CINEMA AMERICA … CHE FARE? …

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NOTTE ALLO ZENZERO …

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ELDORADO su: ROBA DA MATTI …

ottimo ripescaggio: bellissima gag questa del Conte Nero italico con lo sguardo del Conte Orlok del Nord; un po’ Totò, un po’ Nosferatu disispiratu; un po’ Berlusconi travaglioso alla santoro, un po’ Carosone di pigliate ‘na pastiglia (siente a mme): furbesca nobiltà decaduta d’arte alto-nostrana calata in quell’immaginario horror-espressionista compatibile nella Milano boommediana degli anni sessanta ‘900; l’altra faccia della merda d’artista mediatica, ma molto più godibile, defecabile et U.S.A.bile, tutto summato; molto più trasportabile et applicabile in Aaamerica: nelle scuole, nelle università, nei campus, nei night, nelle discuoteche, con la guida esperta dell’industria del tempo libero e pre-occupato.
E infine, finalino, domanda agli archiwuottati: oggi, secondo voi, con quell’intelligenza d’arte applicata italiana che si ritrova(va), il Conte Nero sparito (chi l’ha svisto?), non potrebbe dirigere forse il Tutto e di Tutto 2013? Non potrebbe fare il premier di tutte le cose e le case global: dal governo p.v. d’Italia, al gran rianimazione degli Zen-itale? In attesa di risposta a..a…a me gli uocchi … le orecchie e tutto il resto, Eldorado

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Stefano Salomoni su: ROBA DA MATTI …

Ben lieto di aver riproposto questo filmato a Lei caro.
Probabilmente la sequenza policroma del progetto del Professore Mazzola ha innescato, senza nulla levare al lavoro dell’architetto, involontari sincronismi mentali oggettivati dai recenti impieghi di luci natalizie, dai ricordi intermittenti fine anni settanta di Villa Sperlinga, dalle più recenti visioni dei tre rossi lampeggianti di San Cataldo, della Cuba fino, appunto, allo Zen, modermo castrum oppure contemporanea castrazione, a seconda dei casi.
Insomma, una residuale vuccirìa, una Palermo molto cara a chi scrive.
Forse questo missaggio comprende anche l’odierno dibattito presso il cinema trasteverino: se si chiama ancora America, si dovrà pur trovare nella programmazione uno spazio per Conte Notte

Schermata 2013-01-19 a 00.03.22

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SULLE ORME DI WOLFANGO … DALL’HERTZIANA ALLO ZEN …

cocktail mediterraneo ...

sergio 43 commented on: GUSTAVO VS. LUDWIG …

“Ciao, Pietro!”

“Ciao, Paolo…Posso? Che hai preso? Un Martini?…Ragazzo? Un Martini anche a me!…..Che stai facendo, Pa’?”

“Ma niente! Stavo leggendo sul tablet. C’è una interessante discussione su Archiwatch a proposito della….aspetta che traduco!…”rigenerazione urbana” dello ZEN …..Ti ricorderai, no?…lo ZEN di Palermo?….Gregotti? Nell’articolo vengono richiamati buona parte dei grandi dell’architettura moderna e le loro utopie: Le Corbusier, Barucci, Fiorentino, Gropius…..”

“…e non dimentichiamoci di Paolo Soleri!….Certo, é vero che c’è deserto e deserto! Vuoi mettere l’Arizona con l’Ari…ZEN…a?”

“Dai! Non farmi ridere!”

“Perchè Broadacre City che t’ha fatto? Pensa che l’acro di Wright é uguale, paro paro, alla centuria romana, 4000/4900 mq!”

“Mò che é ‘sta centuria?”

“E’ la base della……Vabbè! Lasciamo perdere!”

“Ma no! Dai, scherzavo! Anzi, sai che ti dico adesso che mi ci fai pensare? L’estate scorsa ho visitato Servigliano. Non lo conosci? E’ un piccolo comune dietro Fermo, ricostruito dopo una frana che fece fuggire gli abitanti di un precedente abitato in collina. Molto interessante! La ricostruzione venne ordinata da un papa Clemente ma non so chi fosse l’architetto o forse allora l’architetto neanche c’era. Evidentemente in quei secoli d’oro erano sufficienti Magistrati, Mastri e manovali per costruire una città!. Ha una forma perfettamente studiata come buona parte delle città ricostruite nel XVI°, XVII° secolo a seguito di terremoti, smottamenti e per motivi militari…Che so? Noto, Palmanova…A Servigliano la pianta è perfettamente quadrata. Ci sono cardi e decumani, le abitazioni sono organizzate in stecche regolari che mi fanno pensare allo ZEN mentre l’ambiente urbano è scenograficamente disposto: piazza, duomo, porte civiche…. proprio come il disegno di progetto della “rigenerazione” che vedi. Insomma, Servigliano mi sembra una bella sintesi delle due opzioni in discussione. …Ti racconto un’altra cosa a proposito di Servigliano. Fu il luogo di un importante campo per prigionieri di guerra, dalla Prima Guerra Mondiale, alla guerra contro la Grecia, ai prigionieri alleati della Seconda, luogo di passaggio per gli ebrei rastrellati fino ai profughi dalmati. Non ci crederai ma la città legale e la città concentrazionaria hanno stesso orientamento, stessa pianta e baracche in legno disposte in fila come le case costruite con il fantastico mattone dei centri marchigiani”

“E con questo che vuoi dire?”

“Mah! Non so! Però la cosa mi dà da pensare”

“Vabbè! Però adesso torniamo a quello che hai detto a proposito di scenografia. Non penserai che questo disegno, invece che un ottimo architetto, l’abbia fatto uno degli altrettanto ottimi scenografi di Cinecittà? Ma sì! Quelli che ti sanno ricostruire la New York al tempo delle gangs irlandesi, la Roma pre-rinascimentale, la main street di uno spaghetti-western, un Foro Romano e, in questo caso, una piazza siciliana….certo che a vederlo potrebbe sembrare proprio la scenografia per un remake di un film che ho rivisto ieri…Già! M’hai capito, no? “Sedotta e abbandonata”! Sembra la piazza in cui Stefania Sandrelli fugge disperata seguita dal dileggio di tutti i giovinastri del paese”

“Sai che ti dico, Pie’? Che sarà il sole, saranno i Martini, ci si stanno a confondere le idee e cominciamo a dire un sacco di sciocchezze. E’ meglio che ci facciamo due passi….Ragazzo! Portaci il conto e, per favore, pulisci il portacenere che ci si è riempito di cicche!”

cicche

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SENZA NOME …

lombrichi da museo ...

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SENZA DATA …

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CINEMAMERICA …

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I CINEMA NELLA CITTA’

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ROBA DA MATTI …

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L’Inventore delle luci Psichedeliche 1966

Stefano Salomoni su: RIANIMAZIONE ZEN …

“Conte Notte…mah!”

………

Caro Salomoni …

non so come sei incappato in questo filmato …

impressionante …

lo ricordo come se fosse stato proiettato ieri sera …

quelle visioni misteriose all’epoca mi impressionarono moltissimo …

e altrettanto accadde visitando la mostra di Conte Notte …

in una splendida galleria che si affacciava su Palazzo Farnese …

mi si aprì un mondo al quale dedicai anche una mia prima miserabile pubblicazioncina …

Strutture primarie” …

roba da vergognarsene, oggi, ma tant’è …

del povero Conte Notte poi …

dai lontani Sessanta, non avevo più sentito parlare …

allora fu preso per matto …

una specie di fenomeno da baraccone …

da Luna Park … da discoteca, appunto, …

ma in fondo non faceva altro che continuare, forse senza neanche saperlo, il lavoro di …

Itten, di Klee, di Moholy Nagy,

del Bauhaus, del Vchutemas, del Carpenter Center of  Visual Arts …

e  di quanti in musica, negli stessi anni,

si occupavano di “nuove consonanze” …

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RIANIMAZIONE ZEN …

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GUSTAVO VS. LUDWIG …

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ARCHITETTURA DEUS EX MACHINA

“Caro Ettore, letto tutto.
Che dire: impressionante!
Compresa la partecipazione del prete, il qualunquismo politico oggi più interessante del politicamente corretto, la rivoluzione industr… ops… artigianale, il rilancio dell’economia locale ecc…
Su tutto, la spaventosa animazione per slide della macelleria messicana dello ZEN (altro che Grattachecca e Fichetto!) e, insieme allo ZEN (almeno ai miei occhi) il massacro di cinquant’anni (100?!) di architettura contemporanea, e con essa vite, intelligenze, sogni, speranze in un mondo nuovo immaginato non certamente miserabile, come in molti paesi è (cioè Svizzera esclusa), ma solo più essenziale nella sua povertà proletaria e “povertà” non è, ne è mai stato, un sinonimo di “miseria”.
Ancora, e qui mi è dispiaciuto di più, hai inteso “giustiziare” simbolicamente con lo ZEN (indipendente dalla sua qualità in merito) un secolo di poesia di architettura moderna che non riesci proprio a vedere, comprendere, valutare proprio come non capivano i centri storici che tanto ci piacciono i Maestri del Movimento Moderno quando crudelmente li sventravano.
La nota triste e indiscutibile è che, purtroppo, lo Stato Italiano non c’era alle spalle dello ZEN di Gregotti o del Laurentino di Barucci – questo l’errore di tutti i PEEP – e non c’è nemmeno adesso. Cioè il committente mancava e manca.
Hanno funzionato solo le case popolari costruite in cooperativa dove gli abitanti sono fin dall’inizio i proprietari, vedi Casilino di Quaroni, un quartiere orripilante per quanto stupido il progetto (era già stupido il progetto di Muratori da cui è copiato) ma che nessun abitante (compreso l’amico 43) vorrebbe veder demolito.
Le dimensioni stradali della Jacobs semplificate, asciutte in forme cubiche senza decori, ci sono, mi sembra, anche nello ZEN, erano un passaggio compositivo fondamentale nella gerarchia viaria, ma non hanno politicamente funzionato. Funzioneranno se strade delle stesse dimensioni saranno graziose e alle finestre ci saranno persiane?
Perdonami ma in merito io sono ateo però ammiro la tua fede nelle possibilità dell’architettura, una fede da architetto di avanguardia di cento anni fa.
Non una fede nella scuola, nei centri sportivi, nelle biblioteche, nei centri sociali, nella po-li-ti-ca della città, ma nell’architettura della città che ne dovrebbe essere espressione anche in sua assenza.
Prima costruisco una città senza “uomini” poi, ispirati dalla sua forma, sapranno ben gestirla.
Architettura deus ex machina.
Però, caro Ettore, ti distinguo bene dal cinismo dei ben più spietati Fiorentino, Gregotti, Barucci e loro tardomoderni sodali (avevano tutti gli strumenti per valutare meglio la situazione), piuttosto appartieni alla schiatta dei VERI credenti (nell’architettura), ovvero ti metto al pari dei tuoi odiati Le Corbusier, Hilberseimer, Gropius, Oud etc. Questi sono i tuoi autentici fratelli di spirito non Giovannoni e Viollet Le Duc.
Con te e il tuo spirito di vecchio stampo ideologico modernista capiamo meglio come dovevano essere i nostri amati/odiati/invidiati maestri: quanto ci dovevano credere… Alla distanza possiamo dire: che coioni!
Mi aspetto che, all’inaugurazione del tuo primo quartiere passatista/modernista, scoppierai a piangere come Papà Corbu al primo giorno dell’Unità di Abitazione di Marsiglia per la quantità della sua/tua Fede c’era/ci sarà in gioco.
Quello che mi dispiace per te (che personcina sensibile sono!) è che, di fatto, cento anni dopo, sei, purtroppo, la dimostrazione vivente di come si possano rabbiosamente far girare a vuoto (sprecare) generosità, entusiasmo, intelligenza, voglia di fare l’architetto (anzi l’ ARCHITETTO tuttomaiuscolo e il suo indiscutibile talento) in motore ingolfato da rococòcchetto e stradine curve.
Con affetto e sincera stima,

Giancarlo.

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