FIUGGI … ARCHITETTURA …

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Il lavoro appassionato, attento e accurato di Felice D’Amico sulla città di Fiuggi rappresenta un utilissimo contributo allo studio della città italiana dell’ultimo secolo. Con abbondanza di documentazione, spesso anche inedita e attraverso una conoscenza assai approfondita dei luoghi, delle personalità e degli eventi, l’autore ricostruisce con cura e per la prima volta la vicenda urbana ed architettonica, politica e culturale di uno dei luoghi più significativi della nostra regione che è stato lo scenario di un modo di vita irripetibile e che ha profondamente segnato il costume e la cultura del novecento romano.   Città termale ad uso di un pubblico esigente e sofisticato, Fiuggi, dagli inizi del novecento, incarna le aspettative di una società borghese affluente e sofisticata che ricerca nei nuovi luoghi di vacanza lo specchio e lo scenario per confermare negli spazi, nei luoghi e negli eventi il suo status symbol. Legata all’evoluzione del nuovo stato unitario, in particolare alla vicenda di Roma Capitale, la nuova realtà termale s’inserisce peraltro anche nel più vasto quadro nazionale ed internazionale che fa del turismo e della termalità uno dei luoghi centrali di quello spettacolo sociale che nella metropoli moderna aveva da poco trovato i suoi luoghi di più convincente affermazione. La nuova società aveva bisogno di nuovi argomenti e di spazi per le sue esternazioni e la città termale ne diventa uno dei luoghi più privilegiati e rappresentativi. Dal Nord al Sud nuovi specifici spazi per il turismo si susseguono ospitando nuove e lussuose infrastrutture e i Grandi Alberghi di ascendenza mitteleuropea diventano il simbolo di questa nuova società cosmopolita abituata a spostarsi tra le grandi capitali europee Parigi, Vienna, Berlino, Praga, Budapest, Monte Carlo, Napoli, Palermo. E’ l’epoca delle ferrovie, delle grandi stazioni, dei grandi treni internazionali, dei piroscafi, dei Grand Hotel.

Fiuggi appartiene di diritto a questo mondo e la sua architettura interpreta al meglio le aspettative di quella società.

Sfogliando le pagine, scorrono sotto gli occhi i nomi dei migliori architetti del novecento romano che hanno dato forma e contenuto alle aspettative dei promotori e degli investitori interpretandone i bisogni tecnici, funzionali e simbolici attraverso l’uso di un linguaggio sempre impegnato a sintetizzare il senso di questa particolarissima avventura urbana e imprenditoriale.

Fu sicuramente Giulio Magni tra i primi a interpretare, agli esordi del novecento, le linee guida di uno sviluppo che proseguirà ininterrotto fino a noi attraverso tutto il secolo a venire; Magni architetto già esperto e forte delle sue straordinarie esperienze internazionali appare sulla scena al momento della sua massima affermazione professionale e da forma alle originarie aspettative del Casalini, del Breda, del Besso e del Frascara che, tra i primi, avevano intravisto, con il fiuto dei grandi imprenditori, un futuro termale e alberghiero per la città. Al contributo iniziale di Giulio Magni farà seguito quello di Garibaldi Burba anche lui già affermato professionista che aveva lasciato numerose e cospicue tracce nella capitale e che con il Palazzo della Fonte, la chiesa e l’edificio termale pone definitivamente le basi della nuova città definendone la scala, il tono e il linguaggio. Michele Platania completerà poi l’imprinting iniziale dando forma al portale di Bonifacio che costituisce, ancora oggi, il logo identificativo delle acque. Seguiranno poi i cospicui contributi di Giovan Battista Giovenale, di Giovanni Jacobucci, del giovane Mario Padiconi e di Eugenio Montuori a completare, negli anni successivi, l’ossatura complessiva delle Terme e delle relative infrastrutture urbane.

Ma sarà Luigi Moretti a lasciare un segno definitivo sul volto delle Terme con il suo intervento che, cancellando il peraltro assai pregevole edificio termale di Burba decorato dal giovanissimo Cambellotti, ci ripropone un’immagine completamente rinnovata dell’intero complesso. Si tratta, in questo caso, di uno dei progetti più eclatanti dell’ultimo Moretti, un progetto di grande gestualità, organico, dinamico, addirittura floreale e postmoderno, per certi versi, ove il grande architetto romano sintetizza con spericolata maestria le declinazioni ultime del suo linguaggio più esuberante.   Condividiamo peraltro il giudizio dl nostro autore che osserva amaramente: “Penso, comunque, a prescindere dalla indubbia bellezza del progetto di Moretti , che se si fosse trovata un’altra soluzione per preservare la Fonte originaria progettata dall’architetto Burba il risultato sarebbe stato sicuramente ancora più straordinario. I media del tempo e soprattutto la stampa hanno cercato però di demolire le vecchie Fonti ancora prima che lo facessero i “bulldozer”. Conclude il volume, dopo la documentazione relativa al più recente contributo di altri noti architetti romani che, come Valle, Nigro, Palpacelli e Fuksas, hanno ulteriormente arricchito la crescita architettonica della città e del suo territorio, una breve e appassionata nota conclusiva in cui D’Amico esterna tutta la sua preoccupazione per gli incerti destini dei materiali d’archivio che testimoniano della vicenda materiale e culturale della città. Preoccupazione che condividiamo, parola per parola, e che ci ripropone la necessità di investire ancora e di più in questo settore quale fonte indispensabile per la salvaguardia della nostra memoria storica collettiva, base indispensabile per qualsiasi progetto futuro.

 G. M. sett. 2016

In: Felice D’Amico, Cronache di architettura in una città termale. Da Giulio Moretti a Santiago Calatrava Valls passando per Luigi Moretti non dimenticando Giobatta, Garibaldi, Mario …, T.E.F., Frosinone, 2016.

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FIUGGI … ARCHITETTURA … IN UNA CITTA’ TERMALE …

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