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FOTO di ROBERTA VASSALLO

Ho conosciuto Emilio Battisti nel lontanissimo 1968. Ero a Milano per lavorare con Vittorio Gregotti. Lui era uno dei migliori allievi dell’architetto novarese. Diventammo amici e, quando tornai a Roma, furono molte per lui le occasioni di venire nella Capitale, di conoscere e di frequentare molti degli architetti più interessanti che animavano l’architettura romana.
Emilio Battisti era divenuto ben presto un docente universitario, un teorico innovativo e un progettista sperimentale di notevoli capacità. Partecipò con Vittorio Gregotti, con me e con molti altri suoi amici a importanti concorsi, che ebbero un risultato positivo.
Era ospitale e amichevole. Come professore era considerato uno dei migliori insegnanti della Facoltà di Architettura di Milano. Aveva inoltre un interesse costante per l’architettura della capitale lombarda, che egli ha animato per anni in discussioni da lui organizzate nel suo studio come una Inarch personale fortemente attiva.
Era anche un pittore, che a lungo produsse ritratti espressionisti, nei quali riusciva a rendere evidente il carattere delle persone che rappresentava. Per lui l’architettura aveva senso solo se fosse un luogo esplorativo del futuro, il quale doveva suscitare nella città un’energia trasformativa che la rinnovava costantemente in un ambito sociale per lui fondamentale. La sua eredità culturale resterà a lungo continuando ad essere un dono notevole alla città da lui vissuta, dopo Novara, con una logica chiara e profonda e con una passione altrettanto forte.
Franco Purini
26.11.2024

Oggi Emilio Battisti ha lasciato il mondo che lo interessava e lo avvolgeva nei tanti legami di conoscenza, di amicizia e di appartenenza.
“Driedi e prismi vaniscono (l’architettura). Altri si sarebbero occupati delle diverse faccende (dialoghi su Milano, sulla politica, su Assange, sull’arte…) come dice Gadda nel racconto sulla morte di Puk
Per me : un amico
Ho condiviso con Raffaella e Dario le tante lunghe estati di Filicudi, con le animate discussioni all’ombra di una tenda che Emilio montava fra gli scogli.
Lui, noto esponente della Scuola di Architettura Milanese, entrava con noi per la prima volta in un contatto ravvicinato con il mondo di una scuola romana sconosciuta e non riconosciuta.
Tanti con lui i litigi sull’arte ( non eravamo mai d’accordo), ma anche lo scambio
di importanti riferimenti culturali (Jean Luc Nancy, Rothko, Bacon).
Luisa Passi



Dario Passi, Serie di serie, 1993 (polittico) Carboncino su carta.
da Lunedì a Venerdì, 15.00-19.00
Coordinamento di Gabriel Vaduva
FFMAAM | FONDO Francesco Moschini A.A.M. ARCHITETTURA ARTE MODERNA
ARCHIVIO DEL MODERNO E DEL CONTEMPORANEO
Centro di Produzione e Promozione di Iniziative Culturali, Studi e Ricerche
VIA DEI BANCHI VECCHI 61, 00186 ROMA































































































FOTO di Roberta Vassallo