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Diciamo che il riferimento era questo, ma poi qualcosa poi è andato storto. :D

Denuncia sacrosanta e da sottoscrivere. Una scuola (quella romana, se esiste ancora) che non sa più costruire (immaginare?) la propria scuola, che scuola è? Ormai ridotta a luoghi sciatti dove gli studenti, assuefatti al “rivestimento in travertino” non possono più pensare l’Architettura.
Paradigma di 50 anni di periferie sbrigative progettate con una mano al portafogli. In effetti, se l’architettura è l’espressione della società, “ce lo meritiamo Alberto Sordi”.
Che poi la Madre di tutti i Delitti fu già la decisione di spostare in quel modo l’ingresso principale. Va bene dare spazio a una biblioteca, va bene l’ingresso dall’interno. Va bene tutto. Ma non ha senso “otturare” il vecchio ingresso come se fosse un luogo che dà fastidio. Che è? ‘Na specie di damnatio memoriae? Bastava pensare a un ingresso autonomo, salvaguardando almeno il senso di quello spazio pur nella ridistribuzione delle funzioni. Oggi quella scalinata è un luogo morto e mortificato e francamente non se lo meritava proprio, soprattutto perché mi pare bastasse giusto un pizzico di sensibilità, mica mandrake.
Più che damnatio memoriae si tratta di una scelta distributiva iniziale perseguita anche nell’ampliamento. Si tratta sempre di progetti dello stesso architetto ma tutte e due le volte elaborati in dialogo con gli altri professori della facoltà e note e appunti in merito sono nelle bacheche dell’aula Fiorentino.
La facoltà del ’32, destinata a un centinaio di studenti, non aveva atrio (si decise che un vestibolo bastasse – l’attuale sala cataloghi), anzi si reputo’ sufficiente per la distribuzione ai diversi piani una galleria “rinascimentale” senza grottesche a collegare le scale, l’attuale corridoio della biblioteca. Del resto il tipo di riferimento era la Farnesina di Peruzzi ritenuta la più adatta per un ambientamento nella Valle Giulia.
La prima Aula Magna era l’attuale sala consultazione della biblioteca.
La carenza di un atrio come si deve resta anche nell’ampliamento quando si decide di aggiungere alla “Farnesina” il blocco con i balconi del Bauhaus che da studi per i docenti diventa edificio di aule. Notate come la tecnica copiaincolla di Del Debbio resta la stessa.
L’atrio si spalma su due piani comprendente una nuova scala monumentale dove tutto cio’ che era tondo nelle vecchie scale diventa, per essere moderno, quadrato.
In tutto questo va persa la scalinata esterna che portava al vecchio vestibolo che resta oggi come rudere di un eclettismo formale in attesa di una ristrutturazione.
Ma gia’ un concorso e’ andato a vuoto e allora Muratore con Portoghesi proponevano insieme la demolizione dell’ ampliamento, l’unico modo per recuperare il vecchio ingresso insieme a un numero chiusissimo di studenti.