L’assessore … cor machete …

assessore

dichiarazioni sparse …
dell’ex assessore all’urbanistica del comune di Roma a Report …

“… Ma queste, ripeto, indicazioni, previsioni, sono state precedenti a questi processi di compravendita …

… ma a me francamente come si muove il mercato interessa relativamente.

… Francamente i cognomi Toti, questo, quell’altro interessa poco, torno al concetto. L’amministrazione da’ delle norme, da delle regole, da degli indirizzi poi il mercato si muove …

… Indipendentemente …

… Io difendo il progetto di creare in quel luogo un campus universitario della Luiss, perché Roma è la capitale d’Italia, la Luiss è una grande università, benché privata, che forma una parte importante della classe dirigente e deve avere una sede degna …

… Se, diciamo, questi cicli decennali ’84, ’85, ’94, 2003, cioè ogni nove anni esce un condono edilizio. Questo andazzo …

… Sì, aree con vincoli particolari che tuttavia diciamo quando tira aria di condono non è che si va tanto per il sottile …

… Sì ma questa è lotta diciamo ….noi dobbiamo immaginare che siamo dentro …

… Siamo dentro una giungla, una foresta tropicale dove la vegetazione si sviluppa diciamo in maniera …
… e dove si combatte a colpi di macete …”

sappiamo bene quanto sia scorretto decontestualizzare una citazione, …
ma alcune di queste rasentano, …
anche indipendenti e solitarie, …
la poesia …

naturalmente Morassut … sarà un ottimo deputato …
da indiscrezioni … e visti i precedenti …
pare che si dedicherà all’urbanistica e, particolarmente, all’ambiente …

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Molazza e pecorino … come distruggere una città …

molazza

Corruttori romani …

Costruttori romani … Report-Gabanelli … sui nuovi … “Re di Roma” …
Una serata assai istruttiva, quella di ieri … sui nuovi mali della città … PRG … costruttori … assessori … tecnici … corruttori … urbanisti … registi dello “sviluppo” urbano capitolino …
Una trasmissione, … supponiamo, non a caso, “sdoganata” a elezioni appena concluse, ma ancora calde … che fa a pezzi la politica urbanistica della capitale degli ultimi vent’anni …
Straordinarie le facce dei protagonisti …
altrettanto straordinarie le loro architetture …
che i nostri assidui frequentatori ben conoscono …
Un’ottima trasmissione … forso solo un po’ troppo berdiniana … metri cubi … numeri … percentuali … indici … urbatettese e comitatese a schiovere …
Benevolo e Cederna dall’alto a benedire … comunque ottima e abbondante …
Tra i “mostri” romani … uno splendido … “candido” … un po’ sonato, ormai onorevole Morassut, che ingenuamente si giustifica: …
“la città di Roma è una giungla …”
e Tarzan lo sa …

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Dai Wright … a Meier … tra biplani … gloriette … e benzinari …

Ci scrive Sergio ’43 …
a proposito della vexata quaestio di giornata che, …
personalmente non mi ispira affatto, …
ma che pare tanto eccitare la stampa …
in questi giorni di ponte postelettorale …
“(Piccolo aneddoto: quando la stampa romana si infiammava (?) sul problema dell’Ara Pacis scrissi qualcosa sulla pagina dedicata dal Corriere della Sera alle lettere dei lettori e qualcos’altro scrissi sul sito www.architettiroma.it in merito allo spostamento possibile della teca di Meier. Ne parlai ancora con una mia sorella, dirigente RAI. Qualche settimana dopo mia sorella mi telefona e mi racconta, divertita, che, passando in auto per lavoro con un suo collega davanti al cantiere sul lungotevere, gli aveva parlato della mia idea: spostare il progetto in periferia. Il collega, che, poi seppe, faceva parte dello staff elettorale di Alemanno durante la precedente elezione, si mostrò interessato. Fatto é che, nel programma di Alemanno, all’improvviso apparve questa proposta che però mancava della parte più corposa. Fine dell’aneddoto).
Veniamo alla lettera di Andrea Di Loreto. Nella proposta rinnovata dal Sindaco Alemanno manca, é vero, il luogo, il sito dove eventualmente trasferire (fatte salve le priorità, l’esigenze di spesa e bla, bla, bla per cui non credo che se ne farà mai qualcosa!) il bianco manufatto per cui la proposta, come giustamente dice Andrea, continua ad apparire demagocica. Voglio spezzare una lancia a favore di Rutelli; tra le iniziative prese dalla sua giunta vi fu quella di recintare il pianoro dell’ex aeroporto di Centocelle per dare attuazione al Parco Labicano, la cui idea nacque quando La Regina bloccò la possibilità di edificare lo SDO previsto, sulla stessa area, dal PRG del 1962 per la presenza, oramai solamente a livello di fondazioni, di un paio di Ville Imperiali. Prima venne eretta una lunghissima cancellata tra via Casilina e via dell’Aeroporto di Centocelle e, in tempi più recenti, venne realizzata una lodevole opera di piantumazione facendo seguito parziale al progetto vincitore del concorso per tale parco. Il fatto é che questo parco non é ancora un parco come sarebbe desiderato dalla “periferia” (che non é una parolaccia ma é solo il luogo dove oramai vive la maggior parte dei romani). Il perchè é presto detto: 1°) Confina su via Palmiro Togliatti con gli sfasciacarrozze e su via Casilina con il Campo Nomadi che si é pappato, quasi demolendola, la cancellata più vicina 2°) Su via dell’aeroporto di Centocelle la situazione é ancora più divertente perchè la cancellata, pagata, come si dice, con i soldi dei contribuenti, adesso é elegante confine delle altre attività di sfascio che prima erano confinate con le molto più econimiche reti da pollaio. 3°) Se anche ti viene voglia di entrare nel Parco, evitate le mute di cani inselvatichite del vicino Campo ed evitando di andarci da solo perchè puoi incontrare persone poco raccomandabili, ti guardi intorno con una certa soddisfazione. Fa ancora bella mostra di sè la pista dove, racconta una tabella, i Fratelli Wright, eseguirono il primo volo aereo su Roma, l’orizzonte é splendidamente disegnato dai Castelli Romani a Sud a dei Monti di Tivoli a Est. Però, c’é un però….non c’è, tranne le panchine, uno straccio di posto dove sedere, dove raccogliersi a bere una bevanda. un luogo come ce n’é a Villa Borghese (Casina Valadier e altri), a Villa Torlonia dove sono stati recuperate vecchie stalle o non so che altro e via elencando. A questo punto nasce la mia proposta; perchè non riedificare, paro paro, una volta smontato o come dice qualcun altro demolito, il progetto Meier all’interno del Parco? Farebbe un’ottima figura, alto sul pianoro, come fà un’ottima figura il suo museo Getty, alto sulla collina di Los Angeles, o la sua Chiesa di Tor Tre Teste, figura che invece non fà a petto del Mausoleo di Augusto. Per la posizione nel Parco io lo metterei lungo la pista dell’Aeroporto, come fosse l’aerostazione che forse non é mai esistita. Certo! Prima é necessario cancellare la situazione del Campo Casilino 900, secondo é necessario ricollocare in altro luogo le attività di sfasciacarrozze per farle diventare piccole imprese industriali a norma, terzo portare a compimento il disegno progettuale vincitore poi, ricostruito il “Meier”, anche la “periferia”, lì dove si perdono e si vincono le elezioni cittadine, avrebbe la sua “Gloriette”, come sa chi ha visitato a Vienna il Parco di Shoenbrunn. Una tale operazione di ricollocamento, come ho già detto, andrebbe anche a completare la meritoria decisione di Rutelli e della sua giunta di donarci questi 130 ettari di verde. Destra? Sinistra? Ma che importa! Una tale soluzione sarebbe una vittoria bipartisan per tutta la città!
Dove mettere poi il monumento di Augusto? Questo é un altro tema che si potrà proporre quando e se la proposta Alemanno, cosi qualificata, potesse trovare attuazione. Anche su questo ho la mia idea ma é inutile parlarne ora.”

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Idee … da Esposizione …

Sul Corriere di ieri … p.27 …
a proposito del padiglione italiano all’Expo di Shanghai del 2010 …
secondo il progettista, … tale Imbrighi:…
“strutture ardite, giochi di luce e acqua, materiali innovativi e tecnologie bioclimatiche …”,
fin qui, le solite chiacchere di circostanza, …
ma il bello viene con l’Idea …
il progettista si sarebbe ispirato, … nientepopodimenoché, …
al gioco dello shanghai …
sicuro che i cinesi apprezzeranno la finezza …
a questo punto, … per par condicio, …
in occasione del prossimo Expo milanese …
il padiglione cinese avrà, senz’altro, la forma di un Panettone …

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Romani … de Roma …

romani

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Che palle … ’st’Arapacis …

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Dalle nuvole … agli archetti … poveri architetti …

meier krier

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Dal pitale … alla città … a Zazà … che je fà? …

zazà

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C’era una volta … l’Architetto … col camice bianco …

commenta Sergio 1943 … a proposito di effetto Fuffas: …

“Com’era bello una volta, Bikila, fare il mestiere d’architetto! Si entrava la mattina a studio e, come un dottore, un dentista, un ingegnere ci si metteva un camice bianco, si pulivano i pennini e si cominciava a disegnare. Come un dottore, un dentista, un ingegnere non ci si credeva di essere un essere superiore, un artista ma soltanto un onesto lavoratore con le sue proprie specifiche. Se poi, armati di buona volontà, di quello che ti aveva trasmesso la Scuola e di qualche necessaria intuizione, riuscivi a fare qualcosa di soddisfacente questo era premio a sè stesso. Come un dottore, un dentista, un ingegnere riponevi, dopo le tue oneste otto ore di lavoro, il tuo camice non più tanto bianco e venivi salutato con rispetto dall’edicolante dove compravi il giornale della sera. Oggi, o sei una starlette vestito tutto di nero, come un imbolsito Ives Montand “de noantri”, oppure tutti, clienti quando ne trovi uno, titolari di studio quando con sufficienza ti fanno entrare al loro servizio, possono dirti come il Marchese del Grillo:”Io so’ io e voi nun siete un cazzo!”

grazie Sergio …

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L’asso … nella manica …

asso

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