“La fretta di futuro rende il presente passato prematuro” …

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 Le Xilografie cinesi dei  cento fiori (Cina 1959)

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L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’URBANISTICA ITALIANA …

urbanistica natalizia ... c'è un regalo per tutti ...

Pietro Pagliardini commented on ‘NARTRA MATTONATA …

“La lettura dell’articolo mi suggerisce una considerazione, in cui io sconto però la non conoscenza dei luoghi e dei fatti e quindi mi baso su impressioni che possono essere sbagliate nel caso specifico. A parte il water front, che immagino non sia altro che una operazione squisitamente speculativa e palazzinara, leggo però “aree militari dismesse”.
Poichè sembrerebbe accettato e accertato il fatto che la nuova frontiera della città è quella di non espandersi più andando ad occupare nuove aree libere e agricole ma deve crescere entro se stessa, con ciò favorendo una riorganizzazione dell’organismo urbano massacrato dalla compresenza di ampi vuoti accanto ad aree densamente popolate ma prive di forma urbana e di servizi, questa crescita interna non può che avvenire con un fenomeno complesso di nuove costruzione negli spazi vuoti, di ristrutturazione viaria, di demolizione di vecchi edifici non più utilizzati e fortemente degradati, da attuare con incentivi e per parti ma all’interno di un disegno tanto complesso quanto più unitario.
Non so, ripeto, se questo sia il caso, ma se si deve dare un senso alla declamata a parole “rigenerazione urbana” (che non è l’isolamento termico degli edifici), questa non può che passare anche attraverso il riuso delle aree militari dismesse, su cui tra l’altro fare cassa per l’abbattimento del debito pubblico. Non è certo lasciandole abbandonate o trasformandole in parchi e basta che si fa cassa o ci si incammina verso una riorganizzazione della città basata su criteri “tradizionali” di densità, commistione di funzioni, pedonalità, strutturazione della rete urbana a isolati, piazze che siano degne del nome e capaci se non di competere almeno di tendere a farlo con quelle di cui sono decenni che si sente la totale mancanza.
Forse ho tirato fuori un discorso che non vale in questo caso e forse non vale per Roma, ma certamente vale per la grandissima parte delle città italiane di media e piccola grandezza in cui ad un centro storico imbalsamato si è aggiunto quel tumore di una periferia informe e degradata dalla monofunzionalità e da pessimi interventi urbanistico-edilizi pubblici e privati, in cui è impossibile solo immaginare una mobilità diversa dalle auto private, essendo insostenibile un servizio di trasporto pubblico che possa competere per funzionalità e appeal con quello privato, data la diffusione disordinata degli insediamenti.
Da qualche parte bisogna pur cominciare, per non ripetere la coazione italiana a tirare fuori un’idea, farci sopra bei convegni, lasciarla marcire e poi, dopo qualche anno, tirarne fuori un’altra riprendendo il giro, dicendo che quella precedente è superata. Il tutto però senza mai aver tentato di applicarla concretamente.
Ah, l’insostenibile leggerezza e vacuità del pensiero urbanistico italiano!”

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ANVEDI ‘STI SCIENZIATI … CHE SE SO’ SCOPERTI …

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Così il cervello si emoziona con l’arte …

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‘NARTRA MATTONATA …

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“Dai mercati a Ostia no alla colata di cemento”

Italia Nostra e 33 comitati si mobilitano contro le varianti urbanistiche in Comune. Stop alle delibere sulle aree storiche rionali e sulle aree militari dismesse di LAURA SERLONI

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SALVE …

salve ...

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DA CUAUHTLATOATZIN A TWITTER … E’ LA COMUNICAZIONE … BELLEZZA …

santini ...

San Juan Diego Cuauhtlatoatzin Veggente di Guadalupe

9 dicembre – Memoria Facoltativa

1474 circa – Guadalupe, 1548

“Nel dicembre 1531 la Madonna apparve a Guadalupe, in Messico, scegliendo come suo interlocutore un povero indio, Juan Diego, nato verso il 1474 e morto nel 1548, che prima di convertirsi al cattolicesimo portava un affascinante nome azteco, Cuauhtlotatzin, che sta a significare “colui che parla come un’aquila”. Cuauhtlotatzin fu tra i primi a ricevere il battesimo, nel 1524, all’eta’ di cinquant’anni, con il quale gli fu imposto il nuovo nome cristiano di Juan Diego, e con lui venne battezzata anche la moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia. Rimasto vedovo dopo solo quattro anni di matrimonio, orientò tutta la sua vita a Dio. Dopo le apparizioni della S. Vergine sulla collina del Tepeyac visse santamente per 17 anni in una casetta che il vescovo Zumàrraga gli aveva fatto costruire a fianco della cappella eretta in onore della Vergine di Guadalupe. Giovanni Paolo II nel 1990 lo ha dichiarato beato, per proclamarlo infine santo nel 2002.”

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90946

‘Con Twitter il Papa piu’ vicino’

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FINALMENTE ANCHE IN LIBRERIA …

catalogo tate news ...

PDF catalogo mostra von Passen Tate

von passen alla tate modern ... finalmente ...

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DAR BRASILE … AR MESSICO …

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FREE’s Miami Chapel Design Based On Our Lady of Guadalupe

 Fernando Romero Enterprise (FREE).

Schermata 2012-12-08 a 23.16.47

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IMPERDIBILE …

le avventure di little fox ... 2

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DA BRASILIA A CORVIALE …

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G commented on: OSCAR? … “UN ARCHITETTO MAI NATO” …

“Gentile professore,
trovo sensato parlare delle architetture di Niemayer come di opere decorative, banali o modaiole nell’atto creativo. Sul web impazzano decine di documentari con il nostro Caro ultranovantenne che disegna corpi di donne nude o piante tropicali spiegando che l’architettura è lì in quelle curve e in quelle dei fiumi e delle spiagge…un discorso obiettvamente poco didattico se non fuorviante….dal quale guarderei un giovane studente di architettura. . .ma i vecchietti si sa son romantici.
Ma…se il suo caro Zevi ci ha insegnato a dividere l’Opera di Le Corbusier dal dopoguerra, parlando di una svolta espressiva “pessimista” in Ronchamp e a La Tourette, perchè non parlare di un Niemayer dell’utopia socialista e in quello del dopo d’esilio -delle uova alla coques per intenderci-?
Un aspetto di cui si parla poco nei necrologi è invece la storia di Niemayer come architetto Brasiliano. (Noi studiamo Piacentini, no?)
Credo che Niemayer con Antonio Carlos Jobin, Gilberto Gil, Brule Marx abbia inventato l’identità culturale moderna Brasiliana e latinoamericana in genere. Già il sogno di Brasilia, la capitale nel deserto che volta le spalle alla costa e al passato coloniale. Città che fa il canto alle megastrutture rigide nord Americane e Europee…sperimentando un’urbanistica “musicale”. RInnegando Le Corbusier e l’Internazionalismo, ma assorbendone le innovazioni, inventa un linguaggio che nasce dal paesaggio ed esiste per la tecnica. Esempio di autonomia intellettuale. La sua fiducia nell’inventiva, a volte semplicistica, derivava dalla necessità di un Continente di trovare un’espressione propria e collettiva. Artistica, si. Che per altro a me piace.
Segnalo infine, per allargar le vedute, una trasmissione radiofonica del grande Valerio Sciatto a riguardo:
Oscar Niemeyer, oltre l’architetto | Radio Onda Rossa

Saluti

G.
………………..

Caro G …

per diventare dei buoni architetti …

non basta dichiararsi “comunisti” …

o “suonare il piffero per la rivoluzione” …

come già scrisse qualcuno …

forse, in alcuni casi, …

si possono anche ottenere degli ottimi incarichi, …

ma la “qualità” dell’architettura resta un’altra cosa …

e credo che l’ideologia, …

rossa o nera che sia, …

almeno in questo …

c’entri assai poco …

ché ci vogliono, semplicemente: …

le palle …

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