Edificio in via dei Piceni ang. Reti … UN CAPOLAVORO METAMORFICO …

“Caro Muratore, anche qui qualcuno forse ci aveva provato a rifare Samonà. Tu lo sapevi?
Sergio Brenna

…………….

caro Sergio …

purtroppo, conosco bene quell’arnese inquietante …

che è uno dei disseminati  e dissennati frutti dell’era Zevi e dei suoi grotteschi effetti collaterali …

i costruttivisti … Le Corbusier … Venezia … Samonà … Parlamento …

le macrostrutture … la sinistra …

la città territorio … l’asse attrezzato …

Fiorentino … Metamorph …

Corviale …

il moderno … l’avanguardia …

trullallà … fino a Zazzà …

e c’è ancora qualcuno che ci crede …

ma si sa …

che io sono “M I S O N E I S TA” …

come ebbe a dire un famoso intellettuale molto organico e “comunista” …

a proposito dell’affaire Meier …

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3 Responses to Edificio in via dei Piceni ang. Reti … UN CAPOLAVORO METAMORFICO …

  1. Giovanni ha detto:

    negli anni Quaranta le bombe…
    poi sto monstrum horrendum informe…
    che quartiere disgraziato!!!
    e questi nipotini inadeguati che pretendono di seguire i maestri insegnano presso la facoltà di architettura…
    usque quondam?

  2. stefano nicita ha detto:

    caro prof noto con piacere di aver anticipato il tema con il mio commento del 5 luglio a LA VERITA’ SVELATA DAL TEMPO …sul progetto di Samonà su trampoli

    Affascinante? Rispettoso del contesto? Ringraziamo il cielo che non sia stato costruito. Mi chiedo come abbia fatto, dopo le poste di San Giovanni a tirar fuori questa roba. Gli edifici su trampoli sono insopportabili e senza senso. Un’estremizzazione della più grande cantonata presa da Le Corbusier: i pilotis. Non hanno fatto altro che disastri in giro. Io li “riempirei” tutti. Hanno distrutto una delle regole classiche più importanti, il basamento o attacco a terra che dir si voglia. Voi ve la prendete tanto con il MAXXI, ma io mi sento male ogni volta che vedo la palaffitta in quel di San Lorenzo. Ma c’è chi continua a insistere, vedi Labics e non solo…

    Non so se si era capito, ma con la palafitta di San Lorenzo mi riferivo proprio al “capolavoro” della foto…

    Saluti

  3. Manuela Marchesi ha detto:

    E pensare che il “capolavoro” è sede dell’Istituto di Psicopatologia infantile…E allora a cosa si riferiva il progettista? A creare il contesto adatto a far emergere i nodi dell’inconscio, sottolineando che l’Ego non ha contatti con la Madre Terra, e mai li può avere…Oppure che dalle paludi dell’Inconscio Collettivo emerge alla fine la consapevolezza? Non sto facendo facile ironia, anzi, perché la prima volta che lo vidi ebbi un senso di inquietudine molto profondo, come di fronte ad un oggetto sporco, cupo, pesantissimo e incombente. Mi chiedo se il progettista fosse a conoscenza della destinazione del suo lavoro.

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