CHI CI PROTEGGERA’ DAI PROTETTORI? …

Pietro Pagliardini commented on:

ALLA FACCIA DEGLI ARCHITETTI … LA CITTA’ CE LA FACCIAMO DA SOLI …

“Caro Professore, vista la situazione in cui versa l’Italia e l’Europa, anzi l’Italia vessata dall’Europa, credo proprio che dovremmo ricominciare a fare da soli, non solo e non tanto le case e le città, ma tutto, qualsiasi attività, mandando a quel paese le leggi, sia quelle europee che quelle italiane, che quelle regionali, che quelle provinciali, che quelle comunali, che quelle…… Se non ci liberiamo da questa prigione burocratica siamo finiti, annientati. Ho detto ricominciamo ma ho sbagliato, visto che per la mia generazione che è figlia del boom del dopoguerra e non attrice, sarebbe più corretto dire, cominciamo.
Ma lo sa che se volessimo trovare ingegneri e architetti da mandare nelle zone terremotate per fare fronte ai tantissimi casi di cittadini che vogliono consolidare e/o adeguare la propria casa danneggiata ma non distrutta e non trovano i tecnici nel posto, giustamente impegnati nei sopralluoghi, pare che non si possa fare perchè tutto deve passare dalla Protezione Civile? E il nuovo capo della Protezione civile ha detto in TV che non si può fare niente perchè prima bisogna capire e prendere provvedimenti, cioè leggi immagino. Ma quali leggi devono fare ancora? Hanno fatto una legge sismica sconclusionata dopo il crollo di San Giuliano quando ce ne era già una che funzionava, e adesso ne vorrebbero fare ancora un’altra? Dopo ogni emergenza segue sempre una nuova legge.
Si negherebbe quindi la libera scelta di tornare alla vita a quei cittadini che non chiedono sovvenzioni, vogliono fare da soli, con risorse proprie e/o con i mutui. Desiderano tornare nelle proprie case messe in sicurezza. Sarà un loro diritto, magari anche quello di restarci sotto? Questo è un paese che vuole tutti vivi per legge ma in realtà vive di morte e aspetta che si consumi il cero fino a spegnersi.
Ho letto nel sito dell’Ordine Architetti di Arezzo che i tecnici volontari devono avere fatto un “corso di formazione” ed essere scritti negli appositi elenchi della Protezione civile. Non basta quindi la laurea e l’esame di stato, e qualche anno di esperienza, occorre anche il “corso di formazione”. Immagino sia per le perizie statiche, ma varrà anche per i consolidamenti o gli adeguamenti sismici? Boh?
E non organizzeremmo una operazione da sciacalli ma vorremmo che a ciascun ingegnere (molto meglio che gli architetti specie per il c.a., dato che è già zona sismica) fossero assegnati massimo due lavori e vorremmo che lavorassero a solo rimborso spese o, se lo desiderano, gratuitamente. Vorremmo cioè dare un contributo in termini di lavoro e basta. Sarà considerata concorrenza sleale? Non so se troveremmo colleghi disponibili ma il fatto è che se non si chiarisce se sia possibile, nemmeno ci mettiamo a cercarli.
E’ devastante questo lento suicidio collettivo. Meglio a questo punto una fine repentina per un nuovo inizio.
Dunque il suo titolo è profetico quanto a speranza, ma temo sarcastico quanto a realtà.
Saluti
Pietro

…………….

L’esempio dell’Aquila dovrebbe bastare per tutti …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

5 Responses to CHI CI PROTEGGERA’ DAI PROTETTORI? …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Perfettamente daccordo. Ingegneri senza frontiere (comunali)

  2. Simone ha detto:

    Leggevo che gran parte delle chiese dei paesi terremotati sono danneggiate, molte irreparabilmente. Quanti cubi e astronavi di cemento ci ritroveremo, al posto delle rassicuranti arche sei-sette-ottocentesche, piantati in mezzo a innumerevoli paesini di campagna? Nessun de vito piscicelli è stato ancora intercettato a gongolare al teledono col palazzaro di turno?

  3. MAURO ha detto:

    Cari Pietro, ottime considerazioni, ottimi propositi, grazie.
    Qui, dalla bassa modenese, sono giorni e giorni che vivo/viviamo con la”morte nel cuore”, con gli occhi pieni di lacrime che non si sfogano e che ti fanno sentire “orfano” dei luoghi della tua memoria. Mi è insopportabile vedere crollare i monumenti (che come diceva Lou sono “istituzioni”), crollano i campanili – torri civiche che segnavano la nostra apparteneza – i portici sono transennati, senza più attività. Le case rurali – quante volte mi sono occupato, per lavoro, di dare loro un valore “architettonico/testimoniale – non ci sono più….spazzate via, con le loro storie di persone e animali, senza che nessuno abbia la speranza di ricostruirle. Sono case abbandonate, ovviamente in fretta, si vedono le sezioni sugli interni, con gli arredi ancora dov’erano, come fossero un disegno di Rossi. Una tristezza infinita. La memoria dei nostri luoghi, andata persa forse per sempre…..Non parliamo delle Chiese, degli oratori di campagna…..privi di volte, con gli squarcii verso quel cielo dove tante volte abbiamo rivolto le nostre preghiere….Sì la gente si fa forza, ma le attività produttive presto, non poteendo essere dichiarati agibili i capannoni, cesseranno definitivamente o saranno delocalizzate. Vedere crollare i monumenti, è come vedere crollare la “civiltà”; qui sono crollati edifici residenziali e terziari di 5-6 o, al massimo, 8-9 anni…….simbolo di una PESSIMA e “COLPEVOLE” POLITICA E URBANISTICA, che si E’ DIMENTICATA DELLE NORMATIVE ANTISISMICHE.
    Saluti dalla bassa modenese.
    MAURO

  4. stefano salomoni ha detto:

    “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli” (Luigi Einaudi).

  5. Pietro Pagliardini ha detto:

    Stefano, Einaudi non avrebbe mai potuto immaginare il “grado” di molestie, inceppamenti, scoraggiamenti (già i termini sono molto datati ed educati) cui si sarebbe potuto arrivare, riuscendo perfino a sfiancare e ad annullare ogni capacità di reazione di un popolo operoso che non sia la sterile indignazione
    Ciao
    Pietro

Scrivi una risposta a emanuele arteniesi Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.