“LE MUTANDE DELL’EST” …

sergio 43 commented on COMDOMINIO RIBALTABILE …

“Non mi dica, Ettore: ” Ma che t’hanno fatto ‘sti cinesi?!”. A me assolutamente nulla. Anzi! Le risate (e qualche girar di scatole!) dei cittadini della città di Suzhou alla vista dell’ultimo grattacielo costruito nella loro città a 40 chilometri da Shangai, chiamato orgogliosamente il “Cancello dell’Est”, testimonia che l’ironia (e l’indignazione) su se stessi è la prova dell’intelligenza di un popolo, intelligenza che invece è mancata, nella incapacità di comprendere il Genius Loci, allo studio scozzese che l’ha progettato. Evidentemente i progettisti di grattacieli, non sapendo più che forma dare a ‘sti Skyscraper, si stanno buttando su forme anatomiche e loro vestimenta. Questo Cancello dell’Est doveva, nelle intenzioni napoleoniche dei dirigenti del Partito, essere la risposta agli archi di trionfo del nostro emisfero. Invece, a lavori quasi ultimati, il grattacielo, che chissà che cosa voleva imitare (il monumento degli Champs Elisèe, la Grand Arche della Defense, l’Arco di Tito? Boh!), ricorda, a detta della stampa del Paese di Mezzo, un “gigantesco paio di mutande” (Archiwatch dovrebbe essere in grado di fornircene l’immagine!). Ancora più diretti e arrabbiati, leggo dalle agenzie, sono i commenti cinesi su Twitter. Accanto a chi si lamenta che “il grattacielo dovrebbe essere chiamato “le Mutande dell’Est” c’è chi definisce “umiliante” il doverci passare sotto “perchè è come essere costretti a muoversi in mezzo alle gambe di qualcuno”. Il più sottile conoscitore dello stato dell’architettura odierna ha invece ravvisato nello spazio sotto il cavallo delle “mutande” (vedere per credere!) le misure adatte per l’edificio londinese (io vi aggiungo anche quello barceloneta) chiamato “cetriolone” per la sua forma fallica. L’esteta locale “invoca l’unione, se non altro architettonica, tra il “Cancello dell’Est” e il “Cetriolone”! I blogger più nazionalisti, continuano le agenzie di stampa, “lamentano che gli architetti occidentali hanno scambiato la Cina per il loro parco giochi personale e vengono qui a costruire gli edifici più strani”. (Non miglior successo e altrettante critiche, se non ricordo male, ricevette il China Central Television di Rem Koolhaas a Pechino, altro edificio col buco. Koolhaas si dovette difendere dall’accusa che la CCTV ricordasse una donna carponi e/o una tazza da gabinetto). Ad onor del vero neanche gli architetti e i committenti cinesi debbono essere così sicuri della qualità che sono in grado di esprimere se, dovendo costruire un nuovo paese per corrispondere al sempre più tumultuoso inurbamento di masse rurali, hanno avuto l’idea niente male di ricopiare tale e quale, parrocchia compresa, la graziosa cittadina austriaca di Hallstat e, per non essere tacciati di voler essere troppo originali, hanno battezzato la nuova cittadina del Guangdong, “Hallstaat 2”. Consoliamoci! Se diceva il vero il Vecchio Filibustiere…pardon! citavo il Vecchio Timoniere: “C’è grande confusione sotto il cielo! La situazione è ottima!”, non dobbiamo temere alcunchè!”

“Gate of the East”: l’ Arco di Trionfo cinese

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4 Responses to “LE MUTANDE DELL’EST” …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    ognuno ha ciò che merita.
    E in questo caso non me la prendo nemmeno con le archistars che vanno lì a realizzare il loro obbrobri a go-go.
    Infatti, se li si chiama a realizzare qualcosa, ben sapendo quale sarà il risultato, non c’è che da prendersela con se stessi.
    Il moderno, come il finto tradizionale che si costruisce in Cina è il risultato dell’ignoranza e dell’illusione di un popolo che, essendo stato rinchiuso in se stesso per decenni, oggi guarda all’occidente senza avere nessuna idea dei modelli che sceglie.
    Il dramma di questa situazione è che, anche quando realizzano qualcosa di pseudo-tradizionale, come nel caso di Hallstat, il loro modello non è Hallstat, ma il kitsch di Las Vegas!
    Questi progetti (moderni o tradizionali che siano) rappresentano, a livello urbanistico architettonico, ll’equivalente della finta Ferrari che venne mostrata un paio di anni fa

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    A me più che mutande mi sembra un edificio “senza mutande”. Ma che sia una porta non c’è dubbio: la porta della città a luci rosse. Pardon, lanterne rosse.
    Saluti
    Pietro

  3. sergio 43 ha detto:

    Sono tanto d’accordo con Ettore che non mi capacito come a Venezia, non nel Guandong e con la stessa ignoranza e superficialità, si possa immaginare una forma come quella proposta da Cardin per il suo edificio alto (propongo una gara per la migliore definizione dell’oggetto. Inizio io….”Carciofo”). Ma lo stilista italo-francese l’ha disegnata tutta da solo questa forma presumendo che disegnare architettura sia come disegnare un paio di…mutande? A Roma, per fare abbassare le penne agli sbruffoni, si dice: “E chi sarai mai? Cacini?”. Potremmo dire a Cardin, imitando il suono alla francese: ” E chi sarai mai? Cacin?”. Forse esagero nello scherzare su cose di tale importanza ma oramai posso guardare le cose dalla panchina e ne approfitto. Da questo punto di vista dò piena ragione a Vittorio Gregotti, autore che per altri aspetti da tanto non mi è più nelle corde, nel suo articolo sul Corriere della Sera di ieri, Giovedì 6 Settembre, “Venezia, architettura e nuovi “fantasmi” nel quale, come chiosa finale, auspica che Venezia come seppe rifiutare sdegnata l’Expo 2000 in Laguna, sappia rifiutare con altrettanto sdegno quest’altra mela avvelenata. Gregotti nell’articolo auspica e si augura che, se Cardin vuole lasciare una degna memoria di se nella terra che gli ha dato i natali con la profusione di un bel pò di milioni, si convinga piuttosto a spingere a soluzione, a vantaggio di tutti i veneziani e non dei soliti Paperoni, il nodo Mestre, Marghera e relativa area industriale. Lo so! Troppo impegno, dedizione e intelligenza (quanto studio dello IUAV su questo problema andrà sprecato!) ci vorrebbe, merce sempre più rara in questo sempre più mesto Paese!

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