sergio 43 commented on LA CRICCA CAPITOLINA DEL CEMENTO …
“Ci sarà,ci sarà stata e ci sarà sempre una cricca, di destra e di sinistra, al Campidoglio (“questa è la politica, bellezza!” e sono sicuro che anche nella più filantropica delle onlus operante nella più povera delle lande ci saranno scontri e scazzi!) ma c’è un’altra cricca che alligna da queste parti altrettanto operosa e presuntuosa (già chiamare quell’area interessata alla querelle “Agro Romano” fa ridere per la grassa ignoranza!), quella che ergendosi a paladina di una indefinita qualità del vivere si oppone con petulanza a ogni diritto dell’uomo ad operare. Non mi si dica, perchè non ci credo, che ogni progetto umano di trasformazione dell’esistente contiene una bieca volontà corruttrice del mondo naturale dove vive il “buon selvaggio”. Questa è la storia che altrettanto ben definiti interessi vogliono farci credere perchè la lotta politica non sia più tra “le mie idee sono migliori delle tue” ma “tu sei più zozzo de me!” Credo che dietro a queste nobili parole vi siano quasi sempre ben definiti e concreti interessi che trascinano poi persone generose ma ingenue o impegnate solamente a difendere i propri piccoli, legittimi ma, allo stesso tempo, miopi interessi come nella discussione desolante sulle discariche (ditelo che in un mondo così profondamente antropizzato e ricco di tanti ricordi nessuno vuole nel cortile di casa la discarica pubblica e chiudiamo la questione. Ogni condominio romano scaverà sotto casa una bella buca e, nella discarica privata, vi butterà la monnezza che produce!). Io da quelle parti ci abito e possiamo dire, nell’ottica del “No al cemento”, che anche il mio quartiere ha rubato nei primi anni 70 un vasto pianoro dove pascolavano le pecore e che invece adesso è un quartiere ben tenuto e pieno di piante ed alberi di tutte le specie ben curate dagli abitanti “de Roma!” dove ci si nasce, ci si vive, ci si sposa e ci si muore. Appena arrivato ho fatto in tempo, in una nevicata invernale, a fotografare accanto alle case un bucolico pastore con il suo lanoso gregge. Quando ho fatto vedere la foto mi chiedevano in quale luogo dell’Abruzzo avessi incontrato quella scena antica!, invece eravamo, pari pari, tra Casilina, Viale della Primavera e ex Borgata Gordiani. Poi il pastore se n’è andato e tutta quell’area che le pecore rasavano come un parco inglese si è per una metà rinselvatichito e per l’altra metà è occupata dal più grosso cantiere della Metro C. In quell’area che oramai ha perso una pur che minima qualità ambientalistica dovrebbero sorgere case per altri abitanti “de Roma!”. Quelle case lì costruite ricongiungerebbero in una maniera più razionale la parte nord, il Pigneto, con la parte Sud del VI Municipio confinante con Centocelle che adesso sono unite dalle stesse stradine dove passeggiava con gli amici Sergio Citti nell'”Accattone” pasoliniano, anzi! il grande pino che si vede nel film, impedendo il nuovo e intenso traffico automobilistico, è stato tagliato nel silenzio assordante dei difensori della Natura. Cavolo! Vi abbiamo pure costruito un dignitoso Campo Rom con il plauso di tutti quelli che avevano a cuore quella comunità e poi ci dobbiamo negare di costruire dove andranno a vivere i nostri figli? E dove andranno i nostri figli a vivere? Nei nuovi e sempre più distanti e disagevoli quartieri che, quelli sì, divorano il prezioso Agro Romano mentre la città si va riempiendo di spazi intersiziali senza qualità e senza costrutto. Poi si vede bene come la Metro C aumenterebbe di molto il proprio bacino d’utenza con positivi ritorni economici. Dicono: Ma le case le fanno i biechi costruttori! E chi le deve costruire (non si dice mai che le case le costruiscono anche i muratori!)? Dicono: Ma le case le disegnano gli orridi architetti! E chi le deve disegnare? Certa opinione considera il Verde come una grande moquette da distendere sul terreno invece il verde è cultura, è storia. Chiediamo con forza e calore che sia invece il verde delle grandi ville, Borghese, Doria Pamphili, degli Scipioni, Celimontana, Orti Farnesiani sul Palatino, la prossima e recente Villa De Santis ecc., dei grandi parchi, Parco archeologico, Parco dell’Appia Antica, Parco della Caffarella, il prossimo e recente Parco Labicano ecc., a essere tutelato e valorizzato come Vienna tutela Schoenbrun, New York Central Park e via recitando. Quindi, se il mio voto può valere, io voto perchè il quartiere progettato venga realizzato. Mi incuriosisce e mi piacerebbe che fosse Ettore Maria Mazzola a progettarne l’architettura, qualcosa di simile a quello che ha pensato per il Corviale. Già abbiamo in zona, dal quartiere Iiburtino di Quaroni al Quarticciolo, quartieri omogenei disegnati da un’unica mano. Chissà che cosa ne verrebbe fuori?“





Caro Sergio,
condivido in toto il tuo post, e ti ringrazio per la fiducia nei miei confronti. Ti confesso che farei molto volentieri questa progettazione se me ne venisse data la possibilità … ma con una giunta che si circonda di professionisti/consiglieri in base alla tessera del partito, piuttosto che in base ai meriti, dubito seriamente che la cosa possa mai concretizzarsi! Mi piacerebbe finalmente venir clamorosamente smentito dal nostro sindaco e dalla governatrice del Lazio, specie dopo la doppia scandalosissima (e costosissima) storiaccia del congresso sulle periferie boicottato ad una settimana dall’evento nonostante i 20000 manifesti giganti, i 1000 inviti, le 2000 brochures e le registrazioni pubblicitarie (video e audio) dell’assessore regionale alla casa già pagate, e nonostante gli inviti al sindaco di Plessis Robinson, Philippe Pemezec, e al Direttore dell’Ufficio Urbanistico del Val D’Europe, che stavano aspettando di partire per Roma.
Ai posteri l’ardua sentenza
E’ un dovere cercare di resistere al cinismo e al nonsenso, soprattutto quello mandarino paludato d’intelletto e sacre intenzioni. Ma è dura, in questo casino. Sono d’accordo con Sergio 43, ma se penso a quel che è divantata l’Italia, e nello specifico a come passano il tempo i suoi studiosi, alle beghe, ai livori, alla bile, alla miseria atavica rinforzata dal caos stralunato, mentre viene giù tutto e sembra non smettere mai… Beh, credo che i commenti a seguire parleranno da soli.
La situazione non è buona, diceva il Molleggiato…
Ormai ogni nostro atto e non solo in ambito lavorativo mi pare “salvifico”, se lo facciamo bene e con coscienza. Forse però i frutti non li vedremo noi, e questo è difficile da sopportare.
Un piano di riuso vero del preesistente, che comunque metterebbe in movimento lavoro e denaro, beh, quello no, eh? E poi dove se le ficcano le eventuali nuove case, gli eventuali nuovi negozi e tutto il resto, quando c’e gia’ un invenduto che fa spavento? Sono bastardi dentro, con rispetto per cani e gatti bastardi!
…e comunque grazie,Veltroni, per il bel piano regolatore che ci lasciasti e che trasmettesti al tuo degno successore per portarlo a ” buon fine”!