Cose … incontestabili … dal frattale … al morfema …

Riceviamo da Franco Purini: …
“Caro Giorgio,
Franco La Cecla, Camillo Langone, Nikos Salingaros e molti altri dicono cose incontestabili. Le loro analisi non possono essere facilmente smentite. A mio avviso sono le indicazioni per superare le situazioni negative da essi denunciate che possono non essere del tutto condivise. Esse presuppongono infatti la possibilità di situarsi fuori dello stesso contesto che produce il problema. Sto lavorando per organizzare a Roma un incontro con Salingaros. Spero che verrai.”

Franco Purini

Sarà interessante … ascoltare le due star … a confronto …
per il loro convegno propongo un titolo provvisorio: … “Dal frattale al morfema”
e speriamo che non ci sia soltanto: … aria fritta … per tutti …

Pubblicato in Architettura | 6 commenti

Aridatece Banham …

 
Cristiano Cossu che, evidentemente, è persona informata dei fatti …

e che qualche cosa sembra averla letta al di là di quotidiani, rotocalchi e altra

spazzatura mediatica dell’ultimissima ora, ci invia questo commento, …

che non ha bisogno di commenti: …

“Un’altra modernità è possibile? Certo, lo dicono da cinquant’anni moltissimi docenti italiani ed è per questo, suppongo, che Giorgio Muratore ha definito vecchie come il cucco le opinioni molto ben comunicate e diffuse di Salìngaros e altri. L’abilità di questi signori è mediatica, pubblicistica, comunicativa, ed è tale che oggi si possono presentare come alfieri del buon costruire e della tradizione architettonica come se nessuno avesse mai detto le stesse cose. Ottimo risultato, decisamente.
Sto leggendo tutti i testi di Salìngaros: sinora da nessuna parte ho trovato citazioni degli studiosi che da Ernesto Nathan Rogers a oggi hanno svolto un raffinato lavoro critico e intellettuale sulla modernità e sui suoi eccessi, contraddizioni, temi e caratteristiche. Niente di niente, solo applicazioni numeriche, equazioncine, frattali e dintorni. Niente piante, niente composizione architettonica, niente architettura, niente spazio: solo geometria, atomi, neuroni, e vergognosi fraintendimenti sugli architetti del periodo fascista. Uno su tutti: Giuseppe Terragni! Non nei suoi libri, ma negli articoli o su internet, ultimamente è apparso il nome di Saverio Muratori. La cosa non può che farmi piacere visto che Muratori è stato uno studioso molto importante. Spero che il buon Salìngaros, se è interessato all’architettura, si accorga anche di qualcun altro e, come si dice, citi le fonti.
Continuerò la lettura; spero, alla fine, di essermi sbagliato. In ogni caso, l’altra modernità la conoscevamo già da tempo e non solo per aver letto lo splendido “L’Altro Moderno” di Luciano Semerani.
saluti”

cristiano

Pubblicato in Architettura | 1 commento

Non prendiamoci troppo sul serio …

Sempre a commento di “Odore di crisi e nuovi guru …”
riceviamo da Pietro Pagliardini e volentieri pubblichiamo questa sua robusta tirata d’orecchie …
questa puntuale e “documentata” confutazione di quelle nostre poche righe e confuse che nascevano più dalla curiosa coincidenza della crisi di un modello economico con la rivincita di un certo tradizionalismo, peraltro diffusamente e, fin da tempi non sospetti, largamente condiviso e apprezzato …

crediamo di essere stati in larga misura fraintesi, ma tant’è …

oggettività, … certezze, … integralismo, … ogni tanto, ciclicamente, si sposano … ed è questo che ci preoccupa … ieri quando ironizzavamo sui sedicenti “modernisti” … oggi quando facciamo altrettanto sui “tradizionalisti” …

le verità, naturalmente, ci affascinano …

la “Verità”, altrettanto naturalmente, ci terrorizza …

“Caro professore, mi permetto di farle osservare che nel suo fin troppo preoccupato, e un pò iracondo, post vi sono alcune inesattezze, che definirei oggettive perché esattamente quantificabili e quindi fuori dal campo delle opinioni.

Mi riferisco ai nomi di coloro che lei chiama i nuovi guru e al fatto che vengano presentati come se fossero gli ultimi arrivati i quali, fiutata l’aria che tira, starebbero cavalcando l’onda di un certo (giustificato e sacrosanto) scontento per approffittarne per chissà quali loschi scopi.

Seguo l’ordine in cui lei, immagino casualmente, li cita:

Tom Wolfe: definire ultimo arrivato uno scrittore e giornalista che ha sempre fatto dell’anticonformismo, dello snobismo perfino, la sua arma migliore è, minimo, un errore blu’: Maledetti Architetti è stato edito negli USA nel 1981. Questa è la presentazione del libro nella edizione italiana:” Un giornalista americano conduce un’inchiesta, spietata e gustosa al tempo stesso, sull’atteggiamento da guru dei maestri del Movimento Moderno in architettura. Considerarsi un’élite e desiderare rivolgersi soltanto ad un’élite ha causato dei danni enormi ad un ceto professionale che non sa più lavorare al servizio degli esseri umani, a cui piuttosto vuole imporre la propria visione della realtà”.

Nikos Salìngaros: ha iniziato la sua collaborazione con Christopher Alexander nel 1982 (dato preso su Wikipedia), il suo Principles of urban structure è pubblicato nel 2005 ed è il frutto di una serie di articoli che datano molto prima: Theory of Urban Web, ad esempio, è del 1998; dei suoi rapporti con Léon Krier c’è documentata l’intervista del 2001 riportata nel sito archimagazine; il suo Anti-Architecture and Deconstruction è pubblicato nel 2004. Certamente Salìngaros stesso che di tanto in tanto segue questo blog se ce ne fosse bisogno (ma dubito) potrà fornire dati più sicuri.

di Franco La Cecla e Giorgio Santilli, a parte il libro Contro l’Architettura, non conosco molto, ma è una mia mancanza e me ne scuso.

Camillo Langone: da quando è uscito Il Foglio, di cui sono affezionato lettore, ha periodicamente scritto contro lo star system. Ricordo un titolo assolutamente fulminante per il Teatro alla Scala di Botta: Tanto rumore per un parcheggio! Fino ad allora a me era sembrato un ferro da stiro sopra i tetti. D’altronde Langone segue in maniera del tutto originale l’architettura sacra in una sua rubrica, è un tradizionalista assoluto sia sul terreno della fede che in ogni altra manifestazione dell’attività umana e solo il pensare che abbia potuto fare una sorta di salto della quaglia è, più che una malignità, una sonora sciocchezza.

Fino a qui i dati oggettivi facilmente riscontrabili.

Certamente, per tutti coloro che sono abituati a conoscere il pensiero unico “progressista e modernista” delle patinate riviste specializzate (adesso superate dalle riviste di moda e di costume), della classe accademica nella sua grande maggioranza, dei libri di storia dell’architettura, compreso quello del pur benemerito Leonardo Benevolo, di Bruno Zevi, delle sue teorie e della sua rivista l’Architettura, cronaca e storia, quei nomi sono messi alla pari di dilettanti allo sbaraglio, peggio, integralisti, approssimativi, rozzi e arroganti.

Se mi consente un paragone politico, perché come lei sa in Italia nella politica si rispecchia un popolo e il suo modo di pensare e di essere (non a caso anche lei fa uso di quel linguaggio: fasci borgatari) quei nomi che lei ha fatto vengono trattati come i “leghisti dell’architettura”.

Gli stessi epiteti che venivano loro appioppati, la stessa spocchia (questa sì autentica) verso gli “zotici” per poi scoprire d’incanto, dopo una sonora batosta, che gli “zotici” non solo rappresentano la stragrande maggioranza del popolo della parte più produttiva e “moderna” del paese ma anche, incredibile a dirsi, che hanno testa, sono raffinati politici, hanno idee e sanno anche dar loro le gambe.

Quei nomi, dai quali si può anche essere, razionalmente o d’istinto, in totale disaccordo, sanno interpretare piuttosto bene le aspirazioni delle persone, la loro idea di casa e di città, hanno idee forti e argomentate, rifuggono alquanto i cerebralismi, altrimenti detti seghe mentali, fini a sè stessi, di chi con le parole maschera il nulla (e non mi riferisco a lei ovviamente che è al di sopra di ogni sospetto).
Come lei dice “hanno scoperto oggi cose vecchie quanto il mondo”: l’errore consiste nel fatto che l’hanno scoperto ieri ma per il resto lei dice il vero. Ma allora, se era così facile scoprirle queste cose perché da 50 anni, e più, non si vogliono vedere e, anzi, si fa di tutto per negarle?

Il giorno in cui qualche “guru” saprà giustificare razionalmente, e non in base ad una fede nel culto del suo autore, perché gli uomini (ho detto gli uomini e non gli architetti) dovrebbero preferire vivere in edifici scombinati che assomigliano più a strane macchine inutili piuttosto che nelle normali case così come si sono venute formando nel corso dei secoli e che appartengono quasi al patrimonio genetico umano, certamente a quello culturale, quel giorno…..ma credo che non accadrà.

E se anche dovesse accadere tutti quei nomi in fondo non chiedono la pena di morte per gli Archistar ma solo di poter raccontare un’altra storia, un’altra modernità, un’altra possibilità. Certo, chiedono anche che venga raccontata anche dai docenti universitari che commettono colpa grave a omettere l’esistenza di un movimento culturale non proprio di nicchia. Possiamo chiamarla censura senza alcuna esagerazione?

E quell’affermazione sulla specularità tra l’arroganza dello star-system e quella dei Krier e dei Salìngarso e degli Alexander! Non le sembra oltre che esagerata anche completamente sbagliata? Non le sembra che vi sia una sproporzione esagerata tra l’arroganza vera di chi da decenni scorrazza per il globo riempiendolo di orrori che vanno contro la cultura dei popoli e ne negano la storia e quella puramente verbale (e non sempre usata) di chi esercita un diritto di critica e vuole far conoscere la propria esistenza, avendo contro una vera e propria macchina da guerra editoriale agguerrita e trasversalmente unita?
Questi cannoneggiano e lei si indigna se quegli altri si difendono urlando!?

Lèon Krier, l’amabile Lèon Krier, dice spesso: un’altra modernità è possibile.
Mi sembra un atteggiamento più tollerante, ragionevole ed anche intelligente del pensiero unico dominante, fino ad oggi.

Dimenticavo, professore: nessuno di quei signori mangia i bambini, amano il buon vino e non viaggiano con l’olio di ricino in borsa.

Cordiali saluti”
Pietro Pagliardini

Pubblicato in Architettura | 5 commenti

Quando annotta … la marmotta …

A commento di “Odore di crisi e nuovi guru …” …
Nikos Salìngaros che scopriamo, con felice sorpresa, nostro fedele e reattivo lettore …
così ci scrive e, molto volentieri lo pubblichiamo …
“Egregio professore Muratore!

Scrivo nel mio ruolo di guru e profeta (parole sue, io invece sono molto modesto), e mi dispiace se a lei non piace quello che stiamo dicendo ultimamente. Però vorrei sottolineare un malinteso fondamentale: i miei amici hanno sviluppato delle conoscienze architettoniche ed urbanistiche recenti, e non abbiamo meramente scoperto cose vecchie. La verità è senza tempo, per questo le nostre idee possono sembrare antiquate — ma sicuramente non lo sono.

Al di la degli articoli recentemente apparsi nella stampa italiana, il nostro lavoro è pubblicato altrove, in libri ed articoli più seri. Per piacere, non adjudicare tutto come una polemica superfiziale, perchè sarrà uno sbaglio e aiuterà poco ad un lettore interessato nel cambiamento della scena architettonica contemporanea. Con uno sguardo, lei vede che le cose stanno cambiando davvero.

C’è molta analisi seria, bisogna soltanto leggere i libri miei, e quelli di Christopher Alexander, Léon Krier, ed altri amici prima di decidere se queste nostre idee sono utili o non. Sono sicuro che lei non trovasse né arroganza, né confusione, né disinformazione. Abbiamo già abbastanza di queste qualità nella cosidetta “teoria architettonica” di moda oggi — e contro quale noi siamo agitando.

Cordiali saluti di un lettore fidele del suo blog,
Con stima,”

Nikos Salìngaros

Ringraziamo Salìngaros per la sua cortese e tempestiva precisazione …

naturalmente, non era nostra intenzione offendere nessuno degli autori citati un

po’ alla rifusa, e, tantomeno … l’ottimo Nikos, …

ci mancherebbe, …

la nostra era soltanto la testimonianza di una diffusa sensazione di malessere …

che trova la sua ragion d’essere in questioni affatto personali, … caratteriali, …

autobiografiche, … insomma, … un rodimento del tutto privato … ricorrente …

stagionale … forse …

ma, fatto sta che, quando qualcuno parla di “Verità” …

ci vengono spontanee, praticamente in automatico, … le madonne …

e poichè poi, a guardarsi attorno, … piuttosto, anche, … annotta …

viene spontaneo lo scioglilingua della marmotta …

animale schivo, … mite, … ma dal carattere impossibile …

La marmotta, quando annotta,
nella grotta già borbotta
che la pappa non è cotta.
Quando è cotta riborbotta
perché scotta.

scusateci … ma siamo fatti così …

Pubblicato in Architettura | 1 commento

Odore di crisi … e … nuovi guru …

C’è un certo, evidente, rigurgito “contro l’Architettura” e le sue “Stelle” …
che si sta diffondendo globalmente …

c’era da aspettarselo … e, forse, era anche ora …

sull’onda della crisi globale del credito …
grandi editori e grandi giornali sembra che stiano annusando il vento …

non saremo certo noi a rammaricarci della crisi dello Star System architettonico … sono anni che andiamo salmodiando in proposito, …
ma l’attuale ripescaggio di strani personaggi a metà strada tra il dandy e il guru, tra il profeta e il tirasòle …
non ci piace affatto …

Il tono apocalittico, visionario e, spesso, invasato di questi signori così diversi tra loro, eppure, a loro modo, convergenti …
da Tom Wolfe a Nikos Salingaros, da Franco La Cecla a Giorgio Santilli, a Camillo Langone …
tanto per fare qualche nome …
che hanno scoperto, oggi, cose vecchie quanto il mondo e che si fanno forti di una nuova metafisica che cavalca tra country e frattale, …
tra principi chiantigiani e fasci borgatari, …
tra Krier e Alexander, …
non ci convince e non ci piace affatto …
arroganza, … rozzezza, … confusione, …
integralismo, … approssimazione, … disinformazione, …
l’esatto simmetrico di quanto si vorrebbe demonizzare …
analisi poca … spocchia tanta …
per quanti anni ci dovremo sorbire la nuova solfa?
forse, … fino alla prossima crisi …

Pubblicato in Architettura | 6 commenti

Addio città …

Giorgio Nocerino, rispondendo a Isabella Guarini,

ci invia questo amaro commento sui mali di Napoli …

e sulla perdita dei suoi connotati, della sua “anima” …

purtroppo, lo stesso vale per tutte le città italiane, … grandi e piccole …

per le coste, … per il paesaggio …

per la storia, … per la politica, …

per la scuola, … per la cultura, … più in generale …

“Sempre a Napoli e In riferimento all’invadente casermone grigio alto circa 2 piani, spuntato d’improvviso alle spalle di Palazzo Reale nel centro storico di Napoli, e di cui si è occupato la stampa locale (in particolare il “Corriere del Mezzogiorno”) per alcuni giorni, vorrei fare qualche considerazione. Sorvolando dalle “severe” autorizzazioni e/o concessioni rilasciate o meno dalla Sovrintendenza preposta alla tutela dei Monumenti, constato con sincera amarezza che negli ultimi tempi a Napoli si cerca a tutti i costi, di imbruttire la città. Gli esempi sono tanti e sotto gli occhi di tutti noi che continuiamo a vivere e a lottare in questa città ricca di storia, arte, cultura e strordinarie bellezze architettoniche.
L’ attuale tendenza è proprio quella di rendere brutta e involgarire Napoli: si tagliano alberi secolari all’improvviso, spuntano cubi vari in luoghi vincolati, si attintano facciate di palazzi storici (e non) con colori improbabili e poco armonici al contesto, si inseriscono enormi tabelloni e totem pubblicitari in are paesaggisticamente vincolate, si stravolgono del tutto spazi urbani con discutibili progetti architettonici, ecc ecc.
La sommatoria di tutti questi interventi, a mio avviso, sta pian piano cambiando i connotati architettonici originari di riferimento della città di Napoli e delle sue quinte urbane stravolgendola del tutto. Ormai, quale sia la sua anima, mi risulta davvero difficile dirlo, purtroppo!”

Giorgio Nocerino architetto, presidente Arch’è

Pubblicato in Architettura | Lascia un commento

Oracoli televisivi …

Riceviamo da Danilo Nuccetelli e volentieri vi giriamo: …

“Caro Giorgio,
in allegato ti trasmetto una lettera aperta a Michele Mirabella che riguarda tutt’altre storie ma che mi piacerebbe far conoscere alla piccola comunità che, nel bene e nel male, si è costituita intorno al tuo blog …

Michele Mirabella ha facoltà di emettere oracoli ?
Lettera aperta al conduttore di Elisir

“Egregio Dott. Mirabella,
leggo con stupore che al recente Festival della Salute di Viareggio ha
definito “vergognosa” la fiction Crimini Bianchi in programmazione in questi
giorni su Canale 5.
Come può un uomo di spettacolo e di comunicazione come lei pronunciare un
giudizio così tranchant sul lavoro di persone che appartengono al suo mondo
senza avere visto, per sua stessa ammissione, neanche uno spezzone della
serie?
E dove è la vergogna? Nel fatto che il tema affrontato è quello dell’errore
medico? Che c’è un tabù, un interdetto, una norma morale che lo vieta? O si
ha un tale disprezzo dei telespettatori da considerarli incapaci di una
propria autonomia di giudizio rispetto a questioni forti?
La comunità scientifica è ben consapevole che l’errore in medicina esiste
,che  è mistificatorio confonderlo con l’evento avverso e che più se ne
parla, anche con mezzi eterodossi, meglio è . Chi se ne risente
pregiudizialmente ha con tutta probabilità la coscienza in ordine incerto.
Io non penso che la sua trasmissione sia vergognosa, tutt’altro. Ma penso
che se tra una puntata dedicata alla cura dei peli del petto e un’altra alle
nuove acquisizioni in chirurgia estetica lei si fosse occupato, ad esempio,
della prevenzione del tromboembolismo venoso post chirurgico e internistico,
prima causa di morte intraospedaliera, con 11,18 forse 25 mila morti l’anno
evitabili ,avrebbe reso un buon servizio alla collettività.
E magari Walter Vian, morto a Lecco di embolia polmonare dopo un intervento
di chirurgia ortopedica per non aver ricevuto alcuna profilassi,farebbe
ancora il giudice a Como; Daniela Lanzoni, morta a Bologna per la stessa
ragione non avrebbe più il rene che gli era stato asportato per sbaglio ma
sarebbe ancora con i suoi cari; Daniela Izzo, morta al Policlinico Umberto I
di Roma per embolia polmonare dopo un taglio cesareo senza aver ricevuto
alcuna profilassi avrebbe potuto allevare sua figlia; Adriano Nuccetelli,
mio fratello, morto dopo pochi giorni per la stessa causa nello stesso
ospedale, in questi giorni starebbe raccogliendo l’uva della sua vigna
invece che riposare sotto terra.
Non se ne faccia una colpa ma nel caso a condivida con Antonio Gaglione , ex
Sottosegretario del Ministero della Salute, Livia Turco, ex Ministro della
Salute, Ignazio Marino ex Presidente della Commissione Sanità del Senato,
Francesco Storace, ex Ministro della Salute. Informati dei fatti non sono
stati capaci di produrre il benché minimo contributo alla soluzione del
problema della inadeguata profilassi del tromboembolismo venoso negli
ospedali italiani. Sarebbe paradossale ma, dati i tempi, è più facile che
questo arrivi da una coraggiosa fiction.
Cordiali Saluti”

Danilo Nuccetelli
Medico, consulente della produzione di Crimini Bianchi
Roma 30/09/08

Pubblicato in Architettura | 2 commenti

Il gradino di Santiago …

DSC08706_1

Sergio Cardone ci invia questo ragionevole commento sulla vexata quaestio del Calatrava lagunare …

“Frequento l’università a Venezia e, da mesi ormai, vedo quel ponte. Francamente mi chiedo se riuscirà mai a essere “inglobato”, quasi inconsciamente, nel contesto. Per alcuni in quel preciso punto di Venezia quel ponte non c’entra nulla, per altri è la morte sua.
Lo stesso quesito vale, peraltro, per la teca di Meier o chissà che altro. Rimane il fatto che, oggettivamente, così come la teca è un muro sul Tevere..analogamente il ponte calatravoso presenta degli errori progettuali, appunto oggettivi.
Io sono uno studente e lungi da me peccare di presunzione, anzi..ma non bisogna mica frequentare Architettura per capire che le pedate di un ponte del genere non possono e non devono essere in vetro…e se la gente cade (vedi notizia Ansa e servizio Tg5) non c’è poi da stupirsi. Va bene l’idea di creare il tappeto di luce da sopra sotto e da sotto sopra..ma sottosopra ci finiscono i passanti!
Per non parlare dei costi, triplicatisi insieme agli anni per realizzarlo (per non parlare dei costi di gestione, visto il numero di vigili urbani impiegati per sorvegliare che il ponte non venga imbrattato né attraversato con bagagli troppo pesanti).
Senza contare le fondazioni…forse avevano dimenticato le condizioni geotecniche molto particolari, quasi uniche, del sito. D’altronde..non è stata effettuata l’ennesima variante che avrebbe risolto in parte il problema, con una sorta di pilastrino che alla base collegasse, a mò di cordolo di collegamento, i due piloni perché pare costasse circa 700 mila euri…(capirai..la variante che l’avrebbe reso un pò più corretto e sicuro non è stata fatta, però i 12 milioni di euri sono stati comunque spesi).
E ce ne sarebbe…il Prof. Laner accennava ad un errore progettuale iniziale della campata centrale, che dimensionata nel modo previsto sarebbe rimasta perfettamente incastrata nel Canal Grande proprio sotto Rialto dato il particolare raggio di curvatura.
E dell’ovovia ne vogliamo parlare? Un mezzo per rendere il ponte fruibile da tutti…peccato che tutti non siano rincoglioniti visto che l’ovovia ci impiegherà (se e quando sarà realizzata) ben 17 minuti ad andare da una parte all’altra del Canale e altri 17 per tornare…il vaporetto, tranquillamente utilizzabile anche dai diversamente abili, ce ne impiega 2 di minuti..e passa circa ogni 5 minuti.
Gli scalini con le pedate in vetro (peròpiù ruvido rispetto all’altro ponte realizzato dallo stesso magico progettista..eh bè..è più ruvido, mica siamo qui a lanciare i dadi), le alzate in pietra a spigolo vivo (così se si cade, cosa non proprio improbabile) si percepisce meglio la pietra (sarebbero contenti gli organizzatori di Città di Pietra, un’opera quasi stereotomicamente perfetta!) e il corrimano in una lega di rame-ottone (ma su questo non ci giurerei)..che probabilmente si surriscalderà al sole..
Per non parlare delle suggestioni anatomiche-ortopediche che hanno ispirato l’enfant prodige nel progetto della struttura vera e propria.
Dell’Architettura sono rimaste, a mio modestissimo avviso, solo le buone intenzioni.

Mi viene da pensare, nell’ingenuità che mi contraddistingue, quanto sia importante l’aver sbloccato uno stallo in una città storica come Venezia, finalmente largo all’architettura nuova, contemporanea. E va bene anche il discorso dei “germi positivi” di rigenerazione e di tutte le altre belle parole di fuffassiana memoria.
Però mi chiedo: non hanno fatto costruire a Le Corbusier, Wright e Kahn. Era proprio necessario sbloccarsi ora, con Calatrava? Dico..abbiamo aspettato 50 anni…potevamo aspettare un altro pò…”

S. C.

Che dire? … come dargli torto? …
Ma, probabilmente, …
Le Corbusier, Wright e Kahn …
non bazzicavano … l’Opus Dei …

Pubblicato in Architettura | 24 commenti

Valle Giulia … al tramonto …

annotta

Pubblicato in Architettura | 7 commenti

Per la salvaguardia della via Caracciolo a Napoli …

Riceviamo da Isabella Guarini questo appello per la salvaguardia di via Caracciolo …

la prossima volta … tocca al Vesuvio …

“Il Comune di Napoli  intende alienare,  per poco più di nove milioni di euro, quella parte della Villa Comunale di oltre 11.500 metri, quadrati, che costeggia la Via Caracciolo per 240 metri, data in locazione fino al 2019 al Circolo del Tennis, che l’acquisterebbe in prelazione, con lo sconto del 50%. Si attribuisce  il valore di circa venti milioni di euro  a questo “gioiello”, il cui valore di mercato  è inestimabile,  in quanto parte di zona vincolata paesaggisticamente sul Lungomare di Napoli, famoso in tutto il mondo, dove non esiste un mercato di aree libere. A parte la stima economica,  qui si tratta di  frazionare un patrimonio paesaggistico e storico  che appartiene alla città e ai suoi caratteri identitari. Perciò  corre l’obbligo di mobilitare  l’opinione pubblica per la salvaguardia della integrità della  Via Caracciolo, come avvenne per la trasfigurazione della Villa Comunale, occasione in cui tuta l’opinione pubblica cittadina ebbe un ruolo fondamentale. La situazione debitoria del Comune  spinge a scelte  incredibili e contro l’interesse della città, mettendo in svendita i gioielli di famiglia.”

“Caro Muratore, altro che: “a volte ritornano”,
penso che non se ne siano mai andati. Con stima”
I. G.

Pubblicato in Architettura | 1 commento