ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.3: KIKO ARGUELLO …

ArchitetturaBuonaComeIlPane03_01LA FINE DELL’ARTE SACRA

Quello che abbiamo rivelato alla cultura architettonica in questo blogghetto, e di cui voi siete stati testimoni tra crisi e ironia, sull’occasione dell’antologia delle nuove chiese romane curata da Marco Petreschi, è stato un modo di intendere e realizzare architettura che non può lasciare indifferenti.

Per quanto non ci piaccia, per quanto contraddica ogni cosa imparata sull’architettura studiando all’università, (Scuola Romana, Tendenza Milanese, Movimento Moderno, Storicismo ecc.), la realtà di queste architetture anastatiche di Kiko Argüello manda in frantumi ogni castello di carte intellettualistiche.

La chiesa standard dei neocatecumenali , impostata su un ”progetto guida” che immagino venga  “suggerito” con insistenza alle commissioni diocesane  locali, è alla fine dei conti, anche nel panorama del moderno romano,  l’unica chiesa che, nella sua disturbante e piatta funzionalità simbolica, risalta sul brusio di fondo architettonico delle altre, sul loro sbriciolamento culturale, sul loro non appartener più ad alcuna comunità civile ma solo alle illusioni del suo egocentrico architetto-autore.

Il fondatore di un movimento ecclesiale, il santo prossimo venturo, che progetta le chiese per la sua sottochiesa e dipinge anche i quadri al suo interno, circonda i fedeli delle sue reliquie di domani. La madonna di San Kiko Arguello come una prossima madonna di San Luca.

L’arte e l’architettura perdono ogni tentativo di “rappresentare” la sacralità perché coincidono con il sacro! Sono sconvolto dal pensiero che forse trovi un esito positivo, però con una petizione di principio al limite della blasfemia, il famoso tentativo andato male di S.Paolo all’Areopago di ridimensionare il portato dell’arte.

29«Essendo dunque noi progenie di Dio, non dobbiamo credere che all’oro, o all’argento, o alla pietra scolpita ad arte e con ingegno umano sia simile la Divinità;  30 e Dio, non tollerando più i tempi di siffatta ignoranza, fa oggi annunziare agli uomini tutti e da per tutto che facciano penitenza».  At. 17

Giancarlo Galassi :G

ArchitetturaBuonaComeIlPane03_02PS: le immagini sono di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci

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3 risposte a ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.3: KIKO ARGUELLO …

  1. nando ha detto:

    Caro Archiwatch
    non sono così addentro di architettura sacra per conoscere il grado di libertà o di ispirazione delle chiese romane contemporanee non neocatecumenali. Però mi fanno pensare molto le sue intuizioni. Sottoscrivo il passaggio sulla frantumazione culturale e su un sacro che non trova nuove rappresentazioni condivise. Prevale allora l’esperienza di fede individuale a volte sotto forma di ricerca mistica o paragnostica dell’architettone di turno. In una situazione così disaggregata risulta molto facile e anche vincente per Arguello scodellarci certezze: chiese-cloni, icone già sacre dalla pennellata e non ultimo un sommesso e umilissimo culto del fondatore, cioè di se stesso. L’obliterazione dell’individuo che a volte si registra in queste comunità è antidoto vivente ad una ricerca individuale del conflitto con l’Assoluto. Le loro cupole dorate sono una lampante e confortante scorciatoia per la fede che scende come un cappello sulle nostre città desolate. Forse si troverà una nuova sintesi. Per ora ci becchiamo arditezze mistiche paracule o papaline di tegole dorate.

  2. lukycoke ha detto:

    meglio uguali e con un senso simbolico preciso (pensa anche alle icone, proprio
    alle icone che sembrano uguali una all’altra…) che diverse ma senza senso (se
    non quello della capoccia egocentrizzata dell’archigenio)!

  3. davide carroli ha detto:

    pensavo di aver visto tanto ma sembra che non ci sia limite… e forse è proprio questo il problema. I santi sanno di avere un sacco di limiti e difetti “per quello sono santi” e per questo sanno che ogni cultura ogni popolo ogni religione ha bisogno di esprimere la sua fede in modo originale (non in senso alternativo o futuristico), il Vaticano II ce lo insegna magistralmente. Qui invece pare che per uscire da un modo di evangelizzare forse omologato che ( come d’altronde dice la Chiesa ) deve essere rivisto, si passi ad una omologazione evangelizzatrice “fatta persona”.
    faccio mia una citazione di Besançon che mi ha colpito molto:
    “Le posizioni eretiche sono come quelle erotiche: hanno in comune il numero ristretto e lo spirito di ripetizione.” (A. Besançon)
    chiedo scusa a tutti per i miei eccessi Davide Carroli

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