“Rinascimento” … al Mipim … Roma “in vendita” … al supermarkett … immobiliare di Cannes …

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(Adnkronos) – ”In questi ultimi anni Roma si e’ trasformata. E’ entrata in una fase nuova, contrassegnata da un positivo quadro socio-economico. Il motore di questo rinnovato slancio sono stati i servizi alle imprese: informatica, ricerca, intermediazione immobiliare, consulenze, attivita’ creditizia, finanziaria e assicurativa”. Lo afferma l’assessore capitolino all’Urbanistica, Roberto Morassut, commentando la partecipazione congiunta di Comune di Roma, Camera di Commercio di Roma, Provincia di Roma (in collaborazione con Asp) e Regione Lazio (in collaborazione con Sviluppo Lazio) al Mipim 2007, il salone dell’immobiliare di Cannes.” …

Per l’occasione l’amministrazione capitolina ha anche predisposto da tempo un catalogo-menu pubblicato come strenna per l’ultimo Natale Electa e presentato dai migliori chef locali ….

“Il volume- realizzato in collaborazione con l’Assessorato all’Urbanistica dell’Amministrazione Comunale di Roma, Ufficio per il Programma Roma Capitale e Qualità Architettonica Roma- illustra le opere architettoniche più significative realizzate, o in corso di realizzazione, a Roma dal 1990. La prima parte comprende i saggi del Sindaco Veltroni, dell’Assessore all’Urbanistica Roberto Morassut e dei tre curatori Giorgio Ciucci, Francesco Ghio e Piero Ostilio Rossi.”

Che hanno anche spiegato nei dettagli e con grande sfoggio fotografico le ultime ricette … per il pasticcio alla romana … in salsa finanziaria …

Non a caso, conclude oggi Morassut sulla via di Cannes:
”Il nuovo Piano Regolatore non puo’ che rafforzare questa prospettiva di sviluppo. Trasformazione: tutela, policentrismo, qualita’ urbana, identita’ storica, crescita regolata, sono alcune delle sue parole chiave. Alcune stime dicono che il Piano stesso puo’ suscitare in dieci anni investimenti per almeno 40 miliardi di euro. Gia’ oggi, nella riqualificazione urbana sono impegnati 2 miliardi di euro, mentre il piano triennale per le opere pubbliche prevede 2.170 milioni di euro di investimenti. Cifre notevoli, gia’ sufficienti a dare la misura, accanto ai progetti e alle numerose realizzazioni di questi anni, dell’impegno complessivo della citta’ verso lo sviluppo. Di quello da molti definito il nuovo ‘rinascimento romano”’.

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La mafia dei Barboni … ancora una volta “vinca il peggiore” …

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Naturalmente è solo un’ipotesi puramente accademica, … come si dice, … “di scuola” …

Ma, se in un paese (magari chiamato Lestonia …) esistessero delle Università con delle Facoltà che bandiscono un concorso nazionale … (per evidente carenza di organico, si suppone …) … e che quando si tratta di chiamarne il vincitore, o idoneo che dir si voglia, … mandano tutto a monte perché non era risultato meritevole “uno dei loro” … ma altro candidato “sgradito” … di facoltà “ avversa” … che cosa si può supporre che si insegni in quelle Facoltà così “esigenti”? …

nel triennio di base … probabilmente: …

“Teoria e Tecnica della prevaricazione” …
“Istituzioni di Mafia applicata alle istituzioni” …
“Metodologia dell’intrigo” …
“Applicazioni pratiche di corruzione accademica” …
“Paesaggio della desolazione scientifica” …
“Composizione del degrado” …
“Teoria del ricatto” …
“Pratica della spartizione” …
poi, negli anni successivi, le relative specializzazioni …
ma naturalmente questa è solo un’ipotesi “di scuola” … d’Architettura …
ancora e sempre: “Vinca il peggiore” …

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Dall’Osteria del Finocchio … alla Bolla del Lingotto …

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“IPI rappresenta un operatore centrale e di riferimento nell’industria immobiliare italiana ed europea … IPI S.p.A., una delle più importanti Real Estate company italiane, è entrata di recente a far parte del Gruppo Coppola … IPI S.p.A. nasce nel 1978 come società di intermediazione immobiliare del Gruppo Toro Assicurazioni e viene quotata in borsa. 14 anni dopo la direzione immobiliare di Toro Assicurazioni e le attività immobiliari del Gruppo Fiat confluiscono in IPI che diventa la società di intermediazione, gestione e consulenza immobiliare di tutto il Gruppo. Nel 1996 IPI rileva le proprietà non strumentali del Gruppo Fiat divenendone la property e management company immobiliare. Nel 2003 Il Gruppo Fiat cede il 55%, e successivamente il 75% dell’azionariato a Risanamento S.p.A. Nel mese di gennaio 2005 Risanamento cede il 65% di IPI S.p.A. al Gruppo Coppola” …

Personalmente …

resto dell’idea che il clima romano resti assai migliore di quello torinese …

il panorama … i ruderi …

la nebbia … le fabbriche …

non c’è paragone …

e poi l’architettura … Bond-Style … da vomito …

per certi versi …

meglio l’abusivismo all’amatriciana delle pendici tuscolane e tiburtine …

confuso tra le residenze di Adriano e di Zenobia …

che le puttanate pedemontane della real casa Agnelli …

meglio l’autodidatta dell’Osteria del Finocchio … che il mago Fiat-Arup …

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Concorsi romani … dal Gioco dell’Oca … a quello del Lotto …

Leggiamo sulla rassegna stampa ancora a proposito di “Campidoglio 2” e relativo concorso, che l’assessore Minelli, trionfante per l’estesa partecipazione, avrebbe asserito: …

“Entro il 20 aprile verranno selezionati 16 concorrenti, metà in base alla formula stabilita dalla normativa vigente e metà in base a sorteggio pubblico” …

Non siamo riusciti a verificare il testo originale del bando …
il sito comunale indicato è inaccessibile alla pagina utile …
ma, francamente, … ci sfugge la ratio del “sorteggio” …

Ghio Mio …

Molto più chiara, invece, la situazione al MAXXI …
dove  …

“Tra le novità da segnalare c’è “giOCAndo al MAXXI”, una rielaborazione del tradizionale Gioco dell’Oca dedicato ai bambini dai tre agli otto anni, il cui percorso si svolge inizialmente nel cantiere, tra caselle e soste con betoniere, gru, ponteggi e caschetti di sicurezza, poi nel museo, tra opere d’arte, d’architettura, collezioni, pause caffè e biblioteca.” …

Pio Mio …

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L’alba … dei “poteri speciali” …

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Puttanate alla romana …

ASI … mai … all’ombra di Zazà …
ieri … Biennale etico/stetica …
lady punk in commissione … Maxi vince …
poi Macro …
Super Maxi in commissione … lady punk … vince …
e adesso … che c’hanno puro ripensato … fukkesas s’è incazzato …
emb’è? … chi se ne frega …
er lavoro nu je manca …
un vero scandalo … j’hanno solato er progetto …
chi è stato? … quarcuno più grosso de lui …
e chi pode da esse? … come se chiama? …
a parte gli scherzi …
fare un concorso … cambiare area e cambiare anche progettista …
è stata un’evidente puttanata,
ma, … da queste parti,… non sarà … né la prima … né l’ultima …

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appunto …
Laurentino 38 … giù’r terzo ponte …
fichissimo … l’hai sentito Warter?
Janno dato li poteri … quelli “speciali” …
appena la ruspa se n’è’nnata sai c’ha detto? …
“una nuova alba per il Laurentino 38 … sembrava impossibile… invece … ora dobbiamo fornire ai cittadini i servizi giusti e le attività commerciali” …
anvedi che idea … questa si che è politica …
quann’uno c’ha li poteri …
ma sai che cazzo ce stava drentro li ponti? …
servizi e attività commerciali … appunto …
questa … è politica … grande politica …
hai da vedé l’arba … nova … capito?

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e la scola ebraica?
Sarà demolita la scuola ebraica di Trastevere …
la Cesare Polacco a lungotevere Sanzio …
Portoghesi dalla Moschea … all’albergo vista Sinagoga …
Chissà che ne direbbe Zevi? … come s’incazzerebbe …
Alla faccia del povero Di Castro …

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Parcheggio Pincio …
Valadier svuotato come una zucchina …
più di settecento posti macchina … a piazza del Popolo …
se ne fregano pure de Napoleone …
non contenti di aver massacrato il centro storico …
che sembra ormai una pizzeria territorial-metropolitana …
la Roma degli affittacamere e degli hamburger …
dei maritozzi e dei cappuccini …
della sambuca e dei sampietrini fasulli …
finalmente … parcheggia … sotto casa … se frega le mani … e non solo …

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e … per finire … grandi acquisti … nella Facoltà capitolina “di riferimento” …
Desideri sostituisce Anselmi a Roma Tre …
dalla Spigola al tartufo … all’arzilla coi broccoli …
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P.S. Velodromo … Nuvola … Finanze … Caserme … Forti … Ministeri … S.M. Pietà … Pietralata … Porte … Ponti … Torrino … Madonnetta … Sapienza … Metro … Mercati … Mattatoio … Esposizioni … Scuderie … Musica …

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Banche …

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Elezioni …

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Concorsi … alla prossima puntata …

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Insieme … per la Sapienza…

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il barone misterioso … e il suo migliore allievo …

in cammino verso … la Sapienza …

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Critica della “sfortuna” critica … Pasquale Cerullo sui romani “dimenticati” …

 Abbiamo ricevuto e volentieri sottoponiamo alla vostra attenzione le osservazioni di Pasquale Cerullo su uno dei temi “caldi” della storiografia contemporanea …

“Il caso di Luccichenti è emblematico. Fa parte della normale genesi della storia. Questi architetti cancellati dalla critica del tempo, per motivi ben definiti e plausibili, nonostante la loro produzione sia stata notevole e comunque legata anche ad un linguaggio razionale, hanno pagato con la messa al bando dai testi e le riviste nazionali che seguivano le vicende architettoniche del paese, che coglievano gli echi moderni dagli anni dieci venti sino alle soglie della guerra, e li riprendevano in chiave di cronaca dal dopoguerra sino agli anni sessanta, per utilizzare quei nomi in forma di antitesi.
Oltre alle posizioni utilitaristiche per le quali furono additati, c’era in gioco anche una sorta di concorrenza professionale. Oggi che quelle cronache e quelle storie sono diventate documenti di analisi, anche quegli architetti al bando sono oggetto di analisi perché i loro progetti realizzati, sono un documento storicizzato nella città.
Che ci sia stata una differenza tra i maestri italiani dell’architettura moderna e loro, non è da dubitare. Non perché non fossero capaci ma perché non  sentivano un’urgenza di rinnovamento e si limitarono ad essere ‘solo’ dei buoni, anzi degli ottimi professionisti, tecnici al servizio dei costruttori e realizzatori dei desideri dei committenti. Dopo di loro si è fatto molto peggio, ma con quella idea delle sorti progressive nessuno poteva immaginarlo. Oggi lo sappiamo e riusciamo a vedere con quanto mestiere ed equilibrio, anche al di là di connotati estetici, utilizzavano materiali e organizzavano spazi e geometrie funzionali, ma anche espressioni tipiche di un’epoca.
Cosa manca ora? Non certo la conoscenza dei loro lavori, poiché gli studi fatti sono numerosi e continui ed hanno già prodotto monografie esaustive di questi ‘nuovi’ maestri.
Manca un’analisi della loro ’sfortuna’critica e della resa nel tempo degli edifici. Questi edifici oggi hanno un alto valore, non tanto per la firma che portano ma di rendita.
Roma è l’esempio per eccellenza., centro politico culturale ha espresso una quantità innumerevole di linguaggi e figure nel panorama dell’architettura del 900, rimasti sconosciuti, una nemesi storica non conclusa nelle altre regioni. Ciò significa  che questi architetti, bollati come di regime o strumenti della  speculazione edilizia, sventratori della memoria e via di seguito, sono ad oggi solo dei nomi le cui opere, a parte quelle di nomi ‘eccellenti’ come Piacentini, sfuggono a coloro che non si sono formati didatticamente, con poco interesse, a Roma e dintorni.

Ora che mi sto avvicinando di più a questa città, per passione, sto scoprendo e capendo cose che mi consentono di ricollegare  punti rimasti in sospeso, sciogliere nodi e contraddizioni. Io che non sono di Roma. A Salerno, anni addietro, Gigliotti tenne una mostra sui lavori della sua lunga carriera di ingegnere architetto. Ricordo che arrivato tardi, rimasi solo nella sala delle colonne del tempio di Pomona, solo con Gigliotti. Restammo a parlare per più di un’ora, mi raccontò fatti e curiosità, della sua collaborazione con Zevi e Portoghesi. Non ricordo se Zevi fosse già scomparso, ho rimosso; sulla moschea romana, trovandosi a parlare con lui, pregò di dirgli se provasse acredine  anche nei suoi confronti. Zevi gli rispose che non era in causa. Gigliotti insisteva, voleva sapere se aveva commesso qualche sbaglio, se c’era qualcosa da riparare, lo avrebbe fatto. Zevi, che aveva un grande rispetto verso il lavoro di Gigliotti gli rispose che doveva continuare come stava facendo, di non preoccuparsi, perché lui stava facendo bene. Gigliotti  si rincuorò perché capì che era una guerra personale tra lui e Portoghesi, o meglio tra il suo essere ebreo e l’inimicizia politica di Israele con una parte del mondo arabo.
Diatribe ‘personali’ in senso lato, ferite insanabili e ripercussioni storicistiche hanno portato Bruno Zevi ad oscurare eventi della cronaca e della storia, ‘obbligando’ negli anni della sua docenza, gli allievi a non sapere l’altro lato della stessa storia. Ma io sono del parere che fu una scelta ‘obbligata’, appunto. Non era solo una conoscenza storica, ma una linea architettonica da seguire, non bisognava confondere, tra esempio e conoscenza. Doveva essere una cosa sola: critica operativa.
Anche se Zevi raggiunse l’estremismo, nel fatto che quegli architetti che espressero un linguaggio moderno, ma collusi con il fascismo o non apertamente schierati e ‘scappati dalla battaglia’, o ancor peggio che ne facevano una mera questione stilistica, non accesa dal fuoco della ‘libertà’, non ebbero scampo. Ne ebbi una conferma quando gli chiesi se uno come Baldessari, un ‘isolato’ volontario del suo tempo, potesse essere rivalutato. Era De Seta, che ne “La cultura architettonica…”, dava rilievo alla figura di quest’architetto, lo aveva conosciuto di persona. “Genialoide, di più non c’è da dire”, fu il giudizio lapidario di Zevi.  Quindi non bastava l’opera architettonica per giudicare in positivo, ma la questione ‘morale’, al di sopra dei linguaggi. Perché poi, analizzando le opere di certi architetti ‘moderni’, si poteva notare, in alcuni casi, una leziosità ‘borghese’ senza tempèrie sociale, componente non trascurabile del M.M., che denunciava la ‘vera’ natura del ‘soggetto’ in esame. Perché “il muro c’è”, una destra e una sinistra, un mondo visto secondo due prospettive diverse. E questo lo credo anch’io.
Come le ho scritto è solo da poco che sto venendo a conoscenza di tutti questi ‘minori’ romani. Dire che Brasini sia un minore è relativo solo al suo apporto, pressoché zero, all’architettura moderna in Italia. Eppure quando vidi per la prima volta il ‘castellaccio’ , rimasi stupito di come nella prima metà del  900 qualcuno dei ‘dimenticati’ potesse esprimersi così liberamente, un pazzo come Lequeu, finto rivoluzionario nella Francia fine XVIII. Anch’io avevo dimenticato. Ma un paio di mese fa, sulla linea 88, insieme a mio fratello, andavamo verso via della Brava. In un curvone di via di Bravetta, spunta questo complesso ‘monumentale’ che sembra tanto un convento, e che risulta essere, come si evince dalle insegne, un contenitore scolastico. Il giorno dopo, ricordo ancora quello ‘strano’ edificio, mi aveva provocato la stessa suggestione di una dimora anch’essa romana, che avevo visto in delle foto di una rivista, e che mi si erano fissate nella memoria, per l’anacronistica visione del progettista; ritrovo la rivista, del 1999: villa Augusta di Armando Brasini, solo tre foto particolari: sala delle colonne romane, ninfeo interno e un piano ravvicinato del paramento murario. Quello scherzo ‘storico’ sapeva tanto di massonerie, di logge segrete, di esoterici messaggi, era questo che mi aveva trasmesso. Mi rammentava uno sceneggiato degli anni 70, “Il segno del comando”, che rividi in età più consapevole, ambientato in una Roma notturna, senza tempo, misteriosa, una storia di sette segrete, di magia nera, gli interni somigliavano tanto a quelli di questa villa, ed ora non mi meraviglierei se fossero stati girati proprio lì. Così mi vado a cercare tutti gli edifici di Brasini, quello che per me era solo l’architetto fascista di Mussolini, pazzoide scriteriato, cultore del diradamento e degli sventramenti, con la facoltà di dimenticarne il nome ogni volta che lo incontravo: lo stesso progettista della chiesa e convento del Buon Pastore, il monumentale edificio tra via di Bravetta e via Silvestri, a dispetto dell’errore toponomastico nell’Atlante di Strappa e Mercurio (via Fiastra); e così villa Augusta non è altro che il famigerato castellaccio maledetto, palazzo/villa/castello Brasini, ingresso in via Flaminia n° 489, studio Brasini n° 491. Il puzzle si ricompone, tanto  più che Brasini fu anche massone e scenografo cinematografico. Da tutto ciò si deduce almeno una cosa, che fu una persona coerente, in tutte le sue manifestazioni.
Ciucci definì ‘ambigua’ la rivalutazione a cura di Bilancioni in “Eupalino”del 1984.  Ed ora? mi risulta che ci sia stata una mostra verso il 2003, dallo stridente titolo: “Il Movimento Moderno e Roma: Urbanistica, Architettura e costume da Brasini a Nervi: 1928 – 1960.
In verità c’è un motivo di questi salti atemporali di alcuni architetti: quale storia studiavano durante gli anni della preparazione? se la loro visione non era accompagnata da una prospettiva a larga scala geografica, li porta-va ad utilizzare nella progettazione gli stessi elementi imparati,  per il piacere estetico, il gusto, la passione,  il progetto guidato da una passione per certe forme, ornamenti, a discapito della essenzialità  moderna. Brasini, da questo punto di vista, fu un eccelso ‘ignorante’. Troppo gonfio di barocchetto per non insufflarlo nei suoi lavori, questo era il suo ‘sogno dell’architetto’. Non è una colpa. In fondo anche Portoghesi, a forza di studiare il barocco lo ha espresso nel suo fare lavorativo, Pagliara con la Secessione viennese e Wagner. Tutto sta ad interpretare i segni della modernità nel passato. Portoghesi ci è riuscito, soprattutto all’inizio. Brasini no, perché non era nei suoi interessi. Sebbene il Castellaccio segua apparentemente una certa libertà espressiva, risulta l’imbroglio di un citazionista e di un collezionista, ciò che conta è l’effetto che produce, ed in questo ci riuscì perfettamente, come per la scenografia inquietante di un film del mistero.

Nel 1953 fu edito il libro di F. Sapori: Architettura in Roma 1901 – 1950, Belardetti editore. L’autore è un buon metro di giudizio per valutare cosa nel dopoguerra, a Roma, veniva recuperato, degno di essere menzionato, al di là della ‘Storia dell’Architettura moderna’.  Ritornando a De Seta, con “Architetti italiani del 900”, ora rinnovato, naturalmente segue la lezione zeviana ed espurga i ‘dimenticati’.
Lei ha prodotto una notevole quantità di scritti, anche in collaborazione, ha sempre trattato l’argomento. Ma perché non propone e, magari, realizza ad una sola mano, una pubblicazione esclusivamente dedicata? Ovvero la sfortuna critica degli architetti romani ‘purgati’, dal 1901 al 1960. Non tanto l’elenco delle loro opere, ma l’analisi dell’oblio, per ciascuno un capitolo. La valutazioni dei progetti, oltre il loro tempo e la ricerca delle qualità; oltre il giudizio sulla modernità. La resa ‘sensibile’ presso i committenti. Guardando certi arredi (stile Impero?) di Andrea Busiri Vici, che ancora proponeva negli anni Cinquanta, c’era da mettersi le mani tra i capelli, però, piacevano ed erano richiesti da uno strato sociale, la nobiltà è sempre stata tarda, perché conserva tutte le memorie degli avi, anche gli arredi, per esserne all’altezza bisognava copiarli. Era una realtà, un gusto ri-cercato, un grembo materno rassicurante oppure un riscatto sociale.
Mi scuso, subdolamente ora, per essermi  dilungato, confido nella sua pazienza
.”

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L’Architettura torna a scuola … gli svizzeri si riprendono l’Accademia …

Dopo la catalanizzazione forzata dell’era Acebillo gli zumthoriani doc riprendono il timone a Mendrisio …

Valentin Bearth diplomato a Zurigo nel ’83 con Dolf Schnebli e collaboratore dall’84 all’88 di Peter Zumthor subentra all’architetto catalano Josep Acebillo che aveva assunto la direzione dell’Accademia nel settembre 2003 …

Era ora … che l’Architettura tornasse nella scuola …

“Nato a Tiefencastel (Canton Grigioni) nel 1957, dopo essersi laureato in architettura al Politecnico Federale di Zurigo Valentin Bearth inizia la sua collaborazione con lo studio di Peter Zumthor. Con Andrea Deplazes (attuale Decano della Facoltà di architettura del Politecnico di Zurigo) è contitolare dal 1988 dello studio d’architettura Bearth & Deplazes con sede a Coira e Zurigo. Inizia così un’intensa attività professionale in Svizzera e all’estero: lo studio realizza numerosi edifici residenziali, scolastici e di attrezzature pubbliche …
Bearth ha ricevuto diversi premi d’architettura nazionali ed internazionali fra cui … il Premio Neues Bauen in den Alpen (Sexten, 1992 e 1996) e il Premio Beton 01 (Zurigo, 2001); è stato inoltre finalista del Mies van der Rohe Award for European Architecture (Barcellona, 1999). Dal 1997 al 2000 fa parte della Commissione Federale per la Protezione dei Monumenti in Svizzera. Dal 2000 insegna progettazione presso l’Accademia di architettura di Mendrisio; è stato inoltre professore alla Facoltà di architettura dell’Università di Sassari, sede di Alghero …”

La notizia ci conforta nel segno di una certa inversione di tendenza …
come sintomo di una ritrovata, ragionevole dimensione …
dell’insegnamento … dell’architettura …
visto mai che … cominciando dalla Svizzera, …
le scuole (anche quelle italiane …) possano tornare ad insegnare l’architettura?
quella vera … quella normale …
e che magari a dirigere quelle scuole possano andare degli architetti … normali, … e degni di questo nome?
In tempi di post-new-economy … sarebbe un bel risultato …
fuori politicanti, cialtroni, prospettivari digitali, analfabeti e sedicenti star …
non è mai troppo tardi …
cominciando da Mendrisio … sulle orme del Grand Tour …

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Architettura e cultura … a Roma …

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un dibattito … un confronto …

franco … vivace … aperto …

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Arturo Martini: “mi so el vero etrusco …”

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“Gli Etruschi facevano le loro statue come le nostre donne fanno i ravioli…Scultura etrusca: due anni a studiarla e cinque a ridarla. MI SO EL VERO ETRUSCO. Loro mi hanno dato il linguaggio. Io li ho fatti parlare. Io li ho espressi” …

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“La natura si occulta dietro una realtà apparente. Solo l’artista è ammesso nel recinto misterioso dove si sprigiona, per un’improvvisa fiducia, quel corto circuito di simpatia in virtù del quale la natura cede e si manifesta. L’opera nasce da questo abbandono.” …

“L’opera universale parte dalle esigenze del materiale, e incontra il soggetto che ha in tutto il mondo le stesse possibilità. L’immagine è la risultanza di un materiale” …

“Fa che io serva solo a me stessa, fa di me un arco dello spirito, fa che io non sia più rupe ma acqua e cielo, fa che io non sia una piramide ma clessidra per essere capovolta, che io non sia un oggetto ma un’estensione, che io non sia una pietra miliare dell’uomo ma della sua natura; fa che io non sia una vistosa virtù ma un oscuro grembo, fa che io non sia un peso ma una bilancia, che io non serva come una moneta per comodità pratiche, che io non resti nelle tre dimensioni dove si nasconde la morte, fa che io sia l’insondabile architettura per raggiungere l’universale” …

“Poesia, musica, architettura e pittura si tradussero come le lingue antiche nei successivi volgari, aderendo alla vita. Soltanto la scultura restò immobile nei secoli, lingua aulica e sacerdotale, simbolica scrittura incapace di svolgersi nei moti quotidiani… La scultura resta quello che è: lingua morta che non ha volgare, nè potrà mai essere parola spontanea fra gli uomini” …

Arturo Martini
a cura di Claudia Gian Ferrari, Elena Pontiggia, Livia Velani,
alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna fino al 13 maggio.
Materiali splendidi …
allestimento molto modesto …
in alcuni casi, punitivo …

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