“Mio padre? Era una rockstar” oggi il ricordo di Renato Nicolini
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Ho conosciuto Renato Nicolini nel 1959.
Era molto giovane, se non ricordo male aveva diciott’anni ed aveva appena fatto gli esami di maturità.
Suo padre Roberto, (chiamato «Bobo» dal Professor De Renzi), che era associato al progetto, gli aveva chiesto di fare la relazione per il concorso per la Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio.
Se la cavo’ egregiamente e De Renzi ne resto’ impressionato, anche se un giorno mi sussurro’ in un orecchio, « ….ma è comunista », come se questo fosse una malattia contagiosa.
Io pero’ lo sapevo e sapevo anche che era iscritto al partito nella cellula di via Monte Zebio.
Avevamo le stesse opinioni, ma lui, a quell’età, era gia’ impegnato politicamente, comunque molto piu’ di me.
La mamma, signora gentilissima, timorata di Dio, non conoscendo le mie convinzioni, nella sua ingenuità di madre, mi telefonava allo Studio cercando in qualche modo di convincermi a far cambiare le idee al figlio ; cosa naturalmente estremamante illusoria. Il padre, grande architetto, era di spirito liberale, in ogni senso, e, pur non condividendo le opinioni del figlio, le rispettava.
In quei momenti del grand casino che precedette il giorno della consegna del progetto del concorso, Renato si teneva in disparte da osservatore silenzioso, e di tanto in tanto cercava di capire la meccanica dell’organizzazione del nostro lavoro e ne sembrava quasi affascinato.
Di Renato quello che piu’ mi ha colpito era la capacità di sintesi delle sue idee ; chiare, semplici, precise e gia’ molto mature per un ragazzo di diciott’anni.
Rifacevamo il mondo con le discussioni che si possono avere a quell’ età, ma io lo rifacevo con sogni illusori mentre lui lo faceva sempre con dei concetti concreti.
L’ho perso di vista per le circostanze che ci propone la vita, e quando lessi sui giornali la progressione della sua carriera culturale e politica non me ne sono meravigliato, se non forse per l’evoluzione del carattere, apparentemente timido del giovane che ho conosciuto, a quello du un intellettuale di grande personalità sicuro di se, forte, solido ed impegnato in mille attività.
Non é che un piccolo, lontano ricordo di un attimo della gioventu’ di Renato Nicolini.