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Tanto è tenera questa fontana, tanto è orgoglioso il fonte battesimale nella cappella di famiglia dell’illustre casata torinese nel suo feudo del Sestriere. Quattro Agnelli…., mi correggo!, quattro agnelli con la “a” minuscola ne sorreggono la conca.
Ringrazio anch’io et riverisco.
L’Istituto di don Minozzi e’ uno strano posto che racchiude opere notevoli di notevoli artisti, alcuni piu’ che noti, altri meno conosciuti ma di altrettanto valore. Sono particolarmente intenerita dalla pubblicazione di questa fontana primo perche’ e’ “accogliente ” e “umile” ( mi si intenda sulle parole…) e poi perche’ Monteleone e’ stato un pezzo della mia vita in quanto era vicino di studio a via Margutta di mio zio Angelo Della Torre, pittore, scultore anche lui e a Monteleone molto amico. Mi ricordo il suo studio, enorme e incasinato come spesso lo sono gli studi, e mi ricordo i due vicini che si chiamavno per un consiglio o per una critica costruttiva. ” Angelino, vieni a vedere che ne pensi…” e ” Monteleone, da’ un po’ un’occhiata…”. Questo era il clima e questo ho visto e apprezzato. Fu proprio Monteleone che in tempo di guerra e anche di persecuzione razziale, suggeri’ a don Minozzi il pittore Angelo Della Torre per affrescare la Basilica Inferiore dell’ Istituto con le Stazioni della Via Crucis. Il lavoroIo e’ ancora la’, non finito perche’ ad un certo punto i tedeschi si erano avvicinati ad Amatrice e mio zio, ebreo, dovette scappare. Qualche anno fa sono andata a vedere gli affreschi che conoscevo solo attraverso foto professionali in bianco e nero; e’ stata una rivelazione inattesa, tanto piu’ li ho apprezzati quanto poco mi avevano detto in foto. Anche loro pervasi di severa dolcezza, una gamma cromatica che ben si coniuga con il Mistero del Sacrificio e dell’Amore…Basta.. .L’Istituto e’ ancora tutto da scoprire e da far conoscere meglio perche’ ci sono lavori di tanti validissimi artisti che hanno contribuito a creare l’ambiente di bellezza che, secondo la visione di don Minozzi, contribuiva alla cura e all’educazione degli orfani che nell’Istituto venivano accolti.
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Quando vengo a Roma (purtroppo raramente) mi diverto a fotografare tutte le piccole fontane che trovo.
Quelle meno conosciute, per intenderci, quelle appartate, a volte nascoste da biciclette o cassonetti di immondizie, altre volte imbrattate con scritte piu’o meno escene, spesso pero’ ben visibili.
Ce ne sono molte e ci si passa accanto senza notarle
Tutte testimoni discrete di un’epoca o della storia della città.
Alcune sono opere di artisti noti, altre di sconosciuti
Ma fanno tutte parte della nostra Memoria
Piccole cose che fanno bene al cuore
MG
P.S. Oggi mi sento tanto romantico