Roma sotto i ponti

… un tormentone di stagione, quello della “demolizione” dei “ponti” del Laurentino 38 ha ripreso vita sulla scia dei fatti di Parigi.

… siamo al grottesco … ex fascisti ed ex comunisti si contendono la primogenitura della fantastica trovata …

… chi ha avuto “per primo” l’idea di risolvere i problemi della periferia con la ruspa?

Argomento appassionante dove falsa coscienza, luoghi comuni, ipocrisia e propaganda fanno da sfondo al “vivace dibattito” politico …

Il buonismo equo e solidale della sinistra contende così la palma della “Ruspa d’oro” al decisionismo squadrista della destra e tutti felici e contenti concorrono per demolire, demolire, demolire …

Tra le poche voci sensate quella di Paolo Berdini che recentemente ha scritto:

… “L’abilità è stata quella di dichiararli (i ponti ndr) origine di ogni male e chiederne conseguentemente la demolizione, mentre necessitavano soltanto di una visione pubblica, di recupero sociale e fisico. E infatti, coloro che si opponevano alla demolizione argomentando che era sufficiente recuperarli e inserirvi funzioni pregiate, come uffici pubblici o servizi sociali, furono dipinti come esponenti dell’urbanistica pubblicistica ormai inutile. L’unica salvezza sarebbe stata quella di affidarsi ai privati. I tre ponti verranno demoliti, ma – per rientrare delle spese- al loro posto verranno costruiti [da privati] 50 mila metri cubi di nuove attività prevalentemente commerciali e per uffici.
Il bello lo scopriamo oggi … in questi nuovi edifici troveranno posto le seguenti funzioni: la scuola infermieri gestita dal vicino ospedale Sant’ Eugenio che già occupa uno dei ponti e i cui «locali attualmente in dotazione sono molto ridotti»; un posto di polizia e un ufficio postale. Era proprio quello che proponevano coloro che si opponevano alle demolizioni! Riempire di alcune funzioni pubbliche i ponti degradati: la riqualificazione sarebbe venuta di conseguenza. Oggi si tocca con mano quale sia stato il ruolo ingannevole dell’offensiva ideologica: mascherare di parole d’ordine vuote [lotta al degrado e liberazione delle forze private] una speculazione edilizia vecchia maniera in cui a pagare sarà il quartiere Laurentino. Vicenda paradigmatica del fallimento delle teorie neoliberiste della privatizzazione delle città…”

Forse basterebbe applicare il “modello Cofferati” …

P.S. Al Laurentino 38, oltre ai famigerati “ponti”, sotto l’anello stradale, esiste pure un’intonsa “galleria dei servizi”, nuova di zecca, mai usata eppure assai utile per ospitare tubature, cavi e quant’altro … in trent’anni pare che non sia mai stata usata … le amministrazioni incompetenti hanno sempre preferito il modello “alla romana”: sfascia e magna, apri e richiudi, apri e chiudi, apri e chiudi, … Forse il “costo” della politica?

… sotto i ponti di Roma è sempre la stessa storia …

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Sogni nel cassetto e angeli in cantina … 2

… per quanti (e sono comunque i benvenuti), che si eccitano di fronte ai celebrati epigoni della modernità globale, non mi resta che rinviarli alla lettura, magari, di “La Repubblica” dove troveranno una prosa molto più in sintonia con i loro gusti …

… ma anche qualche immagine dell’ultimo “capolavoro” in costruzione …

Sogni nel cassetto
… per gli altri, attardati ammiratori di un moderno d’antan, …
… qualche altra angelica (o diabolicamente estatica) immagine morettiana …

… i palati, si sa, sono diversi …
Sogni nel cassetto

Sogni nel cassetto
GM 28.11.05

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I misteri dell’Ara Pacis


come era

com’è

come sarà
e Morpurgo …

Chi l’ha visto?

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I maghi della leggerezza


ieri

oggi

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EUR DEMOLIZIONI SPA

Eurdemolizioni
Eurdemolizioni
Non contenti di avvilire e di sconciare, un giorno si e l’altro no, il patrimonio più antico dell’ex quartiere espositivo, con la pretesa di “valorizzarlo”, le incompetenti autorità hanno preso ad occuparsi con voracità delle architetture più giovani e per questo meno “tutelate” …

Dal feticismo littorio alla demonizzazione degli anni cinquanta il passo è breve …

E così un Renzo Piano reduce dal premio “Ruspa d’oro” ricevuto in una celebre enoteca delle Langhe, intossicato di tartufi e di barolo, scende a Roma dove incontra il nostro celebrato sindaco che, appena finito di doppiare il Rino Tacchino dell’ultimo Harry Potter, lo ospita in Campidoglio per ricevere il plastico del suo ultimo capolavoro romano …

Citiamo da Repubblica che, come sempre, commuove per la solerzia e la poesia dell’informazione:
“ … Le torri che ospitavano gli uffici delle Finanze cadranno, abbattute da una gigantesca gru, e sotto, tra il laghetto dell’Eur e la “Nuvola” di Fuksas, il centro congressi che verrà, nascerà l’ultimo gioiello di architettura contemporanea a Roma: un grande edificio … con dentro uno splendido giardino d’inverno ampio come un campo di calcio, una serra preziosa, un parco botanico tempestato di alberi, piante e fiori …
La matita di Renzo Piano, dopo l’Auditorium regalerà a Roma un’altra opera. «Sarà come una scatola magica» ha spiegato l’architetto genovese, … Un edificio … che ha ammaliato chi ha visto il plastico con le simulazioni che Piano ha presentato.” …

Peccato che ci siamo persi lo spettacolo …

Così le “Torri” ministeriali andranno a far compagnia al povero Velodromo già condannato da tempo da un sinedrio di super-esperti che “nel rispetto della storia e dell’architettura” hanno proposto che il nuovo Aquatic Center “evocherà” le forme dell’edificio demolito …

GM 26.11.05

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Sogni nel cassetto e angeli in cantina …

Luigi Moretti
E’ di questi giorni la notizia dell’incarico a Calatrava dei nuovi impianti per il nuoto a Tor Vergata …

E pensare che Luigi Moretti mezzo secolo fa …

Non sarà il caso di dare un’occhiata nelle nostre cantine prima di ingaggiare, ancora una volta, la solita star di passaggio …

Le stucchevoli bestialità andaluse dell’onnipresente valenciano, buone per gli assessori di ogni provincia, cominciano a stancarci …

Possibile che dopo i capolavori di Nervi e Moretti, dobbiamo sorbirci Calatrava …

Eppure, siamo alle solite e la solita Repubblica, velina del Campidoglio, rispolvera l’armamentario già buono per Meier …

Sembra rileggere le stesse parole di allora …

… “Bianco, leggero, tecnologico: il segno dell’architettura contemporanea a Tor Vergata con il nome di una delle archi-star internazionali. E’ lo spagnolo Santiago Calatrava il sogno nel cassetto del Comune per il Palazzetto dello Sport, da realizzare per i mondiali di nuoto del 2009 nell’ambito della Città dello Sport il cui accordo è stato appena firmato. Il sindaco Walter Veltroni e l’assessore Roberto Morassut stanno lavorando per catturare il progettista spagnolo e affidargli un altro dei grandi progetti che nel prossimo lustro riusciranno a portare a Roma il florilegio praticamente completo dei grandi dell’architettura mondiale. Dopo Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Rem Koolhaas, Zaha Hadid, Odile Decq, Roger Diener, Paolo Portoghesi toccherà a Santiago Calatrava lavorare sulla luce, gli spazi, lo scenario della Città eterna.” …

“Ammazzete che acchiappo”, verrebbe da dire …

GM 25.11.05

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… stupenda e misera città …

Burri e Pasolini: due modi opposti e altrimenti tragici ed esemplari di intendere la realtà nell’Italia degli anni cinquanta …

In mezzo a tante e provinciali porcherie, due belle mostre (che gli architetti non dovrebbero mancare) per celebrare due figure imponenti della cultura italiana del dopoguerra che ci fanno riflettere sulla necessità e i modi di ripensare al nostro passato recente …

Alle Scuderie del Quirinale “Burri e la materia”, una rassegna, curata da Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni delle opere migliori del maestro umbro inquadrate nel contesto internazionale attraverso una selezione di riferimenti importanti: Arman, Beuys, Canogar, Ceroli, César, Colla, Fautrier, Festa, Fontana, Hirst, Johns, Kiefer, Klein, Kline, Kounellis, Manzoni, Millares, Penone, Pistoletto, Pollock, Rauschenberg, Rotella, Scarpitta, Scifano, Spoerri, Tàpies, Twombly, Uncini, Zorio.
Forse, anche qualche cosa di Gastone Novelli non ci sarebbe stata male …
Una mostra “classica”, a suo modo esemplare, che, anche in un contesto disgraziato come quello delle scuderie massacrate dalla Aulenti, si fa apprezzare per la qualità delle opere e per la ragionevole intelligenza dell’impianto critico …

Al Museo di Roma in Trastevere “Pasolini e Roma”, una mostra sobria e a tratti commovente con materiali fotografici e d’archivio di grande qualità (basterebbe per tutti la struggente testimonianza video di Fabio Mauri …) a documentare un rapporto tragico e intenso tra il poeta e la “sua” città …
“… stupenda e misera città / che mi hai fatto fare / esperienza di quella vita ignota / fino a farmi scoprire / ciò che, in ognuno, era il mondo.”

burri

pasolini

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Vi ricordate com’era?

vi ricordate?
vi ricordate?
vi ricordate?

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Ma che cosa si sono messi in testa?

Ma che cosa si sono messi in testa?
Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa?
Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa?
Forse prendendo lo spunto dal manifesto “trasgressivo” di una mostra non proprio esaltante dedicata al Settecento, ospitata nel recentemente “tamponato” Palazzo Venezia, alcuni edifici romani si sono messi in testa strane cose.
E così, dalle parti di Termini non lontano da China Town, luogo storico di procaci travestimenti, potrete incontrare vecchie caserme in disarmo che mettono su un cimiero mansardato a suo modo sofisticato e civettuolo che rinvia a freddi e nevosi inverni parigini; monumentali e storiche tessiture post-razionaliste che si increspano in farraginose ferraglie frangisole a nascondere vergognose escrescenze impiantistiche; tubi, plastiche, frigoriferi, inquieti pergolati che, a non finire, movimentano vecchie e stanche terrazze in cerca di nuove avventure metropolitane.
Che volete di più per valorizzare una capitale che che si affaccia felice sul terzo millennio e che (citiamo, ché la fantasia ha un limite …): “è stata guidata negli ultimi dodici anni da amministrazioni di gran livello, che hanno saputo coagualre le spinte alla ripresa innescando in un fortunato sforzo concertativo uno sviluppo che è stato prima culturale e poi economico. Adesso Roma appare una grande città, vera capitale, in forte crescita, un modello da imitare”(“Futuro Italiano”, cit. pag.135)

GM 14.11.05

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Futuro italiano

L’ho comprato perché aveva un titolo accattivante (Massimo Mascini, “Futuro italiano, viaggio nelle città che cambiano”, “Il Sole 24-Ore” ed.), ma forse e soprattutto perché incosciamente irretito dall’immagine di copertina che riportava un eteroclito montaggio di “frammenti” milanesi di quel Novecento italiano (un dipinto di Marco Petrus del 2002) e che da sempre mi affascina per la complessa ambiguità della sua storia. Ma quell’immagine astuta rinviava pure alle splendide e ben più drammatiche, sofferte immagini del Dario Passi d’antan alle quali mi lega più di una complicità e ritrovarlo evocato sulla copertina di quello che si annuncia come un ultimo best-seller nazionale mi ha fatto un certo effetto …
Così mi sono portato a casa un libretto smilzo, stampato su una cartaccia orrenda che neanche la BUR dei tempi più magri …, ma denso di presentimenti, che poteva essere lasciato in omaggio ai lettori del “Sole 24-Ore”, ma che invece costava la bellezza di quasi quarantamila lire (18.00 euro) … forse per ammortizzare l’investimento, mi si sono messo a leggerelo con avidità a partire dalla prefazione di Innocenzo Cipolletta che già dalla quara di copertina si annunciava succulenta.
Si scopre così che le città italiane sono il motore dello sviluppo, della ripresa, simbolo stesso della rinascita economica. “La città come fattore di esportazione” recita addirittura il titolo del paragrafo centrale di questa introduzione che è insieme premessa al volume e “manifesto” di una ritrovata economia urbana capace di imporsi quale volano dello sviluppo prossimo venturo.
Risolvere i problemi presenti delle nostre città significherebbe mettere a punto un sistema di tecniche e di conoscenze esportabili nel mondo intero.
“Ne nascerebbero nuovi settori produttivi che oggi verrebbero impiegati a risolvere i nostri problemi e domani andrebbero nel mondo a risolvere i problemi di altre città, che saranno giganteschi. Basti pensare a città come Pechino, Shanghai, Il Cairo, Città del Messico, Calcutta, tutte città con problemi enormi che dovranno essere affrontati con soluzioni adatte, per capire che in un futuro prossimo esploderà il business delle soluzioni urbane. I Paesi e le imprese che saranno già pronte a questo business conquisteranno quote importanti di questo mercato mondiale”.
Una scommessa epocale per lo sviluppo che potrebbe aprire scenari importanti dove anche i poveri architetti potrebbero dire la loro …
Una prospettiva interessante che potrebbe vedere una prima significativa tappa nella prossima Biennale di architettura e che verrebbe quindi ad invertire i rapporti ponderali più scontati e le attese più convenzionali …
Sarà quindi la Biennale di Purini a dare risposte, a dettare la linea … a quella di Burdett?
Oppure, viceversa, saremo ancora alle solite gerarchie …
LSE batte Valle Giulia 4 a 0 ?
Speriamo che Croff abbia parlato con Cipolletta …
Speriamo pure che le università non si lascino sfuggire l’occasione …
Ricordiamoci che, una volta, le città le facevano, anche, gli architetti …

GM 11.11.05

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