quadrati ristrutturati e sviluppati attraverso la stratificazione di elementi architettonici di epoche diverse, dall’età romana al Rinascimento.

Opening: venerdì 1 dicembre 2017 dalle 17 alle 22

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http://www.italoamericano.org/story/2017-10-18/Musia-Roma-artecontemporanea

http://www.artemagazine.it/attualita/item/5364-roma-nasce-musia-il-nuovo-spazio-per-l-arte-contemporanea-di-ovidio-jacorossi

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Conversazioni sull’architettura del Novecento a Fiuggi

https://archiwatch.it/2016/11/18/93981/

ps://www.linkedin.com/pulse/conoscere-il-territorio-e-la-sua-anima-attraverso-storia-d-amico/?trackingId=QlG8E31TlIiB7AL8v1%2Bjeg%3D%3D

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Il Ritorno all’Ordine del Sironi Epurato

Ansa.it
Uniroma.it
Romaitalialab.it

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Torri dell’Eur: il povero Ligini non trova pace

Sentenza del Tar a vantaggio di Cdp e Tim: senza cambio di destinazione d’uso, non dovuti 24 milioni

Torri dell’Eur: c’è il permesso di costruire, niente oneri a favore del Campidoglio

Nuovo capitolo per la vicenda delle torri ex Ligini all’Eur: per il recupero e la valorizzazione del complesso di viale Europa 242, ex sede del Ministero delle Finanze, non sono dovuti i 24 milioni di oneri di urbanizzazione, come contributo straordinario, e rimane in essere il permesso di costruire per dare vita ad un complesso direzionale. Questa è la sentenza del Tar Lazio pubblicata a fronte del ricorso proposto da Alfiere spa (società veicolo partecipata con quote uguali da Cassa depositi e prestiti e Tim) contro Roma Capitale e il Ministero dell’Economia.

È questo l’ultimo aggiornamento di una storia di privatizzazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico, che poteva fare scuola e che invece ha scontato rallentamenti, intoppi e allungato un processo iniziato nel 2002 quando il Mef, attraverso l’Agenzia del Demanio, aveva trasferito a Fintecna il bene per una sua successiva valorizzazione. Un lungo percorso che vede oggi coinvolti il Gruppo Cassa depositi e prestiti (entrato per la quota Fintecna) e Tim (ex Telecom Italia spa) subentrata al socio privato, entrambi al 50%. Iniziativa rispetto alla quale, per il mancato avvio del processo di rigenerazione, quest’estate Alfiere ha anche chiesto alla Giunta capitolina un rimborso di 328 milioni di euro per i mancati guadagni dovuti al blocco dei lavori per realizzare il nuovo quartier generale di Tim.

Continua a leggere su: Ppan.it

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La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia rischia di essere trasferita?

C’era una volta la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, tra le cui pregiate scaffalature colme di libri, cataloghi e riviste si sono formate generazioni di studiosi. A dire il vero ancora c’è, nella sua sede a Palazzo Venezia (e una sede distaccata nel Salone della Crociera del Collegio Romano), anche se non se la passa molto bene, condannata ad essere sfrattata dalla sua storica sede e destinata a diventare una poco chiara fondazione. Continua su Repubblica.

Leggi su emergenzacultura

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DIVISARE rende omaggio a Giorgio Muratore con la pubblicazione di cinque suoi scritti inediti per la prima volta in inglese

 

GIORGIO MURATORE – VERY NICE
GIORGIO MURATORE – NO NEXT
GIORGIO MURATORE & DARIO PASSI – ON ARCHITECTURE
GIORGIO MURATORE – THE FORMS AND THE GHOSTS OF THE CITY
GIORGIO MURATORE – GIORGIO GRASSI ISSUE

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CENTRO STUDI, via Tevere 20

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FOTO di Flavia Rossi – www.flaviarossi.it

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Stadio della Roma, c’è un solo modo per salvare le Tribune dell’Ippodromo Tor di Valle

Le Tribune dell’Ippodromo a Tor di Valle a Roma, progettate nel 1959 da Julio Lafuente con gli ingegneri Benedetti, Rebecchini e Birago, nei prossimi giorni potrebbero salvarsi dalla demolizione grazie alla firma del decreto di riconoscimento del diritto d’autore sollecitato dal professor Giorgio Muratore – che dal 2011 denuncia il rischio di perdere un’opera di architettura e di ingegneria moderna – e dall’architetto Clara Lafuente, figlia dell’autore che si dovrà pronunciare sull’assetto definitivo del progetto dello Stadio della Roma. Se il diritto d’autore non sarà sufficiente a preservare le tribune e queste dovessero essere demolite, perderanno tutti: la città di Roma e i suoi cittadini, le istituzioni, la facoltà di Architettura “Sapienza Università di Roma” e quella di “Roma3” che, con il loro colpevole silenzio, avranno contribuito a creare un pericoloso precedente.

continua su Il Fatto quotidiano

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Clara Lafuente: il progetto è una grave offesa. Spostate lo stadio o blocco tutto

Parla la figlia dell’architetto che progettò le tribune dell’ippodromo di Tor di Valle: “Bisogna invertire la posizione dell’impianto e del Business Park. Questo consentirebbe di recuperare perfettamente le tribune”

«Noi siamo disponibili a modifiche ma se per modifiche si intende la demolizione delle tribune dell’Ippodromo la risposta è un secco e chiaro no». Suo padre, Julio, è l’architetto che progettò, insieme all’ingegner Gaetano Rebecchini e all’ingegnere strutturista Calogero Benedetti, l’ippodromo di Tor di Valle. Come il padre, Clara Lafuente è architetto. Fra le varie opere, sua è la risistemazione degli spazi interni del celebre Hotel de Russie, dietro piazza del Popolo. Quando la prossima settimana l’architetto Federica Galloni, a capo della Direzione Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del Ministero dei Beni Culturali, firmerà il decreto di riconoscimento del diritto d’autore sull’ippodromo, sarà lei, Clara Lafuente, in qualità di erede, ad avere l’ultima parola su qualunque progetto che riguardi Tor di Valle. Il che può tradursi in un accordo con la Roma, oppure in uno stop al progetto Stadio. A meno che, ricorrendo al Tar, la Roma non ottenga l’annullamento del vincolo. Perdendo comunque settimane di tempo.

Architetto Lafuente, detto che la demolizione per lei è da escludersi, nell’ultima versione del progetto che i proponenti hanno presentato in Regione è inclusa la costruzione di una sezione delle tribune dell’ippodromo usando i progetti originali di suo padre, creandone, quindi, una copia.
«Questo progetto lo considero una grave offesa all’architettura e un ancor più grave precedente, una specie di falso».

Ma se la ricostruzione di nuove tribune usando i progetti originali non va bene, qual è la via d’uscita?
«Noi abbiamo effettuato una serie di calcoli sul progetto, abbiamo esaminato piante e i disegni planivolumetrici. In sostanza, lo Stadio vero e proprio e il Business Park hanno più o meno la stessa dimensione e una volumetria analoga. Io credo che la soluzione sarebbe invertirne la localizzazione: dove ora è previsto lo Stadio, cosa che comporterebbe l’abbattimento delle tribune, deve essere realizzato il Business Park. E dove ora è previsto il Business Park, deve andare il catino dello Stadio. Questo consentirebbe di recuperare perfettamente le tribune, integrandole nel tessuto vivo del progetto e non relegandone una brutta scopiazzatura in un angolo remoto».

Tuttavia, questa soluzione comporterebbe una serie di problemi. In sintesi il progetto dovrebbe essere, completamente ridisegnato. Architetto Lafuente, non è un po’ troppo?
«Nella richiesta di apposizione del vincolo che ho presentato al Ministero dei Beni culturali, ho appositamente voluto evitare di chiedere di vincolare anche il sedime della pista. La questione è quella di non disperdere un’opera di architettura e ingegneria moderna. Mi lasci dire una cosa. Nel nostro Paese manca una cultura dell’architettura moderna. Mancano leggi che la tutelino e aver spostato a 70 anni il limite di età di un edificio per vincolarlo credo rappresenti un errore perché espone un grande patrimonio architettonico ad essere cancellato senza appello. In questa battaglia per tutelare l’opera di mio padre devo ringraziare il compianto professor Giorgio Muratore che, fino all’ultimo giorno, ha lavorato alacremente per sollecitare e organizzare questo vincolo».

Parlando di architettura contemporanea, qual è il suo giudizio sulla prima versione del progetto, quella con le tre Torri di Daniel Libeskind.
«Libeskind è un ottimo architetto ma non so se quel tipo di architettura si adatti bene a Roma o piuttosto risulti meglio in altri contesti, magari in luoghi o città dove prevale una forma di disegno architettonico più di questo tipo, decisamente meno classica di quella di Roma».

Lei sa che non appena la Galloni firmerà il decreto sul vincolo, questo verrà portato al Tar. Fra le questioni da sottoporre al Tribunale, c’è quella delle modifiche cui l’ippodromo è stato sottoposto dal 1959 in poi. L’opera non è più un “originale“.
«È un falso problema. Si tratta di rimaneggiamenti superficiali che non alterano affatto la struttura originale. Piuttosto, che fine hanno fatto le grandi vetrate che proteggevano il lato posteriore della struttura e che, pochi mesi dopo il cambio di proprietà, non c’erano più causando un grave deterioramento delle strutture?».

Il Tar dovrà valutare anche il cambiamento di idea del Ministero. Altro elemento di potenziale annullamento del vincolo.
Sospira: «Mio figlio è tifoso della Roma e vuole lo Stadio. Per lui il massimo sarebbe salvare le Tribune insieme allo Stadio». Il Tar? «Che le devo dire? Il Tar è sempre una sorpresa»

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