Dai Wright … a Meier … tra biplani … gloriette … e benzinari …

Ci scrive Sergio ’43 …
a proposito della vexata quaestio di giornata che, …
personalmente non mi ispira affatto, …
ma che pare tanto eccitare la stampa …
in questi giorni di ponte postelettorale …
“(Piccolo aneddoto: quando la stampa romana si infiammava (?) sul problema dell’Ara Pacis scrissi qualcosa sulla pagina dedicata dal Corriere della Sera alle lettere dei lettori e qualcos’altro scrissi sul sito www.architettiroma.it in merito allo spostamento possibile della teca di Meier. Ne parlai ancora con una mia sorella, dirigente RAI. Qualche settimana dopo mia sorella mi telefona e mi racconta, divertita, che, passando in auto per lavoro con un suo collega davanti al cantiere sul lungotevere, gli aveva parlato della mia idea: spostare il progetto in periferia. Il collega, che, poi seppe, faceva parte dello staff elettorale di Alemanno durante la precedente elezione, si mostrò interessato. Fatto é che, nel programma di Alemanno, all’improvviso apparve questa proposta che però mancava della parte più corposa. Fine dell’aneddoto).
Veniamo alla lettera di Andrea Di Loreto. Nella proposta rinnovata dal Sindaco Alemanno manca, é vero, il luogo, il sito dove eventualmente trasferire (fatte salve le priorità, l’esigenze di spesa e bla, bla, bla per cui non credo che se ne farà mai qualcosa!) il bianco manufatto per cui la proposta, come giustamente dice Andrea, continua ad apparire demagocica. Voglio spezzare una lancia a favore di Rutelli; tra le iniziative prese dalla sua giunta vi fu quella di recintare il pianoro dell’ex aeroporto di Centocelle per dare attuazione al Parco Labicano, la cui idea nacque quando La Regina bloccò la possibilità di edificare lo SDO previsto, sulla stessa area, dal PRG del 1962 per la presenza, oramai solamente a livello di fondazioni, di un paio di Ville Imperiali. Prima venne eretta una lunghissima cancellata tra via Casilina e via dell’Aeroporto di Centocelle e, in tempi più recenti, venne realizzata una lodevole opera di piantumazione facendo seguito parziale al progetto vincitore del concorso per tale parco. Il fatto é che questo parco non é ancora un parco come sarebbe desiderato dalla “periferia” (che non é una parolaccia ma é solo il luogo dove oramai vive la maggior parte dei romani). Il perchè é presto detto: 1°) Confina su via Palmiro Togliatti con gli sfasciacarrozze e su via Casilina con il Campo Nomadi che si é pappato, quasi demolendola, la cancellata più vicina 2°) Su via dell’aeroporto di Centocelle la situazione é ancora più divertente perchè la cancellata, pagata, come si dice, con i soldi dei contribuenti, adesso é elegante confine delle altre attività di sfascio che prima erano confinate con le molto più econimiche reti da pollaio. 3°) Se anche ti viene voglia di entrare nel Parco, evitate le mute di cani inselvatichite del vicino Campo ed evitando di andarci da solo perchè puoi incontrare persone poco raccomandabili, ti guardi intorno con una certa soddisfazione. Fa ancora bella mostra di sè la pista dove, racconta una tabella, i Fratelli Wright, eseguirono il primo volo aereo su Roma, l’orizzonte é splendidamente disegnato dai Castelli Romani a Sud a dei Monti di Tivoli a Est. Però, c’é un però….non c’è, tranne le panchine, uno straccio di posto dove sedere, dove raccogliersi a bere una bevanda. un luogo come ce n’é a Villa Borghese (Casina Valadier e altri), a Villa Torlonia dove sono stati recuperate vecchie stalle o non so che altro e via elencando. A questo punto nasce la mia proposta; perchè non riedificare, paro paro, una volta smontato o come dice qualcun altro demolito, il progetto Meier all’interno del Parco? Farebbe un’ottima figura, alto sul pianoro, come fà un’ottima figura il suo museo Getty, alto sulla collina di Los Angeles, o la sua Chiesa di Tor Tre Teste, figura che invece non fà a petto del Mausoleo di Augusto. Per la posizione nel Parco io lo metterei lungo la pista dell’Aeroporto, come fosse l’aerostazione che forse non é mai esistita. Certo! Prima é necessario cancellare la situazione del Campo Casilino 900, secondo é necessario ricollocare in altro luogo le attività di sfasciacarrozze per farle diventare piccole imprese industriali a norma, terzo portare a compimento il disegno progettuale vincitore poi, ricostruito il “Meier”, anche la “periferia”, lì dove si perdono e si vincono le elezioni cittadine, avrebbe la sua “Gloriette”, come sa chi ha visitato a Vienna il Parco di Shoenbrunn. Una tale operazione di ricollocamento, come ho già detto, andrebbe anche a completare la meritoria decisione di Rutelli e della sua giunta di donarci questi 130 ettari di verde. Destra? Sinistra? Ma che importa! Una tale soluzione sarebbe una vittoria bipartisan per tutta la città!
Dove mettere poi il monumento di Augusto? Questo é un altro tema che si potrà proporre quando e se la proposta Alemanno, cosi qualificata, potesse trovare attuazione. Anche su questo ho la mia idea ma é inutile parlarne ora.”

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16 risposte a Dai Wright … a Meier … tra biplani … gloriette … e benzinari …

  1. alessia ha detto:

    Studia molto bene quella zona e quello pseudo parco …fu uno dei punti focali del VII municipio del famoso esame di Urbanistica… eppure quell’immensa zona verde in 7 anni non ha subito cambiamenti, se non l’aumento degli sfascia carrozza e di qualche baracca…
    E pensare che ci si riesce ad entrare, dalla parte della casilina , per il Capodanno Bangladesh….
    All’interno di quell’immenso spazio verde c’e’ anche uno dei famosissimi Forti presenti in tutta roma e qualche ingresso alle fungaie romane….
    Pero’ di fronte, dall’altra parte di via Togliatti c’e’ il Teatro Tendastrisce…
    Quel “pezzo di verde” non frutta ,non da’ la possibilita’ di speculare, quindi meglio lasciarlo cosi’ com’e’ ,nessuno si lamentera’….

  2. marco ha detto:

    quante idiozie dice questo qui…
    speriamo che non costruisca

  3. pinello berti ha detto:

    Caro Giorgio,
    Interessante il Sergio’43. Nella nostra scuola di architettura a Valle Giulia nell’ A.A. 2002-2003, diedi, per tema della sintesi finale, al laboratorio del 5° anno, agli allievi architetti della Laurea Magistrale Quinquennale Unione Europea: l’area del demolitore di auto insieme alla zona lungo la Palmiro Togliatti per la sede del nuovo municipio e sale multiuso. Gli studenti Erasmus tedeschi diediero in % migliore prova dei nostri italiani; circola una pubblicazione, già esaurita, della Casa Editrice ARACNE di Roma dic.2007.
    Quest’anno, ritornato da ottobre 2007 alla sintesi, ho dato: l’ “HOUSING”, nella zona di Grotte Celoni lungo la Casilina. Dieci studenti Erasmus da Madrid, Barcelona, Gran Canarie, hanno sostenuto con ottimo profitto l’esame il 21 Aprile 2008, mentre i “bamboccioni ” italiani si presenteranno a luglio.
    Sapremo dare risposte reali alle contraddizione delle realtà delle frange periferiche solamente tramite progetti.
    A settembre produrremo, come da un ventennio, gli esiti della didattica, per alcuni hai scritto la presentazione, allora vedremo di misurararci anche con la linea politica del nuovo Municipio.
    vgb

  4. alfredo ha detto:

    la furia iconoclasta che va per la maggiore in questo periodo, credo sia controproducente per l’architettura in generale. gli architetti, da sempre, mi sembrano una delle categorie più invidiose tra quelle operanti sul territorio, su repubblica si legge .. i grandi arch., si sa, non sono mai stati teneri tra loro. gente abituata a combattersi a colpi di visioni e di progetti per affermare una propria idea di città spesso in distonia con quella dei colleghi. a questo punto in chi architetto non è, può ben farsi forte l’idea che tutto è opinabile e che un progetto vale l’altro, tanto uno storico o critico che si voglia lo si trova sempre per sparare a zero su tutto. è per questo che non riesco a capire perchè ci si indigni (giustamente) se si ipotizza la demolizione del teatro di sagunto di g. grassi, o di quel capolavoro assoluto che è notre dame du haute a ronchamp, (e di detrattori anche di le corbusier credo se ne trovino a bizzeffe), e si trovi del tutto normale demolire la famigerata teca di meier, che comunque come dice la maraini non è mica stata progettata da un geometra.
    ritengo più grave far passare sotto silenzio interventi anche di notevole entità, realizzati da tecnici sconosciuti (o forse l’essere sconosciuti li salva dall’aggravante) che ormai sono divenuti la norma nelle zone periferiche delle ns città, e per i quali sarebbe quasi naturale richiederne a gran voce la demolizione, e poi passare immediatamente alle vie di fatto.

  5. isabella guarini ha detto:

    La dichiarazione del Sindaco di Roma , Gianni Alemanno, di voler trasferire la teca di Richard Meir dall’Ara Pacis, sul piano simbolico, assume un significato di “liberazione” della nostra memoria dalle incrostazioni post-belliche. Ho sempre pensato che l’aver sostituito la teca di Morpurgo di epoca Fascista con un’altra di epoca Americana sia stato un espediente per onorare la Pax Americana, alla maniera di quella Romana, nel mondo. E dove, poteva concretizzarsi questo intento subliminale se non nella città mondo per eccellenza? Su piano dei significati, l’intenzione vale, anche se non ci sarà nulla di fatto, perché l’accusa di spreco offuscherebbe i buoni auspici. Tuttavia, non costerebbe molto trasferire l’Ara Pacis in luogo più idoneo alla sacralità dei valori universali per la pace nel mondo. Lasciarla ad assistere alle rappresentazioni fatue di arte, moda e costume, sarebbe un vero sacrilegio che può evitarsi con poca spesa. In Roma non mancherebbe un luogo degno dove ricollocare l’Ara Pacis, che del resto è sempre stata alquanto raminga. Tolto il tuorlo, all’uovo resterebbe solo il bianco e il guscio. Inoltre, con la realizzazione del progetto per la Piazza Augusto Imperatore, come da concorso espetato, si potrebbe corregggere l’impatto dell’edificio di Meier sul contesto urbano e architettonico. Del resto la critica più severa è stata quella relativa al frazionamento urbanistico del contesto tra il Mausoleo d’Augusto e l’Ara Pacis. Ma la Pace non dovrebbe unire?.

  6. giovanni belia ha detto:

    allora i prossimi monumenti li famio con le ruote

  7. PEJA ha detto:

    Questa cosa dell’Ara Pacis la trovo una grande buffonata, così come la candidatura dei due … alla prima poltrona romana…

  8. RomaCogitans ha detto:

    Genio assoluto, non posso dire altro!

    Dove posso firmare? Se mai si farà un referendum per togliere quel padiglione ospedaliero dal centro di Roma, sarebbe opportuno che se ne facessero altrettanti contemporaneamente (per diminuire i costi) sulle potenziali destinazioni del moderno manufatto.

    Per l’altare della pace del divino Augusto si può sempre utilizzare la vecchia teca e lasciarlo dov’è.

  9. Pingback: Chi ben comincia… « RomaCogitans

  10. pi ha detto:

    Dopo aver visto “Report” (RAI3) di ieri sera, viene da ridere a pensare che così tanti adetti ai lavori (quasi tutti di Roma) si infervorino così tanto sul tema della demolizione del lavoro di Meier, addirittura definito una zozzeria!!. Ma questa è l’Italia: schiacciati dall’impotenza, siamo i primi al mondo nella raffinatezza delle argomentazioni teoriche, dottissime e sofisticatissime, mentre indisturbati i vari Caltagirone disegnano e costruiscono l’intero paese a modo loro. La vera tragedia è che, Rutelli/Veltroni o Alemanno, niente, ma proprio niente, cambierà, se non in peggio.

  11. andrea di loreto ha detto:

    No! Non sono d’accordo con alemanno e neanche con sergio ’43…

  12. sergio 1943 ha detto:

    Caro Marco, spero di non aver disturbato troppo la tua digestione con le mie idiozie poi, per rispondere alla tua seconda asserzione, io invece spero che tu costruisca tanto, tutto quanto ti sia possibile perchè, a meno che non ti abbiano laureato honoris causa, tu possa essere risarcito degli anni passati in Facoltà. Per quanto riguarda me non ho costruito tantissimo, non quanto avrei voluto, ma le lezioni dei miei professori e l’esperienza fatta in qualche studio mi hanno impedito di fare “idiozie” e quei pochi committenti che ho avuto non mi hanno mai contestato e, adesso che ho riposto gli strumenti, guardandomi indietro, mi ritengo soddisfatto. Ho solo un pò di tempo per partecipare a queste chiacchierate tra amici e ne approfitto cercando di ascoltare e di non offendere nessuno. Certo il tema di Roma mi appassiona e qualche volta la passione può accecare. Mi ricordo la divertente e paradossale querelle sulla proposta di Bruno Zevi di demolire il Vittoriano. Il tema vero di Bruno Zevi era l’invito, la richiesta a chi aveva il potere di non lasciarsi guidare dalla megalomania di autorappresentarsi. In questa meravigliosa eppure disgraziata città tutti hanno voluto porsi a confronto con la sua storia: piemontesi, Mussolini e infine…Rutelli Se Rutelli fosse stato un pò più colto e avesse tenuto conto della lezione di Zevi si sarebbe ben guardato dal prendere le decisioni che prese. Qui non si tratta di discutere del valore architettonico del Vittoriano o della teca di Meier. Se il monumento in botticino fosse stato appoggiato, invece che sul Campidoglio, soffocando da un lato il Michelangelo, l’Ara Coeli e sull’altro i Fori, al Gianicolo o a Monte Mario (dico tanto per dire) avrebbe raggiunto (e noi avremmo apprezzato) la qualità ambientale del monumento cui si ispirava: il tempio della Fortuna di Palestrina che, ancora adesso, pur nella sua rovina, ci dà forti emozioni. Edificato dov’é non può che irritarci! Alla stessa maniera ci irrita, non la qualità architettonica della teca di Meier che non é certo un geometra, come ricorda Alfredo riportando una frase della Maraini, ma la sua magnilocuente collocazione. Quindi ho solo immaginato (sperato?) che il monumento in bianco- calce, materiale incongruo come il marmo botticino, potesse essere più adeguatamente collocato in un contesto ambientale più congeniale. Cazzarola! il Vaticano autocratico ha avuto l’intelligenza di chiamare Meier a costruire un monumento lì dove può fare la sua “porca” figura mentre l’amministrazione capitolina democraticamente eletta ha potuto infliggerci un tale sfregio? Non ci sto!
    P.S. Ieri domenica, alle 14,00 circa, in direzione del Parco Labicano o ex Aeroporto di Centocelle, dove mi piacerebbe vedere la teca di Meier, si é levata per centinaia di metri una enorme nube nera. Lì per lì ho creduto che fosse il solito fuoco acceso dai nomadi per squagliare le trecce di rame rubate lungo le rotaie dei treni. Invece erano questa volta i depositi degli sfasciacarrozze che prendevano fuoco. Ma che importa! Rassegnamoci ad essere la prima capitale del Terzo (o del Quarto?) Mondo!

  13. pinello berti ha detto:

    Caro Giorgio,
    La Democrazia resta il minore dei mali possibili anche per gli italioti.
    Mentre filtrate oscenità, improprii impieghi di vocaboli, sgrammaticature e sintassi discutibli;
    perchè pubblicate pensieri idioti, masturbazioni e solipsismi, in mezzo a messaggi interessanti e riflessivi come esprime ad esempio Sergio 43 ???
    vgb

  14. memmo54 ha detto:

    Il luogo più appropriato per la Teca Aliena ?…Senz’altro Malagrotta ! A pezzi …trasportata a forza di viaggi in carriola da Veltoni, Rutelli e dai vari sottopanza .
    Saluto

  15. alfredo ha detto:

    vorrei rispondere a pinello. quelle che lui da buon professore, individua come errori grammaticali, potrebbero anche essere delle sviste (per tutte il mio congiuntivo errato o il magnilocuente di un’altro post); se poi per esprimere un’opinione su qs blog bisogna essere un accademico della crusca, allora zittiamoci tutti e lasciamo che tutto avvenga nella più totale indifferenza.

  16. LP ha detto:

    Mi sono ritrovata per caso, in una fredda mattina di settembre scorso, di fronte la teca di Meier. Per rendere l’idea dell’effetto che mi ha fatto, posso paragonarlo ad un sorso d’acqua gelida dopo una cioccolata bollente. Avranno influito le condizioni metereologiche ed i miei indumenti troppo leggeri? Non so, la sensazione c’è stata e Meier è un maestro. Tutto era stridente, anche la collezione di abiti(mi pare tutti rossi) di Valentino. Bella anche l’idea di Sergio 1943. Vorrei che qualcuno rispondesse a queste mie domande: le architetture che la teca di Meier nasconde (ognuna in parte) sono state costruite per essere viste come? Tutte intere da ogni punto di vista? E a quale distanza?
    Se l’architettura di Meier (sia pure solo perchè è Meier) la vogliamo salvare ponendola altrove, allora non valutiamola nella forma, ma nel contesto e con rigore.

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