ieri

oggi

Cuba? … o, non cuba?
Roma cuba … accidenti … se cuba!
Cuba, voce del verbo “cubare”,
Logge “chiuse” e logge “coperte”
ROMA CUBA: non è la pubblicità di un volo last minute per la perla dei Caraibi, ma la filosofia, la parola d’ordine, della new economy capitolina in volo verso le elezioni.
Torneremo presto sull’argomento, perno centrale dello sviluppo urbano prossimo venturo nella città che si appresta ad imitare per metodi, logiche e criteri quello che accade nel resto del mondo ove qualità e quantità tanto spesso si sovrappongono fin quasi a diventare sinonimi …
Quello che ci interessa oggi, all’indomani del crollo al Palatino e ancora memori dell’incidente al Colosseo nel quale ha perso la sua integrità fisica una famosa statua romana pervenutaci intatta dall’oscurità della Storia (ma che ce ne frega d’un pezzo de’ marmo, sembra il commento generale di una stampa omertosa che, di sfuggita e con un certo fastidio, ha accennato all’argomento e poco ci mancava che qualche redattore zelante, insinuasse ad un tentativo di suicidio della bella Fanciulla di Anzio, la solita provinciale che per far parlare di sé prende a capocciate il Colosseo approfittando di una tromba d’aria, frutto perverso del solito buco dell’ozono …) sono alcune logge romane (non si allarmino i cultori di cose massoniche, parliamo di logge “chiuse”, non di logge “coperte”) inopinatamente sigillate in nome e per conto dell’arte nostrana.
Chiudere le logge con vetrate in alluminio anodizzato è da sempre sport nazionale, cosa vietata, ma, al fondo apprezzata dal furbismo di casa nostra, che piace quanto vedere i pattinatori pazzi sui marmi del Foro littorio; c’è sempre un fondo di invidia e di ammirazione per il teppista che la fa franca e vola via facendo pernacchia …
Quello che ci pare veramente commovente è invece l’abnegazione con la quale questo sport nazionale (il loggismo, non lo skating, naturalmente) è praticato dalle nostre sovrintendenze preposte a reprimere ogni abuso che magari qualche privato cittadino osasse … per valorizzare il suo bene.
Da Castel Sant’Angelo, al Colosseo, dai Mercati di Traiano alla Dumus Aurea, fino a Palazzo Venezia, solo per fare qualche accenno romanesco, è tutto un tappar buchi, chiudere, mettere a norma, valorizzare; tutto un tamponar cartolarizzando …
Che aspettiamo a climatizzare anche il Pantheon (pare che, da qualche tempo, ci piova), tappato e illuminato a dovere potrebbe andar bene per il catering di Camera e Senato … e con qualche soppalco potrebbe ospitare anche il profughi di Piazza Navona …
GM
6.11.05
Ad uso e consumo di qualche incauto, interrogante e “modernissimo” lettore globale ho ritrovato un paio di articoli, di qualche tempo fa, che forse potranno chiarirgli alcune mie debolezze caratteriali …
Nessuno è perfetto, ma è pur vero che le vie del contemporaneo sono infinite …
E’ più “moderno”: abbattere o conservare Corviale?
E’ più “moderno”: distruggere Cosenza o costruire Zaha Hadid?
E’ più “moderno”: Meier o Morpurgo?
E’ più “moderno”: l’ascensore e i fari accecanti sul Colosseo o la luna sui Fori?
E’ più “moderno”: l’aria condizionata e il museo virtuale ai Mercati Traianei o l’erba tra i sampietrini?
Qualcuno poi dirà che siamo un po’ troppo romanocentrici … e chi se ne frega.
Distruggere è anzitutto una sconfitta …
Per quanti poi si aspettavano chissà quale commento ai risultati elettorali credo ci sia poco da aggiungere ai numeri, ché tutto si riassume in una parola sola: trombati!
GM 3.11.05
A proposito di Scuola: da Gentile alla Moratti
IERI:
Entrate lietamente o fanciulli
qui si insegna non si tormenta
non faticherete per bugie o vanità
apprenderete cose utili per tutta la vita

OGGI:
Lavori di manutenzione straordinaria sulla fognatura

Ho riletto con attenzione i testi che, in tanti, hanno inviato in questi giorni a commento delle brevi note di questo mio Blog.
Debbo dire di essere rimasto meravigliato, soprattutto, dalla qualità delle risposte di quanti si sono dimostrati interessati a discutere dei vari argomenti e per questo vi ringrazio di cuore.
Non mi aspettavo tanto impegno da parte di tutti.
Come sapete meglio di me, spesso, il tono delle risposte sui blog è decisamente più superficiale …
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C’era una volta il Partito Comunista, quello vero, quello di Natoli, di Petroselli e di Ingrao …
Oggi tutto è cambiato e mutatis mutandis, dalla Rivoluzione siamo arrivati alle Veline.
“Care compagne e compagni …” così esordisce una curiosa letterina inviata dal Responsabile per il Territorio e la Mobilità della Federazione dei DS romani ai simpatizzanti del partito: Continua a leggere
Trovo sul sito dell’Istituto Nazionale di Architettura una nota di Massimo Pica Ciamarra (vicepresidente nazionale in/arch) che credo possa interessarvi
“La nota su archiwatch.it – “c’era una volta l’in/arch” – rende ancora più urgente fare chiarezza su un increscioso incidente sul quale ci si stava già mobilitando.
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C’era una volta l’INARCH, quello vero, quello di Bruno Zevi.
Chi ha la mia età ricorda senz’altro con rimpianto gli incontri settimanali a palazzo Taverna dove si dibatteva accanitamente e senza esclusione di colpi di tutto, di architettura, per prima cosa, ma anche di arte, di urbanistica, di politica secondo un modello di civiltà dialettica che veniva da lontano, dall’antifascismo e dal partito d’Azione, da una “cultura” che era insieme conoscenza e educazione, rispetto delle regole, orgoglio delle proprie idee e capacità di stare al mondo tra persone “civili”.
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