? “Vuote parole per giustificare il vuoto” ? …

CAM01416 Da Sergio Marzetti: …

“Caro Prof.
come diceva Giancarlo, sono un assiduo frequentatore di Archiwatch (qualcuno se ne sarà accorto e dirà: “Anche troppo”). L’istintiva amicizia con Giancarlo da parte mia nasceva dalla mia ammirazione per lo studioso per chi, come lei, sa entrare nello specifico dei suoi interessi. Forse per Giancarlo invece la sua amicizia nasceva dalla curiosità dir capire, attraverso me, una generazione che aveva attraversato, lei lo sa bene, tempi pieni, tempi carichi di tanti personaggi, di tante cose, di tanto presente e tanto futuro. Gli sembrava strano che da tanto fervore ne fossi uscito tranquillo e sereno., che, forse per carattere, forse per cecità, forse per provincialismo, avesse vissuto Il ’68 come pura e semplice esplosione di vitalità e non come una nemesi, un anabasi . Io non dovevo vendicarmi di nulla, anzi quegli anni sessanta erano stati un dono del cielo e, nelle mie attese, il viaggio che avevo intrapreso doveva durare cinque anni sereni e poi via a lavorare. Ci ho messo un po’ di più di cinque anni ma così è stato. Sono stato un solitario, non perché volessi escludermi, ho fatto le necessarie esperienze in buoni studi professionali, mantengo buone amicizie con alcuni compagni di corso ma più in là del contatto diretto con i miei falegnami, muratori, piastrellisti, elettricisti, non son voluto andare (Mancanza d’ambizione? Accettazione di personale incapacità? Accettazione dei miei limiti? Non tanto stupido da non capire che, faustianamente, qualcosa avrei dovuto pagare per il successo e io non volevo pagare niente a nessuno. Qualche mio amico e compagno ne è uscito male, Sandro addirittura c’è morto) Un pesce d’acquario piuttosto che un pesce d’alto mare. Però ho amato la mia professione, i dibattiti che, allargando i loro orizzonti, mi sembrava si impoverissero di concretezze, le concretezze tanto necessarie verso i miei committenti. Per questo sono così attaccato ad Archiwatch. E’ il mio filo d’Arianna che mi conduce. Stavo appena leggendo i primi articoli sulla Biennale, ho riso di nuovo con “SEDIA CON CORPO ADAGIATO”. “I Fondamenti”!…mmmhhh! Intrigante! Ma sto sempre lì, anche adesso che ho lasciato il mio tavolo (mai stato capace di lavorare al computer). Quando è che l’Architettura diventa linguaggio, storia, sentimento? Sappiamo tutto dei motivi, delle ragioni dell’Architettura e dei protagonisti del passato ma, come il critico della Biennale nel film di Albertone, adesso non sappiamo andare al di là di vuote parole per giustificare il vuoto. Due esempi, veloci, veloci? Quando passo davanti la Facoltà di legge di Pasquali vedo l’Architettura necessaria allo scopo per cui è stata disegnata, passo davanti al Centro Congressi all’EUR e per me potrebbe essere anche il bacino, solo un po’ più elegante, dove smantelleranno la “Concordia”. Entro nel Museo Ebraico di Libeskind e rimango perplesso di fronte ai pilastri storti e ai rami scomposti delle travi. Poi un semplice disegno di un internato mi fa riconoscere che l’Architettura può e, quando necessario, deve essere anche carne viva, un urlo o un sommesso sospiro. Qual è la chiave per poter dire: Questo sì, questo no? Oppure, e per chi è cresciuto sotto l’ampia e sicura protezione crociana, zeviana del secolo scorso questo sarebbe la tragedia finale( Per questo Zevi si dimise?), “un mucchio di sassi scomposti diventano paesaggi megalitici, lunari, misteriosi che imprimono alle pietre un interessante movimento”? Sostituisci a “sassi” la parola “edifici” e siamo sull’orlo del burrone.”

S.M.

CAM01419

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3 risposte a ? “Vuote parole per giustificare il vuoto” ? …

  1. m.g. ha detto:

    La facoltà di legge di Pasquali e Passeri

  2. Sergio 43 ha detto:

    Esatto! Mi scuso con Passeri Mi è rimasto solamente “Pasquali” un po’ per stringatezza di scrittura, un po’ per pigrizia mentale e poi perché Pasquali mi è stato presentato e raccontato con orgoglio da amici, suoi parenti.(E poi perché, quando da ragazzo i miei mi mandavano a prendere le ricette dal nostro medico di famiglia, attendendo in sala d’attesa il mio turno, passavo il tempo guardando i quadri appesi. Spesso mi fermavo a studiare l’oramai famigliare disegno a china di un’acquasantiera di non ricordo quale basilica pisana, senese o che altro. Sotto c’era la firma: PASQUALI. Niente di valore se non uno degli accurati esercizi di disegno che si facevano al Liceo per l’esame di Disegno, evidentemente regalato al dottore. Mi incuriosiva mettere a confronto la sua tecnica di tratteggio con quella che usavo io per l’identico esercizio scolastico)

  3. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Ultime notizie dal pianeta Architettura-Urbanistica : il Vuoto e’ il protagonista del nostro futuro. E’ ad esso che bisognerà dedicare tutti gli sforzi di progettazione. Basta col pieno che non ha futuro nelle città e nell’architettura !

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