
Claudio Lanzi su: INCREDIBILE MA VERO: ETTORINO RAMPANTE … ALLA CONQUISTA DEL BRABANTE …
“Cari architetti.
C’è un baco, a mio avviso, in questa polemica.
E cioè su cosa debbano fare gli architetti.
Io non sono architetto (grazie a Dio) ma purtroppo sono ingegnere (e questo, lo so, è un grande difetto e me ne vergogno molto). Ma se smetto d’indentificarmi con la mia professione (cosa che consiglio agli architetti, ai geometri, agli ingegneri, ai medici e a tutti i professionisti in genere) forse riesco ed essere un uomo.
E un uomo vuole delle case a misura d’uomo. E chi lo decide qual’è la misura d’uomo?
Vi assicuro che la maggior parte dei professionisti che conosco si sono fatti una deliziosa casa in campagna, (compresi due carissimi amici, architetti “postmoderni”) ma senza adottare soluzioni alla Fuksas, bensì nello stile del borgo più vicino, sia questo in Abruzzo, come in Umbria o nel basso Lazio; hanno imitato con entusiasmo le modalità con cui i contadini costruivano le loro case, le loro baite. E se chiedi loro, alle loro mogli, ai loro figli, o ai loro amici dove è che si sentono “bene” e in equilibrio, ti risponderanno che il luogo dove si riposano, dove entrano in contatto con loro stessi e dove finalmente sfuggono alle loro… seghe mentali sono proprio quelle case di mattoni e pietra che li fanno sentire inseriti in un ambiente a “misura d’uomo”.
E le “misure” non sono fatte solo di centimetri ma sono fatte di colori, di materiali, di luce e di contatto con la natura.
Ecco io credo che ogni professionista dovrebbe pensare quale è l’utente della sua professione e dovrebbe fare ciò che piace all’utente, e non ciò che lui “presume” debba piacere all’utente.
L’idea di rifondare l’estetica in virtù degli incubi psicoanalitici del secolo passato ha portato risultati assai nevrotici. Forse anche per questo sono aumentati gli psichiatri. Ma uno straordinario scultore romano (esperto in tarsie marmoree), uomo semplice ma molto colto e d’animo gentile, passò qualche tempo fa di fronte ad una celeberrima opera “scultoreo-architettonica” di un ancor più celeberrimo architetto che impazza a Roma e altrove, e mi disse scoraggiato: “Vedi Claudio, quando vedo ‘sta robba me vie’ sempre da di’: ma che cazz’è? oppure: ma che vor di’?”. Invece se passeggio tra li palazzi der centro sta frase nun me viene mai, ma resto a bocca aperta, pure si so vecchi de secoli”
Lo so, è una cosa terribile.: “taeterrima” direbbe Orazio.”
C.L.
