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- Oggi ci ha lasciati Pietro Barucci all'età di 100 anni.Il Centro Studi, le figlie Clementina, Valentina, Luisa, tutti i nipoti e i pronipoti, si stringono a lui in un caloroso e forte abbraccio e porteranno per sempre con loro i suoi insegnamenti, la sua grande volontà e voglia di vivere. Grazie nonno ci mancherai molto!!Per tutti coloro che volessero dargli un ultimo saluto, i funerali si terranno lunedì 8 maggio alle ore 16:30 alla Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.❤️#pietrobarucci
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- VENERDI’ 30 OTTOBRE 2026 alle ore 17:30 il Centro Studi Giorgio Muratore. Osservatorio sull’architettura inaugura le attività del nuovo anno con l’invito alla presentazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983” a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore.
- E’ appena uscito il volume di Mauro Sàito, “Passeggiate architettoniche”, dedicato a trenta itinerari in Basilicata alla scoperta delle architetture del ‘900.
- Il Centro Studi Giorgio Muratore ricorda con grande affetto Susanna Nobili, con le parole di Flavia Rossi.
- AUGURI DARIO! 10 Agosto..
- Pubblicazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983”.
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Addizione …
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Pellegrin … urbatetto … in pericolo …
Zevi … effetti collaterali …
“Liceo scientifico e Istituto per Geometri di Pisa,
potente centralità polifunzionale inserita in una zona urbana periferica.”
LPP
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Pisa … rischio demolizione per l’astronave piranesiana …
“Il Comune di Pisa, con una modifica al regolamento urbanistico, ha deciso di demolire le scuole di Luigi Pellegrin per costruirvi delle residenze …”
“Il Complesso Marchesi è un edificio scolastico situato tra via E. Betti e largo C. Marchesi a Pisa …”
“Alla fine degli anni sessanta la Provincia di Pisa indice un concorso nazionale per la realizzazione di un grande complesso scolastico dotato di attrezzature sportive e capace di soddisfare i bisogni della cresciuta popolazione giovanile. A presiedere la commissione è chiamato Bruno Zevi il quale decide di premiare, non senza forti polemiche … il progetto di Luigi Pellegrin non solo e non tanto per le soluzioni architettoniche quanto per l’idea fortemente innovativa di scuola, e conseguentemente di società, che esso propone …”
Forse … basterebbe cambiarne … la destinazione d’uso …
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Non sembra … una stazione … ma …
Riceviamo da Isabella Guarini …
a proposito delle forme particolari di alcune nuove architetture …
“Caro prof Muratore,
nel novembre 2005 pubblicavo sul mio sito uno scritto sulla stazione di Monte Sant’Angelo in Napoli, affidata ad Anish Kapoor, che riporto.
” Labbra d’acciaio per una stazione metropolitana
Riflessioni sull’architettura del sistema globale.
Qualche decennio fa si discuteva d’architettura e delle trasformazioni urbane in vari convegni pubblici, organizzati da istituzioni e associazioni. Oggi è calato il silenzio, forse per annichilimento di fronte alla potenza economica dei mezzi impiegati nelle progettazioni, nelle realizzazioni e nelle esposizioni di mostre e pubblicazioni. In ambito globale, la piramide delle gerarchie professionali si fa sempre più aguzza e la base sempre più stretta. Ma non voglio soffermarmi oltre sul verticismo che caratterizza l’attuale fase delle trasformazioni urbane anche in Napoli. Espongo qualche mia riflessione sulla stazione di Anish Kapoor per Monte Sant’ Angelo nella periferia occidentale di Napoli. Kapoor è l’unico artista che io abbia apprezzato per la installazione del 2000 in Piazza del Plebiscito in Napoli.”Taratantara” è il nome della mega-tenda rossa tesa nella piazza a forma d’iperboloide con cui l’artista ha rivelato il segreto spaziale della Piazza stessa, che è quello del ricongiungimento ideale tra il potere politico e religioso. Tale significato, legato alla contingenza storica del ritorno dei Borbone dopo la Repubblica Partenopea, è concretizzato dal cannocchiale a forma d’ iperboloide teso tra i due simboli, il Palazzo e la Chiesa, che nella realtà corrisponde all’ asse visivo dal centro del cortile di Palazzo Reale fino all’altare maggiore della Chiesa di San Francesco di Paola. Il colore rosso e la forma ad iperbole della tenda, possono rappresentare il sacrale congiungimento tra il cielo e la terra e, pur evocando immutabili valori dell’esistenza, l’installazione ha il pregio di essere effimera. Invece, la stazione in acciaio corten, ispirata alle stesse forme coniche, resterà ai posteri e ci vorrebbe il realismo di un Courbet per rivelare il suo significato subliminale in quanto penetrazione nel ventre della terra madre, che, nell’immaginario metropolitano, potrebbe associarsi ai giganteschi totem pubblicitari installati in tutta la città. Ora non più soli!
Qualcuno ha detto che il capolavoro rientrerà nella storia dell’arte e dell’architettura. Questa affermazione apre un ampio dibattito sulla definizione di arte e di architettura. In primis, c’è da interrogarsi se la differenza tra arte e architettura sia appropriata. Bruno Zevi, nel suo libro Architettura in nuce, fa una disamina attenta della definizione di architettura nelle varie culture, ma non perviene a una scelta certa, dal momento che l’architettura può essere connotata, di volta in volta, dall’espressione formale, dalla tecnica del fare, dalla funzionalità. Molte delle definizioni riportate da Zevi, alcune dettate da sincera passione, altre, semplicemente retoriche, insistono sul valore dell’architettura in quanto rappresentazione di valori collettivi per cui se diviene “lo specializzato prodotto di un solo genio, il suo declino è inevitabile” (R.A. Cram). Altro argomento è la questione spaziale. E’ incontrovertibile il fatto che l’architettura sia connotata dallo spazio interno abitabile, rispetto alla scultura, tant’ è che il tempio greco è stato considerato più una scultura che un’architettura vera e propria per l’assenza di spazio interno, ridotto a semplice dimora del dio, tanto da far svolgere le funzioni religiose all’ esterno.
Fidia scultore è, di fatto, più famoso di Ictino architetto. Il genio rinascimentale fu contemporaneamente architetto, scultore, pittore,da Brunelleschi a Michelangelo. Con l’affermarsi della tecnica costruttiva dell’acciaio e del cemento, però, l’architettura si separa dalle altre arti. Oggi, invece, gli scultori si appropriano dello specifico architettonico e scavano nelle loro sculture materiche spazi interni funzionali, che per esistere hanno bisogno del sostegno tecnico e scientifico degli ingegneri. C’è da chiedersi, dunque, a che cosa servano le facoltà d’architettura, che sono sorte dalle accademie di belle arti, proprio perché non si potevano più costruire architetture ricavate in forme precostituite, ingombranti simulacri della tradizione storica. Nel fatale avvicendarsi dei corsi e ricorsi, è di ritorno l’elogio della forma per la forma, che si fa architettura per l’azione, peraltro autonoma, della tecnica mastodontica che può realizzare di tutto, dalla sonda spaziale, alle grandi petroliere, ai sommergibili da guerra. Ci troviamo di fronte all’affermarsi di una nuova accademia, quella della metamorfosi in architettura delle forme industriali, dinosauri della obsolescenza tecnologica.
Se diamo un sguardo alla storia delle avanguardie del ventesimo secolo, a cui
s’ispirano le recenti architetture-cattedrali del terzo millennio, dobbiamo prendere serialmente in conto la possibilità di veder realizzate le utopie urbane più ardite, macro-strutture in cui sono concentrati milioni di abitanti, coni, imbuti, bolle, cieli e colline artificiali, quartieri ziggurat, grattacieli alti un miglio, alberi infiniti. E …..”
Maggio 2009
Da qualche giorno, è scoppiata una polemica sui ritardi nella costruzione e sul della scultorea stazione, per cui ho scritto al Presidente della Giunta Regione della Campania Campania, come testualmente di seguito:
“Egregio Presidente Antonio Bassolino,
la stazione di Monte Sant’Angelo, dopo l’esternazione dell’Assessore Ennio Cascetta, circa il ritardo di tre anni nella realizzazione, si presta a essere la “Noemi” delle stazioni metropolitane, anche per la forma atipica ed eroticamente allusiva alla fecondità femminile. Il direttore del Museo Madre sostiene che si tratta di un’opera d’arte, non d’architettura, per cui i tempi di realizzazione non possono coincidere con quelli della politica (sic!). Anche l’Assessore Agostino Nuzzolo, ammette il ritardo ma si compiace nel vedere nelle mastodontiche labbra d’acciaio corten trasformate in stazione, un’attrazione turistica che “ tutto il mondo ci invidia”. Penso che il blog della Presidenza della Giunta Regionale della Campania sia il posto giusto per discutere della scelta “monumentalista” della rete metropolitana di Napoli e non rinuncio a polemizzare con il direttore del Museo Madre, Eduardo Cicelyn che classifica la stazione di Monte Sant’Angelo opera d’arte, non di architettura, firmata dallo scultore Anish Kapoor, noto per il gigantismo espressivo ereditato dalle sue radici indio-irachene.
Ma vengo alle domande, come è in voga .
Prima domanda.
Qual è la differenza tra scultura e architettura?
Seconda domanda
Dovremmo forse escludere l’architettura dalla storia dell’arte perché non firmata da
scultori? Vero è che Fidia è più conosciuto di Ictino e Callicrate , architetti del Partenone, ma si dà il caso che l a statua crisoelefantina di Atena, fatta da Fidia sia scomparsa, divorata dal tempo contingente, mentre l’opera architettonica del Partenone permane a futura memoria.
Terza domanda
È possibile che la stazione a forma di gigantesche labbra di acciaio corten diventi metà di attrazione turistica, visto che per definizione le stazioni sono percorse da frettolosi viandanti verso destinazioni individuali?
Quarta domanda
Quanto in più sono costate le stazioni- museo, rispetto a una soluzione più sobria e funzionale?
Quinta domanda
Perché è stato scelto il tracciato più oneroso sotto il Rettifilo, invece di quello più facile della Via Marina per chiudere l’anello della metropolitana intorno alla città antica di Napoli?
Sesta domanda
Qual’è il costo complessivo della Metropolitana napoletana e regionale?
Settima domanda
Quale il costo per ogni singola stazione?
Ottava domanda
Quanti gli addetti tra tecnici, operai e imprese, rispetto al fabbisogno occupazionale della Regione Campania e di Napoli?
Nona domanda
Quale il costo per addetto ?
Decima domanda
Quando sarà completata definitivamente la rete metropolitana di Napoli?”
Attendo risposte”
I.G.
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Un appello per L’Aquila … contro i rischi della ricostruzione …
Riceviamo da Donatella Ciocca questo: …
Appello per L’Aquila …
già sottoscritto da centinaia di cittadini …
e che ci auguriamo riesca a contrastare i gravi rischi collaterali che già si
intravedono sull’onda della ricostruzione …
L’Aquila deve vivere, può rifiorire.
L’Italia è “ terra di città “, in questo unica al mondo. A renderla tale, L’Aquila ha contribuito lungo gli otto secoli dalla fondazione.E’ componente essenziale della nostra storia, della nostra cultura, dei valori condivisi costitutivi della identità nazionale.Più volte ferita dalla natura e dall’uomo, la città di Federico sempre si è risollevata.La sua storia, la sua cultura, la sua individualità, lo scrigno dei monumenti che custodisce sono le ragioni ideali di una ulteriore rinascita.
La volontà tenace dei cittadini di restare, l’orgoglio degli aquilani, ne costituiscono il presupposto.
I servizi che L’Aquila offre, il patrimonio che il sisma le ha risparmiato, le attività produttive che ospita, le scuole e l’Università, la centralità nella Regione corroborano di motivi pratici le idealità, le volontà.
La tecnica moderna abbatte il rischio che la violenza del sottosuolo torni a devastare. Il rispetto rigoroso di regole nuove è chiamato ad assicurare che la ricostruzione si fondi sull’ingegneria migliore.
In questo spirito i firmatari si rivolgono alle Autorità, al Paese tutto, perché condividano l’impegno della città a rivivere.
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Noemia … New Town … dieci domande …
Riceviamo da Eduardo Alamaro …
e volentieri vi giriamo …
queste dieci Fanta-domande … pre-elettorali …
“cari muratorini, chiedo asilo per le allegate e forse allagate 10 domande che mi assillando in questi giorni pre-elettorali. Tra realtà e irrealtà della “Noemia per tutti”. Fatemi sapere se accogliete. O se c’è respingimento. Un naufrago nel web agitato. Grazie e saluti in bottiglia. Rigorosamente di marca Fanta-politica” …
10 domande (im)possibili per il nostro papy quotidiano
Terremoto continuo, martellante. Qui si balla, a Napoli, capitale dell’Italia massmediatica. Fonte di ogni inquietitudine del gossip post/politico. Ballare per non bollire nel Vesuvio globale. Marciare per non marcire nel Nulla. Marchette per non mettere più (ultras) bacchette. Siamo tutti ossi per g-ossip.
Mi decido: stasera mi butto. Mi butto col papy. Mi avvolgo con Lui in un doppio salto im/mortale con avvitamento nel web. Dal trampolino dell’Archiwatch, Gran Muratore permettendo. Dritto dritto alla piscina di Villa Certosa sulla Costa Smeralda. O in quella (più importante) di Villa Santa Chiara a Caloria, sulla Costa Merdarda.
Mi a(v)volgo selvaggio con Lui, l’Uomo del Popolo. E nel mentre –arravogliati come siamo – gli rivolgo le “10 domande che sconvolsero il mondo” del papy. Tutte rigorosamente di argomento gossippurbanistico. Più o meno. Tutte dentro o attorno Noemia, città di (Sua) fondazione mass-mediatica e dintorni. Della quale sono gran cultore e cantore.
– 1) Papy, tu sei imprenditore di assoluto successo, anche edelizioso. Comunicatore doc di realtà immateriali post/politiche. L’inventore della tivvù commerciale in Italia. Cioè della fine dell’arte antica e belle maniere didattiche (architettura compresa e comprensiva) dei Bernabei di Stato (chi è stato è Stato, nda). Sei l’uomo del milione di posti e posticini di lavoro. Dei miracoli a basso costo e casta. Dell’ottimismo a oltranza in ogni stanza e condominio d’Italia. Con relativo arredo di meraviglioso tv al plasma tuttocolor. Dello splendido splendente de-regolamentato per tutti. Della comunicazione eclatante nel Kitsch democratico. Insomma: la Via breve al Paradiso.
Tu sei, e qui più ci interessa per mestiere, l’assoluto af-fondatore delle vecchie Storie urbane e –viceversa –il fondatore della nuova fiaba post/metropolitana. Con la fine senza appello e orpello del desueto piano regolatore totalizzante e l’avvento del puntuale pianino pua mediatico. Effetto-matrice e forse meritrice moltiplicabile. Dicci: è un mondo zebrato della Mina a puà, quello prossimo venturo e d’avventuro che ci aspetta? Il gratta e vinci dell’architettura a jo-jo nazionale? O a yo-yo e a io-iò? Chi regge il filo del progetto mediatico, se c’è ancora un filo?
– 2) Sei eroico, papy. Consapevole di riempire col tuo corpo il vuoto post/metropolitano d’oggi. Cioè l’ir/realtà fabulosa che ci avvolge. Dopo la caduta dei muri e muretti armati dell’ideologia e delle regole d’Occidente non c’è più nulla da fare. Da agire e attuare. Da parlare, pare. Tu ci dici ogni giorno che si può solo contemplare e comunicare a tutto spiano Noemia, la metropoli virtuale del gossip. Ogni giorno devi inventartene una, come del resto gli architetti. E’ questo il solo governo del fare, del fare comunicazione. Di cosa si nutrirebbero altrimenti gli italiani e l’intero mondo massmedio(il)logico senza la tua Noemia? Alla quale, di puntata in puntata, ci siamo affezionati. Chissà come sarà l’ultima puntuta, se c’è. Papy, non mollare! Noi del Senza/mezzo siamo con te!
– 3) Papy, la tua simpatia per Napoli, antica città dello spettacolo già dal ‘700, è nota e notoria. Bene-fica, nonostante il ricordo funesto dell’avviso di garanzia del ’94, rito ambrosiano. Nella fiaba odierna -scritta e consumata in diretta tv tra te, nuovo Principe, e la Cenerontola periferica del Mezzogiorno- gioca (forse) l’eterno mito della Sirena. O della sirenetta e della ninfetta mediatica, con relativo piccolo book. Tutta saettante di sguardo enigmatico. Modello Gioconda partenopea web. Ca’ niuscuno è fesso!! Infatti tu hai scelto la No&mi nella Casoria del Sud e non una qualsiasi Si&ti a Casorial Pusterlengo del Nord (parere di Calderoni a parte, e a partito leghista preso).
Domanda: Letta (la) Fede antica, ti sei messo preventivamente la cera nelle orecchie per passare indenne nel mare mediatico di S-partenope? Sei un accorto Ulisse o la post/modernità è senza ragione. Vuotata con te e per te al suicidio di massa italiche, estremo atto d’arte contemporanea, architettura elevata al Kubo compresa?
– 4) Nella fatidica domenica del “miracolo di Casoria”, 26 aprile 2009, hai dichiarato di aver ricevuto una telefonata sul cellulare dal signor Letizioso mentre stavi inaugurando il Salone del Mobile a Milano, assoluto tempio del design. Hai mollato tutto e subito e sei volato a Caloria, capitale del regno di Noemia. Un luogo infido e procelloso dove – a detta del prestigioso Financial Times –“si concentrano tutti i peccati del mondo!” (che goduria, piatto ricco, mi ci ficco, nda).
Domanda: questa tua apertura di campo a favore dell’infido e succoso hinterland napoletano è un chiaro segno che nel tempo di Noemia-futura il design non serve più? Che è definitivamente alle corde? E’ questo tuo il segno dell’inizio di un possibile ciclo di nuovo artigianato? D’arte applicata post-industriale miracolosa e traumatica del Sud? Modello mediatico Padre Pio? O meglio, Padre Poi?
– 5) Papy, tutto sembra perfetto in questa fiaba di Noemia. A iniziare dal luogo del miracolo. Dal nome della location: la criticatissima e super kitsch “Villa Santa Chiara”. Sull’asse mediano-mediatico di Caloria ove si è svolta la discussa festa di compleanno.
Lombrosiani osservatori napoletani, quelli raffinati della Chiaja – Posillipo (già) adderusa (odorosa, ndt), hanno scritto che “Villa Santa Chiara segna l’inizio della fine di papy”. Un boomerang. La fine del buon gusto e del buon giusto. Ciò perché Caloria è “il centro del triangolo della morte (urbanistica: Giugliano, Scampia, Acerra termovalorizzata, nda); un marchio a fuoco del malaffare, la Madre di tutte le evidenze.” E’ stato un grande errore andarci –sostengono– perché, come recita il proverbio: “dimmi dove vai e ti dirò chi sei?”
E chi sei allora, urbanisticamente parlando, papy? Sei uno spregiudicato e lungimirante comunicattore che indica in tivvù la giusta direzione di sviluppo d’area metropolitana? Tra realtà e ir/realtà? Tra dono e condono? Centro-periferia? Crollati i muri e le decenze produttive, non fa più differenza tra la volgare “Villa Santa Chiara” a Casoria e il nobile “Munasterio ‘e Santa Chiara”, nel centro antico di Napoli.
Anzi, un imprenditore di Noemia preferisce forse, tutto sommato, la periferia di “Villa S. Chiara” perché sta più dentro lo spazio miracolistico d’oggi. Più vicino al corpo pulsante della “Noemia per tutti”.
Siamo oltre Disneyland, oltre Edenlandia, tutto sommato circoscritte e ottocenteschi parchi dei divertimenti zonizzati. Siamo oltre Vulcanobuono. Oltre Warhol e i suoi 15 minuti di successo garantiti per tutti. Oltre “l’architettura come mass medium”, (titolo di un noto libro del ’68 di Renato De Fusco, da aggiornare urgentemente, nda).
Papy, siamo a Noemia? Indicaci l’urbawebbistica di domani (già in nuce e contro/nuce). Sarà fatta per punti-matrice, fuochi attrazioni d’eventi, storie di moltiplicazione d’irrealtà concreta via cavo e nodo scorsoio?
– 6) Un dubbio, papy: che farne allora del centro storico e antico? Forse un grande centro antico benessere? A misura e godimento contemporaneo? Cioè a misura del tuo corpo estetico massmediatico? In effetti, diciamo la verità, l’unico vero Maestro dell’Italia d’oggi sei tu. Anzi, tu sei il Gran Supplente d’Italia perché oggettivamente fai opera di supplenza a un personale panzone e attardato scolastico. Irrimediabilmente accademico. Stai rialfabetizzando gli italiani, duri al cambiamento e alle nuove tecnologie. Corsi pratici alla post/modernità. Non è mai troppo presto!
Il centro storico (di Napoli e altrove), oltre che luogo di studi e di produzioni artistico-industriali e turistiche, cioè la nuova Grande fabbrica con senso & sentimento, potrebbe essere (e avere) più propriamente il luogo della terza età godibile.
L’antico corpo architettonico (gotico, barocco, neoclassico) -una volta messo in sicurezza- dialogherebbe bene con i corpi più anziani viventi degli utenti. Biologicamente freschi e belli fino ai 120 anni garantiti, pare. Stili architettonici & stili di vita avvitati insieme.
Proprio come ha scritto Alberoni sul “Corriere della Sera” di lunedì, prima pagina: “L’età cambia amore e sesso. (Nonché la percezione dell’architettura antica, nda). A cinquantenni (e oltre) le emozioni sono più vere.” Villa Santa Chiara a Caloria è quindi per le minorenni. Ma per le maggiorenni e ultras il luogo giusto e opportuno è ‘o Munasterio ‘e Santa Chiara (valorizzata a dovere, riggiole comprese). Il centro storico del Benessere! (e tra la villa e il monastero Santa Chiara ci può essere qualche scambio, nda).
– 7) Papy, i comici di mestiere sono allarmati perché rubi loro la scena metropolitana e il mestiere, dicono. In qualche modo intermezzati tra l’acrobata e il pagliaccio, come scriveva Le Corbusier per l’architetto.
In effetti i confini antichi sembrano saltati: il Principe deve farsi guitto e viceversa. E’ la vittoria di Totò, alias Principe De Curtis. Maschera napoletana che tutta la sinistra ideologica a suo tempo non amava, nonostante il gran successo di pubblico di base (senza Altezza). Anzi che disprezzava come populista e diseducativa del Popolo. Esattamente come oggi succede a te, nostro papy (e Totò) quotidiano. Solo alcuni ne leggevano (e ne leggono) la vena surreale e profetica. Una risata li seppellirà? O li ha già seppelliti? Che dici? Scomparso il sacro, morta l’arte, azzoppata l’architettura, spazzata via la decorazione e il decoro, moltiplicato Loro, duplicato e manipolato tutto e tutti, … come si governa più il mondo (dello spettacolo)? E l’Italia?
“Non è impossibile governare l’Italia. E’ inutile”, disse, pare in extremis, il Duce (“il folle buffone”, come lo dileggiava il nostro professor Roberto Pane, nda). Papy, dicci e dacci la Verità: hai fatto tesoro di questa gag del Duce? Gli italiani (con relative aree metropolitane) si possono governare oggi solo con una ir-realtà parallela? Con un passo laterale nel vuoto? Con la comunicazione? Con la “Noemia per tutti”?
Stop, papy, siamo arrivati prematuramente in acqua. Siamo sott’acqua, nella piscina dell’Italia al voto. Avevo preparato altre tre domande per te, queste:
– 8) La sicurezza insicura della Villa Macario blindata d’Italia: tutto saltato, tutto da rifare per via del guarda-spalle per contratto he invece guarda fino al fondo schiena interurbano di Veronica? Respingimento o Risorgimento?;
– 9) Sapienti professori dicono che l’Italia non è più una Repubblica fondata sul lavoro ma, in prospettiva, un sultanato fondato sulla comunicazione: la via per una architettura medium-orientale, meticciata alla Obama?;
– 10) La città minorenne non riconosce più quella maggiorenne: che comunicare?
Ma non c’è più tempo e spazio. Sarà per un’altra volta, verso Noemia!
Saluti”
Eldorado
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Anche se non sembra … silenzio …
Riceviamo da Romeo Giammarini …
di ritorno da un recente pellegrinaggio umbro: …
Tornando al tema del Cubo
“Caro professore
Tornando al tema del Cubo la invio un paio di immagini trovate curiosando sul web, che potrebbero essere adatte ad un confronto critico.
Anch’io sono stato in pellegrinaggio a S. Massimiliano al Cubo e la visita mi ha confermato la convinzione che il nostro riesce sempre a interpretare i temi che affronta in maniera non convenzionale, riesce a dire sempre La Parola Nuova.
Perché quindi tutte queste polemiche, invidia verso chi riesce sempre ad innovare e ci precede nell’aprire nuove strade, oppure è la solita irritazione dei “benpensanti” che si spaventano ad ogni novità (ed allora penso a Karl Kraus: “devo dare una delusione agli esteti, ma la vecchia Vienna un tempo è stata nuova”)
Non c’è neanche un problema di contesto, la periferia in cui è inserita è una tranquilla aggregazione di villette del tutto indifferenti a quello che sorge vicino a loro (vedi l’ospedale o i “cubi” alberghieri tra questo e la chiesa) anzi il contesto semmai toglie forza all’idea che, se inserita in un ambito storico o consolidato, sarebbe stata allora si rivoluzionaria.
Forse la spiegazione è che per certi detrattori l’architettura deve essere rassicurante e procedere per piccoli passi, fare solo quello che la gente si aspetta, volando basso, senza esagerare…oppure le innovazioni (o meglio le stranezze) vengono accettate solo da alcuni….
Comunque domenica c’erano le cresime e la confusione era tanta, ad un punto il parroco è salito sul pulpito e per invitare al raccoglimento, in attesa che iniziasse la funzione, ha detto: “vi prego di fare silenzio, questa -anche se non sembra – è una chiesa!”
Saluti”
R. G.
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Un rosone per Foligno …
I baffi della Gioconda …
riceviamo da Isabella Guarini:
“Caro prof. Muratore, ho pensato che se a qualcuno è venuto in mente di mettere i baffi alla Gioconda, tanto più dovrebbe essere consentito mettere il rosone del Duomo di Foligno a un’altra Chiesa senza rosone!” …
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