DEFAULT DA ARCHISTAR? …

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VALENCIA A UN PASSO DAL DEFAULT

“In Spagna la Comunidad Valenciana ha chiesto il salvataggio allo Stato centrale usando, prima fra le regioni autonome, il nuovo strumento ideato da Madrid per fornire liquidità agli enti locali. La decisione si è resa necessaria «per fare fronte alle scadenze di debito del 2012». Secondo il meccanismo ideato nell’ultimo consiglio dei ministri, i governi locali potranno attingere risorse da un fondo da 18 miliardi di euro, ma in contropartita dovranno sottostare a una serie di impegni e sanzioni sulla falsariga di quelli europee.”

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16 Responses to DEFAULT DA ARCHISTAR? …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    concordo con il suo dubbio, ed eventualmente non ne dubito affatto.
    Detto ciò non posso però non chiedere di modificare il significato dell’acronimo CEE.
    Considerate infatti le ultime imposizioni che recitano:

    “i governi locali potranno attingere risorse da un fondo da 18 miliardi di euro, ma in contropartita dovranno sottostare a una serie di impegni e sanzioni sulla falsariga di quelli europee”

    ma nuova denominazione sarà CEE – Cravattari Esosi Europei

  2. Ctonia Lob_Atomika ha detto:

    Mi piacerebbe essere “spagnolo”, da questo punto di vista, cioè “fallito” ma con in saccoccia alcune centinaia di opere pubbliche – biblioteche, scuole, parchi, musei, parti urbane etc – ben progettate, ben eseguite, e sulle cui spalle metaforiche un paese può anche rinascere. Noi invece siamo “quasi falliti” (spero di no, con tutto il cuore naturalmente) ma senza quelle opere, se non in qualche caso molto sporadico, come ad esempio il Palazzo Lombardia o la Bocconi a Milano.

    • stefano nicita ha detto:

      Grande Ctonia, sottoscrivo quasi dalla prima all’ultima riga!!

    • MAURO ha detto:

      Il problema fondamentale, ancor prima della qualità delle opere pubbliche, è il grado di corruzione degli amministratori, e dei cittadini italiani. I soldi pubblici se li “sgurano” nel settore dei lavori pubblici, nella gestione degli appalti, nella gestione della manutenzione delle opere pubbliche. Il punto è politico, riguarda una classe dirigente che amministra il bene pubblico, pensando che sia “proprio”; riguarda pseudo tecnici locali (architetti, geometri e ingegneri) che alimentano il cosidetto voto di scambio, creando una sorta di clientelismo che si trasforma in voti elettorali. Si truccano le gare d’appalto, facendo concorrere sempre le stesse imprese, dove una volta vince la gara una, poi la volta successiva si aggiudicherà il lavoro l’altra. Questo è il sistema. Così si governa il territorio, in termini di voti: coop di diverso colore (biache e rosse, si diceva una volta, ma i colori e le appartenenze politiche si confondono di fronte ai soldi) fanno sì che la politica, della stessa parte delle coop, così poi che ci sia un ritorno elettorale, assegni i lavori sempre alle stesse imprese.
      Tutto qui. LA CORRUZIONE E’ PUNTO, POI VERRANO LE OPERE PUBBLICHE PIU’ O MENO DI QUALITA’.
      Ciao
      Mauro

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    Non finirò mai di stupirmi del cieco innamoramento degli architetti italiani per la Spagna del mattone. Ciò che da noi è spreco, in Spagna viene chiamata architettura, ciò che da noi è speculazione, in Spagna viene chiamato investimento, ciò che da noi è deturpazione dei centri storici in Spagna la chiamano fiducia nel futuro.
    E poi, non riconoscere le differenze vere tra i due sistemi, abbagliati dall’architetto delle colonne vertebrali che ha cause in giro che nemmeno Berlusconi, tra un sistema industriale forte, pure sfinito dall’Europa e da una somma di corporativismi inamovibili, e uno debolissimo, se non nel settore edilizio-speculativo, significa che gli architetti sono narcisi, innamorati di se stessi fino a perdersi.
    Comunque alla fine avrà ragione ctonia, anche noi siamo destinati a soccombere, ma non per speculazione edilizia, per cupio dissolvi
    Ola
    Pietro

    • Ctonia Lob_Atomika ha detto:

      Pietro, conta fino a dieci prima di rispondere, sennò entrerai anche tu (solo dopo severo esame però) di diritto nel novero dei lobo_tomisti :)) Qui nessuno ha paragonato i due paesi nel complesso, ma solo e per l’ennesima volta nell’ambito dell’architettura pubblica e dintorni. In questo settore, è lampante la superiorità iberica, “tenicamente”, al netto delle nostre cazzate di gusto e dei nostri estetismi. Nessuno, poi, ha elogiato la speculazione edilizia spagnola in ambito privato, uno dei “pilastri” del fallimento bancario e che nemmeno noi italiani al momento possiamo immaginare di sfidare: almeno in questo siamo “migliori”.
      Trovo poi assolutamente superiore la Spagna anche nella regolamentazione della professione di architetto, e nella capacità di intervenire nei centri storici con opere di grande valore, non speculative o fintamente conservative, che lasciano dietro di molte lunghezze i patetici interventi italiani autorizzati dalle soprintendenze (a proposito: queste sono il primo scoglio da riformare radicalmente, se vogliamo ritornare ad essere un paese civile e capace di crescere): ti cito soltanto il mediocre intervento a Firenze accanto alla Badia Fiorentina: a Merida, in contesti analoghi, Moneo ha costruito un capolavoro. Anche noi saremmo stati capaci: MA NON SI PUO’ FARE, E’ PROIBITO DALLO STATO.
      Ultima: vai su Europaconcorsi, penso che il 50% dei progetti pubblicati sia spagnolo e portoghese: noterai che la maggior parte sono costruzioni difficilissime da realizzare in Italia, e non certo per difficoltà tecniche.
      Tutto questo mi fa rabbia, non capisco perché dobbiamo essere in condizione di inferiorità nei confronti di una generazione di politici e architetti che ha “imparato” molto proprio dall’Italia. Corsi e ricorsi della storia.
      Invertirla!
      Espana o muerte!? :)
      besos lobotomicos
      c

  4. ettore maria mazzola ha detto:

    Alla fine degli anni ’80 i docenti di architettura e gli architetti italiani si lamentavano di non essere francesi … dicevano fino alla noia “almeno lì si costruisce … non come da noi!” Venti anni dopo arrivarono le rivolte delle banlieuse.
    Pochi sanno che le banlieuse sono quei quartieri deprimenti dove sono stati parcheggiati (luntano da l’uocchie, luntano da ‘o core) gli operai che costruirono quegli squallidi e spersonalizzanti (e assurdamente invidiati) edifici, figli della “grandeur” di Mitterand.
    Quegli operai erano stati “importati” dal Maghreb con grandi promesse, (una nuova forma di schiavitù) ma non furono ammessi a vivere nel centro della Ville Lumiere. Ricordo quando andai a visitare Cergy Pontoise, Prefecture, e altre villes nouvelles (che oggi chiamiamo banlieuse) accompagnato da un amico e collega parigino, ricordo ancora come lui (che non è un amante dell’architettura tradizionale) predisse ciò che di lì a venti anni sarebbe accaduto!
    Poi abbiamo invidiato gli edifici del millennio di Londra, ignorando le verità nascoste e i fallimenti, abbiamo perfino invidiato le Olimpiadi di Atene, ora invidiamo la Spagna ….
    E’ strano, ma soprattutto ridicolo, vedere come la mentalità provinciale di tanti italiani li porti ad invidiare cose che il tempo, che come dice Bennato “è galantuomo”, presto o tardi dimostrerà essere errato.
    Prima di piangervi addosso, suggerisco a tutti gli Ctonia di turno, frustrati di essere architetti in Italia, di riflettere a fondo sulle 4 righe di ammonimento che Muratore ha saggiamente posto a chiusura del post.

    • Ctonia Lob_Atomika ha detto:

      Non c’entra un piffero giapponese :)
      Stiamo parlando di capacità progettuali della pubblica amministrazione, non delle architetture che ci piacciono o meno. Al posto della Spagna, se vuoi, possiamo citare Olanda, Germania, Svizzera, etc, e direi lo stesso indipendentemente dallo stile epidermico degli edifici che tanto ti ossessiona.
      Ettore, se vuoi te lo spiego di nuovo :)

  5. ettore maria mazzola ha detto:

    infatti ho parlato delle conseguenze che quel modo di gestire la progettazione e l’amministrazione in Francia ha causato … effetti collaterali che, guarda caso, in Italia ancora non abbiamo avuto … se vuoi te lo spiego di nuovo, anche se a te, da architetto demiurgo quale ti senti, la sociologia non interessa

    • Ctonia Lob_Atomika ha detto:

      Non mi interessa perché mi sento e sono solo architetto, uno che progetta edifici. Invece interessa a te, come interessava moltissimo quasi tutti gli ex sessantottini fiorentini miei docenti, perché tu come loro pensi che l’architettura debba cambiare il mondo.
      Tutte fregnacce, roba per demiurghetti del quartierino.
      A proposito, non è che ti hanno lobotomizzato all’università? (cit. Mazzola © 1901-2012).
      :)
      baci
      c

      • ettore maria mazzola ha detto:

        come tuo solito spari idiozie pur di mettere il punto fine.
        I sessantottini erano prevalentemente degli imbecilli autopompati che erano convinti di salvare il mondo con un’architettura ideologica che funzionava solo nel loro cervello bacato, e guardavano alla sociologia “fai da te” sul genere delle fregnacce della “nuova Gerusalemme”, senza neanche sapere cosa fosse questa disciplina, che studia proprio gli effetti collaterali della pippe mentali di quegli imbecilli. Tu, con questa frase: “Non mi interessa perché mi sento e sono solo architetto, uno che progetta edifici” confermi ciò che ho sempre sospettato, un enorme presuntuoso che, come quei sessantottini che tanto critichi, un prosuntuoso che è certo di avere nelle sue mani, e nella sua mente, il verbo assoluto!
        Faresti bene a fare studiare i tuoi edifici a qualche sociologo, psicologo e neurofisiologo … tanto per vedere se risultano essere ciò che tu credi.

  6. Ctonia Lob_Atomika ha detto:

    Di tutto mi si può accusare tranne che di voler mettere il punto fine, come lo chiami tu :) Semmai il contrario, di non volerlo mai mettere, perché non voglio mai smettere di dirti Bravo come al Nerone di Petrolini…
    A me delle discipline che citi, e che oggi sono molto di moda fra gli architetti che hanno dimenticato come si architetta e cercano di esternalizzare la loro dimenticanza – io direi esorcizzare, ma andiamo avanti – ecco, di queste discipline,”mi interessa il giusto”, come dicono a Firenze… cioé poco o nulla. E’ un atteggiamento esploso nel 1968, e vedo che ancora ha i suoi seguaci più assidui anche fra voi salingarosiani.
    Mi interessa la composizione, che è la mia disciplina e lo è per ogni architetto. Il resto è cultura, interessi personali, nobilissimi si intende, ma alla fine con la psicologia ci faccio solo delle gran… riflessioni :) e nessun progetto. Vedo che voi salingarosiani ve ne interessate molto.Chapeau! Onore a voi. Ma non venirmi a dire “Faresti bene a fare studiare i tuoi edifici a qualche sociologo, psicologo e neurofisiologo … tanto per vedere se risultano essere ciò che tu credi”: è ridicolo! O meglio, anche qui: potrebbe essere molto istruttivo, anche divertente, ci mancherebbe, ma ancora non ho raggiunto il tuo tipo di disistima nei confronti del nostro mestiere da pensare che un neurofisiologo possa giudicare seriamente un progetto, se non allo stesso modo di un salumiere della Bassa, di un agronomo siciliano, di un gelataio, di un muratore, di un dentista di Padova, di un veterinario di Canicattì, di un assicuratore di Casal di Principe e così via: ognuno puo’ darci il suo grande contributo, questo è vero, ma così come io posso darlo al dibattito sul Bosone di Higgs o a quello sulla crisi siriana.
    Vedi caro Ettore, io amo il mio mestiere, amo gli architetti che lo amano anche quando il loro lavoro non lo apprezzo esteticamente, vivo pensando continuamente che mi piacerebbe costruire quel tal edificio di Moneo, di Siza, di Miralles, o del tal sconosciutissimo incontrato per strada e amato fotografato schizzato appuntato sullo scontrino del panettiere. Il resto è una pippa colossale, una bio-pippa, una psico-pippa, una neuro-pippa, insomma una pippa sociologica indigeribile.
    A Firenze ricordo che Sociologia era un esame da 15 minuti: ma non per studiare, per fare le fotocopie del libraccio previsto dal corso.
    Sicuramente è una disciplina che merita di più.
    Ma direi che è nata prima l’architettura.
    baci lobo_tomisti
    c

    • ettore maria mazzola ha detto:

      vedi Cristiano,
      nel lungo elenco di “pippe” che hai fatto, mancano le uniche che ti riguardano dal profondo: quelle mentali.
      Se le evitassi, oltre che a preservare i tuoi occhi, faresti un bene anche a quelli dell’intera comunità, non più obbligata – nel malaugurato caso in cui realizzassi qualcosa – a guardare certi progetti.
      Quando ti suggerisco di far analizzare i tuoi progetti lo faccio perché un po’ di umiltà ti farebbe molto bene e, ti assicuro, il giudizio di un tuo progetto (che non è meramente estetico ma basato su fondamenti scientifici) di un neurofisiologo ti aiuterebbe a capire tante cose che la tua convinzione di onnipotenza ti impedisce di capire. Tuttavia non si tratta solo di basi scientifiche, un architetto dovrebbe ascoltare anche “un salumiere della Bassa, di un agronomo siciliano, di un gelataio, di un muratore, di un dentista di Padova, di un veterinario di Canicattì, di un assicuratore di Casal di Principe”, poiché questi sono i fruitori delle sue opere e, come tali, devono essere rispettati.
      Io non odio la mia professione, semmai la amo all’infinito, io detesto gli architettucoli vanesi che considerano la gente comune come una plebaglia ignorante su cui poter testare le loro pippe mentali, convinti come sono di avere il verbo nelle loro mani!
      Io non sono, come dici tu, “un architetto che ha dimenticato come si architetta”, semmai sono un architetto che, sapendo e dimostrando come sia possibile continuare ad architettare in maniera rispettosa e comprensibile, dà fastidio agli incapaci che presumono di potersi fare le regole da soli al fine di non potersi misurare con nulla,
      Questi sono gli “architetti-demiurghi”, individui presuntuosi ed arroganti che si fanno forza sul principio che il significato nascosto di un’opera (in realtà inesistente) non vada mai disvelato! La gente ne ha davvero le scatole piene di queste idiozie. Questi “architettucoli” che si autoproclamano gli unici in grado di sapere cosa significhi “architettare”, farebbero bene a tendere l’orecchio al pensiero di quella gente che viene facilonamente liquidata come “plebaglia ignorante”.
      Del resto, già durante il viaggio di ritorno del Patris, nel 1933, Fernand Léger aveva ammonito LeCorbusier & co.
      «penso che la vostra epoca eroica sia conclusa […] Fermatevi perché state superando il limite […] Il piccolo uomo medio, l’“urbano”, per chiamarlo col suo nome, è preso da vertigini […] Voi avete creato un fatto architettonico assolutamente nuovo. Ma da un punto di vista urbano-sociale avete esagerato per eccesso di velocità. Se volete fare urbanistica credo dobbiate dimenticare di essere degli artisti. Diventate dei “sociali” […] tra la vostra concezione estetica, accettata da una minoranza, e la vostra visione urbana, che si trova ovunque in difficoltà per l’incomprensione delle “masse”, c’é una rottura […] avreste dovuto guardare all’indietro: avreste visto di non avere seguito […] Rimettetevi i vostri piani nelle tasche, scendete nella strada, ascoltate il loro respiro, prendete contatto, confondetevi con la materia prima, camminate nel loro stesso fango e nella stessa polvere»
      Puoi dunque continuare ad offendere quanto vuoi, me e i “saligarosiani” (per inciso, non esiste alcun patto di sangue tra quelli che chiami “saligarosiani”, ma solo una forte stima reciproca tra persone che lavorano in un certo modo e che non seguono come dei robot delle linee guida tracciate da un “maestro”, tant’è che io Nikos l’ho conosciuto solo di recente ma continuo a fare cose che ho sempre fatto da molto tempo prima di conoscerlo, io sono un “freelance” e, diversamente da te, non appartengo ad alcuno schieramento religioso, politico o ideologico)
      Il mio modesto parere sulle tue chiese/hangar lo conosci, le considero dei presunti luoghi di culto che in realtà istigano allo “sciopero della fede” … personalmente in una chiesa di quel genere non parteciperei ad una messa neanche dietro minaccia di morte.
      Il discorso che, nel vano tentativo di aver ragione, fai su sociologia e ’68 è una delle tue tante stupidaggini dette e scritte senza fondamento, che ti fanno fare la figura del “peracottaro”.
      Accusi me, ed ora anche Pietro Pagliardini, di dare risposte in tempo reale … probabilmente perché sia le mie repliche che quelle di Pietro risultano sempre pertinenti – a differenza delle tue “pippe mentali” e delle tue accuse gratuite – e, siccome la cosa ti mette in difficoltà, attacchi a testa bassa, anche tu replicando a tempo di record (ma questo non fa testo per la tua patetica graduatoria dei records) … solo che i risultati che abbiamo davanti agli occhi.
      Anni fa, in un ristorante, ho letto una frase che ti si addice: “attenzione, prima di azionare la lingua assicurarsi che il cervello sia bene inserito!”

      • Ctonia Lob_Atomika ha detto:

        Caro Ettorino, per me è troppo divertente starti dietro, proprio perché in ogni caso rispondi sempre allo stesso modo, come un automa incriccato che non riesce più ad obbedire al suo software.
        Su questo blog ti sei costruito efficacemente un personaggio (perfettamente inquadrato da Giancarlo Galassi: “Del resto occorre riconoscergli una capacita’ mediatica notevole perche’ usa questo blog (…), usa Archiwatch, dicevo, per costruirsi, anzi per farsi costruire, un podio di insulti, che sistematicamente riceve in risposta ai suoi e sui quali gli riesce di stagliare la sua architettura eclettica”), e coerentemente continui a recitare la parte di salvatore dell’architettura. Chapeau, come si dice. Il fatto è che per uno come me è difficile sopportare di essere incasellato nel tuo mondo semplicistico, banale, schematico, manicheo, binario, e dico binario quando sei al massimo della riflessione intellettuale. Per te esistono Ettore Maria Mazzola, al massimo il Gruppo Salingaros di cui fai parte (e non è mica una vergogna, ma non capisco perché – solo per quest’unico argomento – ci tieni a puntualizzare e distinguere molto precisamente), e il cosiddetto resto del mondo: dove quest’ultimo è un gran guazzabuglio dentro cui inglobi di tutto, diavolo e acqua santa, capre e cavoli, in una notte mazzoliana dove tutte le vacche sono nere. Dal punto di vista storico-critico, architettonico, disciplinare, fai una confusione penosa, ma del resto già la fece il tuo maestro Salìngaros, inzeppando il suo perdibilissimo “Fondamentalismo geometrico” e gli altri suoi testi con una serie infinita di inesattezze e scorrettezze storiche da far paura ad uno studente di primo anno proveniente dalla Scuola Radio Elettra.

        Questo è il vostro stile: fare un gran casino, alzare dei gran polveroni. E alla fine, quando non si vede più nulla, è facile additare all’uditorio tutta una serie di nemici. Molti nemici molto onore, e anche un po’ di rumore fastidioso, aggiungo io. A furia di rimestare le acque, di appiccicare ad capocchiam la tua categoria insultante preferita, il lobotomizzato universitario – imperituro copyright mazzoliano – a qualsiasi esperienza architettonica non rientri nei tuoi personalissimi e totalmente individuali parametri estetico-socio-bio-psico-neuro progettuali, ti produci in lunghe repliche dove alla fine dici sempre le stesse cose contro tutti e in merito a qualsiasi argomento. Anch’io ho delle ossessioni, lo ammetto, ma non avevo mai incontrato un collega che ripetesse continuamente lo stesso set di argomentazioni in maniera automatica e totalmente prevedibile. Fra gli ultimi ne ha fatte le spese anche il fresco laureato su Via Giulia: rileggiti la tua risposta alle sue calme e ponderate righe – potrebbe esserti utile un momento di confronto con Ettore Maria Mazzola – troverai che rispetto ai tuoi classici manca solo il termine “lobotomizzato”. Questa volta non lo hai usato, ma naturalmente non hai mancato di sottendere delicatamente lo stesso raffinato concetto:

        “caro Roberto, questo non vuole essere un attacco personale, ma un aiuto a riflettere sulle cose che si dicono e si fanno, spesso a causa di un’educazione universitaria distorta.”

        “Ma via Giulia è via Gulia, e un’opera del genere non potrà mai raccogliere il consenso di nessuno che non abbia dovuto preventivamente subire il lavaggio del cervello della facoltà di architettura.”

        Io mi chiedo: ma come ti permetti?
        Qualcuno ti ha dato il via libera per berciare a destra e a manca?
        Sei autorizzato da qualche divinità del mondo ultraterreno?
        Credi di essere qualcuno?
        Qualcuno ti ha fatto credere di essere qualcuno?
        Hai sentito dire da qualche parte di essere un architettino speciale-speciale davvero?

        Mi crea un profondo fastidio che un civilissimo studente di architettura si affacci su questo blog, pubblichi il suo dignitosissimo lavoro di tesi, e venga tacciato di aver ricevuto una educazione universitaria distorta, o peggio, di aver subito il lavaggio del cervello. (In questo senso, non concordo con la logica adottata dal Prof. Muratore nel pubblicare i commenti. Ma questo è un altro e solo mio personale problema.)

        Il tuo atteggiamento su questo blog lo considero meschino, maleducato, becero e supponente. Ipotizzo che tu non lo applichi nella realtà, davanti a delle persone in carne ed ossa. Oppure sei così fortunato da non incontrarne mai una che abbia a cuore la propria dignità. Gente che si fa insultare, insomma.
        In ogni caso, l’architettura non c’entra nulla. Assolutamente nulla. Non stiamo parlando di architettura. Stiamo parlando di educazione, serietà, capacità di discutere, distinguere e ironizzare senza trascendere. La tua ironia invece è inferiore a quella di un blocco di granito. La tua auto-ironia l’ho fatta misurare nottetempo a Crozza-Zichichi e risulta minore della dimensione del Bosone di Higgs. Tetramente, pavlovianamente, bambinescamente, con “i toni imperativi da federale” (copyright Galassi, definizione per me irraggiungibile) la tua reazione alla critica, allo spunto dialettico, alle provocazioni retoriche e scherzose tipiche di un blog “per adulti” come questo di Muratore, alle notazioni storiche e disciplinari del nostro mestiere, non è mai proporzionata, commisurata, adeguata, ma sempre identicamente rigida come la ghisa.

        Dei tuoi progetti non ne parlo più, ognuno fa i suoi. Ma il tuo vero problema non sono certo i progetti.

        Caro Ettorino, Ti saluto definitivamente, ho bisogno di riposo anch’io. E se la vorrai dire, Ti lascio volentieri l’ultima parola. (In effetti questo l’ho già scritto molte altre volte, poi ci ho ripensato, in realtà mi diverto troppo ma cercherò di resistere praticando l’arte del commentus ad mazzolam interruptus anzi mai initiatus).

        Cristiano Cossu

  7. massimo ciuffini ha detto:

    http://leprechaun.altervista.org/la_stampa_sprechi_spagna.shtml
    consiglio la lettura di questo post

    Caro Prof. Muratore, a lei un saluto che più affettuoso non si potrebbe.
    Massimo Ciuffini

  8. ettore maria mazzola ha detto:

    Cristianuccio uccio uccino,
    il tuo tentativo di accusare me delle tue colpe e della tua ignoranza si commenta da solo, sono quindi felice che abbia deciso di ritirarti, vai in un eremo, vedai che ti farà bene, e porta con te tutti i patetici post e commenti che hai scritto, porta anche i miei e quelli che li hanno preceduti e seguiti, rileggili attentamente e nota chi sia stato a scagliare la prima pietra, noterai che non sono stato io, nota l’astio e l’idiozia di alcuni commenti che tu ed una serie di tuoi alter ego, a partire da Giangaleazzo azzo azzone (che lancia improperi per mancanza di argomentazioni sensate) avete espresso verso me, Pietro e Nikos, e renditi conto di come, in molti casi, le repliche siano state fin troppo dolci.
    Per tua norma, a parte alcuni architettucoli presuntuosi come te e qualche altro frequentatore di questo blog, non mi è mai capitato di avere problemi, accuse o critiche, semmai è proprio vero il contrario … domenica, per esempio, al termine di una lezione per la Summer School di Artena, mi è stato chiesto di continuare a discutere piacevolmente, per ben 3 ore e mezza, con studenti, laureati e docenti provenienti da tutto il mondo … nessuno era lì perché fosse un “tradizionalista” ma tutti interessatissimi a certi discorsi! Evidentemente quello tuo nei nostri confronti è il tipico problema degli architetti legato alla loro innata rivalità, con l’aggravante della tua vergognosa presunzione.
    Per quanto mi riguarda a ma piace dare consigli, come ho fatto col giovane laureato (un po’ troppo presuntuoso e contraddittorio nel suo testo e con un progetto che, da quanto egli stesso ha ammesso, perfino Todaro aveva suggerito che potesse stare altrove).
    Il tuo problema, che è lo stesso di tutti i pressappochisti come te, è che se mai prendesse piede un’architettura rispettosa dei luoghi e degli individui, dovresti rimetterti a studiare, sicché ritieni più facile sostenere che chi la pratichi sia fuori dal mondo!
    Amen

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